Tutto questo, un tempo, lo odiavo. Intendo questo periodo dell’anno. Davvero. In quell’età dove le mezze misure erano solo un marcato segno di debolezza, non c’era proprio spazio per una ponderata valutazione di compromesso. La lunga strada che conduceva alla primavera e alla tanto amata estate, appariva sempre insopportabilmente lunga. Una sorta di via crucis di nebbia crescente, cieli di ghisa, umidità, vestiti pesanti e freddo pungente. Un golgota da risalire, passo dopo passo, in attesa di una futura resurrezione dei sensi, mentalmente sempre e comunque troppo lontana. Era un periodo detestabile attutito solo in parte dalle stordenti feste di fine anno. In apparenza non c’era spazio per nulla di concretamente soddisfacente, facendo rimandare ogni cenno di vitalità alle prime tiepide giornate primaverili.

Ora, invece, ho capito. L’oro che nasconde il pallido sole novembrino, la forza vitale dell’aria sferzante e i colori infuocati di una natura che non si rassegna… Fortuna che il me stesso di allora si è scrollato di dosso certe sovrastrutture superficiali dando vita ad una nuova consapevolezza, capace di entrare in risonanza con lo straordinario potenziale celato in questa stagione fatta di giornate brevi, ma vibranti.

Una riscoperta che si estende in modo illuminante anche nelle molteplici dimensioni del viaggio: dalla semplice gita in giornata alla vera e propria vacanza, si fanno strada destinazioni insospettabili, esperienze stimolanti e atmosfere davvero coinvolgenti da vivere in moto con l’abbigliamento giusto, ma anche in auto, in bici o passeggiando. Ecco, quindi, l’ennesima opportunità per fare un passo “più in là”, trovare quel puntino sulla mappa capace di accendere la miccia dell’interesse. Luoghi che bisogna sapersi meritare, ma che ripagheranno completamente l’impegno.

Allora playlist “carica” e via con qualche suggerimento di cuore.

FRANCIA – VALBERG: L’alternativa sulla neve

Il riverbero abbagliante della neve è sempre confortante e capace di innescare ogni genere di spirito, dal più attivo e affamato di adrenalina al più pacato degustatore di prelibatezze e consumatore seriale di SPA e piscine riscaldate. Di luoghi per immergersi in questa dimensione ce ne sono un’infinità, ma cerco qualcosa capace di restituire un po’ di contatto intimo con la natura, di simbiosi con l’ambiente circostante. Un contesto che profumi un po’ di sana autenticità. E allora guardo inaspettatamente ad ovest, superando di poco il confine che ci separa dai “cugini” d’Oltralpe.

A poco più di un’ora da Nizza si trova la località di Valberg, nel cuore del Parco Nazionale del Mercantour e poco distante dalle straordinarie Gorges de Daluis. Ci si arriva comodi in moto o in auto, risalendo la Route de Grenoble fino ad incrociare il corso del fiume Var, per poi risalire la D28 che cresce di spettacolarità con l’avanzare dei chilometri, con il passaggio a strapiombo sulle Gorges du Cians a siglarne il momento più alto. Volendo, si può valutare anche un’esperienza bike o car-free raggiungendo Nizza in treno (o in aereo) e utilizzando le navette che portano direttamente alla località: € 1,50 a tratta dalla stazione e € 6 dall’aeroporto. Scelta decisamente sostenibile anche per il portafoglio. Autonomia e libertà di movimento sono garantiti anche arrivati a destinazione, con uno schieramento di shuttle bus completamente gratuiti pronti a soddisfare ogni capriccio. Quello che mi attende è esattamente ciò di cui ho bisogno. Un centro vivace a circa 1.700 metri di quota, dove non mancano ospitalità e servizi, qualche intrattenimento e ristoranti gustosi dove affondare la forchetta. Però c’è spazio, c’è “aria”, c’è tempo e modo di respirare, magari circondati dal silenzio.

Chilometri di piste da sci e fondo, sentieri dove divertirsi con slittini, fat-bike e motoslitte. E una volta appagata la mia voglia di adrenalina mi avventuro lungo il Planetary Trail, un suggestivo percorso che unisce trekking e land art, dove installazioni perfettamente integrate nel paesaggio riproducono in scala il sistema solare. Chiudo la giornata con un bel bagno caldo o magari perdendomi nell’oscurità del cielo stellato, cosa che Valberg, tra i tanti impegni rivolti alla sostenibilità, preserva limitando l’illuminazione notturna.

L'experience imperdibile

MOLTO PIÙ DI UN CAMPING

Nella vasta offerta ricettiva spicca sicuramente l’esperienza al Camping Le Cians. Soggiorni glamping in chalet, kota finlandesi (capanne tradizionali in legno), stanze a “bolla” completamente in vetro e altre soluzioni suggestive. Un delizioso ristorante interno e la SPA regalano la pace dei sensi mentre la moon bike sulla neve è in assoluto l’attività da provare!

CINQUE TERRE: Il mare d’inverno

Ignorare le località marittime durante la stagione fredda è un errore che meriterebbe punizioni corporali. Ma si può sempre rimediare provando la sorprendente esperienza di riscoprire uno dei luoghi turistici più noti del litorale ligure nel periodo in cui recupera atmosfere, colori e quel proverbiale fascino autentico che l’alta stagione inevitabilmente tende un po’ a soffocare. Le Cinque Terre sono uno dei tanti gioielli del nostro meraviglioso Paese, e non servono particolari presentazioni ma solo qualche spunto alternativo per viverli al netto di flussi turistici invadenti. Borghi dalle atmosfere uniche, baciati spesso dal sole e da temperature comunque miti, scrigno di sensazioni contrastanti e confortanti, ma di grande ispirazione.

“Oh allora sballottati come l’osso di seppia
dalle ondate svanire a poco a poco; diventare un albero rugoso
o una pietra levigata dal mare; nei colori fondersi
dei tramonti; sparir carne per spicciare sorgente ebbra
di sole, dal sole divorata”

Eugenio Montale
da Riviere – Ossi di seppia

 

Notoriamente Montale ha dissetato la sua poetica in questi luoghi ed io, con massima modestia, cerco un semplice conforto nei sentieri che si inerpicano sui rilievi a strapiombo sul mare, capaci di regalare la sensazione di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, dipingendo i migliori scorci per osservare i borghi e il magico contesto circostante.

Fatico felicemente lungo la fitta rete di itinerari che da Corniglia a Porto Venere si diramano tra il litorale e l’entroterra, dominata da vigneti terrazzati, tratti a strapiombo, viste incantevoli e profumo di salsedine. Un’emozione che per alcuni tratti posso replicare anche in bici (QUI L’ITINERARIO), elevando ulteriormente il divertimento. Gestita dall’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, la rete escursionistica è soggetta a frequenti interventi di manutenzione e chiusure determinate da fenomeni ambientali e climatici. Un giretto QUI permette di orientarsi e avere informazioni aggiornate in merito.

Completamente immerso nelle atmosfere sospese del luogo, scelgo il treno (QUI TUTTE LE INFO) per muovermi romanticamente tra i borghi, perdendomi nel dedalo di viuzze che sembrano scavate nelle facciate colorate degli antichi centri storici. Percepisco in me anche uno spiccato risveglio spirituale merito di chiese e santuari: San Pietro a Corniglia, San Lorenzo a Manarola e il convento dei frati Cappuccini a Monterosso.

Esploro luoghi capaci di fluire senza sforzi nel mio petto… ma anche nel palato. Basta sedersi in uno dei bar rimasti aperti anche nella bassa stagione (come ad esempio da Nessun Dorma a Manarola), osservando il mare e sorseggiando un bicchiere di Cinque Terre DOC, per comprendere meglio il significato di “pace dei sensi”.

L'EXPERIENCE IMPERDIBILE

SILENT NIGHT, HOLY NIGHT

Dall’8 dicembre a fine gennaio Manarola regala uno spettacolo unico. Con il calar della notte si accende il suggestivo presepe luminoso che da oltre 60 anni illumina la collina delle Tre Croci, di fronte al centro abitato. L’opera, di Mario Andreoli e realizzata con l’indispensabile supporto dell’associazione a lui dedicata, conta oltre 250 figure in ferro e materiali riciclati, rivestite da migliaia di luci, capace di impreziosire ancor di più un panorama già magico.

PARMA: City break tra urban e pop culture

Senza girarci troppo intorno, il culto dei mercatini di Natale è sfuggito un po’ di mano. Ormai le piazze delle città (grandi o piccole che siano) sono invase di bancarelle. Per carità c’è spazio per tutti, ma per un city break invernale proviamo a guardare anche da qualche altra parte. Ad esempio Parma, fresca dell’esperienza come Capitale della Cultura (doveva esserlo nel 2020, ma per ovvie ragioni la nomina è stata estesa al 2021), ha numerose frecce al proprio arco perfette per la stagione invernale, oltre al suo invidiabile patrimonio storico e architettonico.

Se arrivate in città in moto, nessun problema. Se invece avete scelto l’auto, mollatela a favore di una bici in sharing per pedalare con calma. Mi avvio lungo un itinerario espositivo che mi porta a scoprire l’esplosiva scena street art di questa cittadina, suggellata dall’evento Segni Urbani & Meeting of Styles (conclusosi ad ottobre). Un’idea brillante quella dietro questo evento, che ha unito la cultura artistica urbana con quella musicale classica del Verdi Off Festival.

Mi esalto mentre vado a vederne i frutti scendendo lungo via Benassi e piazzale Rondani e poi proseguendo verso il centro lungo vicolo Grossardi fino alla stazione. Pedalo piacevolmente fino alla periferia, dove le opere si fanno più antiche, come quelle sui muri di cinta di un asilo di via Venezia e i graffiti sul dormitorio comunale.

E per ammirare l’arte urbana in luoghi più tradizionali, approfitto della mostra Keith Haring. Radiant Vision, che fino al 4 febbraio 2024 porta negli spazi di Palazzo Tarasconi litografie, serigrafie, disegni su carta e manifesti del leggendario pittore e writer americano.

Dall’arte alla musica il passo è breve. L’idea è di proiettarsi in un iconico viaggio nel tempo che conduce negli Stati Uniti a cavallo tra anni Quaranta e Cinquanta. Dal 7 al 10 dicembre gli spazi della Fiera di Parma ospitano infatti l’edizione invernale del Winter Jamboree, uno dei più importanti eventi a livello internazionale di questo genere. Concerti, cultura, ballo, tattoo e divertimenti per lasciarsi trasportare nell’american culture e magari portarsi a casa qualche pezzo unico tra abbigliamento vintage, scarpe e accessori retrò.

Chiudo degnamente il cerchio passando dal Palazzo del Governatore per la mostra “THE 1950s Storie americane dei grandi fotografi Magnum”, curata da Marco Minuz e dedicata alla cultura americana degli anni Cinquanta, realizzata attraverso una selezione esclusiva di fotografie dell’archivio Magnum Photos. Scatti iconici di fotografi del calibro di Dennis Stock, Elliott Erwitt, Cornell Capa ed Erich Hartmann, capaci di raccontare l’essenza di un decennio felice ma assai complesso da comprendere fino in fondo.

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IL MUSEO A CIELO APERTO

Fatevi questi 60 chilometri fino a Sesta Inferiore, frazione di Corniglio. Il filo rosso “dei muri” conduce al Madoi – Museo all’aperto, un percorso tematico dedicato agli affreschi sui fabbricati del paese da Walter Madoi all’inizio degli Anni 60. L’itinerario approfondisce il significato delle opere e gli intenti originari dell’autore, guidando l’occhio fino alla chiesa di San Rocco, al cui interno si trova il ciclo di affreschi dedicato al tema della Crocifissione, e al Ventoso, casa in cui l’artista risiedeva durante i propri soggiorni.

FRIULI – CARNIA: Montagna e tradizione

Incredibile pensare come esistano dei luoghi di estrema e semplice bellezza che non desiderano primariamente essere invasi da orde di turisti eccitati e ben paganti. O forse no. Forse si è capito che il turismo è un valore quando mantiene l’identità intrinseca dei luoghi, quando ne preserva le atmosfere pur rendendole accessibili ai viaggiatori e specialmente quando è in grado di distribuire i visitatori in maniera eterogenea sul proprio territorio evitando di creare inutili poli sovraffollati. Ne è un chiaro esempio (riuscito) la Carnia, la regione montuosa del Friuli che si sviluppa lungo la linea di confine con l’Austria.

Difficile descriverla nella sua alternanza di piccole valli paradisiache e vette mai troppo elevate ma dall’aspetto austero e aspro. Un elogio a semplicità e bellezza che vede nel borgo di Sutrio un eccellente rappresentante. Un piccolo paese ai piedi di sua eccellenza il Monte Zoncolan, che ha saputo trasformare la sua realtà quotidiana in prodotto turistico senza per questo sfigurarla. Scelgo la soluzione dell’albergo diffuso, formula nata originariamente in Carnia agli inizi degli anni Ottanta, che mi permette di soggiornare realmente NEL paese, nelle sue abitazioni, facendo colazione nei piccoli bar del centro e mangiando nei numerosi ristoranti a trazione famigliare dove cjarson, frico e altri piatti tradizionali sono un autentico inno alla gioia.

Camminando lungo le sue vie si percepisce il costante profumo del legno, elemento attorno al quale Sutrio ha costruito un’autentica eccellenza artigianale. Seguo con spirito curioso la mappa ritirata alla reception dell’albergo diffuso, che mi guida in una sorta di caccia al tesoro nel cuore del borgo. Ne esco rapito dal fascino delle statue lignee sparse per il paese che raccontano arti e mestieri e dalla vista dei cortili impreziositi dalle architetture tradizionali delle case di un tempo. Di tesori ne trovo anche da degustare visitando il caseificio sociale alle porte del paese, dove la scelta di supportare e coordinare il lavoro delle malghe ne ha permesso la preservazione futura. Il prodotto finale è eccelso e anch’esso racconta un bel pezzo di territorio. E poi c’è “il nuovo che avanza” con i ragazzi del Birrificio Bondai, che nella loro tap room alle porte del paese hanno saputo regalarmi inebrianti finali di giornata. I sentieri escursionistici attraverso la natura che circonda il paese possono poi regalarmi affascinanti pagine di una storia “di confine” che dal patriarcato di Aquileia arriva fino ad oggi. Quanto spessore… E questo è solo uno dei borghi della Carnia.

Se c’è voglia di neve, il Comprensorio dello Zoncolan è ad un passo con i suoi trenta chilometri di piste avvolti nello scenario delle Alpi Carniche. E se invece c’è voglia di esplorare si può scendere verso sud passando da Tolmezzo e raggiungendo Ampezzo, città simbolo della Repubblica libera di Carnia durante la Seconda guerra mondiale. Poi si sale nel delizioso scenario di Sauriis dove tra le tante eccellenze c’è un prosciutto davvero speciale, si valica rapidamente in Veneto per poi rientrare verso Pesariis e i suoi orologi davvero unici, tornando a Comeglians e di nuovo a Sutrio. Avendo ancora tempo via verso il confine austriaco di Timau, per conoscere la storia delle portatrici carniche al Museo della Grande Guerra e scoprire quanto si mangi bene in questa regione ai Laghetti Timau. Per i grandiosi passi, la Panoramiche delle Vette e le escursioni mozzafiato ne riparliamo in primavera.

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IL LEGNO E LE SUE FORME

Se si capita a Sutrio in ottobre non si può perdere “Magie del legno” perché è in occasioni come queste che si percepisce la ricchezza culturale dei piccoli centri del nostro Paese. Ma nel cuore dell’inverno l’appuntamento è la rassegna Borghi e Presepi dove oltre cento presepi sono collocati en plein air nei cortili e sotto i portici del centro storico del paese, illuminato a festa. Un’atmosfera magica che culmina nella spettacolare opera del Grande Presepe, realizzato da un team di artisti e artigiani, composto da statue a grandezza naturale.