“Non si batte il classico”, esclama Jason Statham in una scena de I Mercenari II dopo aver fatto fuori i cattivi all’interno di un hangar con i suoi inseparabili tirapugni. E il buon Jason ha ragione. Anche se non è di tirapugni che parliamo oggi, il concetto c’è, ed è applicabile pari pari anche alle due ruote. Perché, cari miei, la tecnologia fa passi da gigante e tra poco nel cruscotto della moto ci ritroveremo pure una macchinetta della Nespresso. Ma per quanto possa essere divertente avere tutti questi fronzoli in più, il gusto del Classic rimarrà sempre unico (e ad appannaggio di pochi).
A me questo aroma era mancato. Di modern classic ormai c’è pieno il mercato, ma di classiche vere ne sono rimaste poche. E la BSA Gold Star 650 è esattamente ciò di cui avevo voglia, un back to the roots che mi ha fatto rallentare il ritmo e godere delle piccole cose.
Prima di raccontarvela, però, è doveroso alzare un siparietto culturale. Questo perché molti di voi, sui social, mi hanno chiesto cosa fosse BSA. Quindi torniamo indietro, molto indietro nel tempo. È il 1861 quando la Birmingham Small Arms Company Ltd viene fondata per produrre di armi da fuoco. Nel 1903 si aggiunge la sezione motociclistica del marchio, che dà alla luce la prima moto nel 1910.
Un’azienda di indiscusso successo ai tempi, che ha prodotto 1,5 milioni di fucili, mitragliatrici Lewis, oltre a motociclette, alla prima bicicletta pieghevole al mondo, a macchine utensili, maschere, calibri, componenti aeronautici, serrature per armi, proiettili e micce per supportare “La Grande Guerra”. Oltre alle auto del personale, le ambulanze e i veicoli commerciali prodotti dalla Daimler, acquistati da BSA nel 1910.

E questo è solo l’inizio: nel 1920, dopo la Prima Guerra Mondiale, la BSA acquisì alcune delle attività della Aircraft Manufacturing Company (Airco), che aveva costruito molti importanti aerei durante la guerra. Mentre la BSA non si dedicò al settore dell’aviazione, il capo progettista della Airco fondò la società De Havilland e la BSA rientrò nel mercato automobilistico con il proprio nome nel 1921 con un’auto leggera con motore bicilindrico a V, seguita poi da altri modelli a quattro cilindri.
La produzione motociclistica della BSA aumentò negli Anni 30: l’affidabile modello Sloper lasciò il posto alle Blue Stars e all’Empire Stars e vinse il Trofeo Maudes per la prestazione motociclistica più meritoria. Con l’arrivo del secondo conflitto mondiale, saranno 126.334 le motociclette di servizio prodotte dal marchio, tutte M20.
BSA acquistò poi Triumph Engineering Co. Ltd. e nel 1953 venne creata BSA Motorcycles Ltd., separandosi da BSA Cycles Ltd. Negli Anni 50 BSA era il più grande produttore di motociclette al mondo, con una motocicletta su quattro venduta all around the globe, ottenendo anche una sfilza di risultati sportivi di tutto rispetto.
Nel 1967 e nel 1968 l’azienda ricevette il Queen’s Award to Industry per l’esportazione di motociclette BSA e Triumph. Nel 1969 rappresentavano l’80% delle esportazioni dell’industria motociclistica britannica.
Tra le varie celeb che hanno guidato una BSA, c’è anche la nostra icona di stile Steve MCQueen, che nel 1951 acquistò una C11 (prodotta tra il 1939 e il 1956), alla quale succedette una A10 650. Gareggiò anche in competizioni off-road in sella a una BSA Hornet.

Negli Anni 70 arrivò la crisi, con un tentato salvataggio nel 1971 a seguito della produzione di 13 nuovi modelli BSA e Triumph revisionati, ma nell’estate del 1973 la produzione si interruppe definitivamente.
Ed eccoci qui, oggi, con il grande ritorno. Dopo essere stato acquistato da Classic Legend, al 60% del gruppo Mahindra, il brand è tornato sul mercato con quella che è stata la sua motocicletta più iconica: la BSA Gold Star.

Prodotta dal 1939 al 1963 con motore monocilindrico 350cc e 500cc 4 tempi, negli Anni 50 era conosciuta per essere una delle moto più veloci in circolazione. Essendo costruita a mano e dotata di numerose modifiche opzionali per migliorare le prestazioni, ogni motocicletta usciva dalla fabbrica con i risultati documentati dei test dinamometrici, consentendo al nuovo proprietario di vedere coi propri occhi la potenza prodotta.
L’idea della Gold Star nacque a seguito di una vittoria clamorosa: era il 1937 quando Wal Handley percorse il circuito di Brooklands a oltre 160 km/h in sella ad una BSA Empire Star e gli fu conferito uno dei tradizionali badge Gold Star. Questo evento ispirò la BSA a produrre la Gold Star sulla base del modello M24 con motore da 496cc.
Dopo la guerra, nel 1945-46, la BSA aveva introdotto il motore in ferro da 348 cc e il successivo da 499 cc. Ebbero successo quasi immediatamente, vincendo la classe Manx Grand Prix Clubmans 350 dal 1949 e restarono gloriose fino al 1956, quando la classe venne abolita.
Nel 1954 arriva il sogno di vincere la prestigiosa Daytona 200 negli Stati Uniti, che ai tempi si svolgeva in parte su asfalto e in parte sulla spiaggia. Un team di Gold Stars e A7 Shooting Stars preparate in fabbrica vennero iscritte alla competizione. Come andò? La Shooting Star finì sul gradino più alto del podio e la Gold Star terza.
Nel 1956 venne introdotta la DBD34 da 500cc, con una velocità massima di 180 km/h. Quell’anno la Gold Star dominò il Clubman’s TT dell’Isola di Man, mentre Chuck Minert vinse il Catalina Grand Prix in sella ad una Gold Star modificata con serbatoio maggiorato, presa d’aria sul freno anteriore e ruota anteriore da 19″.
Insomma, di storia e di strada ne ha fatta 😉
E la nuova BSA Gold Star 650 riparte proprio da lì, dagli stilemi degli Anni 50 che tanto hanno fatto girare la testa ai motociclisti di tutto il mondo. La silhouette è armoniosa e gli scarichi seguono perfettamente la linea della moto, composta da un telaio a doppia culla in perfetto stile Brit. Sella piatta, pedane centrali, manubrio leggermente arretrato e la strumentazione invertita, che parte da destra, la rendono una vera pure heritage. Non vi nascondo che, in questi giorni insieme a lei, sono state molte le persone che ci hanno guardate accennando un sorriso. E ci scommetto che, nell’70% dei casi, al primo sguardo l’hanno scambiata per la sua antenata.
Il display con le spie di servizio si trova al centro della strumentazione, sulla parte superiore del faro. È una moto assolutamente classica, ma con dettagli che richiamano il moderno: nella parte sinistra del manubrio si trova un blocchetto che ospita due prese USB e USB-C.
Il serbatoio, cromato e con il badge Gold Star in bella vista, ha una capacità di 12 litri.
La BSA Gold Star è contenuta nelle dimensioni e, per questo, adatta anche ai motociclisti con qualche centimetro di gambetta in meno. 780 mm l’altezza della sella da terra, 213 i chili dichiarati in ordine di marcia che sulla bilancia possono sembrare parecchi, ma non vengono minimamente percepiti data la maneggevolezza della moto.

Il cuore pulsante è il romanticissimo monocilindrico raffreddato a liquido da 650 cc, che eroga 45 cavalli a 6.500 giri con una coppia massima di 55 Nm a 4.000 giri. E non soffermatevi sulla cavalleria, perché da brava classica quale è saprà darvi il pieno piacere di guida di una Classic a tutti gli effetti. L’erogazione è corposa e graduale, non mette mai in difficoltà e, anche per questo, è assolutamente una moto adatta anche a chi muove i primi chilometri.
Il sound del motore è pieno e vigoroso, quasi non sembra una Euro5. Il cambio è morbido e preciso.
Si guida con estrema disinvoltura e si trova a proprio agio davvero ovunque: può essere una perfetta alleata per il commuting urbano, agile nel traffico e tra le vie della città, e può essere la perfetta compagna di scorrazzate fuori porta, direzione curve. Mettetela nello scenario di un bel passo collinare e vedrete quanto gusto vi darà!
Come ogni Classic che si rispetti, la protezione dall’aria è pressoché inesistente. Ma d’altronde, non è una moto che nasce per dare comfort ad elevate velocità, bensì per farvi godere una guida rilassata dai sapori d’antan.
Un plauso al reparto freni, dove troviamo una pinza flottante Brembo a doppio pistoncino all’anteriore e una a pistoncino singolo al posteriore. Modulabili ed efficaci, offrono una buona potenza di frenata che non arriva mai a bloccare.
Se la voglia di Classic bussa, non tiratevi indietro. La Gold Star è tornata per rendere ogni vostro giro in moto un viaggio pieno di emozioni.


Siparietto curiosità: la BSA è stata anche sul grande schermo con James Bond nel film “Agente 007 – Thunderball”
Alcuni di voi ricorderanno sicuramente questo film, dove l’agente segreto al servizio di Sua Maestà deve sventare un attacco nucleare contro Miami da parte della Spectre. La storia inizia in una clinica dove James va a rimettersi in forma: dopo l’immancabile scena di lotta notturna e conseguente sequenza amorosa, Bond la mattina seguente parte al volante della sua Aston Martin DB5 e viene inseguito da un’auto della Spectre. All’improvviso però l’auto nemica esplode presa in pieno da un razzo sparato da una moto misteriosa, pilotata, manco a dirlo, da una bionda pazzesca.
La bionda in questione era Luciana Paluzzi, una delle bond girls più affascinanti di sempre, mentre la moto era una BSA Lighting A65L con carenature color oro: un’apparizione fugace, pochi secondi di inseguimento prima di essere malamente lanciata in uno stagno, ma sufficienti per renderla uno dei modelli più cool degli anni ’60.

























