Dicembre, il Natale in arrivo, le feste, la neve, il chill e le storie da raccontare davanti al fuocherello del camino. Sì dai, è proprio così che ci immaginiamo il mese che segna la chiusura dell’anno. Cozy.

E, proprio con questo spirito, vogliamo aprire la Chill Issue. Con una storia. 

Una di quelle che affonda le radici nell’Heritage e porta ai giorni nostri novità dal sapore Classic. Ladies and Gents, questa Cover Story è dedicata alla nuova Kawasaki Meguro S1.

La premessa: il mese scorso, sotto il tendone del Circus di EICMA, ne abbiamo viste di novità. Ma il fil rouge che più ha catturato la nostra attenzione è quello delle piccole cilindrate alla riscossa. Ne hanno presentate tante, molte con un forte richiamo al passato. Tra queste anche lei, la Meguro S1, che entra nella line-up heritage della Casa di Akashi celebrando i 100 anni dell’omonimo brand al grido di “Centennial Beat”. Quindi, visto che di feste si parla… festeggiamo!

Chi, come, cosa, quando e perché, vi starete chiedendo. Sedetevi sulle poltroncine intorno alla stube, la storia sta per iniziare.

Le radici della Meguro affondando nella Murato Iron Works, fondata nel 1924 e una delle prime aziende nipponiche impegnata nella produzione di motociclette. La Meguro Seisakusho, che un tempo aveva sviluppato una copia di un Harley-Davidson V-Twin, fu fondata per progettare e costruire cambi per la nascente industria motociclistica giapponese e nel 1931 si fuse con la Abe Industries, che ai tempi aveva una propria produzione di moto. 

Sì, avete capito bene. C’è di mezzo lo zampino americano. 

Dopo il crollo di Wall Street, Meguro investì in Harley-Davidson e ottenne i disegni, gli strumenti e il know-how sui trattamenti termici dei metalli per poter realizzare i cambi. Questi vennero poi utilizzati sulle loro motociclette e su quelle di un’altra delle prime aziende giapponesi, chiamata Rikuo (letteralmente “Road King”). La proprietà intellettuale americana ereditata dai giapponesi insegnò loro come produrre motociclette in quantità elevate. Nel 1935 Nobuji Murata e Takaji Suzuki, ufficiale di alto rango della marina, costruirono un modello Z97 monocilindrico da 500 cc ispirandosi al design Motosacoche, azienda ginevrina che nei primi anni del ‘900 mise sul mercato il primo motore ausiliario che poteva essere montato su ogni tipo di bicicletta. Il lavoro, però, fu limitato a causa dell’inizio della seconda guerra mondiale. 

L’azienda divenne ufficialmente la Meguro Manufacturing Co. Motorcycle Works nel 1937, fondatori Murata e Suzuki. Nel 1948 la produzione riprese a pieno regime, con la Z97 affiancata da monocilindrici da 125cc, 250cc e 350cc.

Arrivano gli Anni 50, che segnano l’ingresso nel mondo delle corse della Casa e la costruzione del primo progetto “2 cilindri”: la T1 Senior da 651cc con un motore bicilindrico parallelo d’ispirazione Brit. Seguì il modello “Stamina” della Serie K, ispirata alla A7 di BSA (acquistata da Meguro nel 1953), che si rivelò superiore per qualità e ingegneria tanto da essere descritta da Edward Turner, uno dei più talentuosi progettisti di motociclette della Gran Bretagna, come “troppo bella per essere vera”. Questo avvenimento passò alla storia come “la prima volta in cui l’industria motociclistica giapponese venne vista come una minaccia”. 

Tornando al motorsport, Meguro corse con il modello monocilindrico a camme in testa da 500cc sul circuito di speedway Asama Kazan a Tsumagoi, nella prefettura di Gunma. Per molti anni l’azienda fu superata in vendite solo da Honda.

Nel 1958 Meguro sviluppò una gamma di prodotti destinati al pubblico, da 50 cc, 125 cc, 250 cc e 350 cc che però fallirono sul mercato a causa del loro costo elevato.

La svolta per l’azienda arriva solo pochi anni dopo. Nei 60s Meguro, la più longeva azienda di motociclette del Giappone tra le centinaia che ai tempi prosperavano producendo copie di modelli europei, si affiliò alla Kawasaki Aircraft Company. Nel 1962 il nome venne cambiato per la prima volta in Kawasaki-Meguro, marchio sotto il quale venne prodotta la B8 125cc, moto che ottenne successo significativo. 

Solo due anni dopo, nell’ottobre 1964, Kawasaki realizzò che avere una divisione dedicata alla produzione di motociclette era un enorme vantaggio e, avendo imparato tutto ciò che c’era da sapere, prese il pieno controllo dell’azienda.

Da qui le tracce del marchio Meguro andarono via via scomparendo. Nonostante ciò, rimane ancora oggi un tassello fondamentale della storia motociclistica giapponese. E la Society of Automotive Engineers of Japan, Inc. classifica il modello Meguro Z97, introdotto nel 1937, come uno dei suoi 240 punti di riferimento nella tecnologia automotive giapponese.

Non si sentì più parlare di Meguro fino al 2020, quando la Casa di Akashi rispolverò il nome, con l’obiettivo di riportare in auge i fasti del marchio, presentando la Meguro K3 su base W 800.

Ed eccoci arrivati al 2024. Esattamente 100 anni dopo la nascita della Meguro, la Casa di Akashi presenta due nuovi modelli di piccola cilindrata. Moto d’ispirazione Classic, perfette per una chill ride.

W230 e Meguro S1 sono i due nuovi modelli entry level di Kawasaki che celebrano il passato della Casa, con l’obiettivo di mettere in sella nuovi e vecchi appassionati. Stessa moto che si differenzia per approccio stilistico: il modello W230 è identificato come “Original Icon”, mentre la Meguro S1 si rifà al modello di successo SG 250cc degli Anni 60.

Avrete notato che la sigla non riprende la “K” storica del marchio Meguro, ma la W: questa lettera ha sempre simboleggiato le motociclette prodotte dall’azienda di chiara ispirazione Brit e affonda le proprie radici nella W1 650 del 1966, la prima moto Kawasaki a quattro tempi di grande cilindrata. 

Classe 250cc, la Meguro S1 è una classic retrò raffreddata ad aria che eredita questi 100 anni di patrimonio, con uno stile iconico. Adotta un motore monocilindrico raffreddato ad aria montato su un telaio tradizionale e, con i suoi 143kg, propone un eccellente rapporto peso/potenza, rendendola facile nell’utilizzo e adatta ad ogni tipo di motociclista.

Di chiara ispirazione 60s componenti come i parafanghi in acciaio, il terminale di scarico “a bottiglia”, i soffietti parapolvere sugli steli della forcella, la cover metallica del faro anteriore (di forma rotonda), i cerchi rigorosamente a raggi e ruote con camera d’aria e strumentazione old style con doppio orologio.

Quindi ora chiudete gli occhi, immaginate di allacciare il vostro jet con frontino e preparatevi ad assaporare tutto il gusto chill di questo viaggio in moto nella storia.

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