Dal 2 al 4 ottobre oltre 400 artisti arriveranno a LarioFiere per la seconda edizione della Como Tattoo Convention. Tre giorni tra grandi maestri internazionali, nuove generazioni, tradizione, sperimentazione e arte contemporanea.
Il tatuaggio può essere memoria, appartenenza, ricerca estetica. Può custodire tecniche tramandate per generazioni oppure spingersi verso livelli di realismo difficili da distinguere da una fotografia. Può nascere in uno studio clandestino nella New York degli anni Novanta e arrivare, qualche decennio più tardi, nelle collezioni dei più importanti musei del mondo.
È dentro questa pluralità di linguaggi che prende forma la seconda edizione della Como Tattoo Convention, in programma 2, 3 e 4 ottobre 2026 al Centro Espositivo LarioFiere di Erba.

Dopo il debutto dello scorso anno, la CTC torna con l’ambizione di costruire qualcosa che vada oltre il tradizionale appuntamento di settore. Oltre 400 tatuatori, piercer e artisti provenienti da differenti parti del mondo si incontreranno per tre giorni, trasformando la convention in uno spazio dedicato non soltanto alla tecnica, ma alla cultura che attorno al tatuaggio si è sviluppata e continua a evolvere.
Una direzione voluta da Maria Elena Olcelli, titolare di Olcelli Farmaceutici, e Vincenzo Forte, organizzatore e Direttore Generale di CTC Srl: considerare il tatuaggio non semplicemente come pratica estetica, ma come linguaggio artistico capace di raccontare identità, storie personali e visioni culturali, mettendolo in dialogo anche con altre discipline e forme di espressione contemporanea.

Da Hanky Panky al fotorealismo contemporaneo
A raccontare quanto possa essere esteso questo universo sarà prima di tutto la selezione degli artisti presenti.
Tra i nomi più importanti c’è Henk Schiffmacher, meglio conosciuto come Hanky Panky, figura fondamentale della storia moderna del tatuaggio. Nel corso della sua carriera ha tatuato nomi come Red Hot Chili Peppers, Lemmy, Lady Gaga, Adam Levine, Pearl Jam e Keith Haring, ma il suo contributo alla cultura tattoo supera quello lasciato sulla pelle: negli anni ha raccolto oltre 40.000 testimonianze legate alla storia del tatuaggio internazionale. Un patrimonio che continua a essere preservato anche attraverso la Schiffmacher Tattoo Heritage Foundation, promossa insieme a Louise Schiffmacher, nata per conservare e rendere accessibile una delle più importanti raccolte dedicate alla cultura tattoo.
Dalla memoria alla ricerca tecnica contemporanea, a Erba arriverà anche Yomico Moreno, uno dei grandi interpreti internazionali dell’hyperrealism. Tra le sue collaborazioni figurano Dwayne “The Rock” Johnson, Juanes, Residente, Wisin e Canserbero, mentre il lavoro realizzato con The Rock è diventato protagonista anche del documentario Evolution of the Bull.
Accanto a lui Steve Butcher, artista neozelandese conosciuto per un fotorealismo che ha trasformato atleti, musicisti e icone cinematografiche in immagini sulla pelle caratterizzate da un livello di dettaglio quasi fotografico, e Stefano Alcantara, attivo dal 1994 e diventato negli anni uno dei riferimenti dell’hyperrealism e del black & grey, oltre che figura importante nella formazione di nuove generazioni di tattoo artist.
Sul fronte del colore, Victor Chil porta invece a Como il suo New School contemporaneo: cartoon, cultura pop, volumi esasperati e cromie brillanti costruiscono un linguaggio immediatamente riconoscibile.
Quando il tattoo entra nel museo
La contaminazione tra tatuaggio e altre forme artistiche trova uno dei suoi interpreti più interessanti in Dr. Lakra, nome d’arte del messicano Jerónimo López Ramírez. Il suo percorso ha progressivamente cancellato il confine tra tattoo culture e arte contemporanea, portando un’estetica nata anche dall’immaginario del tatuaggio all’interno dei circuiti istituzionali dell’arte. Le sue opere fanno oggi parte anche della collezione del Museum of Modern Art di New York.
Un passaggio significativo per una cultura che per buona parte della propria storia si è sviluppata lontano dalle istituzioni e, in alcuni casi, persino ai margini della legalità.
Lo racconta bene la storia di Michelle Myles, che iniziò a tatuare nel 1991, quando a New York il tattoo era ancora illegale. Nel 1997, terminato un divieto durato 36 anni, fondò Daredevil Tattoo, diventato nel tempo anche un luogo dedicato alla conservazione della storia del tatuaggio newyorkese.
Percorsi differenti, accomunati dalla capacità di raccontare quanto sia cambiato il posto occupato dal tatuaggio nella cultura contemporanea.
Tradizioni che attraversano il mondo
Guardare avanti, però, non significa necessariamente abbandonare ciò che è venuto prima.
Yushi Horikichi, nato a Tokyo, porterà alla Como Tattoo Convention il Tebori, antica tecnica giapponese nella quale il tatuaggio viene realizzato manualmente utilizzando aghi montati su una bacchetta. Dai lavori più piccoli fino ai bodysuit, la sua ricerca mantiene vivo un sapere nel quale tecnica, iconografia e ritualità continuano a essere profondamente legati.
Sempre al Giappone guarda il lavoro di Don Nervio, Juan Ibarra, tatuatore dal 1993 specializzato nelle grandi composizioni Irezumi progettate per seguire e trasformare intere parti del corpo. Chio, artista brasiliano oggi attivo a Porto con oltre 35 anni di esperienza, ha fatto a sua volta del tatuaggio giapponese uno dei cardini della propria carriera.
Le influenze orientali assumono forme ancora diverse nel lavoro di Taco Joe, nato nel Borneo e autore di un linguaggio che fonde Traditional occidentale ed eredità culturale orientale, e in quello di Albert “Zaf” Zafra, che da Barcellona combina Neotraditional, arte giapponese, anime e lettering.
C’è poi chi alla conservazione della tradizione ha dedicato una vera attività di ricerca. Davide Andreoli, Italian Rooster, recupera flash e soggetti appartenenti ai grandi maestri europei e americani del Traditional, preservandone regole, semplicità e significato.
Nella stessa cultura si inserisce Olimpia Quartieri, presenza conosciuta della scena italiana e definita da Tattoo Life “queen of Traditional” dello Skinwear Tattoo.
Da una prospettiva differente, il belga Will Cattersel, attivo ad Amsterdam, ha concentrato parte della propria ricerca sulle tradizioni tribali e del Pacifico, contribuendo alla documentazione della cultura tattoo delle Isole Salomone attraverso il progetto Fingerprints of the Pacific. Manny Lyn, artista attiva a Genova, intreccia invece le proprie radici filippine con Traditional e folk art, guardando anche all’eredità dello storico tatuatore hawaiano-filippino Rosie Camanga.
Storie che mostrano come il tatuaggio abbia viaggiato per secoli insieme alle persone, modificandosi, contaminandosi e allo stesso tempo conservando tracce delle culture da cui proviene.
L’Italia, tra eredità e nuove generazioni
Dentro questa geografia internazionale trova spazio anche la scena italiana.
Olivia Fercioni, figlia di Gian Maurizio Fercioni, rappresenta una delle eredità più significative della storia del tatuaggio nel nostro Paese. Cresciuta all’interno del Queequeg Tattoo di Milano e diplomata in Scenografia all’Accademia di Brera, porta nel proprio percorso l’incontro tra formazione artistica, teatro e una cultura tattoo vissuta fin dall’infanzia.
Accanto a lei, artisti come Riccardo Celli, titolare dell’Old Garage Tattoo Studio, raccontano quella rete di studi e professionisti che ha contribuito negli anni alla crescita e alla professionalizzazione del settore italiano, mentre Federica Borgia rappresenta una delle presenze contemporanee inserite dalla CTC nella propria selezione di artisti.
La volontà di guardare alle nuove generazioni emerge anche dal contest artistico dedicato ai giovani dai 18 ai 35 anni, chiamati a esprimere attraverso il proprio lavoro una personale visione della società presente e futura.
Non solo pelle, dunque. Anche per questa edizione torna infatti “TrATTOO, corpo e libertà”, progetto espositivo ospitato all’interno della manifestazione, mentre altri interventi creeranno un confronto tra il lavoro dei tatuatori e linguaggi come street art e writing.
Perché è proprio qui che la seconda Como Tattoo Convention prova a trovare la propria identità: non scegliere tra passato e futuro, tra cultura underground e arte contemporanea, tra tradizione e sperimentazione, ma portarli nello stesso luogo.
Per tre giorni, a Erba, il tatuaggio torna così a essere quello che è sempre stato prima ancora di diventare stile, tendenza o fenomeno globale: un linguaggio capace di raccontare chi siamo, da dove veniamo e il modo in cui scegliamo di lasciare un segno.
Per maggiori informazioni: https://www.comotattooconvention.com/




















