Qual è il vostro primo ricordo musicale? Intendo il primo ricordo musicale legato al genere che poi avete amato di più? Se penso a me – e dunque penso al rock – il mio primo ricordo ha a che fare con i Pink Floyd.
Immaginate la scena: avrò avuto circa 7 anni, mia madre mi aveva iscritto ad un corso di danza classica. Il pomeriggio a casa, una volta finita la lezione, avevo voglia di continuare a fare qualche esercizio, qualche tentativo di pliè o improbabili pirouette e per poterlo fare avevo bisogno di un sottofondo musicale adatto, qualcosa che si sposasse bene con la danza classica.
Mio padre sotto l’impianto audio aveva la sua collezione di dischi, vinili e cd. Inutile dire che all’epoca non avevo alcun tipo di competenza musicale e quindi l’unico modo per guidarmi nella scelta era guardare le copertine.
A un certo punto la vidi.
Bella, tronfia, di spalle.
La mucca.
La mucca Lullubelle III di Atom Heart Mother dei Pink Floyd.

Ora… spiegare a voi e a me stessa il perché una mucca in copertina all’epoca mi abbia fatto pensare al mondo della musica e della danza classica proprio non lo so fare, ma incredibilmente ricordo molto bene quando ascoltai per la prima volta la traccia numero 1: una suite di circa 24 minuti che mi fece ballare manco fossi Carla Fracci.
Fa sorridere, ma questo è il mio primo ricordo musicale legato al rock.
Atom Heart Mother rimane il mio album preferito dei Pink Floyd e proprio per questo, forse, sono la persona meno adatta a scrivere di loro per i loro 60 anni di storia, considerando che loro l’hanno sempre ritenuto il loro peggior lavoro. “Spazzatura”, disse una volta Roger Waters: “Un ottimo esempio di album che andrebbe buttato nel cestino della spazzatura e mai più ascoltato». Mentre Gilmour, come sempre più pacato nei modi, disse: “È una buona idea venuta male. Probabilmente è il nostro punto più basso, sembriamo una band senza nessuna idea. Per fortuna siamo diventati più creativi dopo».
Eppure, per me l’album della mucca, così come lo chiamano i fan dei Pink Floyd, rimane un disco prezioso. Un lavoro psichedelico che negli anni ha accompagnato momenti di vita importanti. Atom Heart Mother è stato uno dei primi dischi che ho fatto risuonare in casa quando ho portato mia figlia a casa dall’ospedale appena nata. È stato il primo vinile (ri-comprato) quando ho iniziato una nuova vita in una nuova casa. È stato tantissime volte l’album che ho messo sul giradischi per fare un bagno caldo e dimenticarmi dell’ansia. Un album salvifico.
Senza una spiegazione razionale, la musica è magia e spesso non la spieghi.
Volendo invece spiegare la storia dei Pink Floyd, le tappe da riassumere sono molte e fondamentali nel librone della storia del Rock. Facciamo un bel salto nel tempo e andiamo al 1963, in Inghilterra a Cambridge.
Roger Waters, Nick Mason e Rick Wright sono tre allievi della facoltà di architettura del Politecnico di Regent Street a Londra. Appassionati di musica, iniziano a suonare insieme in diverse situazioni e formazioni variabili. Nel 1965 avviene l’incontro con Syd Barrett che diventerà subito leader del gruppo e che cambierà corso e percorso degli eventi. Syd Barret porta nella band la sua visione, la sua psichedelia personale che non ha precedenti nella storia del rock. La sua esistenza meriterebbe un articolo a parte (e non è detto che non lo faremo).

Durante i primi live dei Pink Floyd (tra l’altro è Syd a scegliere il nome, omaggiando così due bluesman americani, Pink Anderson e Floyd Council) la band si perde in digressioni strumentali infinite e viaggioni sonori per un paio di motivi: 1. sicuramente si divertivano parecchio e 2. non avevano abbastanza materiale, abbastanza canzoni per fare un live e la cosa li caratterizzò parecchio oltre al fatto che furono tra i primi a sperimentare dei rudimentali light show per portare anche il pubblico nella loro fiaba onirica, ponendo sin dal principio un’attenzione maniacale alla qualità del suono.
The Piper at the Gates of Dawn, il loro esordio, è un must have, un disco considerato tra i migliori album di musica psichedelica (ascoltatevi Astronomy Domine e ditemi…).
Purtroppo però segnerà anche un momento di non ritorno per Syd Barret che verrà estromesso dal gruppo: lui sempre meno lucido e affidabile a causa dell’uso compulsivo di droga, soprattutto LSD, così perso nel suo mondo di alienazione al punto da dimenticarsi la chitarra per i concerti (senza contare quando non si presentava affatto…). Un suo amico e compagno di scuola, David Gilmour, inizialmente entrerà in formazione come supporto, come seconda chitarra presente in caso di forfait, ma finirà, come ben sappiamo, per prendere il suo posto in toto.
È difficile riassumere anni di fermento come quelli che arrivarono. La band si avvicina a forme concettuali: Atom Heart Mother con i suoi arrangiamenti orchestrali, arriverà Meddle ipnotico e atmosferico, con un brano come Echoes che trascina letteralmente in un’altra dimensione. E poi si apre l’era che potremmo definire CLASSICA (qui la mia impacciata danza classica non c’entra più, si parla del periodo d’oro della band).
Nel 1973 i Pink Floyd pubblicano uno di quei dischi che entra di diritto nell’Olimpo della musica: The Dark Side of the Moon. Uno di quei dischi che quando ascolti ti domandi “com’è stato possibile mettere insieme in un unico album così tante perle di rara bellezza e genialità?”. Come hanno fatto a comporre Breathe, The Great Gig in the Sky, Money, Us and Them, tutti capolavori, tutti nello stesso lasso di tempo?
L’album è un punto di non ritorno. I Pink Floyd diventano ufficialmente mastodontici, Dark Side diventa e rimane attualmente uno degli album più venduti di sempre e batte ogni record di permanenza nella classifica dei dischi americana.
La storia continua e il quartetto composto da Roger Water, David Gilmour, Rick Wright e Nick Mason tira fuori altri lavori importanti e aneddoti leggendari: durante le registrazioni del disco Wish You were Here, il 5 giugno 1975, dopo 7 anni dall’addio al gruppo, Syd Barrett si presenta a sorpresa nello studio dove la band stava registrando l’album e dirà la famosa frase “Bè, suona un po’ vecchia” riferendosi alla canzone Shine on your crazy diamonds (ironia delle sorte, brano dedicato proprio a lui).

Nel 1977 arriva Animals e con questo lavoro anche i primi contrasti tra Waters e gli altri, che toccheranno il picco durante la scrittura di The Wall, altro album clamoroso.
Roger Waters assume il controllo quasi totale del progetto, considera l’album una sua visione personale, si occupa dei testi, della narrazione e gli alti si ritrovano in un ruolo marginale. La cosa ovviamente generò non pochi attriti specialmente con Gilmour che, nonostante ciò, ha piazzato in questo disco uno dei suoi assoli più iconici di sempre: Comfortably Numb.
Le tensioni furono fortissime anche con Rick Wright, al punto che si allontanò dalla band. L’atmosfera durante le registrazioni era pesantissima e per assurdo il tema dell’album, centrato su muri metaforici tra individui, si stava letteralmente concretizzando all’interno della band. The Wall rappresenta il culmine della disgregazione dei Pink Floyd come unità collaborativa. Non c’era più intesa, non c’era più unione, si era spezzata la magia.
Arriverà ancora un album, The Final Cut nel 1983, ma lo possiamo quasi considerare un lavoro solista di Roger Waters. Basti pensare che sul retro della copertina si può leggere “by Roger Waters, performed by Pink Floyd”.
A questo punto direi che la situazione è piuttosto chiara: Waters lascia la band nel 1985 dicendo che era “creativamente esausta” e sottolineando durante un’intervista “io sono i Pink Floyd”. In realtà, tra un avvocato e l’altro, Gilmour e Mason ottengono di poter continuare ad utilizzare il nome della band, Rick Wright che si era allontanato dal gruppo rientra e, insieme, pubblicano altri 3 lavori (A Momentary Lapse of Reason, The Division Bell e The Endless River) con episodi notevoli se posso dire (Sorrow, canzone splendida per me).

Giuro, ho cercato di condensare il più possibile una storia musicale troppo importante, una storia tra l’altro ricca di aneddoti incredibili che mi dispiace non raccontarvi! Che ne so, potremmo parlare per ore di alcune delle copertine degli album dei Pink Floyd realizzate dal duo geniale Audrey Po Powell e Storm Thorgerson nel loro studio di design grafico Hipgnosis. Avete presente la mucca di cui vi parlavo all’inizio, Lullubelle III? Allora: la band all’epoca si trovava in una fase in cui voleva togliersi di dosso l’etichetta della psichedelia e quei geniacci di Hipgnosis propongono di mettere in copertina “la cosa meno psichedelica possibile, per nulla in stile Floyd, e completamente imprevedibile”.
La casa discografica non è molto convinta: metteteci anche che sulla cover non si leggono né il nome del gruppo, né il il titolo dell’album… Insomma, dangerous. Eppure, il risultato fu spiazzante, il vinilone risaltava splendido nei negozi di dischi quando uscì e vendette parecchio.
Oppure, possiamo parlare di quella volta che Paul McCartney è stato “bocciato” da Roger Waters. Tutto nasce dell’idea di Waters di inserire delle interviste all’interno di Dark Side of the Moon. Domande semplici tipo “qual è il tuo colore preferito?” a tutte le persone che nel periodo di registrazione ruotavano intorno agli Abbey Road Studios. Tra questi anche Sir McCartney!
Le risposte di Paul però non piacquero a quel pignolo di Waters: secondo lui erano troppo forzate, Paul voleva fare il simpa a tutti i costi e la cosa stonava con il mood. Anche se, per onore di cronaca, dobbiamo dire che i Beatles nel disco ci sono: nel finale di Eclipse, se ascoltate bene, c’è un estratto di Ticket to Ride dei Fab Four nel momento in cui c’è il verso “There is no dark side of the moon, really. Matter of fact, it’s all dark. The only thing that makes it look light is the sun”. Che roba!

Potremmo anche parlare di Algie, il famoso maiale volante utilizzato durante il periodo di Animals, protagonista dei concerti dei Pink Floyd: prima era rosa, poi nero, poi con le scritte. E quando la band si divide, si verifica una situazione bizzarra. Nel 1987 i nuovi Pink Floyd composti da Gilmour, Mason e Wright si trovano in tour in America esattamente nelle stesse città in cui Roger Waters è in tour da solo. E che succede? Waters minaccia di fare causa alla band se si azzardano a far volare il maiale! Il nome della band ok, possono usarlo, ma il maiale no! Organizzeranno una riunione ufficiale a casa di Gilmour, una delle ultime volte in cui si vedranno tutti insieme solo per dividersi il maiale… Un pò come le coppie che divorziano e litigano su chi deve tenersi il gatto: alla fine si mettono d’accordo: il maiale lo useranno tutti.
Le storie sono infinite, così come sono infinite le volte che mi capiterà di metter su un disco di questa band, amata e adorata da tutti. Ma tutti davvero eh! Maynard James Keenan, la voce dei Tool per intenderci, ha detto “Sono cresciuto con i Pink Floyd a colazione, pranzo e cena”. Billy Corgan degli Smashing Pumpkins pensa siano il gruppo più radicale del XX secolo, anche più dei Beatles “perché hanno portato nel circuito ufficiale una concezione artistica incredibilmente alta”. Un tamarrone (con tutto il rispetto) come Robert Trujillo, bassista dei Metallica, mette il Live at Pompei come apice di tutti i film musicali.
In conclusione, cosa posso dire? Con la danza classica non ho avuto un grande successo, sono leggiadra come Lullubelle III, ma che fortuna aver rovistato tra quei dischi quando ero una bambina e aver scoperto l’universo musicale di una band eterna come i Pink Floyd.
















