Tecnica, passione, qualche volta incoscienza e sprezzo del pericolo. Sono questi gli ingredienti per andare forte in macchina? Probabilmente sì, ma c’è un tratto più subdolo che accomuna i piloti vincenti e quelli che magari non ricorderemo per il palmares, ma che negli anni si sono fatti amare per la guida spettacolare. È la caparbietà, quell’impuntarsi su qualcosa e non mollare il colpo fino a quando non si riesce nell’impresa.

Tratto che sicuramente caratterizza la carriera motoristica e imprenditoriale di Tonino Tognana, il primo pilota a portare alla vittoria nel mondo dei rally la Ferrari, oggi impegnato insieme ad un gruppo di imprenditori e tecnici nel rilancio di Isotta Fraschini. Un marchio dimenticato e finalmente riscoperto, l’altro grande talento di Tognana.

Sbirciando tra le pagine gloriose della storia, che si tratti di quella dell’automobilismo o delle ceramiche (la passione imprenditoriale della famiglia) è infatti capace di trovare brand ingiustamente caduti nell’oblio e riportarli al successo.

Tonino Tognana, il gentleman driver che butta l’occhio ai marchi dimenticati

Sebbene lo si possa oggi considerare a tutti gli effetti un gentleman driver, Tonino Tognana è stato un grande protagonista del motorsport nostrano. Trevigiano, classe 1955, rappresenta la quinta generazione di una famiglia di industriali del mondo delle ceramiche e delle porcellane da tavola. Famiglia di una volta, dove il successo e il benessere economico non distoglievano le leve più giovani dal culto del lavoro e della responsabilità. Vale lo stesso per il giovane Tonino, che per fortuna riesce a ritagliarsi un po’ di tempo prima di farsi carico di oneri e onori dell’azienda e dedicarlo alla propria passione per i motori.

Debutta nel mondo delle corse a 19 anni e passa alla storia per essere l’unico pilota ad aver portato una vettura del Cavallino Rampante alla vittoria del campionato italiano rally, nel 1982. Un pilota di talento corteggiato da tanti team dell’epoca, capace di portare in gara 31 vetture diverse nell’arco di un carriera agonistica comunque breve e di vincere all’esordio con 10 di queste.

Anni d’oro che rivivono nei ricordi degli appassionati e nelle vecchie cassette VHS, dove le auto da battere si chiamavano Lancia, Opel, Audi. Quelle delle case ufficiali così come quelle dei team privati, ad esempio il Jolly Club. Quasi tutti fortissimi, ognuno col coltello tra i denti.

Ha fatto innamorare anche il Drake

Tognana non passa inosservato nel giro delle corse. Proprio in quegli anni c’è l’incontro che cambierà il corso della sua stagione da pilota, quello con Giuliano Michelotto, progettista visionario che tanto ha dato all’automobilismo tra vetture da competizione, prototipi di automobili di serie ed elaborazioni di vetture stradali. Uno dei pochi – se non l’unico – ad aver avuto la benedizione di Enzo Ferrari in persona a mettere mano sulle sue vetture per renderle ancor più competitive. Famoso, ad esempio, per aver prodotto le versioni ufficiali da corsa della F40 (l’ultima di Maranello ad essere deliberata dal Commendatore in persona) e della 308, l’auto forse più importante nella storia agonistica di Tonino. L’unica rossa a trionfare nei rally.

Un’auto che sbanca anche la Targa Florio 1981 e 1982, facendo urlare di gioia gli appassionati siciliani tradizionalmente inebriati dai successi della rossa. Michelotto prende una vettura stradale – quasi offensivo definire così le vetture targate di Maranello – e la adatta alle speciali dei rally, riuscendo a mettersi dietro vetture come Stratos e 037 nate appositamente per quella disciplina. Grazie anche a Tognana e ad un altro pilota in gamba, Jean-Claude Andruet, che mettono a punto la vettura in maniera eccellente. L’apoteosi è il campionato italiano 1982, in cui Tognana vince 10 gare e si proietta alla vittoria assoluta.

La 308 di Tognana però sta evidentemente mettendo in ombra le 037 ufficiali della Squadra Corse Lancia, che per non soccombere deve giocare sporco. Furono infatti le pressioni al Jolly Club del team manager Lancia Cesare Florio che portarono la squadra a vendere la Ferrari 308 e far correre a Tognana le ultime due gare di campionato proprio a bordo di una 037. Una volta laureatosi campione italiano il titolo fu così accreditato – con uno stratagemma – proprio alla casa di Borgo San Paolo.

Un pasticciaccio brutto che non incrinò di certo i rapporti di Tognana (vittima a sua volta) con Enzo Ferrari e soprattutto con Michelotto. Un sodalizio indissolubile, quello con il progettista padovano, che è continuato anche quando Tonino ha mollato il professionismo (non ditegli che ha appeso il casco al chiodo, in realtà ha continuato a gareggiare e a vincere mentre macinava successi imprenditoriali) e che oggi si concretizza nella resurrezione di Isotta Fraschini.

La passione per i brand dimenticati e la rinascita di Isotta Fraschini

I due sono infatti al centro, insieme ad Alessandro Fassina e ad altri manager e tecnici, del rilancio del marchio Isotta Fraschini. Una casa automobilistica che ai più giovani dice molto poco, mentre per i connoisseur profuma di record di velocità, lusso sfrenato, successo a stelle e strisce, auto donate ai papi e amate da D’Annunzio. E sì, anche un po’ di sfortuna, tra guerre mondiali, crisi finanziarie globali, un’acquisizione da parte di Ford sfumata sul più bello e un triste fallimento proprio a un passo dagli anni Cinquanta.

La prima a dotare le auto anche dei freni anteriori o a produrre in serie vetture col motore a otto cilindri in linea. Qualcuno aveva provato a resuscitarla già negli anni Novanta, senza fortuna, ma ora c’è qualcosa di più. Un obiettivo sportivo importante: vincere il mondiale endurance, il WEC.

Esatto, il campionato mondiale per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo impiegate in gare di durata, quello che ha visto il rientro in grande stile della Ferrari dopo 50 anni di assenza con la vittoria alla 24 Ore di Le Mans. Isotta Fraschini ci proverà con la Tipo 6 LMH, una vettura ibrida a quattro ruote motrici progettata e costruita dalla Michelotto Engineering, che nei test ha girato soltanto 3 decimi di secondo più lenta della Toyota che ha vinto il campionato 2023.

Dalla vettura da corsa nasceranno due varianti: la Tipo 6 Pista, da usare solo con tuta e casco, e la Tipo 6 Strada. Quest’ultima sarà un po’ meno estrema, ma con un accessorio in più: la targa, che la renderà abbastanza versatile da fare il tempone a Monza di giorno e portare un passeggero a cena fuori la sera. Con le prestazioni al centro, ma senza dimenticare il lusso e i desideri dei clienti, che la potranno personalizzare nei piccoli dettagli fino anche alla rivisitazione delle linee esterne della carrozzeria: un omaggio al DNA più puro del marchio. Non a buon mercato, ovviamente: il prezzo sarà vicino ai 3 milioni di euro.

La resurrezione di Isotta Fraschini è quindi un’idea solida, concreta. E di c erto non la prima per Tognana, che ha già fatto la stessa cosa nel mondo delle ceramiche riportando in vita il brand Geminiano Cozzi Venezia 1765 dopo oltre 250 anni di oblio, facendone il fornitore di porcellane d’elezione dei più prestigiosi marchi di hotellerie di lusso e home decor. Una bella garanzia.

Stregato dalle corse

Marchio a parte, il lavoro che Tognana e gli altri stanno facendo per Isotta Fraschini nasce da un amore inestinguibile per le corse. Un amore che spesso viene messo a dura prova da gare e campionati asettici, vinti con la strategia più che con le performance e in molte occasioni noiosi da guardare. Come la Formula 1, dove già a vedere le immagini televisive si percepisce quanto sia calato l’affetto del pubblico per le prove del mondiale. O i rally, dove un tempo si accalcavano appassionati a ogni curva sul percorso; gli stessi che oggi riempiono solo le tribune a favor di telecamera.

Viene da qui la scelta di costruire un’automobile per l’endurance: perché il paddock del campionato WEC per Tonino è ancora divertente, con quel giusto mix di professionalità e cameratismo che ci esalta in film come Ford vs Ferrari o Rush, ma che nei circus delle discipline più mainstream oggi si trova a fatica. E tanta rivalità in pista, rispettosa dell’avversario, ma senza sconti. Il migliore dei campionati ad oggi possibili per una vettura come la Tipo 6 LMH Competizione, nonostante alcune cose per Tognana siano meno digeribili.

Come il Balance of Performance, ovvero quelle pochissime regole che vanno ad allineare le prestazioni delle vetture – soprattutto lato motore – appiattendo un po’ le differenze tra i team. A vantaggio dello spettacolo e della componente umana dell’equazione auto-pilota, direbbe qualcuno…

Su una cosa tutti – Tonino compreso – concordano: complice anche il successo Ferrari a Le Mans, oggi il WEC vive una popolarità molto forte, che aiuta ad attirare sponsor. Oltre a essere una fantastica leva di marketing, soprattutto per chi dovrà vendere auto di un marchio che è rimasto fuori dal giro per più di settant’anni e che costeranno come un quadrilocale nel centro di Milano.

Pronto per la galoppata nel 2024

Anche se al volante non ci sarà lui, Tognana è pronto per l’esordio della Tipo 6 LMH Competizione. Con dieci case costruttrici al via al primo appuntamento in Qatar a febbraio, la concorrenza si preannuncia agguerrita. Lui seguirà la gran battaglia dalla pit lane, fiero del marchio che ha strappato al dimenticatoio e che risplende nuovamente dalla carrozzeria di un’auto di oggi anziché essere sbirciato su qualche pezzo di un museo o di qualche collezione privata.