Nella frenesia delle feste, delle corse all’ultimo minuto per i regali che mancano, della preparazione di cene, pranzi e ancora cene e ancora pranzi natalizi, arriva un momento in cui abbiamo bisogno di staccare la testa. E la musica, si sa, in questo ci può aiutare parecchio.

Non so se a voi capita, ma se ho bisogno davvero di entrare nel chill metto le cuffie, o alzo lo stereo in casa quando sono sola soletta, e seleziono con cura la mia playlist a seconda della giornata, dell’atmosfera che voglio creare attorno a me.

E se abbiamo bisogno di rilassarci un pò ma senza staccarci mai dal nostro essere rocker di un certo livello, ecco il mio suggerimento per il mese di dicembre: le centinaia e centinaia di versioni unplugged che i più grandi artisti rock e le super band ci hanno regalato negli anni.

Il termine Unplugged arriva dal verbo “to unplug” che significa letteralmente “togliere la spina”. Staccare la corrente ai potenti amplificatori, suonare in acustico… e la cosa incredibile è che spesso le band più rumorose, spogliate di tutto, mettendosi a nudo, sono state capaci di toglierci il fiato.

Di materiale unplugged ce ne è davvero una caterba ma se siete d’accordo possiamo attingere ad un format televisivo che a partire dal 1989 ha portato sul palco concerti intimi e vibranti: MTV UNPLUGGED.  In un’epoca in cui la musica live si sta sempre più trasformando in uno spettacolo esagerato ed esorbitante di luci, costumi, coreografie, tecnologie digitali, led, schermi e autotune, MTV Unplugged rimane un simbolo potente della pura essenza musicale, un ritorno alle radici che continua a affascinare.

Vi porto indietro nel tempo, ai primi passi di questo viaggio.

Tutto ha inizio grazie a Jon Bon Jovi e Richie Sambora: i due, con il resto della band, vennero invitati ai prestigiosi MTV Video Awards dell’89 ma, con l’idea di fare qualcosa di diverso decisero di portare un repertorio completamente rivisitato. Sul palco salirono solo il cotonassimo Jon e Richie, con un cappello e stivali alla texana, le loro due chitarre acustiche e…i pezzi! Armonizzazione di voci, la chitarra Ovation doppio manico di Richie con 12 corde, un suono caldissimo. Beh, il risultato fu clamoroso.

Il pubblico rimase rapito dalla performance, in platea e a casa davanti alla tv. Se andate a spiare su YouTube, molti commenti sotto il video di Livin on a Prayer fatta in quella occasione dicono “la miglior performance di sempre” e di concerti Bon Jovi ne hanno fatti parecchi eh…quasi 3000!

Dopo un successo cosi straordinario nacque l’idea di registrare una serie di live unplugged. 

Il format venne messo a punto da un produttore di nome Bob Small, che pensò di invitare gli artisti a eseguire i loro brani in formati acustici, senza l’uso di strumenti elettrici o amplificati. Small e il co-produttore Jim Burns presentarono l’idea a MTV, che riconobbe immediatamente il potenziale del formato per attirare sia musicisti che spettatori in cerca di un’esperienza musicale autentica e personale.

Domanda: avete mai assistito ad un concerto unplugged? O anche a un live in elettrico che ad un certo punto regala un momento sospeso togliendo distorsione e mettendo a nudo la canzone. Quando parliamo di Artisti con la a maiuscola e di canzoni che sono degne di essere davvero definite tali, canzoni con una melodia o con un testo, con della sostanza che anche spogliata di ogni decoro rimane tale, beh in quel momento accade la magia. Si ha la percezione di entrare in contatto profondo con l’artista e con la sua anima, spesso con la sua inquietudine e il suo sentire. 

Insomma tornando agli Mtv Unplugged, il primo episodio andò in onda il 26 novembre 1989, con protagonisti Squeeze, Syd Straw ed Elliot Easton. E da li sono passati tutti, o quasi. Vi faccio una breve lista per dare un idea: Aerosmith, Alice in Chains, Bob Dylan, Bryan Adams, The Cranberries, The Cure, Eric Clapton, Fiona Apple, Florence and the Machine, Kiss, Korn, Lauryn Hill, Lenny Kravitz, Liam Gallagher, Neil Young, Nirvana, Oasis, Paul McCartney, Pearl Jam, Placebo, REM, Scorpions, Stevie Ray Vaughan, Stone Temple Pilots, Tori Amos and more.

Col senno del poi possiamo dire senza problemi che alcuni di questi live sono entrati nella storia della musica e addirittura alcuni sono stati capaci di regalare una diapositiva precisa di un momento musicale preciso, di un’ estetica, un’ essenza, il colore, luce e ombra di un’era musicale. Su tutti l’MTV Unplugged in New York dei Nirvana.

Ve lo racconto: partiamo con il dire che Kurt Cobain neanche lo voleva fare questo benedetto live unplugged per MTV ma alla fine accetta, portando una scaletta che non prevedeva i pezzi più famosi, niente Smeels like teen Spirit e neanche Lithium. Se questo live andava fatto, sarebbe stata una buona occasione per suonare brani meno conosciuti e anche cover di artisti che Kurt e la band amavano e stimavano.

In quel periodo Kurt Cobain era schiacciato: schiacciato dal successo di NEVERMIND (1991), schiacciato dal dolore fisico, lo stomaco che bruciava fino all’ulcera e dall’abuso di droga e, nel mezzo di questo tormento, vennero chiesti sul palco candele e gigli “proprio come ad un funerale” (parole di Kurt).

Andando a leggere qualche libro che racconta la storia della band si scoprono aneddoti incredibili: le prove del concerto andarono male, molti pezzi in chiave acustica uscivano male, la scaletta venne decurtata di parecchi brani, si respirava tensione e nessuno sperava in una buona riuscita. 

È il 18 novembre 1993, ci siamo, i Nirvana salgono sul palco. Kurt Cobain indossa un cardigan che diventerà nell’immaginario collettivo la sua immagine, imbraccia la sua chitarra Martin e esordisce dicendo: “Buona sera, questo brano è dal nostro primo disco, molta gente non ce l’ha” e attacca con About a girl.

Dietro di lui, alla batteria c’è, Dave Grohl che usa delle bacchette spazzola per la batteria. Perché? Durante le prove la produzione era preoccupata che Dave non avrebbe saputo mantenere un volume adatto alla dimensione acustica… quindi, mandarono un ragazzo in un negozio di strumenti a comprare delle bacchette “più soft”, appunto.

I momenti memorabili sono parecchi. Durante lo show, per esempio, la versione iconica di The Man Who sold the world di David Bowie o Pennyroyal Tea, che suona solo Kurt da solo senza gli altri, (sul palco la formazione è composta da Kurt Cobain, Krist Novoselic, Dave Grohl, Pat Smear, la violoncellista Lori Goldston e i fratelli Curt e Cris Kirkwood dei Meat Puppets). 

Nella durata del live escono anche dei momenti rilassati fatti di battute, di scherzo, come quando Dave Grohl chiede una sigaretta a Pag Smear o quando Kurt sostiene di non saper suonare bene il prossimo pezzo. A proposito…ecco la scaletta: 

1.”About a Girl”
2. “Come as You Are”
3. “Jesus Doesn’t Want Me for a Sunbeam”
4. “The Man Who Sold the World”
5. “Pennyroyal Tea”
6. “Dumb”
7. “Polly”
8. “On a Plain”
9. “Something in the Way”
10. “Plateau”
11. “Oh, Me”
12. “Lake of Fire”
13. “All Apologies”
14. “Where Did You Sleep Last Night”

In un piccolo teatro di New York, davanti a non so quanti milioni di telespetatori, i Nirvana hanno scritto e creato un capitolo importante della storia del rock e Kurt Cobain, inconsapevolmente, ci ha regalato con la sua voce rotta, con i suoi testi, il suo viso d’angelo esausto, una parte della sua essenza d’artista che vibrerà per l’eternità.

Nessuno poteva davvero credere che quella sarebbe stata una delle ultime esibizioni di Kurt. 

L’album MTV Unplugged in New York viene pubblicato circa sette mesi dopo la morta di Cobain e diventa un’importante manifesto della sua arte e del suo talento, assumendo un significato molto profondo. I fan, noi, ascoltiamo questo live come se fosse un testamento musicale e spirituale di Kurt Cobain, nella sua vulnerabilità e autenticità, simbolo del suo talento tormentato. 

Sono tanti gli unplugged storici di questo format. Se dovessi fare altri nomi di band non potrei che citare gli Alice in Chains, i Pearl Jam, ma anche Paul McCarney o gli Oasis (con Liam tra il pubblico e Noel sul palco) .

Tra tutti, però, i Nirvana restano l’episodio musicale più intenso e palpitante.

Forse siete ancora in tempo: infilatevi cappotto e cappello, fuori fa freddo, e raggiungete uno di quei pochi negozi di dischi rimasti. Cercate questa copertina e portatevi a casa un regalo. 

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