Ogni generazione ha i suoi idoli.
Alcuni resistono, altri svaniscono come poster scoloriti al sole. Cambiano i gusti, si trasformano i linguaggi, ma resta immutato il desiderio di avere qualcuno – o qualcosa – da guardare con ammirazione. Qualcuno da seguire, anche solo per un tratto di strada.
Settembre è un mese di ritorni, ma anche di riletture. Di quello che eravamo, di quello che vogliamo diventare. E allora ci chiediamo: oggi, chi sono i nostri IDOLS? Sono ancora figure lontane e irraggiungibili? O sono più vicini, più veri, più vivi di quanto immaginiamo?
Nel nostro mondo – fatto di auto e moto, ma anche di sguardi, di musica, di traiettorie – gli idoli non sono solo persone. Sono mezzi che hanno lasciato un segno, silhouette che riconosci anche al buio, motori che suonano come una firma. Ma sono anche gesti. Modi di guidare. Di viaggiare. Di abitare lo spazio e il tempo.
Ci sono itinerari che portano con sé un’aura mitica. Strade percorse dai nostri idoli, che ripetiamo come pellegrinaggi laici. Ci sono luoghi che diventano simboli: perché li abbiamo visti in un film, perché ci abbiamo sentito un brano che ci è rimasto nel cuore, perché qualcuno ce li ha raccontati e li abbiamo tenuti da parte, come promesse. O, semplicemente, perché custodiscono tutta l’energia delle nostre passioni.
Il viaggio, in fondo, è sempre una ricerca. Di un altrove, certo. Ma anche di un’ispirazione.
E poi la musica. Sempre lei, ovunque si vada. Un motore per niente immobile, un brodo primordiale di idoli e un iperuranio dal quale attingere le colonne sonore della vita. Perché ogni viaggio – in auto, in moto, nella testa – ha bisogno della traccia perfetta. Dai riff che aprono la strada, al beat che scandisce i chilometri. Dalle canzoni da cantare forte con i finestrini abbassati, ai vinili che riportano in vita le estati del passato. La musica è un archivio di idoli: voci che diventano familiari, storie che continuano a parlarci anche se le abbiamo vissute.
C’è qualcosa di profondamente idolatrico nell’atto di scegliere un mezzo, un disco, una destinazione. Non per apparire, ma per dichiararsi. Ogni oggetto che amiamo – una giacca consumata, un casco aerografato, una cartina spiegazzata, quella moto che tanto abbiamo desiderato per sentirci più fighi – è un idolo silenzioso. Una bandiera. Un modo per dire: io sono questo.
E poi ci sono le persone, certo. Quelle che fanno le cose per prime, o le fanno meglio. Quelle che cambiano le regole senza chiedere il permesso. Che si muovono con un’attitudine precisa: quella di chi non copia, ma inventa. Di chi si sporca le mani. Di chi non cerca l’effetto, ma la sostanza. Piloti, designer, musicisti, viaggiatori, stilisti, outsider. Persone che hanno lasciato un segno. E che magari lo stanno lasciando adesso, sotto i nostri occhi.
Questa issue è per loro. Per i grandi e piccoli IDOLS che popolano il nostro immaginario. Per quelli che ci hanno svelato una passione. Per quelli che hanno ispirato uno stile. E anche per quello che oggi, magari, siamo diventati noi per qualcun altro – senza nemmeno accorgercene.
Settembre ci invita a scegliere chi vogliamo guardare. Ma anche a capire chi vogliamo essere.



