Di colpo, senza preavviso, il secondo giorno dello scorso dicembre apro i social e vengo inondato di lacrime. Da ā€œĆØ la fine di un mitoā€, a ā€œcome faremo senza?ā€ e ā€œnon ĆØ più l’Italia in cui sono cresciutoā€. Vado subito ai titoli di apertura per capire: ah ecco, Stellantis ha licenziato Tavares, ma sospetto che non sia questo a sollecitare tanta afflizione collettiva. Poi leggo meglio: dopo 76 anni di glorioso servizio, l’Ape Piaggio esce di produzione nello stabilimento di Pontedera per colpa delle normative antinquinamento europee. Se ne va in India dove sono più tolleranti ed ĆØ ancora gettonato.

Ho sempre associato il tre ruote a una coppia di contadini settantini compressi nella cabina, mentre si sopportano a quaranta all’ora, in piena traiettoria all’uscita della curva cieca. Però fa tanto Italia, non ĆØ vero?

Nel suo piccolo, l’Ape ha scritto una pagina nazionale importante per la mobilitĆ  e il trasporto leggero. E se all’estero ĆØ considerato un coso stranoide, ma simpatico, non dovrebbe sorprendere. Sbarcare a Ischia o a Capri e tenere compagnia ai bagagli nel cassone di un Ape, o meglio ancora accomodarsi nella lussuosa versione Calessino, ĆØ pura e semplice Dolce Vita. Prova ne ĆØ la figlia quasi trentenne di un’amica, che sogna di guidare un Ape vintage dall’Italia nell’East End di Londra. Non per farne una postazione di street food, o arredare il suo negozio.

 

No, lei vuole un Ape perchĆ© lo trova – parole sue – terribly italian cool.

Si va oltre l’iconografia mod delle Vespa GS e PX, nel recupero postmoderno di un mezzo che vanta una storia e un’estetica unici al mondo. E che si ĆØ fatto notare anche al cinema, accanto all’ubiqua sorella a due ruote. Se Audrey Hepburn e Gregory Peck s’innamorano a spasso per Roma in sella a una Vespa 125 farobasso, intorno a loro zampetta anche l’Ape. Che fa capolino pure nei vagabondaggi romani di Nanni Moretti in Caro Diario e svolazza ne La Cambiale e ne Il Sorpasso, due classici ambientati in un’Italia ancora in bianco e nero, ma vivace e vitalistica, allegramente incosciente come quella ritratta nella Dolce Vita felliniana.

Tant’è che, quando si tratta di citare l’italianitĆ  in chiave oleografica, l’Ape rispunta puntuale in Cars 2 e in Luca della Pixar. Se c’è un film che celebra compiutamente l’Ape, però, ĆØ il documentario Sting like a Bee. Il regista Leone Balduzzi segue i ragazzi di un paese della provincia italiana come fossero attori, mentre fa muovere le loro vite, i desideri e le aspirazioni a bordo del tre ruote. Non può non ricordarci la dolce vita da minorenni di Valentino Rossi e della sua gang di Tavullia, che negli anni Novanta si muovevano tra la scuola, il bar e le disco sulle colline romagnole su certi Ape 50 abbastanza elaborati e alleggeriti da correre i GP – che Rossi effettivamente organizzava con gli amici a Tavullia.

Quanto a classe, però, nulla batte il Calessino. ƈ la versione mototaxi di lusso con inserti in legno, cromature e l’elegante livrea blu pastello, tipiche del design delle spiaggine italiane degli anni Sessanta. Perfetto per muoversi nelle viuzze dei centri storici italiani, il Calessino fu reso famoso dalle paparazzate di Charlie Chaplin e dei divi di Hollywood e di CinecittĆ  in vacanza nel Mediterraneo, negli anni del Boom. Il passaggio in Calessino ĆØ una experience adorata ancora oggi dai turisti che sbarcano a Portofino, o sulle isole dell’Arcipelago partenopeo. ƈ riapparso nel 2007 in serie limitata, per essere rilanciato sei anni dopo come Nuovo Ape Calessino 200, allestito sulla base degli Ape Taxi indiani (i famosi Tuk Tuk) che formicolano isterici sulle strade asiatiche. Il successo di immagine ĆØ stato tale, che nel 2018 si ĆØ aggiunto anche l’Ape Calessino 70° anniversario, una versione speciale in tiratura limitatissima di settanta esemplari numerati.

Il lato pop dell’Ape ĆØ stato celebrato anche da The Ganzo, uno dei più riusciti cazzeggi di Deus Ex Machina, realizzato intorno all’Ape Classic 400 Diesel. Deus lo ha portato sulla passerella di Pitti Uomo a Firenze e sulle strade bianche toscane per Deus Cyclewine, la scorribanda eno-ciclistica su bici da corsa d’epoca. Lo dice il nome: con il suo pianale aperto da mini pick-up custom, le ruote bicolori e la carrozzeria grigio ardesia decorata dal lettering a mano, The Ganzo ĆØ l’Ape custom fatto apposta per trasportare qualsiasi oggetto instagrammabile, dalla bicicletta alla tavola da surf.

L’Ape non fu concepito per essere solo ganzo: insieme agli scooter e prima delle utilitarie, ha avuto il merito di rimettere in movimento l’Italia uscita a pezzi dalla Seconda guerra mondiale. Come per la Vespa, nacque dall’osservazione delle esigenze del piccolo trasporto commerciale da parte di Enrico Piaggio e Corradino D’Ascanio. Il mezzo utilitario per eccellenza uscƬ dalla fabbrica di Pontedera nel 1948 spinto dal motore 2 tempi da 125 cc, al prezzo di 170.000 lire. Il claim di lancio era ā€œApe, il veicolo che vi aiuta a guadagnareā€.

Nel succedersi delle versioni e delle motorizzazioni, anche l’Ape si ĆØ concesso i suoi momenti di dolce vita. Come nel 1961 quando diventa un cinque ruote nel modello Pentarò, un veicolo capace di portare 700 kg sviluppato sull’esempio dei più grandi autoarticolati. Nel 1966 si pensa più al comfort con l’Ape MP, dotato di una cabina che offre a conducente e passeggero migliori abitabilitĆ  e comfort, quasi come un vero furgoncino.

Il vero salto di qualitĆ  ĆØ del ā€˜71 con l’arrivo dell’Ape Car: design aggiornato, scocca e cabina di maggiori dimensioni, guida a volante anzichĆ© a manubrio. La concorrenza dei pullmini stimola l’Ape nel somigliare sempre di più a un quattro ruote: ed ecco che nel 1982 si scomoda nientemeno che il designer del secolo, Giorgetto Giugiaro (a proposito, auguri di pronta guarigione da Wheelz!), per il nuovo TM. Un Ape con ruote da 12ā€ che ha addirittura un cruscotto di tipo automobilistico e che accentua il comfort di un’abitabilitĆ  più accogliente.

L’ultimo colpo di coda non poteva che arrivare negli anni Novanta con l’Ape Cross, una versione dell’Ape 50 dedicata ai giovani che utilizzavano l’Apetto in alternativa al cinquantino, esattamente come la tribù di Valentino. L’Ape Cross ĆØ famoso per il roll bar, il bagagliaio, le vistose verniciature fuoriserie e – attenzione – persino l’autoradio con sistema di altoparlanti di serie! Oggi ĆØ un must-have per chi lo utilizza nelle garette in salita e negli stunt.

Se a questo punto anche tu avverti l’insopprimibile pulsione di dotarti di un Ape, sappi che le concessionarie stanno ancora sbolognando gli ultimi esemplari rimasti in magazzino. O, ancora meglio, puoi cercare un Ape 2 tempi da 50 o 170 cc da restaurare, o customizzare.

 

Molla la solita Vespa, diventa terribly italian cool!

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