Lamborghini ha trasformato il rombo dei suoi motori in playlist Spotify usando la matematica. Noi del mondo a due tempi lo sappiamo da sempre: il suono di un motore è musica. Per dimostrarlo, ho chiesto alla nostra Alteria di creare la playlist a cui nessuno, probabilmente, aveva ancora pensato: quella dei nostri motorini. Per ascoltare la playlist Lambo, aprite Spotify. Cercate “The Engine Songs“. Premete play.

 

Per scoprire la nostra, invece, continuate a leggere…

Aprendo “The Engine Songs” ascolterete il risultato di un esperimento dove ingegneri del suono Lamborghini hanno applicato la trasformata di Fourier – una formula matematica che il nostro cervello usa per scomporre i suoni – al rombo dei motori V12, V10 e V8. Ogni canzone è sintonizzata sulle frequenze esatte che il motore produce a diversi regimi. Quando un Aventador LP 780-4 Ultimae gira al minimo, “canta” un Fa diesis (92,50 Hz). A 4.000 giri raggiunge un Sol (98 Hz). Al massimo: Sol diesis (103,83 Hz). Lorenzo Senni per il minimo, Ben Böhmer per la crociera, Sam Collins per la zona rossa.

Mario Mautone, coordinatore NVH di Lamborghini, dice: “Uno degli aspetti a cui presto attenzione è la ruvidità del suono che distingue Lamborghini. È quell’eco metallico e grezzo che poi si incarna nell’esperienza psicoacustica: la risposta chimica ed emotiva all’onda sonora che il nostro cervello trasforma in emozioni e ricordi. Per questo associo il suono del V12 a quello di un violino“. Ecco l’ibrido: precisione chirurgica dell’ingegneria acustica, più emozione pura. Scienza e arte che si fondono in 24 tracce per ogni motore.

 

Ma questa storia mi ha fatto pensare a noi, ai nostri due tempi, alle Vespa e ai Ciao che puzzano di miscela.

La playlist che non esisteva (ancora)

Se un V12 Lamborghini è un violino, cosa sono i nostri motori a due tempi? Forse una chitarra elettrica un po’ scordata e una batteria scassata che suona in cantina. Non c’è la perfezione del quattro tempi. C’è quello scoppiettio irregolare, quel borbottio ruvido al minimo, quell’urlo acuto quando apri il gas e la marmitta Sito comincia a cantare.

È musica anche questa? Certo che lo è, cazzo! Chiunque abbia messo mano a un Dell’Orto sa che ogni modifica al getto produce un suono diverso. Non influisce solo sulle prestazioni, ne cambia anche il timbro. Una Vespa PX con kit Polini non suona come una con cilindro Malossi. Sono due strumenti diversi, due canzoni diverse.

Insomma, mentre Lamborghini crea playlist per supercar da mezzo milione, nessuno ha mai fatto lo stesso per i cinquantini. Così ho chiesto ad Alteria – cantante, cantautrice, deejay di Virgin Radio e firma musicale di WHEELZ – di fare quello che Spotify non ha mai fatto: creare “The Two-Stroke Songs“, la prima playlist dove alcuni motorini iconici (che ho selezionato io) incontrano le canzoni (selezionate da Alteria) che hanno segnato quegli anni.

 

Non serviva la trasformata di Fourier. Bastava l’orecchio di chi conosce la musica e l’anima di chi sa che certi motorini sono colonne sonore di un’epoca.

“The Two-Stroke Songs” by Alteria

Quando Mauro mi ha chiamato dicendomi “Lamborghini ha fatto playlist scientifiche per i suoi V12, io vorrei farla per i motorini, mi aiuti?”, ho pensato fosse impazzito. Poi ho capito: non servono ingegneri del suono, serve memoria. Perché se i motorini hanno un suono, quel suono appartiene a un’epoca. E ogni epoca ha le sue canzoni.

Ho scelto dieci motorini iconici degli Anni 70, 80 e 90, poi per ognuno ho trovato LA canzone. Quella che sentivi nella testa quando giravi la manopola. Quella che usciva dalle radio delle piazzette. Quella che ERA quel motorino.

 

Qui non è scienza. È puro feeling, ma il risultato è emozionante come scalciare sulla pedalina di una vecchia moto. E allora, prima di continuare, fate partire la colonna sonora…

VESPA (Anni 60-90)

Iniziamo con il botto e facciamo un salto all’indietro: 1965! Siamo nel pieno dell’esplosione Mods, dove Mod è abbreviazione di modernismo. Siamo in anni di esplosione economica, sociale e di controcultura. I giovani hanno voglia di trovare il loro posto. Ci sono regole da seguire e sono regole di ribellione ed eleganza: giacche di sartoria preferibilmente italiane, pantaloni stretti e corti sulle caviglie e possibilmente in sella ad una Vespa.

Se c’è un album Mod per definizione, non si può non citare My Generation degli Who, inno della nuova generazione I hope I die before I Get old. Gli Who erano l’emblema Mod, nello stile, nell’atteggiamento e suonano perfetti girando su una bella Vespa d’epoca. 

PIAGGIO CIAO (1967-2006)

I Ramones incarnano la stessa idea del Ciao: togliere il superfluo, puntare allo stomaco. Come il Ciao nel ’67, il loro album di debutto (dieci anni dopo, siamo nel 1976) nasce scarno, veloce, rumoroso, senza virtuosismi. E se devo scegliere un brano in particolare dico LOUDMOUTH! sella ad una Vespa.

Nel 1967 l’Italia cresce veloce, ma resta divisa tra chi può e chi si arrangia. Piaggio lancia il Ciao: che mezzo! Minimale, economico, pensato per portare chiunque un po’ più lontano da casa. E non so perché, ma mi risuona nella testa il nome di una sola band: Ramones.

APRILIA RS 125 (1992-2010)

Qui si va veloci eh. Futura! Due tempi cattivo, risposta immediata, sound che ti gasava di brutto e subito ti sentivi su pista anche se in realtà eri sulla statale direzione 5° Anno liceo scientifico.

Leggera e bella nervosetta l’Aprilia RS 125 mi fa venir voglia di metter su la musicassetta di Appetite for Destruction dei Guns N’Roses (1987), un disco che ha rimesso il rock in modalità “pericolo reale”, trasformando il caos in inni giganteschi e irresistibili. Traccia perfetta, la numero 2, It’s so Easy. 

CAGIVA MITO (1989-2012)

Qui ci buttiamo nel cuore degli Anni 90. La Cagiva Mito con le sue linee affilate, presenza da supersport e quella sensazione che anche da ferma stia già correndo, è il sogno di tutti i ragazzi.

Per molti è stata la moto di passaggio dal cinquantino a una più grossa e se devo pensare a qualcosa di musicalmente perfetto per la Mito mi viene in mente il riff stoppato e le ripartenze nervose di Come Out and Play degli Offspring dal loro mega successo mondiale Smash del 1994. Dinamica “stop & go” che ti tiene sempre in tensione, è una canzone che scatta in avanti e ti regala un bel po’ di adrenalina. 

GARELLI VIP3 (Anni 70)

Il VIP3 è un motorino che non fa particolarmente scena. Non si fa proprio guardare in strada, ma si difende molto bene semplicemente andando, sempre. Umile, ma immortale, il Garelli Vip3 non ha bisogno di un pezzo veloce e cattivo, ma di qualcosa che sia un solido cult musicale.

E allora cosa ne pensate di Start me Up dei Rolling Stones dall’album Tattoo del 1981? Un bel groove dritto, Charlie Watts essenziale dietro le pelli della batteria, pochissimi fronzoli e massima resa, iper riconoscibile e Garelli style.

MALAGUTI FIFTY (Anni 90)

Con questo nuovo vestito il Fifty si fa più moderno e più curato nell’estetica e a me viene in mente Girls & Boys dei Blur (1994). Brano stiloso, che non perde la spinta e ti fa muovere la testa.

Uno dei “tuboni” italiani più longevi e riconoscibili, un piccolo cult perché semplice, pratico e guidabilissimo. Nel tempo è uscito in un’infinità di varianti, ma è con il Fifty Top che negli Anni 90 si avvicina sempre più al look mini-moto.

HONDA CUB (1990-oggi)

È un pò l’anti-divo per antonomasia perché semplice e indistruttibile. Il Cub lo possiamo senza problemi definire rock’n’roll nel senso più puro perché non ha bisogno di impressionarti: fa il suo lavoro e riesce persino a diventare leggenda.

E allora, se di leggende parliamo, qui voglio tirare in causa il chitarrista musa ispiratrice di molti: Chuck Berry e la sua canzone Johnny B. Goode del 1958 con il suo riff eterno capace di metterti subito nel mood giusto. Metti in moto e via, con un bel sorriso rilassato sparato in faccia.

MBK BOOSTER (1990-oggi)

Eh ragazzi, qui mi tirate proprio in ballo perché il Booster io ce l’avevo! Bello tamarrino, diciamoci la verità, puro casino su due ruote: corto, nervoso, scattante, con quell’aria un pò arrogante che lo ha reso l’emblema del tamarro Anni 90.

E io, nel pieno delle scuole medie, ero nel fiore dei miei anni “cringe” come direbbero i giovani d’oggi. Esageriamo: qui vi tiro fuori Sabotage dei Beastie Boys. Perfetta! Frenetica, muscolare e strafottente.

FANTIC CABALLERO (Anni 80-90)

Il Fantic Motor Caballero 50 fu un fenomeno nel mondo dei ciclomotori da fuoristrada, icona dei decenni Settanta/Ottanta. Una moto da sterrato che se la viaggiava anche in strada, una antesignana degli enduro. Con il Caballero si punta all’orizzonte, non al giro dell’isolato e allora voglio immaginare ruote sporche e fango sulle caviglie.

Mettiamoci su un disco giusto, un pò di sapore southern. Per esempio, rispolveriamo un vecchio vinile dei The Allman Brothers Band mettiamo su Ramblin’ Man del 1973, colonna sonora perfetta per un bel giretto fuori porta. 

ATALA CALIFFO (Anni 70-80)

Non poteva certo mancare Il Califfone, compagno di strada che macina chilometri senza mai lamentarsi. Ti ha portato a scuola, al turno di lavoro, al paese vicino a salutare gli amici. Bello robusto e con una meccanica semplice, un supercinquantino indistruttibile.

Io quasi quasi ci sparo su un bel pezzo degli AcDc, anche loro per definizione solidi e massicci: ritmo costante e senza sosta It’s a long way to the top If you wanna Rock’n’Roll.

Lamborghini ha usato la scienza per certificare che il rombo è musica. Alteria usa la memoria per dimostrare che i nostri motorini hanno sempre avuto una colonna sonora. La differenza? Loro hanno camere anecoiche e algoritmi. Noi abbiamo il ricordo di piazzette, garage e radio che gracchiano. Ma il risultato è lo stesso: quando il suono di un motore ti entra dentro, diventa musica. Che costi 500 euro o mezzo milione.

 

“The Engine Songs” ci insegna che il rombo è musica. “The Two-Stroke Songs” dimostra che noi lo sapevamo già.

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