Vi ricordate la nostra endurance con la Jaecoo 7 SHS? Più di 1.300 chilometri senza mai fare rifornimento, un esperimento tutto italiano che ci ha portate a zonzo lungo buona parte della penisola per testare un nuovo concetto di mobilità, senza pensieri e più economica. Bene, questa volta abbiamo alzato l’asticella: per sfatare dubbi, miti e luoghi comuni, siamo volate in Cina per una maratona diversa, pensata non tanto per sfidare limiti chilometrici, quanto piuttosto per goderci le strade di un Paese che pulsa battiti di innovazione e tradizione. Il tutto, con un occhio sempre puntato sui consumi e senza ansie da rifornimento. Protagoniste? La nuova Omoda 5 HEV con Super Hybrid System e una Cina che non ti aspetti.

Wuhu è una culla
Per raggiungere Wuhu da Shanghai bisogna percorrere 350 chilometri in direzione ovest. È la prima tappa del nostro viaggio tra futuro e storia, quella che ci permette di entrare subito nel cuore industriale e visionario del gruppo Chery. Prima casa automobilistica cinese ad esportare i propri prodotti, dal 1997, anno di fondazione, dà vita ad automobili e stringe join venture (Jaguar Land Rover, tanto per citarne una) al ritmo di una tecnologia galoppante e con lo sguardo rivolto a design e sostenibilità.
È qui che la Omoda 5 SHS HEV ci accoglie per essere guidata in super anteprima, con l’abito moderno e filante ispirato al concetto di “Art in Motion”, dove la funzionalità sposa eleganza e sportività, fondendole in un matrimonio sorprendente, destinato a durare.
A colpire subito è l’abitacolo: spazi e attenzione ai dettagli fanno pensare a una vettura premium: i sedili rivestiti in pelle a ridotto impatto ambientale offrono la possibilità di riscaldamento e refrigerazione, mentre la plancia, elegante e intuitiva, è un tripudio digitale, con due schermi da 10,2 pollici ciascuno.
Sotto il cofano, il SUV monta un sistema full-hybrid (HEV) da circa 224 CV totali, frutto della combinazione tra il motore a benzina 1.5 e il motore elettrico, con una batteria compatta da circa 1,83 kWh sotto il bagagliaio. Il sistema lavora sia in modalità elettrica pura, ideale per partenze silenziose e fluide o per gli spostamenti urbani, sia in modalità ibrida dove il motore termico alimenta la batteria, fino a una sinergia totale in fase di accelerazione. Scatti brillanti (0-100 km/h in meno di 7,9 secondi) e consumi reali ridotti (circa 5 l/100 km, quasi 20 km/l) si traducono in autonomie vicine ai 1.000 km con un pieno. Terremo l’esperienza del rifornimento per la prossima occasione…
Pensi alla Cina e…
Noi italiani siamo generatori instancabili di luoghi comuni. Basta fare due “chiacchiere da bar” più o meno con chiunque per sentirne snocciolare a profusione. Ma, sorpresa!, esattamente come l’Italia, anche la Cina è un paese di contrasti e scoprirla al volante di un’auto permette una full immersion decisamente illuminante. Da una parte ci sono i grattacieli infiniti e le infrastrutture avveniristiche che sembrano sfidare il cielo. Dall’altra c’è la memoria vibrante di luoghi antichi, come la Wuhu Ancient Town che visitiamo la sera del nostro arrivo, con le sue stradine in pietra rischiarate dalle lanterne, i ristoranti tradizionali che propongono i piatti tipici della cucina cinese e l’anima storica che resiste immutabile a un tempo che qui sembra correre più veloce che altrove.
Passeggiare tra i suoi vicoli caratteristici, con il brusio lontano della città moderna in sottofondo, ha un effetto quasi ipnotico: ogni scorcio sembra nato per essere esplorato e capito, ogni passo racconta una storia. È questo doppio volto della Cina, futuristica e autentica allo stesso tempo, a far vibrare corde nuove. Ecco, Wuhu non è una città turistica in senso stretto, ma è un punto di partenza fenomenale per levarsi di dosso i preconcetti, resettare le emozioni e iniziare a osservare tutto con uno sguardo più trasparente.
La sostenibile leggerezza del traffico
Partendo per una maratona chilometrica in Cina pensi a tutto, fuorché al silenzio. Ad accoglierci, invece, ci sono strade perfette dal flusso ordinato e controllatissimo, ma soprattutto c’è un parco circolante di più di 20 milioni di veicoli elettrici o ibridi plug-in (dati 2024). Ciò si traduce in un’esperienza surreale: il traffico c’è, ma non si fa sentire.
Complice anche l’abitacolo silenzioso e ben isolato di Omoda 5 SHS, da Wuhu ci inoltriamo nella provincia dell’Ahnui in direzione sud, affrontando le lunghe ore di guida senza alcuna fatica. I sedili ergonomici supportano ogni curva, mentre il sistema di infotainment con navigazione avanzata è in grado di trasformare il viaggio in un’esperienza quasi meditativa. Comfort, silenzio, consumi contenuti: Omoda 5 SHS conferma il suo equilibrio tra prestazioni e sostenibilità. È un mezzo che non sopporta solo i chilometri, li conquista con classe.

La prima tappa? Xuancheng nel distretto di Jing, la città della carta, dove l’artigianalità in mostra al Xuan Paper Museum si fonde con le architetture moderne del museo. Aperto ai visitatori nel 2023, il Parco della cultura della carta Xuan è incastonato tra piantagioni di tè e montagne dal profilo morbido. Visitarlo significa scoprire i segreti della pregiatissima carta Xuan, conosciuta in tutto il mondo, che viene prodotta ancora oggi con un procedimento artigianale risalente all’epoca Tang, ossia a più di 1500 anni fa.
La tecnica di fabbricazione di questa speciale carta di riso è patrimonio culturale immateriale a livello statale cinese e, dal 2009, è stata inclusa nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Vedere gli artigiani ripetere all’infinito gesti antichi, piegare, pressare e lavorare la carta ci ha fatto sentire parte, ancora una volta, di un dialogo tra passato e presente, tradizione millenaria e avanguardia architettonica che convivono placidamente, svelando ai visitatori un connubio virtuoso.
È la Cina, baby. Ed è tutta da scoprire.
It’s only technology (but we like it)
Lasciamo Xuancheng e puntiamo il muso filante della Omoda 5 SHS in direzione nord-ovest. Guidiamo lungo un percorso misto, che alterna scorci rurali e centri abitati che fervono di attività. Ogni chilometro percorso ci svela qualcosa in più su uno stile di vita lontano anni luce da quello delle megalopoli cinesi. È tutto diverso qui, tranne un dettaglio che vi sveliamo a breve. La meta del giorno è l’incredibile villaggio di Hongcun, anch’esso patrimonio UNESCO. Una gemma antica affacciata su specchi d’acqua traboccanti di fiori di loto, fondata nel 1131 da Wang Wen, un generale della dinastia Song meridionale.
Il villaggio, perfettamente conservato e ricostruito solo in minima parte, ospita circa 150 residenze risalenti alle dinastie Ming e Qing tra le più belle e pregiate nel loro genere in Cina. L’acqua è parte integrante della magia del villaggio: lo stagno riflette le architetture tipiche e i tetti spioventi dalle forme armoniche ispirate alla natura. E le mille lanterne agli ingressi delle attività tradizionali si specchiano nei piccoli corsi d’acqua incanalati dal granito della contea di Yi che corrono lungo i vicoli come linfa vitale. In una Cina col fast forward, Hongcun è immobile, ferma nel tempo. Abbiamo camminato tra venditori di cibo di strada, artigianato locale e donne nei costumi tradizionali, mentre la Omoda 5 ci aspettava paziente, pronta a ripartire verso le colline circostanti.
Ma quindi qui la tecnologia cosa c’entra? Bè, provate, in Italia a pagare le vostre consumazioni con un QR code in un remoto angolino rurale nel bel mezzo del nulla. Noi, qui come lungo tutto il nostro itinerario, abbiamo sempre fatto così… Sì, anche dove non ti aspetteresti mai. In Cina la tecnologia è ovunque, è avanti ed è alla portata di tutti, totalmente transgenerazionale. Ancora una volta, la fusione tra tradizione millenaria e modernità ci ha ricordato quanto ogni viaggio sia fatto di dettagli e di punti di vista, non solo di chilometri percorsi.
Ma la Cina ha davvero voglia di lasciarsi scoprire?
Sì, è vero, ci sono le auto dal design clonato dalle cugine occidentali. Se al semaforo vi si affianca una Smart, probabilmente in realtà è una Shuanghuan Noble e se vedete una Urus al 99,9% è una Huansu C60. Qui, riconoscere la copia dall’originale è un gioco autostradale perfetto per far passare il tempo. Un po’ come recentemente avviene anche sulle nostre strade, del resto… E sì, è un Paese con così tanti volti che è facile cedere alla tentazione di semplificare tutto dietro al termine copincolla. Ma siamo certi, listini alla mano, che si tratti di un’operazione wannabeo possiamo fare lo sforzo di accogliere un’idea diversa, fondata sulla forza di poter garantire prodotti qualitativamente validi e appetibili su larga scala?
È chiaro, stiamo provocando, ma fino a un certo punto. Per rispondere alla domanda qui sopra, crediamo sia doveroso e necessario fare dei distinguo. In ambito automotive, l’intenzione di gruppi come Chery è sempre stata approdare in Europa per restare e con vetture che parlano la nostra lingua in termini di dotazioni, design e accessibilità. E Omoda 5 SHS ne è una prova concreta, visibile e guidabile.
Ma qui da noi quando arriva? Le abbiamo viste partire nei container di Chery in direzione Italia direttamente dal porto fluviale di Wuhu. Approderanno sulle nostre coste durante l’autunno, pronte per affrontare il mercato europeo da protagoniste.
Abbiamo visitato con grande curiosità gli impianti produttivi del gruppo Chery e tra linee innovative e attenzione spasmodica alla qualità, la strategia globale è ambiziosa e più che chiara. Il Super Hybrid System non è solo un sistema ibrido efficace e convincente: è il risultato di un ecosistema industriale votato all’innovazione, dove tecnologia e design si incontrano per creare un prodotto coerente, appetibile e all’avanguardia.
Dall’Italia alla Cina, da Jaecoo a Omoda: due maratone, due scenari distinti, un filo rosso che lega una stessa idea. Raccontare la mobilità attraverso chilometri, luoghi, sensazioni e dettagli tecnici. La Omoda 5 SHS è stata la conferma che il futuro si percorre un chilometro alla volta, con stile, efficienza e un pizzico di poesia.




















































