Nel panorama motociclistico ci sono sigle che, più di altre, sono riuscite a trasformarsi in vere e proprie icone senza tempo. Tra queste c’è senza dubbio la famiglia CB di Honda, una delle più longeve e rappresentative della storia della Casa giapponese.
Tutto iniziò nel 1959 con la Benly CB92 Super Sport, una moto che contribuì a definire il concetto di “sportiva stradale per tutti”, coniugando prestazioni e affidabilità, facilità di guida e una posizione in sella non estrema. Da allora il marchio CB ha accompagnato oltre sessant’anni di evoluzione motociclistica, attraversando epoche e generazioni senza mai perdere la propria identità.

Negli anni Settanta e Ottanta arrivarono modelli destinati a diventare autentici riferimenti. La CB750F e la successiva CB900F Bol d’Or rappresentarono una nuova interpretazione della maxi naked sportiva, distinguendosi per il motore quattro cilindri in linea, il design pulito e un piacere di guida senza compromessi. Carattere e stile, insomma, destinati a restare impressi nell’immaginario degli amanti delle due ruote.
E proprio la CB750F portata in gara nel campionato AMA Superbike anche da Freddie Spencer – presente tra l’altro a Roma in qualità di special guest durante questo test – è il modello che oggi ispira la nuova Honda CB1000F, una roadster che recupera alcuni dei tratti più caratteristici e raffinati degli Anni 80, trasferendoli su una piattaforma tecnica moderna ed efficace, condivisa con la naked CB1000 Hornet.

Dal punto di vista estetico il richiamo alle CB del passato è lampante sotto numerosi punti di vista: dal serbatoio con linee scolpite al codone squadrato che ne riprende l’impronta, fino al faro anteriore circolare tipicamente Eighties, dotato oggi di luci a LED.
Anche alcuni dettagli, come il doppio clacson posizionato sotto il gruppo ottico anteriore e il terminale di scarico dal disegno a megafono, così come il suo sound ruggente ed evocativo, contribuiscono a rafforzare il legame con un periodo degno di nostalgia. Insomma, i favolosi Eighties, qui, si sentono eccome…
Sotto al vestito vintage batte un cuore moderno
Il motore è un quattro cilindri in linea di 1.000 cm³, con distribuzione bialbero, raffreddamento a liquido e omologazione Euro 5+. Deriva dall’unità equipaggiata sulla sportiva CBR 1000 RR Fireblade degli anni 2017-2019, ma è stato profondamente rivisto per adattarlo a un utilizzo stradale.
È lo stesso motore della CB1000 Hornet, per capirci, ma sulla CB1000F vanta una specifica messa a punto, con una potenza ridotta a 124 CV a 9.000 giri/min e 103 Nm di coppia a 8.000 giri/min. Tra i vari interventi apportati, il lavoro svolto su aspirazione, distribuzione e scarico ha contribuito a definire un’erogazione più corposa nella fascia medio-bassa del contagiri, oltre a quel sound corposo e “meccanico” davvero caratteristico, in grado di solleticare la memoria quanto una hit del periodo.

La ciclistica è ripresa praticamente in toto dalla Hornet: sono identici la parte principale del telaio in acciaio con struttura a diamante (allungato e irrigidito invece il telaietto posteriore) e il forcellone bibraccio in alluminio, così come le sospensioni Showa completamente regolabili e l’impianto frenante Nissin.
All’avantreno troviamo una forcella a steli rovesciati di 41 mm di diametro e una coppia di pinze ad attacco radiale su dischi di 310 mm. Al retrotreno il monoammortizzatore è collegato al forcellone tramite leveraggio e il disco di 240 mm è lavorato da una pinza flottante a singolo pistoncino. L’interasse è di 1.445 mm e l’inclinazione del cannotto di sterzo di 25° proietta un’avancorsa di 98 mm. Il peso dichiarato in ordine di marcia, con il serbatoio di 16 litri completamente pieno, è di 214 kg.
Elettronica evoluta
Se l’apparenza ammicca al passato, l’elettronica è invece ben assestata nel presente. L’alimentazione tramite corpi farfallati ride-by-wire ha permesso di introdurre ben cinque modalità di guida: Standard, Sport e Rain, alle quali si aggiungono le User 1 e User 2 che sono personalizzabili.
Il pilota può intervenire sulla gestione dell’erogazione della Potenza, dell’intervento del freno motore e del controllo di trazione. Ci sono poi l’anti-impennata (disattivabile escludendo il controllo di trazione) e l’ABS. Il tutto è coadiuvato da una piattaforma inerziale a sei assi che implementa la funzione cornering per ABS e TC.
A gestire il tutto pensa un moderno TFT a colori da cinque pollici dotato della connettività Honda RoadSync, che permette di collegare lo smartphone e gestire navigazione, chiamate e musica direttamente dai comandi al manubrio. L’illuminazione è interamente a LED e non manca il sistema ESS, che segnala automaticamente le frenate di emergenza agli altri utenti della strada attraverso il lampeggio simultaneo dei quattro indicatori di direzione. Safety first…
Honda ha inoltre dedicato attenzione anche al tema della sostenibilità, introducendo componenti delle sovrastrutture (tra cui il parafango posteriore e la struttura della sella) realizzati in polipropilene riciclato, una scelta che si inserisce in una più ampia strategia ambientale che Honda sta portando avanti e applicando su più fronti, dai processi produttivi alle applicazioni su tutti i modelli della gamma.
Feeling immediato tra comfort e sostanza
La differenza principale fra la CB1000F e la Hornet, tralasciando le forme, risiede nella posizione di guida. I tecnici hanno infatti ridisegnato il telaietto posteriore, rendendo la seduta più larga, spaziosa e piatta e riducendone la distanza dal suolo di 1,4 cm, raggiungendo così quota 79 cm.
Il manubrio è stato alzato di ben 3,4 cm ed è anche più largo e ricurvo verso il busto di chi guida, privilegiando comfort, relax e offrendo una posizione studiata per non affaticare. Una volta in sella ci si sente ben inseriti, il corpo resta eretto e il manubrio conferisce un buon braccio di leva sulla ruota anteriore.
Toccare terra è semplice nonostante la sella non sia snellissima nemmeno nella parte di giunzione con il serbatoio. Promossa l’abitabilità anche per chi si aggira sul metro e ottanta di statura, al netto di una luce ridotta fra sella e pedane che inviterà invece chi supera il metro e 85 a una posizione delle gambe più raccolta.

La dolcezza del quattro in linea
Il motore ha un’erogazione pastosa e lineare sin dal primo tocco di gas, cresce di giri rapidamente e ha tanta coppia già ai bassi e medi regimi, ma la miglior grinta arriva agli alti, dove il quattro in linea “urla” rabbioso fino alla zona rossa. Presente qualche vibrazioni su manubrio e pedane, che risultano fastidiose solo a regimi elevati: a 130 km/h, ad esempio, il motore gira attorno ai 4.500 giri/min, range nel quale sono più che sopportabili. A queste velocità bisogna fare i conti con un riparo aerodinamico minimo, che rende un po’ più impegnativi i trasferimenti autostradali molto lunghi, dettaglio che chiunque ami le modern classic sa già di dover mettere in conto.
Maneggevole e ben bilanciata, la CB1000F è una moto piacevole da utilizzare sia in città, dove risulta agile e svelta nel divincolarsi fra le auto in coda, che fuori, nei percorsi guidati. La posizione di guida rilassata non spinge ad aggredire le curve, ma a disegnare traiettorie pulite e rotonde usando rapporti alti, sfruttando l’ottima elasticità del suo motore.

Piace l’assetto non eccessivamente rigido delle sospensioni, che digeriscono senza difficoltà buche e sconnessioni pur gestendo in maniera efficace i trasferimenti di carico in accelerazione e frenata. Frenata che è risultata decisamente a punto: entrambi i comandi sono ben modulabili e progressivi nell’intervento, offrendo comunque tanto mordente quando si richiedono decelerazioni repentine.
CB1000F è anche ampiamente personalizzabile grazie a una serie di accessori, disponibili singolarmente o in pack, che possono essere combinati tra loro. Tre i pacchetti proposti dalla Casa: Comfort, con sella ancora più confortevole, adesivi paraserbatoio e manopole riscaldabili. Sport, che aggiunge alla versione base cupolino, griglia del radiatore, tappo di carico dell’olio, tampone paramotore e Quickshifter. E Travel, con borse retrò style dedicate per sella e serbatoio.
Il prezzo? 12.190 euro franco concessionario. In vendita in due colorazioni (Wolf Silver Metallic con strisce blu e Graphite Black con dettagli rossi) e disponibile da settembre 2026, con 6 anni di garanzia Honda. Stay tuned!

Style guide
A prova di caldo
Per affrontare il caldo intenso di Roma e del Lago di Bracciano, sedi della prova della CB1000F, per il nostro tester Riccardo Villa abbiamo scelto un outfit protettivo, ma studiato per affrontare le temperature elevate del periodo.
La giacca Startmotion di Tucano Urbano è realizzata in rete leggera ad alta tenacità con trattamento Water Resistant. Regolabile su collo, bicipiti, avambracci, polsi e fianchi, ha un inserto morbido sul collo per limitare la frizione sulla pelle, oltre a tasche interne ed esterne di diverse dimensioni. Le protezioni removibili Comfort Protection System su spalle e gomiti sono così leggere che non si sentono e non si vedono.
Ideali per i percorsi urbani ed extraurbani le sneakers tecniche Tank WP ANTHRACITE di Stylmartin. Più leggere di uno stivale, ma altrettanto protettive, le Tank sono caratterizzate da tessuto con filato ad alta tenacità e riporti in pelle, fodera impermeabile e traspirante e chiusura facilitata con zip YKK e lacci. La suola vanta il nuovo sistema city grip. Inoltre, le protezioni interne ai malleoli in D3O® e PU su entrambi i lati e il paracambio in pelle rendono la scarpa performante, ma confortevole anche quando il caldo si fa sentire.
A tema vintage, poi, il casco BULLITT GT 2026 LANE NERO/BIANCO di Bell, evoluzione moderna del leggendario Bell Bullitt. Progettato per gli appassionati della guida su strada, Bullitt GT fonde uno stile senza tempo con prestazioni all’avanguardia. Vanta una calotta in fibra di vetro composita ed è dotato di una nuova guarnizione della visiera per una migliore tenuta, una nuovissima presa d’aria richiudibile per un flusso d’aria adattabile, un sistema di rimozione della visiera che non richiede attrezzi e interni antibatterici rimovibili e lavabili aggiornati per semplificarne la manutenzione.



































