Dopo aver trascorso insieme 15 giorni e circa 2500 km, sono giunta alla personalissima conclusione che la nuova Subaru Forester è una Alpha Car. Non so come possa suonare questa cosa ai vostri occhi, ma prima di immaginare camicie a quadri, barbe incolte e un’ascia nel bagagliaio, vale la pena chiarire cosa intendo.

Essere Alpha non significa necessariamente essere la più potente, la più veloce o quella capace di fare più rumore quando arriva. Significa, prima di tutto, avere una personalità sufficientemente solida da non sentire il bisogno di adeguarsi a quella degli altri. 

Ed è esattamente la sensazione che restituisce Forester.

Perché bastano pochi minuti a bordo per capire che c’è un’identità precisa. La ritrovi nelle proporzioni solide, nella posizione di guida, nella praticità con cui è organizzato l’abitacolo e persino nella scelta di quegli interni marroni che hanno qualcosa di profondamente Subaru: tradizionali senza risultare nostalgici, rassicuranti senza essere banali.

Forester non rinuncia certo alla tecnologia, né tantomeno a una dotazione premium. Al contrario, mette sul piatto un equipaggiamento completo, un sistema di infotainment aggiornato e un pacchetto di ADAS particolarmente articolato. Eppure niente sembra essere lì per fare scena. Tutto restituisce piuttosto la sensazione di una vettura progettata per essere vissuta, prima ancora che osservata: autentica, pratica, immediatamente comprensibile.

Non ha bisogno di stupirti con effetti speciali. Ti mette a tuo agio, ti fa capire subito dove sei e, soprattutto, che cosa stai guidando. In altre parole, ha pochissimo interesse nel costruirsi un personaggio. Ne ha già uno.

Forester è grande e non prova a nasconderlo. È squadrata. Ha 220 millimetri di luce da terra. Ha una trazione integrale permanente. Sotto il cofano continua ad avere un quattro cilindri boxer aspirato e, nonostante l’elettrificazione, non ha improvvisamente deciso di trasformarsi in qualcosa di diverso pur di risultare più appetibile.

In altre parole, sembra avere pochissimo interesse per quello che “dovrebbe essere cool” oggi. Ed è proprio per questo che lo è.

Prima che diventasse moda

Per capire perché Subaru possa permettersi un atteggiamento del genere bisogna tornare indietro di trent’anni, quando il mondo dell’auto era parecchio diverso da quello attuale e la parola crossover non era ancora diventata la risposta buona per qualsiasi domanda.

Nel 1995, al Salone di Francoforte, Subaru presenta la Streega: un concept dalla linea robusta, dotato di trazione integrale e spinto da un boxer turbo da 250 CV. Non era un fuoristrada tradizionale e non era nemmeno una station wagon nel senso classico del termine. Cercava piuttosto di combinare capacità stradali, versatilità e possibilità di continuare a guidare con una certa disinvoltura anche quando la strada smetteva di essere propriamente una strada. Due anni più tardi, nel 1997, quell’idea prende forma nella prima Forester.

La cronologia conta, perché cambia completamente la prospettiva. Forester non è diventata un SUV quando il mercato ha deciso che tutti dovessero averne uno. Lo era già quando la categoria che oggi domina le nostre strade stava ancora cercando di capire cosa sarebbe diventata. Sei generazioni dopo, quella matrice è ancora perfettamente riconoscibile.

La nuova Forester è cresciuta, si è evoluta e ha inevitabilmente assorbito trent’anni di sviluppo tecnologico, ma continua a interpretare il concetto di SUV in maniera sorprendentemente letterale.

Non serve travestirsi

Basta guardarla.

Le proporzioni sono importanti, le superfici tese, il frontale massiccio. La sesta generazione misura 4,67 metri di lunghezza, 1,83 di larghezza e 1,73 di altezza, con 220 millimetri di luce a terra che contribuiscono a definire non soltanto la sua presenza su strada, ma soprattutto quella capacità di affrontare terreni e condizioni differenti che da sempre appartiene al DNA di Forester. È un design che comunica solidità senza esasperarla, coerente con un modello che non ha bisogno di costruire la propria identità attorno all’apparenza: ciò che mostra, nella maggior parte dei casi, ha una funzione precisa.

Lo stesso approccio si ritrova nell’abitacolo. La tecnologia naturalmente c’è: al centro della plancia trova spazio il display verticale da 11,6 pollici, Apple CarPlay e Android Auto sono wireless e la dotazione di sicurezza comprende già dall’allestimento d’ingresso il sistema EyeSight, insieme a una quantità di assistenze che rende difficile accusare Forester di essere rimasta ancorata al passato.

Ma è il modo in cui questa tecnologia viene utilizzata a essere interessante. Perché una cosa è essere moderni. Un’altra è avere disperatamente bisogno di sembrarlo.

La Forester appartiene alla prima categoria. La posizione di guida alta, le ampie superfici vetrate e un’impostazione generale votata alla praticità ricordano continuamente che qui la funzione continua ad avere un peso specifico importante. Non c’è nessuna volontà di trasformare l’abitacolo in un esercizio di minimalismo fine a se stesso: l’obiettivo rimane rendere semplice vivere e guidare la macchina.

E considerando quante volte oggi dobbiamo attraversare tre sottomenu per convincere un’automobile a fare qualcosa che fino a ieri richiedeva un pulsante, non è necessariamente una cattiva notizia.

136 CV. E allora?

Arriviamo alla parte “divertente”.

Perché dopo aver definito Forester una Alpha Car e averne raccontato l’aspetto massiccio, la trazione integrale e l’attitudine a sporcarsi le ruote, sarebbe legittimo aspettarsi sotto il cofano qualcosa di particolarmente incazzato. Non c’è.

La sesta generazione utilizza un quattro cilindri boxer aspirato di 2 litri abbinato al sistema e-BOXER, con una potenza di 136 CV e 182 Nm di coppia. Il motore elettrico integrato nella trasmissione contribuisce nelle fasi in cui può risultare più utile, mentre a gestire il tutto pensa il cambio automatico Lineartronic.

Lo 0-100? Più di dodici secondi.

Fine del sogno Alpha? Soltanto se continuiamo a considerare la prestazione esclusivamente come la capacità di vincere uno sprint al semaforo.

Forester appartiene a un’altra scuola. Qui la performance passa dalla capacità di mantenere controllo, trazione e prevedibilità quando le condizioni iniziano a diventare meno perfette. Il baricentro naturalmente basso del boxer e la disposizione dei componenti del sistema e-BOXER contribuiscono al bilanciamento della vettura, mentre la Subaru Global Platform è stata ulteriormente irrigidita intervenendo anche sui punti di montaggio delle sospensioni e sull’impiego degli adesivi strutturali.

Poi c’è lei: la Symmetrical All-Wheel Drive.

Non una trazione integrale da tirare fuori dal cassetto quando le ruote anteriori cominciano a chiedere aiuto, ma uno degli elementi attorno ai quali Subaru continua a costruire la propria identità tecnica. Il sistema distribuisce la coppia sulle quattro ruote e lavora insieme all’X-MODE, che sulla Forester permette di selezionare due differenti configurazioni dedicate ai fondi a bassa aderenza: Snow/Dirt e Deep Snow/Mud.

Ed è proprio quando si comincia a guidare sul serio che i numeri della scheda tecnica perdono buona parte della loro importanza. Su asfalto Forester sorprende innanzitutto per quanto riesca a rimanere piantata a terra. L’assetto è uno dei suoi punti di forza: solido, composto, capace di restituire una sensazione di controllo molto elevata anche quando il ritmo aumenta, supportato da uno sterzo abbastanza diretto e preciso che permette di capire con chiarezza dove si stanno mettendo le ruote. Il risultato è una vettura decisamente più divertente da guidare di quanto i suoi 136 CV e le sue proporzioni potrebbero inizialmente suggerire.

E poi c’è la velocità. Non quella dello 0-100, dove abbiamo già stabilito che Forester non ha alcuna intenzione di giocare, ma quella che riesce a prendere e soprattutto a mantenere con una naturalezza sorprendente nei trasferimenti più scorrevoli. La stabilità rimane notevole e la vettura trasmette costantemente quella sensazione di essere ben appoggiata sui quattro punti di contatto, tanto da rendere fin troppo facile lasciarsi prendere la mano. Il rovescio della medaglia, prevedibilmente, arriva alla pompa di benzina: mantenere un’andatura sostenuta fa salire rapidamente i consumi e, sulle lunghe percorrenze, affidarsi al cruise control quando le condizioni lo consentono può diventare un buon alleato per tenere a bada il piede destro. Ma hey, Alpha loves Fuel.

Quando l’asfalto finisce?

Forester tira fuori probabilmente il lato più divertente del proprio carattere.

Assetto e sospensioni riescono a fare un lavoro notevole nel mantenere la vettura composta anche sui fondi sconnessi, mentre i già citati Symmetrical All-Wheel Drive e X-MODE permettono di sfruttare quella capacità di trazione che, fino a quel momento, su strada si era tradotta soprattutto in una grande sensazione di sicurezza. Lo sterzo diretto acquista ancora più senso: si indica una traiettoria e Forester la segue con una precisione quasi disarmante, mantenendo un comportamento prevedibile anche quando il terreno sotto le ruote diventa meno prevedibile.

Ti dà trazione, controllo e un assetto capace di assecondare quello che le chiedi, lasciandoti semplicemente il gusto di guidarla. E quando la strada diventa terra, quel gusto aumenta parecchio.

Real men go fuel

Okay, torniamo un secondo al capitolo dei consumi.

Potremmo girarci intorno, raccontare con altre quattrocento parole le meraviglie della Symmetrical AWD, ricordare che stiamo comunque muovendo un SUV di queste dimensioni con una trazione integrale permanente oppure pronunciare e-BOXER abbastanza volte da sperare che qualcuno si dimentichi la domanda.

Ma no.

Forester ha indubbiamente i bicipiti da banco del bar.

Il dato WLTP combinato dichiarato è di 8,1 litri ogni 100 chilometri e anche la nostra prova conferma che, nell’utilizzo quotidiano, il consumo può facilmente gravitare attorno agli 8 litri per 100 km, pur con differenze importanti in funzione del percorso e dello stile di guida.

Nel nostro caso, la media si aggira sui 7,8 l/100km.

Sono tanti? Nel 2026, per un’automobile elettrificata, sì. Non avrebbe senso sostenere il contrario.

Ma sarebbe altrettanto semplicistico valutare Forester soltanto sulla quantità di benzina che rimane nel serbatoio dopo cento chilometri.

Il suo sistema ibrido non nasce con la stessa ossessione per l’efficienza che caratterizza altre architetture. Convive con un boxer aspirato, una trazione integrale permanente e una progettazione che continua a mettere stabilità, capacità di muoversi sui fondi difficili e robustezza davanti alla necessità di limare l’ultimo decimo di litro.

È un compromesso. E forse la cosa più interessante è che Subaru non sembra particolarmente interessata a fingere che non lo sia.

Se la priorità assoluta è percorrere ogni singolo chilometro utilizzando la minor quantità di carburante umanamente possibile, esistono alternative più indicate a tale scopo. Se invece nella lista cominciano a comparire neve, sterrato, montagna, spazio, trazione integrale e quella rassicurante sensazione di poter continuare ad andare avanti quando l’asfalto decide di finire, improvvisamente il discorso cambia.

Real men want fuel? Facciamo che real drivers know what they want.

Alpha è sapere chi sei

Ed è forse questo il punto. Forester non prova a essere tutto contemporaneamente. Ha una propria idea di automobile e la porta avanti con una coerenza che, dopo quasi trent’anni, rappresenta probabilmente uno dei suoi tratti più distintivi.

Da quella Streega presentata nel 1995 fino alla sesta generazione di oggi, Subaru continua a sviluppare la stessa formula: un’automobile spaziosa, solida, sicura e capace di andare davvero oltre l’asfalto, costruita attorno a una configurazione tecnica che il Marchio considera parte della propria identità e non semplicemente una voce da aggiungere alla lista degli optional.

Naturalmente si è evoluta. Oggi è ibrida, connessa, equipaggiata con sistemi di assistenza alla guida evoluti e costruita su una piattaforma infinitamente più sofisticata rispetto alle sue antenate. Ma lo ha fatto senza perdere per strada ciò che rende una Forester immediatamente riconoscibile come una Forester.

Ed è qui che torniamo alla nostra Alpha Car.

Perché essere Alpha, in fondo, significa conoscere perfettamente i propri punti di forza e continuare a investirci. Autenticità, concretezza, sicurezza, all terrain e, soprattutto, un gran gusto nel guidarla.

La Forester ha scelto da che parte stare nel 1997. E, a quanto pare, non ha ancora nessuna intenzione di cambiare idea.

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