Se anche voi come noi di Wheelz vi siete appassionati all’avventura africana di Andrea “Crazy Vigno” Vignone partita da Tangeri a fine gennaio (QUI vi abbiamo raccontato come tutto ha avuto inizio), sono certo che non vedevate l’ora di godervi la seconda parte del report sulle ultime, incredibili tappe della sua Africa Eco Race attraverso Mauritania e Senegal. E quindi, eccoci qui!
Eravamo rimasti in Marocco, al giro di boa della gara, con Crazy Vigno, come sempre sostenuto da Sponsorizza Passioni, il progetto di Escort Advisor che supporta le passioni degli italiani, che aveva preso un buon passo nonostante le difficoltà della sua prima competizione africana, tra cadute potenzialmente rovinose, stracci usati come filtri di fortuna e invasioni di cavallette (sì, avete letto bene. E se non vi ricordate com’era andata, potete scoprire tutto sulle tappe marocchine QUI).
A Dakhla la carovana si ferma per un giorno, un agognato rest day che per i piloti della malle moto, in particolare, significa “manutenzione straordinaria”: cambi olio e filtri, sostituzione della frizione, controllo millimetrico di tutte le viterie e riparazioni un po’ più accurate rispetto a quelle “desertiche”, fatte a giri di scotch americano, miracoli e buona volontà.
Il rest day è anche il momento in cui si lega di più: non c’è l’assillo del cronometro, si lavora, certo, ma intanto si ride, si scherza e ci si raccontano le impressioni di gara. È qui che si diventa fratelli. E poi, se avanza tempo, si cerca anche di riposarsi in vista delle fatiche dei giorni successivi. Domani la carovana farà il suo ingresso ufficiale in Mauritania. Si preannuncia una settimana dura e tutti ne sono consapevoli.

Dakhla-Chami: sulle sabbie della Mauritania
Si parte freschi per questa prima tappa di quasi 590 chilometri, dedicata principalmente al trasferimento e al passaggio del confine tra Marocco e Mauritania. Ma signori, siamo all’Africa Eco Race. E qui anche le giornate apparentemente più gestibili, possono nascondere insidie non indifferenti.
Prendiamo la speciale: soli 153 km, certo, ma costellata di passaggi sabbiosi e piste parallele che hanno creato non poche difficoltà di navigazione ai piloti. L’ha spuntata Gaultier Paulin su Yamaha, che ha dimostrato che la sua classe si fa valere anche fuori da una pista di Supercross.
Andrea è uno da veloce. Lui e Ramona, la sua Gas Gas ES 700 preparata da Motosystem, sulle piste sabbiose se la cavano alla grande e la tappa sembra disegnata apposta per loro. Fin qui tutto bene, direbbe qualcuno. Non sappiamo se uno stivale completamente inzuppato d’olio a causa di una perdita possa fare effettivamente parte di quel bene. Ma ad Andrea piacciono le sfide, o non sarebbe qui. Stasera, al bivacco, avrà anche questa occasione per mettere alla prova il suo ormai proverbiale ingegno…

Chami–Aidzidine: la Mauritania presenta il conto
Avete idea di cosa siano 462 chilometri di speciale cronometrata, senza trasferimenti o pause? Prendete il caldo opprimente, una serie irragionevole di erg di dune, una dose di tempeste di sabbia, un pizzico di erba di cammello e navigazione complicata quanto basta. Shakerate il tutto e avrete una vaga immagine di ciò che può offrire una gara africana in una sola tappa.
Colpi di scena a non finire nella classifica generale, con Jacopo Cerutti (uno dei favoriti alla vittoria finale) che si perde e finisce la benzina. Kevin Gallas che vince la giornata e si prende la prima posizione, mentre Lepan scivola al nono posto dopo aver comandato nei giorni precedenti.
E Andrea? Prova difficilissima per lui. Durante la diretta social della scorsa settimana (a proposito, continuate a seguirci sui profili di Wheelz e Crazy Vigno, il prossimo appuntamento sarà dedicato alle impressioni post gara!) ci ha raccontato che è stato a un passo dal gettare la spugna. Perché?

Problema numero 1: cosa fareste voi se improvvisamente, nel bel mezzo del niente, il navigatore della moto andasse in tilt e nessuno dei vostri tentativi di “rianimazione” dell’aggeggio in questione sortisse alcun effetto? Bè, vi raccontiamo cosa ha fatto Andrea, ovvero l’unica cosa sensata: ha chiesto informazioni. Facile no? Bè certo, lo è quando non sei nel deserto. Qui, invece, ritrovare la strada può essere solo il frutto di una propizia serie di eventi. Tipo, dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto di ritrovare qualche traccia, intravedere in lontananza una baracca. Poi, avere la fortuna di trovare in quella baracca un’anima viva. E, non ultimo, avere ancora a disposizione una barretta energetica da barattare in cambio di indicazioni.
Tutto qui? Eh no. Perché di lì a poco arriva anche il problema numero 2: le dune mauritane. Magiche, interminabili ondulazioni di sabbia dal fascino eterno, modellate e plasmate dai venti, in cui una moto può piantarsi in mille e mille modi diversi, fiaccando il fisico e la testa nel tentativo di tirarla fuori. Ed è esattamente quello che è successo al nostro Andrea e alla sua spalla dolorante (a proposito, sulle quelle dune Crazy Vigno non lo sapeva ancora, ma a seguito della caduta nella seconda tappa Bousaid-Tagounite, in Marocco, ha riportato una frattura plurivettoriale della scapola sestra – ndr).
La conseguenza? 9 ore. 9 interminabili ore di gara. Roba da masochisti. Arrivato al bivacco col buio, Andrea non ha nemmeno la forza di spogliarsi e montare la tenda, tantomeno di mettersi a tagliandare Ramona. Con l’abbigliamento da gare e gli stivali ancora addosso, si accampa sotto le tende dell’organizzazione, costruendosi una sorta di “rifugio” di fortuna con alcuni tavolini, e crolla. Una non-scelta che però si rivelerà provvidenziale: nella notte, infatti, un vento improvviso e fortissimo porterà via una ventina di tende, tormentando il riposo degli altri piloti.
Sarà la seconda sliding door della sua avventura. Perché il giorno dopo è riposato e di nuovo determinato a portare a casa questa AER.

Aidzidine-Aidzidine e l’anello di sabbia
La sabbia della Mauritania continua a mietere “vittime”: si incolla letteralmente alle ruote rendendo la guida dispendiosa. La tappa ad anello che parte e ritorna a Aidzidine prevede 490 chilometri, di cui ben 415 di prova speciale, tra dune soffici come farina, wadi e pietraie.
Crazy Vigno invece sembra rinato: la spalla resiste, la schiena pure, Ramona non perde un colpo. Un piccolo imprevisto con la benzina lo rallenta, ma il nostro novello McGyver non si perde d’animo, risolve il problema e raggiunge il bivacco alle 17.00, in netto anticipo sulle più rosee previsioni. Finalmente un po’ di respiro, una doccia rigenerante, una sistematina veloce alla fida Gas Gas 700 e una notte tranquilla in vista di un’altra tappa croccante. Ah, ok soffrire, ok la stanchezza, ok gli imprevisti, ma il nostro Vigno intanto consolida un grandissimo 3° posto di categoria!

Navigando tra le dune da Aidzidine-Ouad Naga
Anche oggi una bella scarpinata di 490 chilometri, di cui 426 di prova speciale. Ennesimo ribaltone alla classifica, con Lepan che si prende il primo posto, seguito da Kevin Gallas, mentre Paulin scivola al terzo posto e il nostro Marini perde ogni velleità di vittoria dopo essere rimasto bloccato sulle dune.
Le coreografiche dune bianche e rosse, le piste sabbiose velocissime ai margini della savana e un paesaggio magico hanno conquistato anche il nostro Crazy Vigno, che dopo i primi due difficili giorni in Mauritania inizia a prendere un ritmo costante tra velocità e navigazione, che gli permette di superare diversi piloti, divertirsi e arrivare al bivacco addirittura alle 16. Nel frattempo, continua la sua opera di collaudo dell’ottimo Airbag Tech Air Offroad di Alpinestars, testato anche oggi con un paio di cadute… Ma giunti a questo punto, il deserto per Crazy Vigno non ha più segreti!

Ouad Naga-Ouad Naga: l’ultima grande salita
Ultima speciale “lunga” alla AER. 470 chilometri, di cui 445 di speciale ad anello, da bivacco a bivacco. Secondo la direzione di gara dovrebbe essere una delle più difficili di questa edizione. E infatti…
Succede di tutto (tranne le cavallette, ma quelle le avevamo già viste) con un grosso errore di navigazione indotto dal roadbook che coinvolge tutti i primi piloti. Gente che si perde, gente che impreca, gente che chiama la mamma piangendo… Ok, stiamo esagerando, ma non poi così tanto.
In tutto ciò Paulin e Gallas approfittavano dell’elicottero che indica la retta via e vanno a vincere la tappa, sorpassando Lepan & company (che sporgeranno poi reclamo) e rimescolando di nuovo la classifica. E il nostro Andrea? Ormai lui è un pilota fatto e finito: veloce e costante nella navigazione, non sbaglia un colpo, tanto da sorpassare diversi concorrenti più scafati di lui nel decifrare le indicazioni del roadbook.
Il feeling con la sua moto è totale anche se, come in tutte le coppie che funzionano, non manca qualche piccola incomprensione. E infatti, a tre chilometri dall’arrivo finisce la benzina (ma si sa ormai, Ramona non è di poche pretese…). Sistema brillantemente l’intoppo, arriva al traguardo e (rullo di tamburi) PRIMO POSTO DI CLASSE della tappa! A Dakar mancano due giorni, ma chi glielo dice adesso che tra poco si torna a casa?

E finalmente il Senegal!
475 chilometri aspettano i nostri eroi. Solo 131 di speciale, ma sono quelli che decideranno le sorti di questa Africa Eco Race sul filo del rasoio. Non mancano i colpi di scena, con Paulin velocissimo che si porta in testa, seguito da Wideman e Botturi sul traguardo. Il francese se la gioca sui centesimi con il compagno Gallas, che arriva sul traguardo con un vantaggio di appena 41” e vince la sua prima Africa Eco Race!
Il nostro Andrea è un bambino al parco giochi. “Mi sono divertito un sacco!” le prime parole appena tolto il casco a fine speciale. Stavolta ha tirato il collo a Ramona come mai prima e ha testato per l’ennesima volta l’airbag dopo un high-side ad alta velocità. 100 chilometri full gas, completamente immerso nell’atmosfera del Senegal. Paesaggi completamente diversi dalla sabbiosa Mauritania, pittoreschi paesini e bambini festanti ovunque. Qui sembra davvero di essere tornati alle Dakar degli Anni 80.
La sua espressione all’arrivo della tappa è eloquente, con un sorriso da un’orecchio all’altro e l’entusiasmo che cancella stanchezza e dolori. Ormai siamo alla fine, i giochi sono fatti, la classifica dice che il nostro Crazy Vigno si porta a casa, oltre alla medaglia di Finisher, un 3° posto di categoria e un 34° assoluto in una delle gare più massacranti al mondo.
I nostri super complimenti vanno anche al suo amico Stefano Dogliotti, che alla sua prima AER porta a casa un grandissimo 18° posto assoluto. Manca solo un dettaglio perché tutto sia perfetto: Dakar!
Il sogno del Lago Rosa di Dakar
E così eccoci. Siamo alla fine di questa magica avventura. Finita la sfida agonistica, oggi è il giorno in cui si celebra il lato romantico della gara. Un facile trasferimento di 246 chilometri e una divertente passerella di 22 km sul mitico Lago Rosa.
Andrea “Crazy Vigno” Vignone ce l’ha fatta. Ha raggiunto Dakar, coronando il sogno che cullava fin da bambino. Non sono mancate le difficoltà, la stanchezza, i dolori, gli imprevisti. Finalmente è riuscito a farsi visitare seriamente la spalla e com’è andata lo sapete già. Andrea ha portato avanti e finito una gara come l’Africa Eco Race con una frattura, a colpi di lucidità mentale e determinazione.
Chi l’avrebbe mai detto quella sera al bivacco di Tagounite che sarebbe riuscito a continuare? E invece ha stretto i denti ed è arrivato sul Lago Rosa. Chissà perché, conoscendolo, abbiamo tutti l’impressione che da queste parti lo rivedranno presto a cavallo della sua Gas Gas 700 rossa fiammante con la livrea Escort Advisor.














