Ci sono i surfisti che cavalcano le onde. Ci sono i rider che si lanciano lungo pendii da brivido su bici da downhill. Ci sono squinternati (non saprei definirli in altra maniera) che si tuffano da dirupi con una action cam in mano. Ci sono piloti di enduro che affrontano mulattiere e pietraie impestate come se fosse la cosa più naturale del mondo.

E poi c’è Crazy Vigno, al secolo Andrea Vignone. Lui dev’essere una specie di essere mitologico, perché è tutte queste cose messe assieme. E visto che c’era, ha pensato di aggiungere alla lista delle pazzie anche una gara di moto estrema nel deserto. Il soprannome? È abbastanza eloquente di per sé, ma per citare quanto ci ha detto “hanno iniziato a chiamarmi così più o meno tra i 12 e i 13 anni, perché ero un po’ matto. Adesso sono cresciuto e ho messo giudizio, però un tocco di sana pazzia è rimasto”.

Un’altra cosa un po’ pazza? Tra i brand che campeggiano sulla livrea della sua moto da gara c’è Escort Advisor. State pensando anche voi quello che ho pensato io, vero? La mente vola subito lì, alla mitica BMW di Gaston Rahier che imperversava nel deserto con la livrea Playboy negli Anni 80. In questo caso non è un tributo studiato a tavolino, ma una pura coincidenza, ma tant’è.

“Lavorando nella comunicazione conosco diverse aziende che mi aiutano nei miei progetti e da due anni mi affianca come main sponsor Sponsorizza Passioni, il programma di Escort Advisor che supporta le passioni sportive di atleti italiani. Con loro ho coronato il sogno di correre la 6Days l’anno scorso”.

 

Chissà se si farà crescere anche un bel paio di baffoni, come il vecchio Gaston…

Ma riavvolgiamo velocemente il nastro. Andrea nasce nel 1993 e prima ancora di imparare a camminare il papà lo mette su una moto. Passione che i due continuano a condividere ancora oggi, tra cross ed enduro. Crescendo il nostro Andrea si avvicina anche ad altri sport, come snowboard, surf, tuffi e, soprattutto, la mountain bike. Anzi, più precisamente la più adrenalinica delle discipline ciclistiche: il downhill. Nomen Omen.

E al nostro, il manico non manca, ci sa fare. È veloce. Purtroppo però il downhill, oltre che spettacolare, è anche pericoloso. E Andrea lo sa bene. Nel 2017 una rovinosa caduta gli causa un bruttissimo infortunio al braccio, con il rischio addirittura di perderlo. Una persona comune si sarebbe fermata un attimo, forse si sarebbe dedicata ad attività meno estreme, che so, il calcio balilla, il biliardo. Ma lui è Crazy Vigno e quell’episodio, invece di fermarlo, alimenta ancora di più il fuoco della passione. Quindi, fa di più.

Andrea capisce che quella non è solo la sua passione, ma la sua vita. E riesce a renderla un lavoro. Eh sì, perché nel frattempo ha abbracciato la carriera di fotografo e videomaker. E riesce a farla collimare perfettamente con l’amore sfrenato per la moto. È come vincere la lotteria. Scatta foto, gira video, ma con una prospettiva completamente diversa: quella del pilota.

Nel frattempo continua a correre in moto alternando cross ed enduro, soprattutto quest’ultimo. Diventa testimonial Gas Gas per l’Italia. Decide di passare dalle leggere mono specialistiche alla più potente Gas Gas ES 700. Con Ramona, è così che l’ha chiamata affettuosamente, partecipa nel 2024 a una delle gare più massacranti del circuito hard enduro, l’Erzberg Rodeo, un vero e proprio gioco al massacro già con una moto da 100 chili, figuratevi con una bestia da 150 e 73 cv. L’esperimento riesce, Andrea si diverte e allora sai che c’è? Decide di partecipare con la stessa moto anche alla Six Days svoltasi nel 2025 a Bergamo, patria dell’enduro. E anche in questo caso, la porta a casa.

Merito anche del supporto di Stefano Dogliotti, amico fraterno e titolare della concessionaria Motosystem di Cairo Montenotte. Ed è proprio con lui che partorisce l’ennesima idea folle. Partecipare ad una gara di rally nel deserto. Ma non una qualsiasi, bensì quella che ripercorre la mitica rotta per Dakar. L’Africa Eco Race.

“Era da un po’ di anni che Stefano aveva in testa quest’idea di fare l’Africa Eco Race, ma non aveva mai trovato nessun pazzo che volesse accompagnarlo in questa follia. Il pazzo alla fine l’ha trovato e visto che quest’anno fa 40 anni abbiamo deciso che potesse essere il regalo giusto… Così ci siamo iscritti”.

E se arrivati fin qui vi state chiedendo perché vi abbiamo presentato questo giovane pilota “con il minimo alto”, la risposta è servita. Noi di Wheelz seguiremo Andrea durante quest’avventura africana tappa dopo tappa, anche con qualche aggiornamento live. Segnate a calendario: il 25 gennaio alle ore 18:30 faremo una diretta Instagram con lui. La potrete seguire dal profilo di Wheelz e quello di Crazy Vigno.

Tornando a noi e all’avventura di Andrea all’Africa Eco Race, vi starete probabilmente chiedendo perché proprio questa gara e non il Dakar Rally.

“Abbiamo scelto l’Africa Eco Race principalmente perché ricalca il percorso della vecchia Parigi Dakar con arrivo sul lago Rosa e mantiene il fascino delle prime gare dei pionieri del deserto. Poi perché come impegno economico e logistico, pur se importante, non è al livello della Dakar attuale. Per iscriversi non è obbligatorio partecipare precedentemente a gare come il Rally del Marocco o la Baja Aragon, che avrebbero aumentato esponenzialmente i costi dell’operazione. Last but not least, posso correre con la mia amata Ramona in quanto non c’è il limite di cilindrata a 450 cc come alla Dakar”.

La differenza tra le due c’è e si percepisce, ma quello che non cambia è il grado di preparazione per affrontare un’impresa del genere. Andrea lo sa ed è per questo che si è saggiamente messo nelle mani di chi ha qualche chilometro di esperienza in più in termini di rally e di deserto. Si iscrive così al Bottu Training, sessione di allenamenti organizzata da Alessandro Botturi, per imparare a padroneggiare il roadbook e navigare nel deserto.

“E per calarsi maggiormente nella parte, ho pure dormito in tenda nel parcheggio invece che in hotel, visto che alla AER parteciperò nella categoria Malle Moto” (la categoria di quelli veri, senza assistenza, ndr).

Voi che ci leggete e siete già padroni di questa materia, sapete che negli sport motoristici, nonostante ogni pilota gareggi in competizione contro gli altri, c’è di fondo un enorme senso di supporto reciproco e di rispetto. E questo è uno dei valori più grandi di cui possiamo essere fieri. Valori che permettono a piloti come Andrea di affacciarsi ad una nuova avventura con consapevolezza, tecnica e nozioni che arrivano da chi ha esperienza da condividere.

Dinamiche che, nonostante io sia un fiero maschio alpha con la barba lunga, mi fanno sempre scendere una lacrimuccia. Così come mi ha fatto venire gli occhi lucidi da “nostalgia canaglia” vedere Ramona, la moto di Andrea, con le grafiche per l’AER.

Da grande appassionato, non posso che sentirmi gasatissimo dalla partecipazione di Andrea a questa competizione. Ma allo stesso tempo, memore di tutte le volte in cui mia madre era pronta ad aspettarmi con il battipanni in mano, una domanda mi è sorta spontanea: “come hanno reagito i tuoi quando gli hai detto che ti eri iscritto alla AER?”.

“Eh, la mamma ha fatto la mamma, ovviamente. Preoccupatissima, ma tanto sa che una volta che mi metto una cosa in testa la faccio. Il papà invece un po’ si è commosso: mi ha detto di farla, di gestirmi e non esagerare, ma è stato contento della mia scelta. Anche perché è stato il mio primo maestro, mi ha messo lui in moto e mi ha insegnato tutto quello che so delle due ruote e, anche adesso che ha 72 anni, è fonte di ispirazione. Con lui è anche un po’ un passaggio di consegne. Pensa che tempo fa gli ho regalato un’esperienza in moto proprio nel deserto, che abbiamo poi fatto insieme! Per l’Africa Eco Race parto senza velleità di classifica. La prendo come una gara, certo, ma credo sia più un viaggio dentro se stessi. È un mettersi alla prova, anche senza guardare il cronometro. Voglio arrivare alla fine e godermi l’esperienza, guidando come so fare, ma senza esagerare. Voglio viverla un po’ come i pionieri, che avevano l’obiettivo di arrivare sul mitico Lago Rosa a Dakar, senza guardare la classifica”.

L’avventura africana di Andrea è iniziata il 18 gennaio da Bordighera, scelta come punto di saluto e incontro europeo per i piloti italiani in gara. Da qui la carovana si è mossa verso Marsiglia, dove ieri è avvenuto l’imbarco sul traghetto Massilia in direzione Tangeri.

Cosa succede adesso? La carovana raggiungerà Tangeri la mattina del 23 gennaio; tra 24 e 25 gennaio sono previste le operazioni preliminari, prima del prologo del 25 gennaio (nel pomeriggio) sulla spiaggia di Tangeri. La gara scatterà poi ufficialmente il 26 gennaio e si svilupperà lungo 11 tappe complessive: 5 in Marocco, 5 in Mauritania e 1 in Senegal, fino all’arrivo sul leggendario Lago Rosa, a Dakar.

L’Africa Eco Race è fatta di tappe, sì. Ma soprattutto di storie che meritano di essere raccontate fino in fondo.

 

Ed è da qui che partiremo: nei prossimi giorni su Wheelz troverete tutti gli aggiornamenti sull’avventura africana del “nostro” Crazy Vigno.

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