Che si tratti di festeggiare la vittoria di un campionato mondiale o il meritato descanso dopo un tranquillo raduno domenicale, il rapporto tra bollicine – spesso alcoliche, ma anche no – e motori è una magia che si rinnova in maniera perpetua nella storia (quella con la esse maiuscola e quella più spicciola di ognuno di noi). Perché in fondo tutto questo darsi da fare con auto, moto, aerei, barche, trattori e chi più ne ha più ne metta altro non è se non la ricerca di quella frizzantezza della vita che viene ben rappresentata dalle bolle rotonde che si muovono in un bicchiere.

Questo mese parliamo di bollicine. Alla maniera di questa rubrica, ovviamente. Ovvero senza ricercare a tutti costi il politicamente corretto.
Nessuno vi dirà di bere responsabilmente, di non bere se dovete guidare o di darci un taglio con le bibite gassate. Ve lo dicono già tutti gli altri, siete tutti più o meno adulti e noi, semplicemente, non facciamo le maestrine.
Qui si parla di rituali, quelli dei grandi campioni del motorsport a cui porgono le jeroboam di champagne (e da un po’ di tempo, finalmente, anche di Trentodoc) e quelli di noi comuni mortali che ci facciamo una birra dopo un tappone di 300 km in moto, un energy drink durante una serata spesa in garage a montare un ricambio che non ne vuole sapere di andare al suo posto o persino qualcosa di più basico.
Già, perché nulla batte una bottiglietta di acqua gassata ghiacciata se hai appena cambiato una gomma a bordo strada sotto al torrido sole di luglio. Pensate per un attimo alle vostre scorribande motoristiche più epiche o a quelle più disastrose: difficilmente si sono concluse con un calice di Gewürztraminer o con un the freddo. O ai film, dove il biker che entra in un bar non ordina di certo un bloody mary o una vodka liscia. Anche il whiskey, in fondo, è meglio se accompagnato dalla soda… Il rapporto tra bollicine (di qualsiasi tipo) e motori (di qualsiasi tipo) è un’alleanza perfetta all’insegna della passione. Ogni spruzzo, ogni brindisi e ogni piccolo o grande gesto celebrato con le bolle diventa un capitolo di una storia – ça va sans dire – frizzante.

Il simbolismo dello Champagne
All’apice di un’ipotetica piramide delle bollicine, lo champagne rappresenta molto più di una bevanda alcolica: è un simbolo di successo, lusso e celebrazione. Nel motorsport questo significato è amplificato dalla natura competitiva della situazione. Vincere una gara significa superare avversari, sfidare i propri limiti e dimostrare di essere più bravi, più preparati, più tenaci. Una faticaccia che si conclude nel momento in cui il tappo salta e le bollicine riaffiorano in superficie: un’esplosione di emozioni, condivisa con la propria squadra, i fan e persino gli avversari.
Nel corso dei decenni, il rituale delle champagne shower è diventato uno dei momenti più iconici nelle cerimonie di premiazione del motorsport, simbolo di vittoria e gioia. Ma questa relazione non si limita a un semplice spreco della regal bevanda: è un viaggio attraverso tradizioni del secolo scorso, sponsorizzazioni e aneddoti che legano indissolubilmente il mondo delle bollicine al rombo dei motori. Un rituale che era iniziato con un utilizzo molto più sensato del prezioso nettare d’oltralpe, anzi l’unico che abbia veramente senso: berlo.

Il primo uso dello champagne in una gara di Formula 1 risale infatti al Gran Premio di Francia del 1950, quando Juan Manuel Fangio vinse sulla pista di Reims-Gueux. Cittadina che, oltre a ospitare l’omonimo circuito, è da sempre anche la capitale universalmente riconosciuta della regione francese dello Champagne. Paese che vai, vino che trovi. Ed è così, per caso, che la maison Moët & Chandon donò una bottiglia – certamente gradita, era il 2 di luglio – al mago argentino del volante, che in quell’occasione con la sua Alfa Romeo 158 fu un asso pigliatutto con pole position, giro più veloce e vittoria.
Nel corso degli anni successivi la tradizione sul circuito francese continuò, sempre con uno stile decisamente composto. I piloti infatti bevevano il vino, direttamente dalla bottiglia a dire il vero, ma senza spanderne il contenuto come se fosse una vittoria al Superenalotto in tabaccheria.
È qualche anno dopo, nel 1966, che il rituale prese una piega più spettacolare. Sempre in Francia, ma non in Formula 1.
Fu infatti per caso, durante la 24 Ore di Le Mans. Una disattenzione sul podio causò infatti l’apertura improvvisa del tappo della bottiglia di Jo Siffert, inondando lui e il pubblico. E pensare che il pilota della Porsche non aveva nemmeno vinto (fu l’anno della gloriosa tripletta McLaren). La scenetta destò però l’ilarità dei presenti e l’anno successivo Dan Gurney trasformò l’episodio accaduto all’avversario in una consuetudine.

La corsa al podio delle maisons
Quale apice del motorsport su ruote, la Formula 1 ha sempre avuto un forte legame con il lusso e lo stile. E, in maniera abbastanza scontata, lo champagne è diventato negli anni una presenza naturale nel paddock. Proprio Moët & Chandon fu uno dei primi marchi a sponsorizzare eventi e gare, consolidando il legame tra il glamour dello sport a motore e l’eleganza delle bollicine francesi.

E nonostante l’evoluzione delle discipline, il perpetuo cambiamento delle convenzioni sociali e la crescente centralità del digitale rispetto al qui-e-ora, la tradizione della bottiglia di bollicine per chi vince, da spandere a più non posso, rimane intoccabile. Un rituale che non solo onora la storia dello sport, ma contribuisce a rafforzare il legame emotivo tra piloti, team e pubblico in presenza. È un momento in cui tutti, indipendentemente dalla loro posizione o ruolo, condividono la magia del trionfo.
Anche la maison Bollinger è stata a lungo associata a Le Mans, così come negli anni Ottanta Mumm prese il posto di Moët & Chandon come fornitore ufficiale di champagne per il podio della Formula 1 introducendo una bottiglia personalizzata con una fascia rossa, simbolo distintivo della casa.

Questo sodalizio durò fino al 2015, quando la maison Chandon (il marchio per le Americhe di Moët & Chandon) entrò in scena, seguita per un biennio da Carbon con le sue bottiglie rivestite in fibra di carbonio per richiamare il mondo delle vetture ad alte prestazioni.
Un’egemonia, quella delle bollicine francesi, interrotta nel 2021 quando un’importante rivoluzione ha scosso il mondo della Formula 1: Ferrari Trento, storico produttore italiano, è diventato il partner ufficiale per le celebrazioni sul podio, segnando un passaggio simbolico dal tradizionale champagne francese al prestigioso metodo classico italiano.
Una collaborazione che ha portato il fascino e l’eccellenza del made in Italy nel cuore del circo glamour della Formula 1, ahimè già arrivata al capolinea. Il gigante del lusso LVMH ha infatti chiuso lo scorso anno un accordo col circus per riportare sul podio dal 2025 due dei suoi marchi (Moët & Chandon e gli orologi TAG Heuer). Un rituale vivissimo quindi, che però deve fare i conti – diversamente da questa rubrica – con il politically correct e la cultura woke: nei sempre più frequenti Gran Premi che si svolgono in paesi musulmani accade che l’alcol lasci il posto all’acquarosa (una bevanda di frutta inventata nientepopodimeno che da Leonardo da Vinci). Con le bollicine, ovviamente.

Aneddoti frizzanti
Non solo la gioia per una vittoria e la celebrazione di attimi destinati ad entrare nei libri di storia. L’ebrezza delle bollicine sul podio delle corse ha dato vita negli anni a siparietti e gag, piccoli incidenti e “deviazioni” dal protocollo che sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo.
Come la scenetta al GP del Brasile del 1986 quando Senna, Lafitte e Piquet furono protagonisti di una gag degna della Zelig non riuscendo ad aprire le proprie bottiglie. O quando nel 2015 in Russia quell’incosciente di Lewis Hamilton spruzzò il presidente Putin, rischiando da fermo l’osso del collo ben più che tra le curve del circuito di Soči. O ancora nel 2016, quando in Germania quell’honey badger di Daniel Ricciardo introdusse il celebre “shoey” bevendo lo champagne direttamente dalla propria scarpa da gara o quando in Ungheria nel 2023 Lando Norris colpì con la bottiglia il trofeo di Verstappen, rompendolo. Un po’ come quando vuoi sciabolare al tuo compleanno e finisci per spaccare il lampadario, ma con un milione di persone che ti guardano alla TV…

Non solo alcol
Acquarosa a parte, anche altre bollicine si sono ritagliate un ruolo di primo piano nel motorsport negli ultimi anni. Ad esempio gli energy drink sono diventati protagonisti, trasformandosi in sponsor fondamentali per molte delle discipline. Colossi che hanno consolidato la loro presenza agli eventi e a fianco dei top team, contribuendo non solo al sostegno finanziario, ma anche alla popolarità globale di queste competizioni.
Red Bull, da sempre associata ad un’immagine di adrenalina e performance estrema, è uno dei marchi più visibili nel panorama del motorsport. Il suo impegno spazia attraverso diverse categorie. L’omonimo team di Formula 1 è uno dei più vincenti dell’era moderna, avendo conquistato numerosi campionati mondiali con piloti come Vettel e Verstappen.

Oltre alla F1, Red Bull è un nome ricorrente nel WRC, dove sponsorizza piloti e team che competono nelle più dure condizioni di guida al mondo, dalle nevi della Svezia ai deserti del Medio Oriente. Il marchio è anche un punto di riferimento nel Dakar Rally dove collabora con team di auto, moto e camion, mentre nella MotoGP è lo sponsor principale di KTM Factory Racing, una partnership che ha portato successi significativi nella classe regina delle moto.
Anche Monster Energy ha rafforzato il suo ruolo nel motorsport, spesso con un taglio più orientato alla cultura urbana e giovanile. Il marchio è un protagonista di rilievo della MotoGP, dove sponsorizza il Monster Energy Yamaha MotoGP Team, ed è inoltre un pilastro nel Supercross e nel Motocross, dove sostiene piloti di spicco e dà visibilità a queste discipline attraverso campagne globali ed eventi dedicati.

Oltre alle categorie più note, entrambi i marchi investono nei talenti emergenti, offrendo opportunità ai giovani piloti e promuovendo una cultura di innovazione e sfida. E, soprattutto, dissetandoli.
Perché la goduria di una bollicina quando spegni il motore, qualunque essa sia, sarà per sempre imbattibile.








