Gli anni Novanta li ricorderemo sempre come l’era in cui il tatuaggio tribale ha avuto il suo maggiore exploit di popolarità. Erano sulle spalle, sulle braccia in forma estesa o a braccialetto, sulle gambe e anche (e soprattutto) nella parte bassa della schiena.
Parlare però di tatuaggio tribale in senso così ampio è decisamente molto riduttivo. Quindi, cari lettori, oggi si viaggia su un volo di circa 30 ore che ci porta dritti in Nuova Zelanda, casa del tatuaggio maori.

Il mondo del tatuaggio è ricchissimo di storie e tradizioni. Così come avviene per molti degli stili di tatuaggio in circolazione, anche il tatuaggio maori, di derivazione polinesiana, è ricco di significati culturali con un ruolo importantissimo.
Tanto per iniziare, è doveroso dire che il tatuaggio, nella cultura dei Māori, assumeva il valore di strumento di comunicazione sociale. Ogni tattoo raccontava una storia, un’esperienza di vita vissuta, dalla maggiore età di un individuo fino al giorno della sua morte.
Il primo tatuaggio di ogni Māori era il Moko, tatuaggio facciale che segnava il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta, e che che solo il popolo Māori poteva possedere.
Nel Moko maschile il viso viene completamente ricoperto, dalla radice dei capelli al mento e da un orecchio all’altro, da motivi complessi e veniva eseguito solo da “santoni” o da persone ufficialmente riconosciute dalla comunità come “Tohunga ta Moko”, ovvero i tatuatori.
I Tohunga ta Moko studiavano la struttura facciale del futuro tatuato ed individuavano un disegno. Spettava poi agli anziani della comunità decidere se il simbolo proposto rappresentava la personalità dell’individuo e ogni design veniva concepito in modo da poter essere ampliato nel tempo.
Un tatuaggio maori, in pratica, non si concludeva mai: la sua realizzazione poteva durare un’intera vita, essendo il suo scopo proprio quello di raccontare il vissuto delle persone: casta di appartenenza, mestieri, origine materna e paterna e anche il raggiungimento di un rango superiore rispetto a quello di nascita.

Il Moko femminile, invece, aveva una funzione puramente estetica ed era molto meno ampio di quello maschile: solitamente, si tatuava il contorno labbra di nero per apparire più attraenti e, in alcuni casi, venivano aggiunti motivi a spirale su mento, guance o fronte.
Il Moko era (ed è tutt’oggi) un tatuaggio riservato solo alle persone che fanno parte di una comunità e, in particolare, ai guerrieri o chi ha contribuito in modo significativo ad aiutare la società.
Un viso tatuato rappresentava grande motivo di orgoglio soprattutto per i guerrieri, che in battaglia risultavano più feroci e, agli occhi delle donne, più attraenti.
Ha un valore estremamente sacro, così come altri tatuaggi tipici maori, ed è per questo chiamato con il nome Ta-moko, a differenziarlo dai Kirithui, ovvero i tatuaggi accessibili a tutti, ma privi di riti e valore simbolico.
Le tecniche del Tatuaggio Maori
Nella tradizione Māori le due principali tecniche utilizzate per i tatuaggi erano il “puhoro” e il “moko whakairo”. La prima consisteva nel pungere la pelle con uno strumento acuminato e nell’inserire nelle punture un pigmento che lasciava la traccia del disegno sotto pelle.

Il “moko whakairo”, invece, veniva fatto con scalpelli e altri strumenti taglienti che “scolpivano la pelle”: le ferite venivano successivamente riempite di colore e il disegno, una volta guarito, era reso ancora più evidente dal rilievo delle cicatrici.
Curiosità: durante l’esecuzione di un tatuaggio maori, il sangue era considerato un’evocazione di spiriti e divinità.
Tatuaggio maori: le differenze tra uomo e donna
Il tatuaggio maori è fortemente influenzato dal sesso della persona che lo richiede: i simboli correlati alla donna vanno sul lato sinistro, quelli maschili invece sul lato destro. A livello di simbologia, non ci sono molte differenze: i motivi sono pressoché gli stessi per entrambi i sessi. La grande differenza è che il corpo femminile non viene mai tatuato in alcun punto del busto, ma solo su gambe e braccia. Questo perché viene già considerato bello di per sé e il busto non è una parte che, secondo i Māori, necessiti di abbellimenti.
Illustrazione dal libro Die Marquesaner di Karl Von de Steiner.

I significati del tatuaggio maori
Il tatuaggio maori si differenzia dagli altri tatuaggi polinesiani per le curvature e le spirali nei disegni. Il significato, inoltre, varia a seconda dei motivi e della loro collocazione sul corpo. Ogni elemento, dalle spirali all’onda, porta con sé un messaggio particolare:
Spirali (Koru): rappresentano i nuovi inizi, la crescita e l’armonia.
Motivi a onda: simboleggiano il viaggio della vita, il cambiamento e l’adattabilità.
Animali totem: come la tartaruga (protezione e longevità) e lo squalo (forza e determinazione).
Il sole maori, ad esempio, è un simbolo potente e ricco di significati e rappresenta la vita, l’energia, la rinascita e la guarigione. Può simboleggiare la forza interiore e la vitalità del portatore.
Gli Hei Tiki rappresentano la fertilità e la conoscenza ancestrale, la Manaia è una figura mitologica che protegge contro gli spiriti maligni e gli Enata sono simboli di figure umane che rappresentano la vita, i membri della tribù e il supporto della comunità.
Come dicevamo, anche la collocazione del tatuaggio maori viene scelta in funzione di un significato. Un maori sulla spalla rappresenta la forza e la protezione. È una delle posizioni più comuni, spesso scelta per la sua ampia superficie e per il legame con la forza fisica e spirituale.
Il tatuaggio maori sul braccio simboleggia la determinazione e l’azione, ed è solitamente caratterizzato da disegni che si avvolgono intorno al bicipite o all’avambraccio. I tatuaggi sul braccio possono estendersi fino al polso, creando un effetto di “manica”, molto apprezzato sia per motivi estetici che simbolici.
Nella cultura dei Māori, i tatuaggi sul braccio sono considerati un simbolo di forza e coraggio. I guerrieri adornavano spesso le proprie braccia con disegni che raffiguravano le loro vittorie in battaglia o rappresentavano l’appartenenza tribale. Raffiguravano anche lo status di una persona nella società: chi aveva disegni più elaborati era considerato di rango superiore.
Vi sarà capitato sicuramente di vedere anche tatuaggi maori sul petto. Essi hanno un alto valore simbolico, essendo vicini alla regione del cuore, e rappresentano un impegno profondo o una connessione con qualcosa o qualcuno. La parte superiore del petto raffigura i traguardi raggiunti nella vita, mentre i disegni sulla parte inferiore identificavano il luogo di nascita o quello in cui ci si sentiva a casa.
Ad esempio, i tatuaggi sul petto possono includere simboli associati all’amore, come il Koru, che rappresenta i nuovi inizi, intrecciato con cuori stilizzati. Altri utilizzano i tatuaggi sul petto come un modo per onorare gli antenati, incorporando motivi tradizionali come il Tiki.

Il maori sulla gamba è legato al coraggio e alla stabilità. I disegni sulle cosce indicano una forza interiore, mentre il tatuaggio sul polpaccio simboleggia forza fisica e resistenza. Le caviglie, invece, erano riservate ai tatuaggi femminili che rappresentavano la femminilità, la bellezza e la grazia.
Per i Māori la schiena è collegata alla nostra natura spirituale, per questo i tatuaggi maori sulla schiena rappresentano forza e potere spesso riflettono anche l’identità, i valori e le credenze dell’individuo.
La parte centrale della schiena può essere riservata a disegni che raffigurano un evento dal significato importante per chi porta il tatuaggio, mentre la parte bassa è solitamente riservata alle donne e rappresentava il loro legame con la terra, la fertilità e la maternità.
Insomma, se state pianificando il vostro tatuaggio maori, assicuratevi di scegliere il soggetto e la posizione più adatta a voi, senza limitarvi alla bellezza del motivo 😉













