Let’s rock
Everybody, let’s rock
Everybody in the whole cell block
Was dancin’ to the Jailhouse Rock
Se pensiamo al luccichio, ai glitter, ai capelli lucidi di brillantina e ai movimenti frizzanti, scatenati e sensuali, non possiamo non immaginare LUI.
Elvis Aaron Presley, il Re del Rock and Roll, è nato l’8 gennaio 1935 al numero 306 di Old Saltillo Road a Tupelo, in Mississippi, ed è una delle figure più iconiche della musica e della cultura pop del XX secolo. Non solo fece scuola a livello musicale, aprendo la strada e ispirando gli artisti a venire, ma fu simbolo e bandiera di un vero e proprio movimento giovanile.

È stato il catalizzatore per un cambiamento epocale nella cultura americana e globale. Ha abbattuto barriere, unito generazioni e lasciato un’eredità che continua a influenzare l’arte, la moda e il modo in cui percepiamo il potere trasformativo della musica.
Non a caso Graceland, la sua dimora/museo, è ancora oggi una delle attrazioni turistiche più visitate negli Stati Uniti e mecca per molti appassionati. E il suo lascito continua a ispirare artisti di tutto il mondo. Musicisti come i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, Bruce Springsteen e Prince hanno dichiarato il proprio debito verso Elvis.
Il suo contatto con la musica avvenne in tenera età: nel 1946, per il suo 11° compleanno, ricevette in regalo una chitarra, con la quale imparò da solo i primi rudimenti musicali, cercando di riprodurre ciò che ascoltava dalla radio. Ma è nel 1948, quando si trasferì con la famiglia a Memphis, nel Tennessee, che si espose direttamente a una vasta gamma di generi tra cui gospel, blues, e country.
Nella prima metà degli Anni 50 iniziò a frequentare Beale Street, un luogo significativo per la storia della musica blues. Qui ebbe l’occasione di assistere alle esibizioni di bluesmen come B.B. King e Furry Lewis, che lo portarono ad appassionarsi al genere, e a quelle dei Blackwood Brothers e degli Stamps, gruppi che lo avvicineranno al gospel.
Con la musica che gli scorreva nel sangue, nel 1954 incise una demo presso la Sun Records, che avrebbe poi regalato alla madre. Il proprietario dello studio, Sam Phillips, intuì il potenziale del giovane Elvis e lo mise sotto contratto. Da qui la sua carriera artistica fu in ascesa totale. La combinazione del suo stile vocale unico, l’energia delle sue performance e il suo aspetto carismatico lo resero una figura emergente all’epoca e lo trasformarono, nel tempo, in un’icona globale.
La storia del suo successo la conosciamo (quasi) tutti. Ma noi vogliamo omaggiare i 90 anni di uno spirito ribelle che ha letteralmente diviso gli Stati Uniti in due.
Nella sua carriera Elvis ha venduto oltre un miliardo di dischi in tutto il mondo ed è stato introdotto in numerose Hall of Fame musicali per aver rivoluzionato la musica popolare, fondendo stili diversi e rompendo le barriere culturali e razziali. In lui si univano l’anima della musica nera con quella bianca.
Un mix di blues, gospel e country per creare un suono unico, capace di parlare a una nuova generazione di giovani che, in quel periodo, non avevano di certo una figura carismatica a cui ispirarsi. Brani come Hound Dog, Jailhouse Rock e Don’t Be Cruel sono diventati inni che hanno definito un’epoca. Interpretando e rendendo popolari pezzi provenienti dalla tradizione afroamericana, la sua musica ha gettato le basi per una maggiore accettazione delle sonorità e degli artisti neri nel mainstream.
Dietro il glitter c’era un simbolo di ribellione contro i valori tradizionali e conservatori dell’epoca.
Non era tanto “quel che cantava”, ma come lo faceva. Elvis porta in scena il rock’n roll sciogliendo le inibizioni di un’intera generazione, dando il via ad una delle più grandi rivoluzioni della storia, in una società estremamente abbottonata, perbenista, conservatrice e iper pudica. Ha giocato un ruolo chiave nella trasformazione degli Stati Uniti negli anni ’50 e ’60, un periodo di grande fermento sociale e culturale. Ha incarnato il cambiamento: il passaggio da una società più conformista a una più aperta e diversificata, dove le espressioni individuali avevano più spazio. Con il suo ciuffo impomatato, il sorriso malizioso e gli abiti sgargianti, Elvis rappresentava una sfida allo stile più rigido e formale delle celebrità dell’epoca. Il suo modo di ballare era audace e provocatorio, le sue “mosse pelviche” erano considerate scandalose, tanto che venne soprannominato “Elvis the Pelvis”.
Brani come Blue Suede Shoes e All Shook Up incarnavano l’energia e la spensieratezza della giovinezza. Le sue performance dal vivo hanno scandalizzato gli adulti, ma hanno affascinato i giovani, creando una netta divisione generazionale.
Inutile dire che tutto questo “baccano” era malvisto e decisamente poco accettato. Gli venne chiesto più e più volte di non ballare, di mantenere un’immagine pulita e composta, per evitare di influenzare negativamente il pubblico giovane (e non scandalizzare quello adulto, of course).
A riguardo, Elvis affermò più volte “Non vedo come la musica, qualsiasi tipo di musica, possa avere degli effetti negativi sulle persone! È semplicemente musica…. Quello che voglio dire è com’è possibile che il rock‘n roll possa avere una cattiva influenza e far sì che un figlio si ribelli ai suoi genitori?”.
Ovviamente il suo spirito sovversivo non venne placato e, non a caso, venne ribattezzato “il ribelle di Hollywood”.

E lo scompiglio lo portò anche nel famoso quartiere delle celeb del grande schermo: nonostante fosse una delle star più richieste, Elvis non si conformò mai completamente alle aspettative hollywoodiane. Aveva una visione chiara di ciò che voleva fare e spesso si scontrò con i produttori per avere maggiore controllo sulla sua carriera. Una ribellione che si rifletteva anche nei suoi film, come Jailhouse Rock e King Creole.
E sebbene fosse ormai una star, Elvis rimase sempre un artista autentico, più legato alla vera essenza della musica che al glamour del cinema, e questo lo distingueva nettamente dalle altre celebrità.

La sua rivoluzione toccò persino l’industria musicale. Non solo con il suo talento, ma anche per l’approccio innovativo alle registrazioni: ha lavorato con produttori visionari come Sam Phillips (Sun Records) e Chet Atkins (RCA), che hanno contribuito a creare un suono moderno e dinamico.
L’introduzione di tecniche di registrazione avanzate e arrangiamenti complessi ha elevato il rock and roll da fenomeno locale a prodotto artistico di massa.
E infatti, Elvis è stato uno dei primi artisti a trasformarsi in un’icona globale. Il suo successo ha dimostrato come un artista potesse avere un impatto non solo attraverso la musica, ma anche tramite cinema, moda e televisione, rendendo popolare l’idea del cantante-performer multimediale, che non si limitava a un solo canale espressivo. I suoi special televisivi, come il famoso The ’68 Comeback Special, hanno stabilito nuovi standard per le produzioni di intrattenimento.
Motor Corner
Molti di voi lo sapranno. Elvis era un grande appassionato di motori, a due e quattro ruote. Anzi, ne era proprio ossessionato.
Nel 1955, a soli vent’anni, comprò la prima Cadillac, probabilmente il suo brand di auto preferito, visto che ne acquistò molte tra le quasi 200 macchine collezionate. Dalla Eldorado, fino ad una Seville del 1977 con tanto di radio ricetrasmittente a bordo che usava per comunicare con lo staff di Graceland mentre andava e veniva dalla sua tenuta. E poi beh, la Fleetwood 60 del 1955 di colore rosa, la Pink Cadillac più famosa al mondo.
Tra le roboanti del Presley Garage troviamo anche Lincoln, dai modelli del 1941 a quelli degli anni ’60; Continental, BMW 507, Ford Thunderbird, Mercedes-Benz 600, Buick Riviera, De Tomaso Pantera, Rolls-Royce Phantom V e Ferrari Dino 308 GT4. Ah, e una sorta di minicar d’antan, la Messerschmitt KR200 del 1956, automobile a tre ruote con abitacolo a goccia sullo stile degli aerei da caccia della seconda guerra mondiale.
Sembra però che, tra tutte, la sua automobile preferita fosse una Stutz Blackhawk III del 1973.
Passando alle due ruote, invece, nel 1955 Elvis Presley acquistò la sua prima moto: una Harley-Davidson ST165. Un modello che potremmo definire “base” e che probabilmente gli servì per imparare ad andare in moto.
Una decina di anni dopo, nel 1965, regalò una motocicletta a ciascun membro della “Memphis Mafia”, la cerchia di suoi amici, collaboratori, dipendenti, cugini e affiliati vari.
In quell’anno Elvis provò la Triumph T120 650 Bonneville del suo migliore amico Jerry Schilling e, dopo esserne rimasto estasiato, decise di acquistarne una per ognuno dei suoi amici. La concessionaria Bill Robertson & Sons riuscì, entro quella stessa sera, a consegnare subito sette Triumph, tra cui alcune TR6 650 e le T120 650 a doppio carburatore. Basate essenzialmente sulla stessa moto, ma diverse per numero di carburatori e messa a punto. La Bonneville era disponibile con una colorazione oro e Alaskan White, mentre la TR6 era verniciata nell’esclusiva “Hifi Scarlet e Silver Sheen” con strisce decorative dorate e telaio e forcella verniciati in nero.
Per rendere omaggio all’artista, Triumph ha presentato, nel 2024, la Triumph Bonneville T120 Elvis Presley Limited Edition con grafiche ispirate alla “Bonnie” realizzata da J Daar per l’Elvis Presley Charitable Foundation, con forti richiami stilistici all’indimenticabile Elvis’ Comeback Special del 1968. Una serie limitata di 925 esemplari numerati, ciascuno dei quali consegnato con un vinile dorato racchiuso in una copertina dedicata a Elvis e a Triumph, contenente il certificato di autenticità firmato.

A gennaio 1956 Elvis torna su Harley con una KH, che acquistò presso il rivenditore “Memphis Harley-Davidson Co”. Il prezzo della moto era 1.143.00 dollari, ed Elvis ricevette un ribasso di 438.70 dollari per la ST165, che offrì in cambio.
Era talmente entusiasta che si iscrisse all’American Motorcyclist Association e nel maggio 1956 finì sulla copertina del magazine “The Enthusiast” in sella alla sua Harley-Davidson KH. Hey, vi ricorda niente? 😉 (se effettivamente non vi ricorda niente, buttate un occhio qui).
Sotto il Bar & Shield passò poi ad una Harley-Davidson 74, che nel 1995 venne venduta, completa di tutta la documentazione originale, alla Harley-Davidson. La moto divenne anche protagonista della copertina di due album: Elvis The Rocker, pubblicato nel 1984, e Elvis: Return Of The Rocker, del 1986. Nel novembre 1956 arrivò la Harley-Davidson FLH Hydra-Glide, equipaggiata con tutti gli optional della categoria King Of The Highway: borse laterali, parabrezza rimovibile, portapacchi, protezione del motore cromata e la decorazione cromata per il paraurti anteriore e posteriore. Due anni dopo passò ad una FLH Duo-Glide, che divenne la sua moto-icona degli Anni 60. Nei 70s cambiò moto altre svariate volte, ma rimanendo sempre sul modello Electra-Glide.

Movie Corner
Last but not least. Se non lo avete ancora fatto, questa sera accendete la TV e guardatevi il film Elvis. Vi dico solo che ha vinto un Golden Globe e ad interpretare il Re del Rock’n Roll è nientepopodimeno che Austin Butler.
Lo trovate su Prime, qui:




























