La storia di certe macchine è come il tema della maturità: titolo e svolgimento. Ti impegni, butti giù il tuo capolavoro migliore, che avrà più o meno fortuna. Ma quando scrivi l’ultima parola e consegni, c’est fini. Non si torna più indietro, non c’è un altro capitolo da aggiungere. Non è sempre così, per fortuna. Ci sono storie che dopo l’epilogo, magari trascorso qualche anno, rivivono di nuova linfa. Un po’ come capita alla Lamborghini Diablo, che negli anni Venti un po’ pazzerelli dell’automotive rinasce, riveduta e corretta, grazie all’idea visionaria di Emanuel Colombini.

A inizio anni Novanta un giovane di San Marino, immerso nella tranquillità secolare di una delle più antiche repubbliche del mondo, resta folgorato davanti a una Lamborghini Diablo. Non era una macchina qualsiasi: era il simbolo di un’epoca, un urlo di libertà e audacia su quattro ruote, l’incarnazione della promessa che la vita poteva essere vissuta al massimo, senza mediazioni.
Mentre i suoi coetanei appendevano poster alle pareti o collezionavano modellini, Emanuel sognava di toccare quel mito con mano, di trasformarlo in qualcosa di concreto. Con il tempo il ragazzo cresce, diventa imprenditore di successo nel mondo dell’arredamento, presidente della Camera di Commercio di San Marino, uomo capace di intrecciare relazioni internazionali, ma con il cuore sempre ancorato a quel primo sguardo alla Diablo. Fino a porsi la fatidica domanda provocatoria: “Come sarebbe la Diablo se fosse stata progettata oggi, senza i compromessi tecnici e le limitazioni estetiche di allora?“.
Da questa riflessione è nata la visione di un restomod che superasse la semplice nostalgia, unendo il cuore pulsante di un classico con le prestazioni, i materiali e la tecnologia di una hypercar del XXI secolo.
Quel sogno, coltivato per decenni, un giorno si è trasformata in Eccentrica: un progetto che non si limita a restituire bellezza a un’icona, ma la reinventa, la trasforma in un’opera d’arte meccanica e vivissima.
La Diablo: un mito sospeso tra tempo e memoria
Per comprendere la portata del progetto, occorre tornare al 1990. La Lamborghini Diablo nasce come erede della Countach, destinata a incarnare l’ultima frontiera della supercar analogica. L’auto promette velocità inaudite e proporzioni impossibili: 325 km/h, design firmato da Marcello Gandini, interni spaziali e un carattere indomabile.
Non si può parlare della Diablo senza evocare proprio la figura di Gandini, il genio torinese che aveva già concepito capolavori come Miura, Countach e Stratos. Gandini disegna con la precisione di un chirurgo, tracciando linee come fendenti e creando proporzioni che sfidano la logica e la gravità.
Se la Countach è la sua opera più iconica, un’astronave scesa sulla terra, un oggetto impossibile che ridefinisce la supercar, la Diablo rappresenta invece un compromesso tra la visione più audace del Maestro e le esigenze della Chrysler, proprietaria pro-tempore del marchio. Alcuni tratti sono stati addolciti, la purezza originale leggermente compromessa. Ma a parte il parallelo con l’illustre progenitrice, resta comunque un’auto dei sogni, quella che scuote l’immaginario collettivo e che, negli anni, diventa un mito sospeso. Troppo giovane per essere considerata classica, troppo selvaggia per essere accettata nel moderno circuito delle hypercar, rischiando così di scomparire nella memoria di chi l’ha amata. Una vettura sospesa, dicevamo, e Colombini vede in questa sospensione l’opportunità di una rinascita: non vuole restaurare, vuole trasformare, dare nuova vita alla Diablo e al tempo stesso rispettare la sua anima.
Un’impresa che richiede visione, coraggio e dedizione totale.
La Dolce Vita in un restomod
Nel velocissimo mondo dell’automotive di oggi, il termine restomod è passato in un lampo da folgorazione geniale a quasi un cliché. Singer con la 911 o Rod Emory con le sue 356 Outlaw, Thornley Kelham con l’Aurelia Fuorilegge. E poi ancora alcuni protagonisti di questa rubrica, come Luca Betti con la sua Kimera EVO37 o ancora Carlo Borromeo, una delle firme stilistiche più autorevoli del fenomeno grazie al suo zampino in progetti come la Delta Futurista, la 928 di Nardone e pure l’Eccentrica di cui trattiamo questo mese. Non è quindi facile distinguersi in un panorama che si è affollato molto velocemente: cosa avrà mai questa Diablo rivisitata in più delle altre?
Sicuramente il punto di partenza: non nasce per seguire una moda, ma da un atto di passione pura, una dichiarazione d’amore per un’epoca. Scelta perché incarna la perfezione imperfetta di un tempo in cui guidare era ancora arte e sfida, prima del collettivo asservimento agli ausili alla guida. Da toccare con rispetto, quindi. Il team di BorromeodeSilva ha lavorato con meticolosità, onorando la purezza dell’originale e al tempo stesso reinterpretando forme e proporzioni.
Il risultato è un equilibrio quasi poetico: la Diablo è immediatamente riconoscibile, eppure nuova. Ogni dettaglio racconta storia e contemporaneità, come un affresco restaurato con mani delicate. Guardare una Eccentrica V12 significa riscoprire un amore antico, ma in una nuova forma.

Il cofano anteriore è più affilato, i fari sostituiscono il meccanismo a scomparsa con soluzioni più moderne. Le prese d’aria scolpite suggeriscono aggressività e funzionalità, mentre le proporzioni sembrano respirare tra passato e presente. Dentro l’abitacolo, pelle e Alcantara si fondono con titanio e tecnologia avanzata: ogni dettaglio invita a guidare, a sentire, a partecipare. L’esperienza è immersiva, totalizzante, quasi cinematografica.
Il motore, poi, è anima e cuore. Il V12 aspirato da 5,7 litri è sempre lui, nessun trapianto forzato. È stato però aggiornato e porta la potenza a 550 cavalli. Nessuna scorciatoia turbo, non c’è elettrificazione: solo pura essenza meccanica. Le sospensioni semi-attive equilibrano comfort e performance, i freni Brembo garantiscono controllo assoluto. Ma ciò che rimane è la sensazione di connessione diretta con la strada, di coinvolgimento totale. Il cambio manuale a sei marce poi, con la sua griglia metallica, diventa a sua volta simbolo di questa filosofia: guidare non deve essere necessariamente semplice, è un atto creativo.
D’altronde, a seguire lo sviluppo di questa vettura come advisor, c’è un signore che all’anagrafe fa Maurizio Reggiani, di casa a Sant’Agata Bolognese per quasi trent’anni. Uno che quella vettura lì l’ha vista prendere vita in catena di montaggio e fare i collaudi di fine linea su qualche stradina intorno alla fabbrica, con al volante un’altra conoscenza di queste pagine, Valentino Balboni.
Insomma, che le buone intenzioni ci siano tutte non è in discussione. Così come non è in discussione l’interesse del mercato, nonostante un prezzo (in linea con la concorrenza) che eccede abbondantemente il milione di euro se ci aggiungi anche la donor car. Su 19 esemplari previsti di questa primigenia versione coupé, ben 13 hanno già un nome e cognome da mettere sul libretto. Compresa l’ultima arrivata, che da San Marino si è svelata, nera come la notte, nel posto più giusto per questo genere di operazioni: la Monterey Car Week.

Titano, sfida estrema e omaggio alla terra natia
Fibra di carbonio a vista, ala posteriore fissa, interni alleggeriti. È la Diablo trasformata in pura esperienza da pista, un’auto che esprime forza, carattere e libertà senza compromessi. Capace, pur essendo immediatamente riconoscibile come una figlia del progetto di Colombini, di stupire ancora una volta in un posto dove, per lasciare la gente a bocca aperta, bisogna veramente esagerare.
Emanuel ha scelto The Quail, a Motorsports Gathering, perché le sfide gli piacciono. Sì, la più esclusiva e inarrivabile vetrina dove lanciare la Eccentrica V12 Pacchetto Titano, un’auto per pochi, nel giorno in cui poco più in là la stessa Lamborghini svelava l’ultima delle sue Few Off, la Fenomeno. O dove Gunther Werks presentava una Porsche da 1.000 cavalli.
So what? Anche il pubblico difficile del Quail Lodge di Carmel-by-The-Sea ha alzato i pollici: l’Eccentrica non è solo bellezza, è dichiarazione di intenti. A partire del nome, la cui scelta non è per nulla casuale. La piccola repubblica di San Marino, accoccolata appunto al Monte Titano che è pure patrimonio dell’Unesco, con la sua storia di indipendenza e autonomia, diventa un elemento di sostanza del progetto e della storia di Eccentrica.
Ogni esemplare porta con sé un pezzo di questa terra: piccola, ma orgogliosa, irriducibile. L’auto diventa ambasciatrice culturale, simbolo di coraggio e creatività. E anche di esclusività, che per una volta non è ostentata, oltre le righe, cafona. Elegante e frizzante come può esserlo l’alba sul Monte Titano, quando le tre torri medievali Guaita, Cesta e Montale vengono illuminate dai primi raggi.
Dallo stand bianco e imponente di The Quail l’ultima iterazione dell’Eccentrica guarda e attende, silenziosa ma pronta a urlare. Basta un niente perché il V12 prenda vita ed esploda in un boato che inizia baritonale e poi diventa acuto. Chissà come deve essere al volante quando ogni cambiata, ogni curva, ogni accelerazione diventa un momento quasi cinematografico, un frammento di Dolce Vita su quattro ruote.

Make la Vita Dolce Again
Già, la Dolce Vita. Termine un po’ abusato, se vogliamo. Lo attacchi ad un oggetto qualsiasi e subito ti immagini Anitona Ekberg che chiama dalla Fontana di Trevi. Immagine contestualizzata, in bianco e nero, anni Sessanta. E invece no, come avete letto nell’editoriale la Dolce Vita è un concetto in evoluzione, da aggiornare. Fuori la Triumph TR3 del Marcello nazionale, dentro una supercar dei gloriosi nineties riveduta e corretta secondo la ricetta di Colombini.
Perché Eccentrica incarna lo spirito della Dolce Vita più di quel che pensate. Non si tratta di lusso ostentato, ma di piacere intenso, visivo, tattile e uditivo. Il rombo del V12 diventa colonna sonora, le curve – che siano i tornanti di San Marino o quelle che fanno da cintura alla Carmel Valley – diventano ambientazione da lungometraggio. Ogni chilometro è esperienza, ogni colpo di pedale è emozione. E ogni sosta, per un hamburger da In-N-Out o un caffè sul litorale romagnolo, ci ricorda che il bello e l’estremo possono coesistere.
La V12 di Eccentrica non è solo un’auto: è poesia, cultura, passione e identità. Da San Marino alla conquista del mondo intero, tra passato e futuro, tra mito e realtà, col vee twelve di Sant’Agata che ulula sotto il sole.
E dopo? Se state pensando che uno come Colombini, per quel poco che avete letto qui, difficilmente si fermerà alla Diablo… beh, avete vinto una Goleador. C’è ancora tanto da dire e da fare su questo progetto, ad esempio togliendo il tetto, così come ci sono ancora tanti altri tori di Sant’Agata – un po’ dimenticati – da stuzzicare. Nessuno spoiler, ma il sorriso sornione di Emanuel mentre te lo dice fa pensare che non ci sia molto da aspettare.
















