La storia narra che sia nato bassista e che si sia convertito alla chitarra grazie ad un insegnante che gli ha fatto ascoltare i Led Zeppelin, i Cream e gli Stones. Ma che sia stato colpito da una vera e propria folgorazione solo dopo aver sentito Joe Perry degli Aerosmith. Un po’ come il suo omonimo Saulo sulla via di Damasco…

Il suo nome, manco a farlo apposta, è Saul Hudson.

E chi ca$$o è direte voi, più o meno giustamente. Ok, forse il suo nome d’arte vi dirà qualcosa di più. Lui è Slash, una leggenda della chitarra.

Nato a Hampstead nel 1965 e cresciuto appena fuori Londra a Stoke on Trent, è figlio di Tony Hudson, direttore artistico noto per disegnare le copertine degli album di Neil Young, e Ola Hudson, stilista che si trasferirà con il figlio a Los Angeles nel ‘76 per disegnare gli abiti di star del calibro di David Bowie e dei Beatles.

Insomma, il piccolo Saul (ribattezzato Slash da un amico di famiglia) cresce a pane e rock fin dalla culla. Prima di imbracciare uno strumento musicale, però, si dedica anima e corpo alle gare di BMX, molto popolari in quegli anni negli States, vincendo spesso e guadagnando diversi premi in denaro.

Ma il suo destino è un altro. E infatti a 15 anni la nonna gli regala la sua prima chitarra (Santa Nonna, non finiremo mai di ringraziarla) e Slash inizia a suonarla tutto il giorno, saltando anche la scuola con una certa frequenza e svelando quello che sarà poi un suo tratto tipico del suo carattere e del rapporto con lo strumento, ovvero un vero e proprio amore viscerale e una dedizione sfrenata che gli permetteranno in breve tempo di padroneggiarlo, con uno spiccata vena blues.

Vena blues che, per assurdo, agli inizi sarà un limite. Dopo aver suonato in varie band minori, il nostro buon Slash si becca un paio di pali niente male a due audizioni alle quali partecipa come aspirante chitarrista. Uno dai Poison e, udite udite, uno dai Guns N’ Roses, che ritenevano il suo stile chitarristico troppo blues.

Come ben sapete, alla fine Slash verrà ingaggiato proprio dai Guns e legherà indissolubilmente il suo nome alla band, della quale sarà uno dei pilastri dal 1985 al 1996, per poi ritornare a suonare con loro nel 2016. Erano i veri prototipi delle rockstar, tutto sesso, droga & rock and roll. I veri eredi di superband come Led Zeppelin, Rolling Stones e Deep Purple.

E Slash era l’anima dark del gruppo. Fascino tenebroso, cilindro in testa a coprire la folta chioma riccia e Ray-Ban a specchio a nascondere il viso. Con l’immancabile sigaretta a pendere dal labbro (ha pure l’assistente che gliel’accende e gliela mette in bocca mentre suona!), il petto perennemente nudo e un quintale di testosterone che sprizza da tutti i pori. Ovviamente non si faceva mancare niente e anzi, si dedicava a tutte le simpatiche e moralmente discutibili attività da rockstar con la stessa dedizione con la quale martellava la sua Gibson Les Paul.

Attività raccolte nell’epica biografia Slash pubblicata nel 2007 con il giornalista Anthony Bozza. A sottolinearne i contenuti un eloquente messaggio in copertina: “It seems excessive… but that doesn’t mean it didn’t happen…” (Pare eccessivo… Ma non significa che non sia successo). Sesso, droghe varie, aneddoti di una vita al limite. Non manca niente.

Anche attività che per poco non gli costavano la vita. Come quella volta che durante il tour di Use Your Illusion è praticamente morto davanti all’ascensore di un hotel dopo una notte brava, ma è stato prontamente rianimato dai medici per salire subito dopo sul palco a suonare come niente fosse. O quando il suo cuore ha deciso di presentare il conto e fargli capire che era ora di darci un taglio con gli eccessi e Slash ha dovuto subire l’impianto di un defibrillatore permanente per sopravvivere (gli avevano dato due settimane, invece quel vecchio filibustiere ha più vite di un gatto…).

In ogni caso, da quel momento il buon Slash si dà una regolata e si concentra sulla cosa che gli viene meglio: suonare la chitarra. E cazzo se la suona. Si mette in proprio e sforna qualche disco niente male, ma a colpire sono soprattutto le collaborazioni con altri artisti, a dimostrazione della sua affabilità e poliedricità musicale.

Michael Jackson, Eric Clapton, Iggy Pop, Lenny Kravitz. E poi Lemmy Kilmister, Fergie, P. Diddy, Alice Cooper, addirittura il Vasco nazionale! La lista è ancora lunga e annovera Dave Grohl, Chris Cornell, Ozzy e Myles Kennedy degli Alter Bridge, artista con il quale il sodalizio continua ancora oggi (andatevi a vedere l’unplugged al The MAX Sessions, è pazzesco). Tutti lo vogliono, in pratica, e lui suona e suona e suona. In studio, su un palco, in acustico.

 

Gli basta avere una chitarra in mano ed è subito magia.

Nel frattempo, visto che gli avanza tempo, si mette pure a produrre film horror, curando ovviamente anche le colonne sonore. E diventa anche uno dei boss del videogioco Guitar Hero.

Certo gli anni sono passati e sul viso qualche ruga in più c’è. Ma lo stile inconfondibile, quel misto di forza e tecnica sopraffina con cui accarezza le corde della Les Paul portata rigorosamente ad altezza pelvica come se fosse una naturale estensione della sua virilità, le possenti braccia nude, la chioma riccia, il cilindro calato in testa e gli immancabili Ray-Ban a specchio sono rimasti sempre gli stessi.

 

Ah, a proposito, il 23 luglio è il suo compleanno. Happy fuckin’ birthday Slash!

Privacy Preference Center