Questo è il nostro mese GOLD, così lo abbiamo pensato qui a Wheelz.

 

Se all’inizio dell’estate si accende la scintilla, in agosto ci si concede il lusso di viverla davvero, senza fretta e con la voglia di scendere un pochino più in profondità. Innamorarsi dei dettagli, delle sfumature, soffermarsi su cose che solitamente ci sfuggono perché siamo spesso in affanno. Se penso ad agosto penso a quelle due settimane di stacco totale che riesco a ritagliarmi. E, in preparazione alla partenza, passo sempre del buon tempo a scegliere i giusti compagni di viaggio: i libri.

Sì, sono una divoratrice di libri. Da sempre leggo molto e da sempre è una delle mie attività preferite. Perché mi concede il lusso di vivere mille vite e, specialmente in estate, riesco a perdermi tra le pagine. Amo i romanzi, le biografie, soprattutto quelle che riguardano artisti della scena rock. E più volte mi sono imbattuta in saggi super interessanti.

Leggere per me è un piccolo atto di resistenza. Non contro qualcosa in particolare, ma contro il ritmo a cui ci siamo abituati: scroll infinito, notifiche, contenuti pensati per durare sei secondi. Un libro può durare ore, giorni, a volte settimane e riesce ad incollarmi il pensiero, a staccarmi dal “fuori“. E se poi vogliamo entrare nello scientifico, bastano sei minuti di lettura per far scendere lo stress del 68%. Più di un tè, più di una camminata… Forse più della musica stessa (non lo dico io, lo dice uno studio dell’Università del Sussex). Leggere, oggi, non è un dovere culturale né un hobby da esibire su uno scaffale ordinato per colore: è una delle pochissime cose che ci obbliga ancora a stare fermi, zitti, presenti. E forse è proprio per questo che ci fa stare meglio.

Spesso mi sono sentita in colpa per aver letto molto e poi scoprirmi a distanza di mesi senza più ricordi o con pochi ricordi: qual era la storia di quel libro? La trama? I personaggi?

Ma ultimamente un articolo raccontava di come molti lettori abbiano questo sentimento, che rientra assolutamente nella normalità. Lo sapevate che Seneca paragonava il lettore saggio alle api? Gli insetti volano di fiore in fiore raccogliendo il nettare per trasformarlo in miele con il proprio lavoro e, allo stesso modo, noi dobbiamo prendere spunto da letture diverse rielaborando tutto con la nostra mente, per renderlo un unico e personale nutrimento spirituale. Non memorizzeremo tutto del libro, ma qualcosa in noi quel libro lo trasformerà. E quell’insegnamento, piccolo o grande che sia, sarà sempre dentro di noi. Adoro quest’immagine.

Non è colpa nostra, è pura biologia. Il cervello dimentica la trama più in fretta di quanto e come lo ha fatto sentire: si chiama curva dell’oblio, teorizzata già a fine ‘800 da Ebbinghaus, e fa perdere gran parte di ciò che leggiamo proprio nelle prime 24 ore. La memoria non è un archivio, è un filtro: tiene le emozioni, scarta i dettagli. Puoi non ricordare il nome del protagonista, il finale, chi ha tradito chi, ma è possibile ricordare benissimo dov’eri quando hai letto quella pagina, che luce c’era, cosa hai provato a voltare pagina.

È lo stesso motivo per cui non ti serve la tracklist di un disco per riconoscerlo dopo vent’anni: basta il primo accordo, e torna tutto. I libri funzionano allo stesso modo. La trama sbiadisce. Il retrogusto resta.

Ogni libro, ogni bel libro, in qualche modo ci insegna qualcosa e le sensazioni, l’atmosfera che ci ha regalato rimangono dentro di noi. E quindi, se vi va, io oggi voglio condividere con voi due letture che mi sento di consigliarvi e che mi hanno accompagnato in questo agosto GOLD. Molto diversi tra loro: uno è stato pubblicato proprio nel 2026, l’altro invece è un vero e proprio cult.

ANIME AZZURRE di Alessandro Botteon

Ho sempre amato le montagne, ho sempre amato l’aura che avvolge le cime, il verde delle valli, i piccoli paesini, le malghe e i rifugi dove ci si ferma dopo un lungo cammino, i volti saggi degli anziani che abitano paesini dimenticati da Dio, appena l’alta stagione si spegne. Questo mese ho scelto di trascorrere le mie settimane di vacanza in Alto Adige, in un luogo del genere, affacciato sulle Dolomiti. E per entrare nella giusta atmosfera ho scelto questo romanzo che, a onor del vero, è stato autopubblicato prima nel 2022 e poi ufficialmente da Bompiani nel 2026.

La storia scorre tutta tra le mura di un piccolo rifugio, i boschi, i sentieri e i colori della montagna. Sembra di trovarsi immersi nel freddo pungente delle notti, al calore del rifugio a conversare con il vecchio proprietario. È il 2001, l’anno in cui il mondo analogico comincia a cedere il passo al digitale: usciva il primo iPod, ma si spedivano ancora cartoline. Tra le vette di Corvara, Johann, il protagonista, ha appena compiuto diciassette anni e lavora in un rifugio. Non è mai uscito dalla valle: la sua unica finestra sul mondo sono i film che noleggia in un negozio del paese. Ama le montagne che chiudono l’orizzonte, ma comincia a sentirle come una sfida: nasce in lui il desiderio di vedere cosa c’è oltre.

Dall’altra parte del mondo, a New York, un aereo si schianta contro le Torri Gemelle e una ragazzina coetanea del nostro protagonista perde tutto. Per allontanarla dal dolore, la mandano in un rifugio nel cuore delle Dolomiti, lo stesso in cui Johann lavora.

In alta quota, dove tutto assume una velocità diversa (per tornare al nostro concetto di GOLD), due vite che a valle non si sarebbero mai incrociate iniziano ad ascoltarsi. Diversi, eppure vicini: entrambi protesi verso l’alto o verso l’oltre, entrambi “anime azzurre”. Insieme cercheranno di aprire, metaforicamente, una serratura misteriosa, quella che forse aprirà anche la porta sul resto del mondo, una porta particolare che dice “Devi chiudermi per aprirmi“. Fare pace con il passato per raggiungere il futuro.

Splendido, letto in pochissimo tempo, semplice ma delicato. Straconsiglio per chi vuole un po’ di fresco della montagna, per chi vuole sognarsi e immaginarsi sperduto in un rifugio, bevendo un caffè caldo, al tepore di un camino. In agosto 🙂

 

Colonna sonora perfetta: SIGUR ROS con “Ágætis byrjun” (1999)

UNA VITA COME TANTE di Hanya Yanagihara

Scrittrice statunitense di origini hawaiane, il titolo originale è A Little Life. Uscito nel 2015, è il suo secondo romanzo, diventato un successo mondiale — finalista al National Book Award e al Booker Prize, vincitore del Kirkus Prize.

Sarò onesta, ho provato a leggere questo libro più volte, e più volte l’ho abbandonato. Sicuramente la dimensione imponente – oltre 1000 pagine – non mi ha mai aiutato nell’approccio e poi ho sempre percepito che meritasse di essere letto “nel momento giusto”.

Se vi capita, così come ho fatto io, di spiare qualche recensione, vi troverete davanti a commenti contrastanti e anche molto duri: chi dice di non essere mai riuscito a staccarsi dal dolore provato, dall’empatia creata con Jude, il personaggio principale, e chi dice che la storia è un insieme improbabile di violenze, sfortune che colpiscono inverosimilmente il protagonista; chi lo reputa un cult e chi un fake.

Insomma, ho deciso di buttarmi in questa lettura. Con fatica ho superato le prime 150 pagine e poi, effettivamente, avviene la magia: si viene rapiti e ci ritroviamo catapultati a New York, gli anni dell’ambizione. Ci sono quattro amici che si conoscono dai tempi del college e che nel tempo porteranno sempre in tasca la loro amicizia e la voglia di costruire la propria vita e la propria identità.

C’è Willem, che sogna di fare l’attore; JB, che punta dritto al mondo dell’arte; Malcolm, che lavora come architetto in uno studio prestigioso, ma si sente bloccato. E poi c’è Jude, il vero protagonista: avvocato brillante, intelligenza fuori scala, un’aura di riservatezza che nessuno dei tre riesce mai davvero a scalfire. È attorno a lui che involontariamente si muove il gruppo. Gli amici sanno che Jude nasconde un passato difficile, inimmaginabile, e in qualche modo cercano di essere famiglia e protezione per lui. Gli anni passano, diventano adulti, le carriere decollano e il passato di Jude, mai raccontato per intero, mai del tutto sepolto, comincia a farsi strada. Si instaura un precario equilibrio tra resilienza, resistenza e autodistruzione.

Quello che posso dire ora che ho divorato quelle mille pagine è che questo non è un romanzo che si legge per la trama in senso stretto: si legge per stare dentro la tensione, pagina dopo pagina. Un capolavoro di empatia, coinvolgente, straziante e dolce allo stesso tempo.

 

Colonna sonora perfetta: Nick Cave con “The Boatman’s Call” (1997)

Due letture agli antipodi, eppure capaci entrambe di lasciarmi qualcosa di prezioso: la leggerezza di un rifugio di montagna e il peso di una vita raccontata fino in fondo, senza sconti. Forse è proprio questo il senso più vero dell’oro di agosto: non tutto quello che vale brilla allo stesso modo.

C’è l’oro leggero, e c’è l’oro che si guadagna, quello che ti costa fatica. Pagine difficili, magari un paio di abbandoni prima di trovare il momento giusto per tornarci. Ma in entrambi i casi quello che resta l’abbiamo detto poco sopra, non è la trama. È quella sensazione precisa, quel retrogusto che ti riporta lì ogni volta che ci pensi, mesi o anni dopo.

Quindi il mio consiglio per quello che resta di questa estate è semplice: scegliete bene i vostri compagni di viaggio, prendetevi il tempo per stare dentro le pagine e lasciate che anche agosto, come ogni cosa che vale davvero, si riveli piano.

 

Sberebem. Buona lettura e buon oro a tutti voi…

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