Anche quest’anno, è andata. Ci siamo messi l’abito della festa, abbiamo spolverato le carrozzerie a colpi di microfibra per giorni e giorni. Abbiamo messo mano al portafoglio per aiutare Movember e le sue iniziative di ricerca contro il tumore alla prostata e i disturbi mentali che colpiscono la popolazione maschile. Una preparazione che dal 2021 si fa rituale per gli adepti di The Distinguished Gentleman’s Drive, l’evento charity internazionale che per un giorno all’anno unisce tutti i proprietari di auto d’epoca a fin di bene. Iniziativa nobile e stilosa, ma basta questo per assurgere al rango di eroi?

Quattro anni di Gentleman’s Drive
Motori e cravatte, il luccichio delle carrozzerie e la morbidezza del tweed. Potrebbe essere l’inizio di un pezzo su The Distinguished Gentleman’s Ride, l’evento mondiale per le motociclette modern classic che vi abbiamo già raccontato più volte dalle pagine di Wheelz (date un’occhiata QUI). Conosciutissimo, c’è chi lo odia e chi lo ama. La seconda categoria è sicuramente affollata, con oltre 500.000 centauri che hanno partecipato dal 2012 raccogliendo oltre 45 milioni di dollari. Bello, grande, divertente e pure charity.
Questo mese però ci concentriamo sull’evento gemello, che condivide lo stesso stile e la stessa finalità benefica, ma declinata sulle quattro ruote. Fedele all’origine anche nel nome, The Distinguished Gentleman’s Drive ha radunato anche nel 2024 una nutrita schiera di appassionati che hanno tirato fuori dal garage la propria auto d’epoca in simultanea, in ogni angolo del pianeta.
Una giornata all’insegna dell’eleganza e della raffinatezza delle storiche, nel trionfo di uno stile che più classico non si può. Anche nell’abbigliamento di driver e co-équipier, uniti per contribuire a una causa importante. Ogni anno dal 2021 migliaia di aficionados dell’evento si radunano in tutto il mondo per partecipare a un giro panoramico in mondovisione, sfilando con le cocche dei propri garage. Rispetto alla versione motociclistica il DGD può indugiare un po’ di più sul percorso, soprattutto in termini di chilometri, attraversando luoghi di interesse storico e culturale e offrendo ai partecipanti l’opportunità di ammirare splendidi paesaggi. Un bel plus rispetto alle parate di pochi chilometri a cui sono obbligate – da regolamento – le motociclette.
No youngtimer, sì young people
Numero di ruote a parte, la principale differenza tra i gentlemen in moto e quelli in macchina è l’ammissibilità temporale dei veicoli. Mentre per le due ruote è sufficiente rispettare il tema (sostanzialmente no enduroni o supersportive), per le vetture bisogna prestare attenzione anche all’anno di immatricolazione. Almeno quarant’anni di onorato servizio, a meno che non si tratti di una replica fedele o di un’auto successiva, ma identica all’equivalente versione pre-1984 (ad esempio le sempiterne Morgan, Caterham e Classic Mini).
Ma se le auto giovani non sono invitate alla festa, la storia è ben diversa per i proprietari. Complice il traino social del DGR, anche l’evento a quattro ruote risulta mediamente più giovane dal punto di vista anagrafico rispetto al classico raduno di auto storiche a cui siamo abituati. È infatti la fascia di età tra i 22 e i 44 anni quella maggiormente coinvolta, un popolo di collezionisti millennial e persino più giovani con lo smartphone perennemente in mano, ma ancora capaci di innamorarsi delle linee senza tempo di certe auto vecchiarelle, che si tratti di una semplice Fiat 500 o di una scultorea Jaguar E Type.
A Milano lustrini e donazioni
Anche quest’anno Wheelz è stato in prima linea al DGD, di cui raccontiamo l’essenza attraverso scatti e parole. Al via con entusiasmo dal 2021, a Milano (se vi foste persi il primo evento, date uno sguardo QUI). Alla ricerca della vera passione per l’iniziativa, spesso nascosta nell’intimità dell’io delle singole persone, ma che qualche volta viene riconosciuta e persino premiata.
Anche alla tappa milanese si celebrano la generosità di chi ha raccolto di più per Movember, la lady più elegante, il gentiluomo più classico e l’immancabile Best of Show: quest’anno è stato assegnato alla più insolita delle partecipanti, una DKW Munga con tutti i segni del tempo. Qualcuno la troverà una scelta curiosa vista la selezione di vetture ben più preziose o amate dal pubblico presenti al via al Museo Storico Alfa Romeo di Arese, ma è qui che entra in gioco l’eroismo…
Perché a girare su un fuoristrada col motore a quattro tempi figlio degli anni Cinquanta ci si mettono in tanti, ma se lo fai sfoggiando un bel completo grigio chiaro e una cravatta regimental se non sei un eroe, poco ci manca. Premi simbolici, che tutti i partecipanti avrebbero meritato per l’impegno. Da chi per esserci ha tirato a lucido in maniera ossessiva la propria roadster inglese a chi ha fatto urlare forte il V8 delle muscle car americane, passando per chi – con nonchalance e understatement encomiabile – si è presentato al via al volante di vere icone dell’automobilismo e per quelli che hanno tenuto alto il tricolore con degne rappresentanti del motorismo nostrano.
Gioia per gli occhi di chi guarderà le foto e goduria per chi invece era lì. Ma non è solo questo.
Dove è l’eroismo nel DGD?
Già. Qual è il senso dell’accostamento tra chi partecipa ad un evento come The Distinguished Gentleman’s Drive e un eroe? In fondo i modi di far beneficenza sono tanti e, in qualche caso, non c’entra neppure il denaro. È forse il mettersi alla guida di un’auto di più di quarant’anni? Hell no, quello è un piacere e non c’è proprio nulla di eroico. Allora è il mettersi in ghingheri in un tripudio di papillon, giacche a quadratoni larghi e gonne anni Cinquanta? Nemmeno quello. Farsi belli spesso è un modo per solleticarsi l’ego e non un certo un atto di eroismo.
E allora, come si diventa heroes, just for one day al DGD? Mettendo insieme queste tre cose per un evento che nasce da volontari, probabilmente con meno attrattive rispetto ai raduni di un club o alle grandi manifestazioni di settore con tanti sponsor alle spalle di cui, perlomeno in Italia, è pieno il palinsesto.

È eroico fare una donazione per un evento di cui non si conosce il programma fino a pochi giorni prima, dove il percorso è un’incognita fino al momento in cui bisogna accendere la macchina e partire e di cui l’organizzazione centrale sta in Australia. È eroico trovarsi in mezzo a tanta gente con la tua stessa passione, ma che spesso incontri per la prima volta in vita tua e, nonostante questo, trovare subito una sintonia. Soprattutto quando avresti potuto organizzarti con gli stessi compagni di avventura con cui guidi tutto il resto dell’anno.
Lo è anche ascoltare con attenzione il sermone pre-partenza sull’importanza della prevenzione, e farsi convincere ad andare a fare il test del PSA che tanto può aiutare a scovare in tempo il terribile tumore alla prostata che muove questa elegante comune motoristica (tra auto e moto) da più di dodici anni. Nothing more, nothing less.
Una piccola cosa, di nicchia e lontana dai grandi numeri del mainstream. Bella e buona. Per chiudere questo Issue tornando a David Bowie, potremmo dire che di certo The Distinguished Gentleman’s Drive non ci renderà eroi forever and ever, ma per un giorno all’anno forse possiamo spingerci a dire di sì.




























































