Diciotto chilometri di serpentone rosso. Quando la testa del corteo arriva a Riccione, le ultime moto stanno ancora lasciando il Misano World Circuit.

 

Un’immagine da portare con sé a lungo: un corteo che sembra non finire mai attraversa la Romagna come un fiume in piena. E chi è lì in quel momento, in quel gruppo di innamorati, in sella alla propria “rossa”, ha percorso centinaia o migliaia di chilometri solo per farne parte. Gente partita dalla Cina. Motociclisti venuti dall’India. Centodiciottomila presenze in tre giorni, novantaquattro Paesi rappresentati, l’evento biennale della community Ducati che nel 2026 ha assunto una dimensione che magari si poteva prevedere, ma che dal vivo dava la pelle d’oca.

Era il Centenario. E si sentiva.

Il rito biennale

La World Ducati Week esiste dal 1998 ed è sopravvissuta a ventotto anni di cambiamenti radicali nel mercato, nel motorsport e nel modo in cui le persone vivono la propria passione per le due ruote. Non è soltanto andata avanti: è cresciuta costantemente.

Ogni due anni, il Misano World Circuit Marco Simoncelli si trasforma in qualcosa che difficilmente entra in una categoria sola: un po’ fiera, un po’ raduno, un po’ festival. È un pellegrinaggio. La rete mondiale dei Ducati Official Club ha organizzato la discesa verso il circuito romagnolo con la serietà di una spedizione militare: al Centenario ne erano presenti 275. Chi arriva a Misano la prima volta nella settimana del WDW capisce subito la differenza tra un brand che resta prodotto e uno che invece si trasforma in comunità.

D’altronde, al WDW ogni momento è progettato per diventare un’esperienza che rimane. La parata del venerdì pomeriggio, la Race of Champions del weekend, gli incontri con i piloti. E il Centenario è stato l’occasione per alzare l’asticella di ogni aspetto, senza eccezioni.

Cento percento

Nel 2026 il Centenario ha trovato una coincidenza quasi troppo perfetta per sembrare casuale: il Ducati Lenovo Team ha raggiunto le cento vittorie in MotoGP, proprio nel giorno in cui Marc Márquez conquistava il centesimo successo della propria carriera iridata. Accolta con un entusiasmo incredibile nonostante a Borgo Panigale abbiano il lusso di considerare la vittoria non un obiettivo, ma un’abitudine.

Il momento più carico di significato dell’intera tre giorni è stato il sabato sera. Il circuito si è trasformato in un palcoscenico a cielo aperto, con Francesco Pannofino a narrare un secolo di storia. Poi, sul palco, sono saliti gli eroi di quel libro: Carl Fogarty, Troy Bayliss, Casey Stoner, Loris Capirossi. L’applauso è diventato un boato.

Subito dopo, trentasei piloti schierati in pista con le rispettive moto — tra cui Bagnaia, Marc e Alex Márquez, Di Giannantonio, Bulega — a simboleggiare continuità tra epoche non sempre vicine, ma mai noiose. Show con i droni, fuochi d’artificio, musica dal vivo. Un’ora e mezza che ha reso evidente perché questo evento svetti nel panorama del motociclismo mondiale.

Le speciali

Ducati ha celebrato i cento anni non costruendo un monumento, ma una moto: carbonio ovunque, 228 cavalli che diventano 247 in configurazione pista e due soluzioni mai omologate prima su strada. Non tanto un esercizio celebrativo, quanto il tentativo – molto Ducati – di rendere il passato utile al prossimo limite.

La Superleggera V4 Centenario è il pezzo più estremo. Cinquecento esemplari numerati, più cento unità Tricolore. È la prima moto stradale al mondo a montare un impianto frenante con dischi carboceramici e una forcella con foderi in fibra di carbonio di derivazione MotoGP. Con un rapporto potenza-peso tra i migliori nel giro delle omologate per la strada di quel segmento. Il motore è un nuovo Desmosedici Stradale R 1100 da millecentotre cc, 228 cavalli in configurazione standard che diventano 247 con il kit racing. Telaio, forcellone, cerchi e carenatura: tutto in fibra di carbonio. La livrea è la GP26 Rosso Centenario opaco — un rosso scuro, come quello delle origini. La versione Tricolore porta invece i colori della 750 F1 Endurance degli anni Ottanta, in soli cento esemplari. Ventisei acquirenti avranno accesso anche alla MotoGP Experience: una giornata in pista in sella alla DesmosediciGP26.

La Collezione 100 è l’altra faccia della stessa celebrazione: dieci modelli, dieci livree storiche, cento esemplari ognuno per un totale di mille moto. Ogni versione porta la firma di un momento preciso della storia Ducati: la Panigale V4 S 100 ha la livrea della 750 Imola Desmo che vinse la 200 Miglia di Imola 1972 con Paul Smart e Bruno Spaggiari; la Panigale V2 S 100 porta il giallo della 750 Super Sport Desmo con cui Franco Uncini vinse il campionato italiano 1975; la Streetfighter V4 S 100 è in nero e oro come la Darmah del 1979. La XDiavel V4 100 ricorda la leggendaria “California Hot Rod” di Cook Neilson, prima moto italiana a vincere una gara per derivate di serie negli Stati Uniti, a Daytona nel 1977. Lo Scrambler 100 porta la grafica della 250 Scrambler del 1962, il primo modello Scrambler creato su richiesta del mercato americano.

Passato e presente, intrecciati e più vicini che mai.

La Lenovo Race of Champions

La quarta edizione della Lenovo Race of Champions è stata il climax sportivo del weekend. Il format è ormai ben rodato: tutti i piloti in sella alla stessa moto, la Panigale V4 Tricolore allestita in configurazione racing, personalizzata con la livrea del campionato di appartenenza di ciascun pilota e impreziosita dalla testa di sterzo incisa al laser. Sulla stessa griglia piloti MotoGP, WorldSBK, WorldSSP e quelli dei campionati nazionali. Parità di mezzo, differenza di estrazione. La fiera dei punti di forza di ognuno di quei grandi campioni.

La gara, dieci giri, è stata di Nicolò Bulega da inizio a fine. Il leader del Mondiale Superbike ha preso il comando alla prima curva, costruito un vantaggio di oltre un secondo e gestito fino alla bandiera a scacchi con la tranquillità che sfoggia ogni volta tra le curve di Misano. Alberto Surra secondo, Lorenzo Baldassarri terzo dopo un bel duello nell’ultimo giro. Il primo pilota MotoGP al traguardo è stato Pecco Bagnaia, quinto, a sette secondi dal vincitore. Classifica a parte, tutti hanno spinto al massimo, come sempre. Come si fa quando si è Ducatisti veri.

In tutto questo — moto, auto, stunt show, sessioni DRE Academy con DesertX e Multistrada V4 in configurazione off-road, la Ducati First Experience per i bambini, la buonissima e localissima Rustida preparata dai manager di Borgo Panigale — il WDW del Centenario ha fatto sognare, come al solito.

 

Il prossimo appuntamento è il 2028. Sarà un’attesa durissima.

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