Il copione, per sua natura, tende a ripetersi. Tutti rientrano, chi prima e chi dopo, per reimmergersi nel fiume in piena del quotidiano. Una moltitudine di ricordi regalati agli algoritmi, molto più difficili da schivare rispetto alle messianiche serate-diapositiva con amici e famiglia. Nella testa belle speranze e la confortante sensazione di un qualcosa di nuovo – non ben definito – che potrebbe manifestarsi di qui a poco.

Ma se il carrozzone estivo è stata una routine sociale da spuntare, allora non c’è speranza che tenga e che possa davvero cambiare qualcosa. Discorso diverso se abbiamo provato a trascorrere l’estate raschiando l’epidermide dell’ego e provando a raggiungere la nostra essenza. Siamo stati coerenti nei confronti dei nostri desideri? Abbiamo resistito al diabolico magnetismo delle attenzioni vacue? Anche solo per un attimo, siamo riusciti a sfuggire al controllo delle onnipresenti sovrastrutture? Bene, allora forse siamo stati a nostro modo eroici, sconfiggendo spaventosi demoni interiori e scalando una montagna di ostacoli e tentazioni.

Allora tanto vale non buttare tutto al vento, no? Si può continuare ad essere eroi anche a settembre. Quando la routine ricomincia, quando bisogna difendersi dall’apatia e schivare i piagnistei dei mai-contenti, quando tutti cercano rifugio nel comfort della nostalgia e dei “programmi futuri”. Noi siamo pronti, carichi. Quello che ci serve andiamo a prendercelo subito. E se si parla di viaggiare, partiamo e basta!

Quando l’autunno bussa, la montagna è il luogo giusto per gli eroi. È il momento in cui le vette si riappropriano della loro integrità, liberandosi dai casual che ne hanno oltraggiato la sacralità durante l’alta stagione. Ed è anche il momento in cui la natura esprime il suo massimo fascino, il canto del cigno prima dell’inverno monocromatico, trascinata da colori surreali che fanno da cornice ad appaganti esperienze in quota.

I comprensori gradualmente si svuotano, gli impianti si fermano e molti tra hotel, ristoranti e negozi sospendono l’attività in preparazione alla stagione invernale. I primi eroi sono proprio quelli che “restano”, che credono in una montagna “diversa” e che lavorano per promuovere l’immenso potenziale della mezza stagione. Lo fanno perché sanno che dall’altra parte ci sono altri eroi… Non abbiamo bisogno del “contorno”, siamo affamati solo di emozioni autentiche e desiderosi di sentirci la natura addosso.

La meta che inseguiamo ci attende al confine nord-occidentale della nostra penisola, in quella Valle d’Aosta che riesce ad essere al tempo stesso meravigliosamente remota e facilmente accessibile. Risaliamo il corso della Dora Baltea (che tutti ricordiamo quasi ossessivamente dalle rimpiante lezioni di geografia delle scuole elementari) fino ad incrociare la laterale valle del Piccolo San Bernardo, che sale da Pré-Saint-Didier. Qualche tornante e l’autostrada è subito un lontano ricordo, perso alle spalle di fitti boschi di conifere.

La Thuile ci accoglie adagiata placidamente nella sua conca, immersa nel verde e protetta dagli sguardi severi del Monte Bianco (la montagna più alta di tutto l’arco alpino) e del ghiacciaio del Rutor (il più esteso di tutta la Valle d’Aosta) le cui nevi perenni risplendono illuminando la vallata. Insomma, iniziamo molto bene.

Lo skyline del villaggio ha mantenuto negli anni letteralmente un “basso profilo”, evitando i classici “casermoni” da resort anni Settanta e privilegiando costruzioni stilisticamente affini al passato della valle. Segno di una grande attenzione verso l’anima di questi luoghi, intrisa di tradizione e cultura alpina. E di legami con la storia qui ce ne sono tanti da scoprire.

Popoli ancestrali come Celti e Salassi, oltre ovviamente ai Romani, hanno abitato e attraversato questi luoghi, come dimostrano le testimonianze presenti al passo del Piccolo San Bernardo, poco sopra La Thuile: l’aura magica del cromlech, un enorme cerchio megalitico composto da quarantesei pietre; i resti della mansio romana, luogo di culto e riposo lungo la maestosa Alpis Graia, la strada che univa Milano all’antica capitale delle Gallie (Lione).

C’è qualcosa di eroico anche in questi popoli dell’antichità, che hanno trovato modo e forza per sopravvivere a queste quote, lasciando tracce e costruendo impervie vie di comunicazione che oggi è magnifico esplorare.

Ci sono poi altri eroi che hanno solcato questa terra, o meglio dire, ci si sono letteralmente immersi, spendendo parte delle loro vite nelle viscere delle montagne intorno a La Thuile, consumandosi in quello che per definizione è uno tra i lavori più ostili e faticosi. Parliamo dei minatori che qui, dagli inizi dell’Ottocento, hanno scavato la roccia alla ricerca di carbone e argento.

L’attività ha avuto il suo boom tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento prima di un rapido declino. Oggi il Parco Minerario offre ben otto percorsi di trekking di vari livelli che portano alla scoperta degli accessi alle cavità, alle vie di comunicazione su rotaia, a magazzini e depositi.

Questi percorsi sono solo l’antipasto perché La Thuile È la patria del trekking. Una rete di oltre 520 chilometri di sentieri per ogni livello di difficoltà, racchiusi in oltre sessanta tour che si sviluppano fino a tremila metri di quota. Denominata – non a caso – “La Thuile Infinity Trekking”, questa raccolta di tracciati vede la nascita di una partnership tra la destinazione e komoot (QUI il link), la piattaforma di pianificazione di itinerari outdoor con la più grande community al mondo.

Sull’App komoot, cercando il profilo ufficiale di La Thuile, è così possibile ritrovare tutti i percorsi ben descritti e perfettamente tracciati, navigabili anche offline. Una sinergia preziosa che permette al visitatore di avere a portata di mano tutto ciò che serve per immergersi nella natura.

Tra le tante scelte possibili, ci avventuriamo lungo l’anello che conduce alle tre grandi cascate che nascono dal ghiacciaio del Rutor. La prima la si raggiunge in meno di mezz’ora con una semplice passeggiata. Ma per guadagnarsi la seconda e la terza bisogna faticare.

La strada sale incessantemente senza lasciare grandi spazi per rifiatare, con pendenze che raramente scendono sotto l’11/12%. Ogni metro di dislivello è una piccola conquista mentre il frastuono dell’acqua comincia a farsi sempre più vicino.

Gli scenari regalano momenti di glorioso isolamento prima che gli ultimi passi ci conducano su uno stretto ponte che sovrasta il torrente prima dei due grandi salti. L’acqua nebulizzata ci avvolge, mentre la vista si apre verso la conca di La Thuile. Sentiamo di aver conquistato qualcosa di importante, fuori e dentro di noi. Eroicamente, lontani dalle melanconiche dinamiche settembrine, abbiamo agguantato con determinazione quelle sensazioni di cui non siamo mai sazi.

Il punto di noleggio Only Ski (QUI tutte le info), nel cuore di La Thuile, ci attende con delle fiammanti e-mtb. Il noleggio offre mezzi di alto profilo perfettamente manutentati. Offrono anche tour guidati e un servizio di shuttle, utile specialmente nella mezza stagione quando gli impianti chiudono: poter contare su un “passaggio” in quota può aiutare a risparmiare tempo da dedicare all’esplorazione.

Noi, invece, la vetta vogliamo sudarcela quasi fosse l’Olimpo. Risaliremo la montagna toccando prima i 2.200 metri di Les Suches e successivamente i quasi 2.500 metri del Colle Fourclaz prima di ridiscendere al Piccolo San Bernardo. Oltre mille metri di dislivello.

Ok che le bici sono assistite, ma stiamo parlando di circa 13 chilometri con pendenza media del 12%. Serve convinzione e la si guadagna pedalata dopo pedalata, vedendo pian piano il bosco diradarsi e lasciare spazio ad una vista maestosa. Il primo ad apparire è il ghiacciaio del Rutor: da qui è incantevole… una vetta “morbida”, arrotondata, che quando viene investita dalla luce del sole scintilla tanto da accecare.

Poi la natura si spoglia, i colori si sporcano sempre di più di giallo e rosso mentre il cielo si fa di cobalto. Al diavolo la fatica, ormai abbiamo preso il ritmo e siamo un tutt’uno con la nostra e-mtb. L’arrivo al colle è come un respiro a pieni polmoni… rigenerante ed esaltante. Il Monte Bianco visto da qui impressiona e – se possibile – rende il tutto ancor più epico. Non resta che lanciarsi nella frenetica discesa al passo, con la voglia di toccare poco i freni e lasciar correre le ruote.

Prima di placarci, ci lasciamo attrarre dal luccichio del Lago Verney, a ridosso del valico. Vediamo partire altri sentieri e la tentazione di seguirli è difficile da sedare. Solo il richiamo dei sapori valdostani aiuta a tenere a bada lo slancio: i veri eroi sanno anche quando è il momento di fermarsi.

Gnocchi con fonduta, piatti a base di selvaggina, salumi della tradizione, polenta… la ricompensa al rifugio San Bernardo (QUI tutte le info) è più che meritata: riempie la pancia e soddisfa l’animo prima dell’adrenalinica discesa verso il paese.

Sul versante opposto ci attende un altro trekking, perché le gambe ormai si sono liberate dal torpore e cercano altri sentieri da macinare. Risalendo il Colle San Carlo (a nord-est del paese) si incrocia la via per il Lago d’Arpy. Un’oretta di cammino per raggiungere una conca poco oltre i duemila metri, dove brillano acque color smeraldo cinte da pareti scoscese. Atmosfere da libro fantasy e una sensazione di quiete avvolgente, come se dopo le fatiche avessimo veramente raggiunto la fine di questa avventura.

La sera cala portando con sé un’immensa dose di stelle e silenzio. Nell’accogliente abbraccio dell’Hotel-Ristorante Les Granges (QUI tutte le info) degustiamo altre prelibatezze del territorio e beviamo un ultimo sorso di vino prima di spegnere l’interruttore.

La Thuile è un luogo dove ciascuno di noi può essere eroico a suo modo. Lo sono stati ad esempio i partecipanti al Tor des Géants (scopri tutto QUI), il trail più duro al mondo, che proprio agli inizi di settembre hanno transitato da La Thuile nel loro viaggio di oltre 300 chilometri tra le vette più alte della Valle d’Aosta. Lo siamo stati anche noi, sfuggiti consapevolmente alla vacuità della summertime sadness e dei “prossimi viaggetti”, per portarci a casa esattamente ciò di cui avevamo veramente bisogno.

Tutte le info su La Thuile le trovate sul sito ufficiale www.lathuile.it. Il portale racconta la storia della destinazione, fornisce informazioni pratiche su come organizzare il soggiorno e illustra le molteplici attività estive ed invernali. Ampio spazio è dedicato al trekking e al Bike Park, altro fiore all’occhiello delle destinazione, con chilometri di tracciati esplorativi e piste gravity per tutti i gusti.

Il profilo ufficiale di La Thuile sulla piattaforma komoot è raggiungibile da QUI.

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