Oltre 350 artisti, generazioni diverse e alcuni nomi che hanno scritto la storia del tatuaggio internazionale. La prima edizione di Lugano Tattoo Royale ha dimostrato che, a queste latitudini, un evento così mancava davvero.

La prima impressione, entrando al Centro Esposizioni di Lugano, è stata piuttosto chiara: stavamo per trovarci davanti all’Olimpo del Tattoo.

Dall’11 al 13 settembre la prima edizione di Lugano Tattoo Royale ha riunito oltre 350 tatuatori provenienti da tutto il mondo, costruendo un parterre internazionale difficile da incontrare tutto insieme da queste parti. Non soltanto grandi nomi, ma generazioni, stili e culture differenti chiamati a condividere lo stesso spazio per tre giorni. 

Ed è probabilmente questo l’aspetto che ci portiamo a casa più volentieri da Lugano: un evento così, qui, ci voleva. Perché i “mostri sacri” del tattoo noi li avevamo già incontrati al Mondial di Parigi lo scorso gennaio e al Gods of Ink di Francoforte lo scorso anno, ma certo è che averli “dietro casa” è tutta un’altra storia. La posizione geografica aiuta: la Svizzera italiana è un naturale punto d’incontro tra Paesi e scene diverse e, soprattutto, è abbastanza vicina all’Italia da rendere accessibile un pezzo importante della cultura e della storia del tatuaggio internazionale senza dover necessariamente guardare alle grandi convention Europee o Internazionali.

GENERAZIONI IN CONDIVISIONE

Basta scorrere i nomi presenti per capire la dimensione della prima edizione.

Nikko Hurtado, Nissaco, Ichibay, Jondix, Yoan Delastre, i fratelli Covallero, Francesco Bianco, Guy Le, Jeff Gogue, Juan Puente, Ami James e Paul Dobleman sono soltanto alcuni degli artisti che hanno lavorato durante il weekend, insieme a numerosi rappresentanti della scena svizzera.

Poi, beh, c’era la giuria. Squadra che vince non si cambia, e quindi ecco sul palco dei contest gli occhi attenti di Filip Leu, Tin-Tin, Luke Atkinson, Juny Salmon e Mark Mahoney: cinque nomi che, ciascuno a modo proprio, raccontano capitoli fondamentali della storia del tatuaggio moderno. Vederli riuniti nella stessa convention restituisce forse meglio di qualsiasi numero il peso che Lugano Tattoo Royale ha voluto dare alla sua prima edizione.

Una scelta coerente con l’impostazione voluta da Antonio “Macko” Todisco, ideatore della manifestazione: mettere la qualità prima dei numeri, scegliendo gli oltre 350 tatuatori presenti non attraverso una tradizionale open call, ma sulla base del loro lavoro, della persona e di ciò che restituiscono a questo mondo.

FOR THE CULTURE

È una frase che ha accompagnato questa prima edizione e che, dopo averla vissuta, assume un significato un po’ più concreto.

Perché Lugano Tattoo Royale non è stato soltanto una successione di postazioni e tatuaggi. La sensazione è stata piuttosto quella di una grande reunion internazionale, dove artisti appartenenti a mondi e generazioni differenti hanno avuto il tempo e lo spazio per incontrarsi, lavorare e confrontarsi.

E la cultura dell’arte era presente a 360°, anche oltre il tatuaggio. Un’impostazione che passa anche dagli stessi organizzatori: accanto ad Antonio “Macko” Todisco, dietro al progetto c’è infatti Cosimo Fini, Guè, figura che non ha bisogno di molte presentazioni quando si parla di cultura urban e musicale italiana. 

Tra le presenze della convention c’era infatti anche Federico Hurth, fotografo e artista che abbiamo incontrato proprio nella Cover Story della nostra Rebel Issue per parlare del suo modo di osservare ciò che normalmente rimane ai margini dell’inquadratura. Un linguaggio diverso, ma perfettamente a proprio agio in un contesto costruito attorno all’espressione personale, alla contaminazione e a una cultura che non ha mai avuto confini particolarmente rigidi.

Non a caso, nelle parole di Antonio “Macko” Todisco, l’obiettivo era creare qualcosa «per la cultura, per gli artisti che hanno costruito questo mondo e per le persone che lo tengono vivo». Una filosofia che ha guidato anche la progettazione degli spazi, con stand ampi pensati intorno alle esigenze di tatuatori e clienti. 

Il contest ha accompagnato i tre giorni fino al Best of Show, assegnato a Vadym Simonenko e Nicolay Sudvindiy, davanti a Rac One e Kamil Jaster, mentre la domenica sera un grande party ha chiuso ufficialmente la prima edizione, trasformando la convention in una vera reunion internazionale di artisti.

IL PUNTO DI PARTENZA

Per essere stata una prima edizione, Lugano Tattoo Royale ha messo sul tavolo parecchio. Ma più dei numeri, quello che resta è la qualità complessiva della proposta e soprattutto la capacità di aver portato un pezzo importante della cultura tattoo internazionale a pochi chilometri dall’Italia.

Per chi questa cultura la segue da tempo significa poter incontrare nello stesso luogo artisti e figure che ne hanno costruito la storia. Per chi invece la sta scoprendo, significa avere la possibilità di osservarne da vicino linguaggi, generazioni e scuole molto differenti tra loro.

Ed è forse questo il risultato più interessante della prima edizione: Lugano Tattoo Royale non ha semplicemente aggiunto un’altra convention al calendario. Ha aperto uno spazio che, da queste parti, mancava.

E questo, a quanto pare, è soltanto l’inizio: Antonio “Macko” Todisco ha confermato che il lavoro sulla prossima edizione è già cominciato. 

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