Domenica mattina. Il sole splende alto in un cielo cobalto, senza nuvole all’orizzonte. Attraverso lentamente i labirintici vialetti del Jardin des Plantes, cullato da un vociare sommesso e dal fruscio delle fronde. Non cerco l’uscita, anzi: mi fermo su una panchina, deciso a restare. A osservare. A respirare. Il suono dell’acqua di una fontana detta il ritmo dei miei pensieri, mentre il canto degli uccelli e i colori dei fiori mi ancorano al momento. Non penso a cosa fare dopo. Non serve.

Sono immerso nelle vibrazioni di Nantes, città francese dal cuore bretone che ridefinisce il concetto di city break. Non un semplice giro tra quartieri e bistrot, ma un invito a rallentare, a lasciarsi trasportare dalla bellezza diffusa e dal suo inconfondibile spirito.

Qui, la dolce vita ha un sapore autentico. E non ha nulla a che vedere con il lusso: il vero privilegio è l’intesa immediata che si crea con la città e il suo ritmo lento, che accarezza l’anima.

A Nantes ci si arriva da buona parte degli aeroporti nostrani con voli piuttosto frequenti. Si “sbarca” in meno di due ore e dall’aeroporto è un attimo raggiungere il centro. 

Quanti giorni spenderci? Tralasciando la natura soggettiva della domanda, il suggerimento è sicuramente di organizzarsi per un weekend lungo o comunque almeno quattro/cinque giorni, dando spazio così anche ai suggestivi dintorni e vivendo il tutto con i giusti ritmi. Non si corre per Nantes. La si assapora un passo alla volta.

A prescindere da quanto ci si fermi, la prima cosa da fare è acquistare il Pass Nantes sul sito ufficiale www.levoyageanantes.fr e scaricare l’omonima App sul proprio telefono. Raramente mi sono imbattuto in una city card così ricca e ben organizzata: trasporti gratuiti (compreso il transfer da/per l’aeroporto), ingressi a tutti i musei (comprese anche alcune esposizioni temporanee), attrazioni, crociere lungo i fiumi, noleggio bici e kayak, e persino dei drink offerti in alcuni bar partner.

La sua lunga e stratificata storia contribuisce a diversificare i tanti volti di Nantes, all’interno della quale convivono – in un affascinante equilibrio – l’eredità celtica, romana e medievale.

L’edificio simbolo è l’imponente Castello dei Duchi di Bretagna, costruito su una precedente fortificazione del XIII secolo. L’aspetto attuale è frutto di un ambizioso progetto architettonico conclusosi nel XV secolo, prima che il castello perdesse definitivamente la sua funzione residenziale a seguito dell’annessione al regno di Francia. Dal 2007, dopo quindici anni di restauri, è sede del Museo della Storia di Nantes, che offre un affascinante viaggio nel tempo attraverso lo sviluppo della città. Un’esposizione immersiva e moderna, articolata in trentadue sale, impreziosita da centinaia di oggetti e installazioni multimediali. L’ampio cortile interno, sempre accessibile anche solo per una gradevole passeggiata, conduce ad un secondo spazio espositivo dedicato a mostre temporanee.

Di rilievo anche le principali architetture sacre della città, che svettano riconoscibili nel profilo cittadino. La cattedrale di Saint-Pierre-et-Saint-Paul, vicina al Castello dei Duchi di Bretagna è attualmente in fase di restauro dopo l’incendio del 2020 e riaprirà i battenti in autunno mentre la basilica Saint Nicolas è un esempio elegante e sontuoso del neogotico di fine Ottocento.

Ma la storia di Nantes racconta anche di una città affacciata sul mare attraverso l’ampio estuario della Loira, che ha garantito prosperità economica e un generale sviluppo dell’industria fino alla fine del secolo scorso. Una natura che ha plasmato fortemente l’architettura di interi quartieri e che invece di essere “cancellata”, è stata oggetto (e continua ad esserlo) di una straordinaria riqualificazione, come se fosse dettata da una sorta di “gratitudine”. Ecco quindi che le grandi gru edili, chiamate Titan Grise e Titan Jaune, invece di essere rimosse sono divenute una specie di simbolo dello skyline della città mentre le aree un tempo occupate dai cantieri navali sono un fiorire di idee e nuovi progetti. 

Nantes non si tira indietro nemmeno di fronte alle pagine più delicate e scomode della sua storia: la città fu infatti uno degli snodi principali della tratta degli schiavi durante tutta l’epoca coloniale. Invece di cancellarne le tracce (come si vorrebbe fare in questi strani tempi moderni) si è scelto di guardare al passato dritto negli occhi, di affrontarlo coraggiosamente con una narrazione consapevole, responsabile ed educativa. Nel già citato museo del Castello dei Duchi di Bretagna si trova un’intera sezione dedicata al tema mentre di grande suggestione è il Memoriale dell’Abolizione della Schiavitù: un percorso sotterraneo attraverso le principali tappe a livello mondiale che hanno portato a riconoscere questa atrocità come crimine contro l’umanità.

Nantes ha saputo costruirsi turisticamente negli ultimi trent’anni, nel momento più difficile della sua storia recente, appena dopo la chiusura dei cantieri navali, motore economico della città. Grazie ad un progetto mirabile, longevo e portato avanti con coerenza e continuità, si è trasformata pazientemente in una delle città più creative e vivibili di Francia. Investendo nella bellezza, nell’arte e nella qualità dei suoi spazi, ha trovato una sua dimensione identitaria, forte, unica. Qui la “dolce vita” è di casa.

Simbolo di questo rilancio è Le Voyage à Nantes, festival d’arte e cultura che si tiene ogni estate dal 2011 e che ha letteralmente cambiato il profilo e l’estetica della città. Molto più di un evento, Le Voyage è l’anima stessa del cambiamento urbano di questo centro. Ogni anno artisti da tutto il mondo usano Nantes come parco giochi della loro creatività, realizzando installazioni e architetture (anche imponenti) che interagiscono con il tessuto urbano e naturale, raccontandone la storia attraverso metafore, utopie, distopie e immaginazione. Seguendo la linea verde lunga diciotto chilometri tracciata attraverso tutta la città, si parte come per un’avventurosa caccia al tesoro a cielo aperto, dove attraverso la propria sensibilità si vive e interpreta l’essenza della città. Come sul celebre “sentiero dorato” per OZ, seguire il voyage aiuta anche un po’ a scoprire se stessi. 

Ecco quindi comparire a Place Graslin l’enorme profilo di una donna incinta chiamato Mothership o vedere i personaggi classici della fontana di Place Royal sostituiti con statue che ritraggono abitanti e professioni tipiche di Nantes. La tecnologia invasiva si manifesta nell’inquietante opera dell’Absurdistan mentre l’anticonformismo emerge dalle opere Antipodos in Place Maréchal-Foch e nell’Éloge de la transgression, dove una bambina abbandona il piedistallo della propria statua. 

Le Voyage à Nantes si conclude il 31 agosto ma una parte delle installazioni di quest’anno entreranno a far parte del patrimonio permanente della città, così come accaduto in tutte le edizioni precedenti. Tra sorpresa e meraviglia, in qualunque momento dell’anno si possono quindi seguire le tracce di questo eccezionale viaggio, che non si limita al solo centro di Nantes ma coinvolge anche i dintorni.

E allora non c’è niente di meglio che imbarcarsi su una crociera attraverso l’estuario della Loira. Cullati dalle atmosfere rilassanti a bordo di un piccolo battello, si osserva la città da un altro punto di vista entrando poi nel Parc de l’Estuaire dove estese zone umide ricche di biodiversità si alternano a villaggi di pescatori. E mentre l’imbarcazione scorre placidamente sul fiume la vista viene irrimediabilmente catturata da impensabili strutture come la Casa nella Loira o Villa Cheminée, dove un’abitazione svetta sopra una piccola ciminiera. Tra vecchi edifici trasformati in pendoli, barche incurvate e animali esotici sui rami di alcuni alberi, si procede investiti dal profumo crescente dell’Oceano, che lentamente si avvicina. Circondati dall’estro artistico e da un contesto naturale di pace si accorda anima e corpo ad un’indiscutibile piacere di vivere. 

La navigazione si conclude nella cittadina di Saint-Nazaire, che all’influenza artistica di Nantes, aggiunge spiagge dorate e un notevole patrimonio storico. Il sarcofago di cemento armato che proteggeva i sommergibili tedeschi durante la guerra è oggi casa dell’Espadon, il primo sottomarino della marina francese, visitabile nei suoi claustrofobici spazi interni, oltre che dell’Escal’Atlantic, esposizione che riporta il visitatore all’epoca dei transatlantici che dal vecchio porto partivano verso il nuovo mondo. 

Si respira un’aria rilassata e avvolgente. I ritmi si abbassano e i sensi si acuiscono. Un benessere che trova ulteriore sfogo in uno dei tanti deliziosi ristorantini vista mare, di fronte ad un piatto di ostriche fresche accompagnato dal celebre Muscadet, uno dei vini più rappresentativi della tradizione vinicola della regione.

La bella ciclopedonale regala ulteriori scorci da cartolina, impreziositi dall’impagabile vento tra i capelli, prima di tornare a Nantes. E a proposito di bici, questa è in effetti il mezzo “principe” della città, caratterizzata da un centro in buona parte svuotato dalle auto a beneficio di ampie ciclabili e capillari linee tranviarie. È una scelta forte e coraggiosa ma paga. Perché la sensazione non è mai quella di trovarsi in una città da oltre trecentomila abitanti. La si noleggia da Paulette Bike, poco distante dalla stazione dei treni. L’esplorazione estende così i suoi confini accorciando i tempi e lasciando più spazio alla sostanza. Si varca uno dei tanti ponti cittadini per raggiungere l’Île de Nantes, un tempo produttiva area industriale. Oggi è un brulicare di locali, ristoranti, spazi d’arte e intrattenimento, tutti votati alla riqualificazione dell’area e caratterizzati da elementi di innovazione. Non c’è ricerca del lusso perché a Nantes la “dolce vita” è decisamente inclusiva. 

La creatività endemica della città finisce per galoppare sulle ali della fantasia rappresentata dalle Machines de l’Île, monumentali strutture meccaniche perlopiù ispirate al mondo animale, che si nutrono dei mondi di Jules Verne (nativo di Nantes), dell’universo meccanico di Leonardo da Vinci e della storia industriale della città stessa. La Galerie è a tempo stesso laboratorio e luogo di spettacolo, dove le macchine vengono create e mostrate al pubblico, mentre lungo le banchine si aggira il Grand Éléphant, maestoso elefante alto circa dodici metri che è persino possibile cavalcare, per una passeggiata ai limiti dell’immaginazione.

Storia, arte, bellezza e fantasia… Ma la dolce vita di Nantes è anche contemplazione, tempo realmente libero, silenzi e spazio per sé. I tanti giardini che punteggiano l’area urbana sono delle oasi dove ritirarsi, come Le Jardin Extraordinaire, con la sua cascata alta venticinque metri, i sette belvedere e straordinarie piante acquatiche giganti, e il Jardin des Plantes, tra i parchi botanici più importanti di Francia, con una vastissima varietà di piante provenienti da tutto il mondo. E ancora il l’insolito giardino giapponese sull’Île de Versailles, isola verde lungo l’Erdre, secondo fiume di Nantes. Passare del tempo qui non è ozio né semplice relax. I sensi si acuiscono, il tempo si dilata e si allontanano i vizi della frenesia. E di spazi “per sé” ce ne sono tanti altri, tra una corsetta solitaria sul lungofiume e qualche colpo di remi su un kayak. La “dolce vita” di Nantes è anche questo.  

Dici Francia e la mente non può non pensare alla gastronomia. Oltre alla benedizione del mare, Nantes ha fortemente promosso il ritorno ad una cucina sostenibile nelle dinamiche, attenta alla stagionalità e alla creazione di sinergie tra produttori e ristoratori, privilegiando l’utilizzo di materie prime locali. Sono tante le realtà che hanno lavorato bene in questa direzione e l’esperienza culinaria ne ha giovato enormemente.

A Nantes si mangia bene, senza che questo rappresenti un lusso per pochi. E ovviamente si beve anche bene! Il già citato Muscadet è un’istituzione ma se si vuol conoscere la ricchezza vinicola della regione non c’è niente di meglio da fare che mettersi in sella e pedalare lungo la ciclovia che segue il Sèvre Nantaise. Si pedala nel verde, abbandonando rapidamente l’ambiente urbano e sbucando presto in un contesto collinare circondato da vigneti ed eleganti tenute. Illuminati dalla luce avvolgente della golden hour, l’esterno dello Château de la Frémoire diventa il setting ideale per brindare solennemente alla joie de vivre.

Se l’amata due ruote prende invece la via della Loira preparatevi ad un escursione bucolica intensa, dove la vista si apre sul grande fiume in maniera solenne, lungo chilometri di fini sterrati solitari. Saltuariamente piccoli e grandi chioschi si manifestano come preziose oasi sul bordo del fiume, da cui poter godere un pacifico tramonto, magari gustando qualche sfiziosità accompagnata dall’inevitabile calice. Nantes non esaurisce la sua spinta propulsiva nemmeno al calar delle tenebre. Infiniti locali e ristoranti illuminano letteralmente ogni meandro e quartiere. Un ambiente vivace e frizzante, arricchito dalla presenza di migliaia di studenti che da anni contribuiscono ad animare la città.

Il frastuono di così tanta ricchezza per una volta non mi ha stordito. Me ne vado da Nantes in perfetto equilibrio, perché la “dolce vita” non può far altro che mettere ordine, riappacificare, sciogliere i nodi e distendere muscoli e spirito. Me ne vado rigenerato dal benessere. Me ne vado, sicuro di tornare presto.

ET AVANT LE PARTIR…

Per scoprire tutti i segreti della destinazione e conoscere l’offerta turistica di Nantes consultare il sito ufficiale www.levoyageanantes.fr e dal portale ufficiale Explore France.

Per una guida completa ai ristoranti, ai wine-bar e alle cantine di Nantes, visitare www.lestablesdenantes.fr.

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