La leggenda narra che, nascosta da qualche parte, esista una sorgente da cui zampilla l’acqua dell’eterna giovinezza. In realtà, per attingere a quella fonte, a me è bastata una scalciata sulla pedivella e una manata sul gas. 

Il sound del motore e il profumo dello scarico mi hanno riportato immediatamente a quando avevo 16 anni. Le domeniche pomeriggio seduti sul muretto di fronte al bar del paese a cazzeggiare, le prime limonate dure, le sigarette di nascosto che ti sentivi un novello Pablo Escobar. E poi le birrette in compagnia, vantandosi con gli amici dell’ultima modifica fatta sulla moto e di quanto si alzasse solo di acceleratore. Insomma, mi sono ritrovato improvvisamente di nuovo adolescente felice.

Volete sapere anche voi il segreto, vero? Ebbene, mi sono (ri)fatto il 125!

Tutto è nato qualche mese fa quando, spippolando sull’internet, mi sono imbattuto in un annuncio. Un ragazzo vendeva Lei, la moto che sognavo da adolescente. Bellissima, alta, stretta, avanti anni luce. E poi quei colori… Il blu della sella, il verde acqua delle fiancatine a fare da contrasto al bianco dei convogliatori, sulle quali campeggiava il logo Control Data. Sì, esatto, mi ero imbattuto in uno stupendo esemplare di Aprilia RX 125 del 1992, la replica di quella con cui quel fenomeno di Stefano Passeri lottava per il mondiale di enduro.

Non ho resistito, ho contattato il venditore, trattativa lampo e il giorno dopo la moto era nel mio garage, anche se è talmente bella che forse starebbe meglio in soggiorno. Ma potevo esimermi dal vantarmi con gli amici storici del nuovo acquisto e della mia ritrovata giovinezza? Ovviamente no. Ed è a questo punto che è scoppiata una guerra mai sopita, che stava solo covando sotto la cenere, pronta a riaccendersi alla prima scintilla. 

Il partito delle RX contro il partito delle Gilera R, i dakariani della Gilera Rc Top Rally contro quelli dell’Aprilia Touareg Rally. E poi i pistaioli, quelli dell’Aprilia RS 125 Extrema contro i fanatici della Cagiva Mito, che sfottevano gli alternativi con le Gilera SP 02 e gli intellettuali con le loro stranissime e costosissime Gilera CX (che avremmo capito solo in seguito). Non mancavano i seguaci del Sol Levante a cavallo delle loro affidabilissime Yamaha TZR e Honda NSR.

34 anni dopo non è cambiato niente: stesse facce (giusto qualche capello bianco in più…), stessa quantità di birre, stesse prese per il culo. Ma non siamo ancora riusciti a decidere quale fosse la migliore.

 

Signori, la guerra della 125 è ricominciata. E voi, da che parte state?

ENDURISTI, MA GLAMOUR

Erano quelli dalla penna facile. Li vedevi arrivare rigorosamente in monoruota, come se fossero nel bel mezzo di una speciale di enduro, ma in Levi’s 501 e Stan Smith. Perché ok enduro, ma glamour. D’altronde l’Aprilia RX 125 Control e la Gilera R 125 erano quanto di meglio offrisse il mercato in fatto di on/off. Soluzioni tecniche di prim’ordine, forcelle a steli rovesciati, valvole elettroniche allo scarico, ruote artigliate 21/18, motori che sviluppavano qualcosa come 35 cv alla ruota.

Ci potevi andare a scuola e fare lo struscio in piazza (sicuro di attirare gli sguardi affascinati del pubblico femminile) o girare al campetto di cross stracciando il cronometro. L’Aprilia, oltre all’elegantissimo bianco/blu/verde acqua della Control Data di Stefano Passeri, era disponibile nella versione World Championship Replica in giallo/viola/rosso.

La Gilera R 125 invece veniva proposta in una sola, stilosissima, livrea bianco, rosso e lilla. Difficile scegliere vero? Non voglio influenzarvi, ma devo ammettere che quel verde acqua.

DAKARIANI DELLA PORTA ACCANTO

Ci risiamo, Arcore contro Noale. Manette pesanti, ma con più classe degli enduristi. I nostri eroi arrivavano al bar coperti di polvere come avessero affrontato una tappa della Dakar (non abbiamo mai capito da dove arrivasse tutta quella sabbia, ma il sospetto è che passassero alla cava prima di raggiungerci). Sfoggiavano giacche Dainese consunte e si sentivano un po’ dei novelli Edi Orioli, vantando mirabolanti viaggi che noi umani nemmeno sognavamo. Litigavano costantemente su quale fosse la migliore tra la comodissima Gilera RC 125 Top Rally e la cattivissima Aprilia Touareg Rally 125.

La Gilera derivava direttamente dalla RC 600 che correva la Dakar e vinceva nella categoria Silhouette. Rossa, alta, con quell’imponente cupolino dominato dal doppo faro e l’avviamento elettrico. Perché ok offroad, ma di classe. Potevi correrci davvero la Dakar e andarci a Capo Nord.

L’Aprilia Touareg Rally 125, invece, era la cugina della RX da enduro, ma dedicata ai rally. Stessa ignoranza, stesso motore (il leggendario Rotax 123) e stesso comparto sospensioni di prim’ordine. A enfatizzare il carattere rallystico ci pensavano cupolino, serbatoio maggiorato e sovrastrutture meno delicate. Ah, giusto per non passare inosservato, il nostro eroe sfoggiava la versione ’91, di un sobrio viola con fiancatine zebrate.

I BITUMARI

Qui siamo davanti a una vera e propria guerra nella guerra. Erano i fighetti della compagnia, quelli che, se pioveva, la moto non la tiravano fuori per non sporcarla. A sentir loro piegavano tanto da strusciare le orecchie a terra, che Il Lepro di Viserbella spostati proprio. Da una parte il clan degli italiani, perennemente in lotta per decidere quale fosse la più veloce tra Aprilia Rs 125 Extrema, Cagiva Mito, Gilera SP 02 e Gilera CX 125. Dall’altra quello dei giapponesi, in sella alle Yamaha TZR e Honda NSR 125. Litigavano anche tra di loro, ça va sans dire.

L’Aprilia montava lo stesso motore di RX e Rally, quel Rotax 123 passato per le sapienti mani di Jan Vitteveen, ed era la replica della moto con cui Reggiani correva nel motomondiale 250. I colori infatti erano quelli ufficiali: codino viola, serbatorio zebrato e fiancate rosse sulle quali campeggiavano i loghi Aprilia e Unlimited. Devo ammettere che, anche se non ero un “bitumaro”, la RS 125 Extrema mi faceva decisamente sangue. E poi come cantava il Rotax…

La Cagiva Mito 125 era la sua diretta concorrente, rossa fiammante con le tabelle portanumero gialle. Esattamente come la gloriosa Cagiva 500 di Eddie Lawson, si sentiva arrivare da tre chilometri di distanza. Bella come solo un’opera di quel genio di Massimo Tamburini poteva essere, con le sue sette marce passava tranquillamente i 170 km/h. Velocità che il nostro raggiungeva spesso, considerato anche che Ritardo era il suo secondo nome.

I due pilotoni sopra erano soliti perculare l’alternativo del gruppo, che cavalcava una bellissima Gilera SP02. Non aveva l’allure di Mito ed RS, ma in fatto di prestazioni non era seconda a nessuno. Bianca e rossa, tabelle gialle, con quel bellissimo telaio Twin Box, era una vera lama, una Sport Production omologata, praticamente. Il motore in basso andava meno del Ciao di mio nonno, ma quando si apriva la valvola APTS allo scarico arrivava un calcio in culo che strappava le braccia. Inutile dire che nessuna ragazza della compagnia voleva salire con “l’alternativo” per la paura di volare via ogni volta che apriva il gas. 

Poteva mancare in questo microcosmo l’intellettuale, il lord del gruppo? Ovviamente no. Altrettanto ovviamente, questo nobiluomo d’altri tempi non poteva guidare una comunissima moto sportiva. L’esimio si vedeva in giro su una splendida Gilera CX. Ricordo ancora quando si è presentato al bar la prima volta a cavallo di quella moto così particolare. La prima domanda che è uscita dalle nostre nobili bocche è stata “Che cazzo è sta roba?”. Lui ci ha guardati con lo stesso disprezzo che un patrizio riservava ai servi della gleba (gli era spuntata magicamente pure l’erre moscia). Arrivava, parcheggiava il bolide, passava il fazzolettino su un’invisibile macchia sulla carena e ordinava un Martini, che sorseggiava con innata classe, mentre guardava inorridito quella masnada di barbari birro-muniti che eravamo ai suoi occhi.

La Gilera CX era la sua incarnazione duoeruotistica. Non ostentava cavalli e testosterone come noi esseri immondi, ma classe ed eleganza. Lo avremmo capito (ma mai ammesso) solo qualche anno dopo. Per l’epoca era veramente troppo avanti, sembrava uscita da un film di fantascienza. Aveva tutto quello che non avevamo mai visto su una moto, da forcella e forcellone monobraccio, alla carenatura semintegrale che sembrava inghiottire la ruota anteriore, ai cerchi praticamente lenticolari. Ed era pure maledettamente veloce, tanto che il Lord gettava con nonchalance il guanto di sfida agli altri “piloti” della domenica.

Insomma, i quattro italici alfieri non se le mandavano certo a dire ed erano sempre in battaglia l’uno contro l’altro. Tranne quando arrivavano i giapponesi. Guai a toccare il tricolore! 

I giapponesi non erano sicuramente i più popolari della compagnia ed erano spesso vittime di scherzi e sberleffi per le loro bizzarre creature a due ruote. Guidavano una Yamaha TZR 125 e una Honda NSR 125. 

La TZR 125 R era la sorella piccola della gloriosa FZR 750. Moto sottovalutata perché, forse, non faceva della personalità il suo punto forte già a partire dalla gamma colori, disponibile in nero/grigio e bianco/rosso (come quella del nostro amico). Se la giocava però con le italiane per prestazioni e guidabilità. Oltretutto era molto apprezzata dalle gentil donzelle per l’erogazione dolce e il sellino abbastanza comodo. Caratteristiche, queste, che il nostro si vendeva benissimo, ovviamente.

L’altro outsider invece guidava una Honda NSR 125 R. Era l’erede delle CBR e, nonostante l’aspetto poco “minaccioso”, era terribilmente efficace, tanto da imperversare con successo nel campionato italiano Sport Production. Forse la meno estrema del lotto, era però una moto furbissima, esattamente come il gaglioffo che la guidava. Le passeggere adoravano la sella larga e comoda, quasi turistica, e il manubrio leggermente alto che permetteva di stringere agevolmente il fortunato pilota. E poi non si fermava mai, quella moto. Quante volte sulla strada per il mare noi restavamo a piedi smadonnando con motori grippati o sbiellati, mentre lui ci passava sorridendo sornione nel casco e ci aspettava al chiosco con una birra gelata in mano…

Ok, io ve le ho raccontate, ma voi avete deciso qual è la vostra preferita?

Io non mi sbilancio, ma mentre aspetto mi stappo un’altra birretta e vado in garage a godermi la mia ritrovata giovinezza, ammirando quello splendido verde acqua.

Privacy Preference Center