Presentato per la prima volta a Eicma 2023 in veste di concept, lo scooter-moto Dragster 700 di Italjet fa ora il suo debutto sul mercato, affiancando le versioni 125, 200 e 300 già in commercio. Si tratta di un mezzo avveniristico, non solo per le linee tese e affilatissime, ma soprattutto per il suo animo. Abbraccia le forme scooteristiche pur mantenendo tutti i capisaldi (i principali, almeno) di una moto sportiva: telaio a traliccio, assetto rigido, sospensioni regolabili, cambio a sei rapporti. Vuole staccarsi da tutto e da tutti, distinguendosi all’interno di un mercato che in questi ultimi anni ha visto un incremento considerevole di brand e modelli.

Tale concetto di diversità (o meglio, unicità), che vediamo oggi sul Dragster, non nasce unicamente dalla volontà di proporre qualcosa che si differenzi da ciò che il mercato offre, ma ha origine nei primi anni ’50 dello scorso secolo, quando il genio di Leopoldo Tartarini – papà di Massimo, attuale proprietario e CEO di Italjet – creò questo brand con l’idea di fare qualcosa di unico, anticonformista, che lasciasse il segno…

L’inizio, da una fine

La storia di Leopoldo, ideatore e fondatore del marchio, è stata ricostruita nella terrazza dell’Autodromo di Imola, sede che ci ha accolti per il lancio stampa del Dragster 700, con alcuni dei modelli più celebri da lui ideati. Mi è stata raccontata da un collega che ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona poco prima della sua scomparsa nel 2015.

Nato a Bologna nel 1932, Leopoldo Tartarini ereditò dal padre la passione per i motori e per le competizioni, che lo portarono all’età di 20 anni a conquistare le prime vittorie in alcune gare dell’epoca, come la Milano-Taranto. La carriera di pilota terminò anzitempo a causa di un incidente che lo costrinse a fermarsi per diversi mesi e, nonostante gli sforzi riabilitativi, non riuscì a superare le visite mediche necessarie per riottenere la licenza agonistica federale.

Questo non lo scoraggiò e, affamato di successo e spinto dallo spirito di rivalsa, ideò una sfida a se stesso e alle motociclette dell’epoca: compiere il giro del mondo in sella a una Ducati. I vertici dell’azienda gli diedero pieno appoggio, forti dell’enorme ritorno propagandistico che una tale impresa avrebbe potuto portare al marchio. Così Leopoldo scese in piazza e coinvolse l’amico Giorgio Monetti come compagno di viaggio. I due partirono da Bologna il 5 settembre 1958 e rientrarono esattamente un anno dopo, nello stesso giorno e nella stessa piazza, accolti da una folla di persone.

Il successo, oltre che per Ducati, arrivò soprattutto per lui, che scelse di capitalizzare la sua notorietà iniziando a costruire motociclette. Si mise subito al lavoro per stringere accordi commerciali con MZ, azienda produttrice di motori con sede nella Germania dell’Est, e nel 1960 diede vita (non senza difficoltà) a Italemmezeta, che diventerà poi Italjet.

Il primo grande successo arrivò nel 1964 con il rivoluzionario Mustang SS, che introdusse soluzioni inedite come il telaio a doppia culla rialzata. Il suo spirito visionario portò l’azienda a esportare rapidamente in Europa e negli Stati Uniti, con distributori già in California quando il marchio aveva appena cinque anni di vita.

Negli anni Sessanta Tartarini proseguì lanciandosi anche nel segmento delle “maxi” con la Grifon 650 con motore Triumph, ma non perse di vista scooter e piccole cilindrate. Presentò quindi i ciclomotori pieghevoli Kit-Kat e Pack-A-Way (quest’ultimo esposto al MoMA di New York).

Leopoldo si lanciò anche nel segmento delle minimoto da cross, che formarono generazioni di piloti, e nei modelli da competizione come il Buccaneer 125, dominatore del Campionato Italiano Junior dal 1973 al 1975. Negli anni Ottanta e Novanta Italjet si affermò come laboratorio di design: il ciclomotore Tiffany anticipò il filone retrò; gli scooter Velocifero, Formula, Dragster e Torpedo ridefinirono lo stile urbano e conquistarono mercati internazionali. Nel 1999 Tartarini stupì ancora con la Grifon 900 alimentata da un motore Triumph.

Ieri come oggi: creatività e spirito anticonformista

Il Dragster 700, dicevamo, colpisce subito per il suo design, ma osservandolo da vicino si può apprezzare la cura artigianale delle sue componenti. Le sovrastrutture sono perfettamente raccordate, le saldature del telaio eseguite a regola d’arte e c’è tanto alluminio lavorato: dalle leve alle piastre di sterzo.

Lungo meno di quanto la sua silhouette lasci pensare (2.120 mm), il Dragster 700 è spinto da un bicilindrico parallelo di 692 cc, accreditato di una potenza massima di 68 CV a 8.500 giri/min, con un picco di coppia di 70 Nm a 6.000 giri/min. Buone notizie per i neopatentati: sarà infatti disponibile una versione depotenziata a 35 kW, così da poter essere guidato con la patente A2.

La trasmissione è affidata a un cambio a sei rapporti, con frizione multidisco in bagno d’olio visibile grazie al carter con cover trasparente. Una soluzione che avvicina il Dragster 700 al mondo motociclistico, così come il telaio a traliccio in acciaio che resta a vista al centro della pedana. A sostenerlo troviamo una forcella Marzocchi a steli rovesciati di 50 mm di diametro e un monoammortizzatore Öhlins, entrambi pluriregolabili. Non è da meno il resto della scheda tecnica, che prevede un impianto frenante con pinze Brembo, le quali all’anteriore lavorano su dischi di 270 mm di diametro.

La dotazione è completa e offre due dashcam integrate, una nel frontale e l’altra nel codino, gruppi ottici con luci full LED, comandi al manubrio retroilluminati e sensori per il monitoraggio della pressione degli pneumatici. L’elettronica include ABS e Traction Control disattivabili attraverso il display TFT a colori da 5” con connessione Bluetooth allo smartphone.

Le nostre (primissime) impressioni di guida

Abbiamo avuto occasione di provare il Dragster sul tracciato di Imola, ma i tre giri a disposizione sono risultati appena sufficienti a comprenderne le dinamiche principali, senza poter scendere nel dettaglio come avremmo desiderato.

Partiamo dalla posizione di guida, che, pur con pedane montate esternamente alla carena e comandi in stile motociclistico, offre una triangolazione tipica da scooter. La seduta è piuttosto arretrata, le pedane sono avanzate e il manubrio ricurvo verso il busto del pilota non permette di caricare l’avantreno come si vorrebbe. Posizione a parte, l’assetto piuttosto rigido e la presenza del cambio con frizione riportano la mente a una guida motociclistica. L’erogazione del bicilindrico è piacevolmente pronta ai bassi, offrendo un discreto allungo (seppure paragonato al mondo dei maxiscooter) fino agli alti regimi. Non aspettatevi la spinta di un V4, intendiamoci, ma racchiuso in questo pacchetto il twin ha carattere sufficiente per farci accucciare in carena snocciolando una marcia via l’altra sino alla variante Senna. Pur risultando un procedimento insolito data la seduta, i cambi marcia sono sufficientemente precisi negli innesti anche in fuorigiri e la frizione offre una corretta modulabilità.

A colpire maggiormente è la ciclistica, molto più vicina a quella di una moto. La discesa in piega è rapidissima, l’avantreno è molto svelto e i cambi di direzione avvengono con naturalezza. L’assetto sostenuto di mono e forcella rende quasi nulli i trasferimenti di carico, offrendo una buona stabilità anche in velocità. Il limite emerge però in percorrenza, dove nei curvoni veloci l’avantreno tende un po’ ad alleggerirsi, riducendo la confidenza trasmessa. Un aspetto probabilmente risolvibile agendo sui registri di regolazione delle sospensioni, ma avendo avuto a disposizione un unico turno non ci è stato possibile verificarlo. Più che adeguato l’impianto frenante, che offre modulabilità e grinta sufficiente anche nelle “staccate” in discesa.

Prezzi, disponibilità e versioni

Il nuovo DRAGSTER 700 TWIN Premium Edition, protagonista del nostro rapido test, arriverà sul mercato a gennaio 2026 al prezzo di 13.990 euro franco concessionario.

Due le colorazioni disponibili: rosso/bianco/antracite oppure nero/giallo. La produzione iniziale sarà limitata: è già possibile prenotare il proprio DRAGSTER 700 TWIN Premium Edition sul sito Italjet.

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