Si chiama mal d’Africa quella sensazione di nostalgia di chi ha visitato il Continente Nero e desidera tornarci. Alcuni dicono che sia l’aria del Deserto. “Se lo provi una volta, non ne puoi più fare a meno”. Ce lo insegnano i grandi piloti della storia, quelli dei Rally Africani, quelli che hanno sfidato tutto e tutti pur di tornare lì, per non soffrire più quella sensazione di nostalgia che chiamiamo, appunto, “mal d’Africa”.

Quello che nessuno ci insegna, però, è che il deserto è più vicino di quanto si possa pensare, e che a volte non serve arrivare fino in Africa per tornare a casa con quel velo di malinconia che ci porterebbe a ripartire seduta stante. Lande desolate, immense distese dorate, percorrere una strada sterrata inseguendo il tramonto, in piedi sulle pedane, lasciando dietro di sé una nuvola di polvere. Fermarsi, scoprire, ripartire. Tutto questo lo si può trovare nei deserti della porta accanto. Sì, perché in Italia i deserti ci sono, ben cinque per la precisione e sono tutti diversi l’uno dall’altro. Dalle superfici lunari alle distese di sabbia, passando per le crete senesi e le colline dorate che ricordano le dune africane.
In sella alla Tuareg 660 siamo partiti per un viaggio alla scoperta dei Deserti Italiani, sfruttando le due anime della nostra compagna di viaggio: quella traveller, lungo le scie di asfalto che tagliano in due le “dune” nostrane, e quella offroader, per spingerci oltre i confini e scoprirne la wild side. Tutto ciò che basta per partire è uno zaino pieno di voglia di avventura.


Tuareg 660 - la prova
Amiamo la moto perché la associamo alla libertà, alla fuga dalla quotidianità, all’adrenalina, alla scoperta. La Tuareg, instancabile globetrotter dal carattere mutevole, ci ha permesso di vivere l’esperienza di avventura selvaggia che cercavamo, e di tornare a casa con il famoso mal d’Africa. Per i più navigati di voi che stanno leggendo, sapete bene di cosa parliamo: zaino in spalla, una borraccia e, per disintossicarci dalla routine, una cartina dell’Italia tascabile con annessa bussola per orientarci durante il viaggio. Abbandonare il superfluo per tornare alle origini. Wild is a state of mind.
Per chi invece non lo sapesse, beh… provatelo quanto prima possibile, non ne potrete più fare a meno.
Vuoi mettere fermarti di fianco a una creta senese, parcheggiare la moto e prepararti un caffè, godendoti il panorama nel silenzio più assoluto? Niente orologio, niente tabella di marcia da rispettare. Oppure, trovare riparo dal sole in un vecchio cascinale disperso nel nulla che appare come una vera e propria oasi nel deserto? Intravedere un sentiero e scegliere di percorrerlo, per vedere cosa c’è oltre. Un pisolino nell’erba, di fianco alla moto, sapendo che tanto nessuno verrà a disturbare. Questo era tutto quello di cui avevamo bisogno, quello che avremmo voluto vivere insieme alla Tuareg, ispirati dalla storia e dalle leggende che porta con sé.












