Ci vuole un certo coraggio per presentarsi in un mercato affollato, esigente e storicamente selettivo come quello italiano e, in appena diciotto mesi, trasformare una scommessa ambiziosa in una realtà di vendite come quella di Omoda Jaecoo.
Eppure, osservando la nuova Omoda 7 SHS-P che scorre silenziosa sotto ai riflessi dei palazzi in vetro di Milano, si capisce che qui il coraggio è supportato da una visione lucida: il brand ha saputo leggere con precisione chirurgica le pieghe di un settore in profonda trasformazione, portando su strada un oggetto che non cerca solo di assecondare il gusto europeo, ma di elevarlo attraverso una sintesi di tecnologia, design e concretezza che appare, sin dai primi metri, estremamente centrata.
Spoiler riassuntivo della prova: la Omoda 7 si muove con una compostezza che sottolinea la messa a punto meticolosa che ruota intorno al Super Hybrid Plug-in, cuore pulsante di un progetto che parla a chi non accetta compromessi tra efficienza e piacere di guida.
Il design esterno è un gioco di volumi e spigoli ragionati. Anche la tonalità offerta di serie, il Khaki White, è una tinta chiara e distintiva che esalta le superfici scolpite e quel carattere moderno che è ormai il marchio di fabbrica del brand.
Ma è una volta chiusa la portiera che la tecnologia si fa scenografia: il display centrale da 15,6 pollici non è un vezzo estetico, è il cervello di un sistema: fluido nella risposta e impeccabile nell’integrazione wireless di Apple CarPlay e Android Auto. Scontato? Credetemi, no. Mentre il climatizzatore automatico bi-zona lavora per mantenere costante il clima ideale e lo smartphone si ricarica sulla piastra a induzione rapida, ci si accorge di quanto la sicurezza attiva sia stata messa al centro dell’esperienza di guida.
Il pacchetto ADAS è completo già sulla Pure: Adaptive Cruise Control, mantenimento attivo della corsia, frenata automatica di emergenza, monitoraggio dell’angolo cieco. E con 7 airbag a fare da scudo invisibile, la protezione è totale.
Lasciamo che le sospensioni filtrino con dolcezza le asperità del tanto fastidioso pavé e i binari del tram (combo malefica) e ci ritroviamo immersi in un abitacolo che ridefinisce radicalmente il concetto di “base”. Non capita spesso, nel panorama automobilistico attuale, di sedersi su una versione di accesso e trovarsi circondati da una vetratura fono isolante e vetri privacy di serie, elementi che trasformano il viaggio in un’esperienza ovattata, quasi distaccata dal caos metropolitano.
Il listino della Omoda 7 attacca a 38.900 euro con la versione Pure: una cifra che, se rapportata alla densità di contenuti, suona senza mezzi termini come una dichiarazione di sfida ai competitor più blasonati.
Se l’obiettivo è alzare l’asticella del lusso percepito, la versione Premium oggetto del nostro test è la scelta ideale. Con un sovrapprezzo di circa 3.000 euro rispetto alla Pure l’esperienza a bordo cambia radicalmente.
Qui i cerchi in lega salgono a 20 pollici, una misura che riempie con orgoglio i passaruota (eh sì, siamo fatti così) e regala una presenza su strada più muscolosa senza andare a intaccare il comfort di marcia che resta il vero punto fermo del progetto.
In questo allestimento il display centrale diventa scorrevole, una soluzione tecnica che sembra rubata a una concept car del futuro e che permette di riconfigurare lo spazio visivo della plancia a proprio piacimento. Musica, navigazione e altri vezzi possono essere comandati dal passeggero così da non distrarre chi guida ma, in caso di info utili per il conducente o quando si attivano le telecamere, il display torna automaticamente nella sua posizione standard. Per spostarlo di qua o di là basta un tocco leggero di accompagnamento.
Anche l’head-up display, che proietta le informazioni di navigazione e velocità direttamente sul parabrezza, punta a eliminare ogni distrazione. C’è chi lo ama e chi no (io no), ma resta comunque un plus di cui in tanti non possono più fare a meno.
La luce ambiente multicolore estesa che percorre l’abitacolo con filamenti luminosi personalizzabili (questa sì che è irrinunciabile…), crea un’atmosfera da lounge privata perfetta per valorizzare il tetto panoramico che, di giorno, inonda di luce naturale l’abitacolo.
In questa configurazione Premium, la Omoda 7 SHS-P offre anche sedili anteriori elettrici, ventilati, riscaldabili e dotati di funzione memory sul lato guida, per ritrovare la propria ergonomia perfetta anche dopo che la vettura è stata usata da altri componenti della famiglia.
L’impianto audio premium firmato SONY aggiunge un tocco finale di piacere, rendendo giustizia alla silenziosità dell’abitacolo. Quando la strada si stringe o i parcheggi in centro diventano una sfida millimetrica entra in azione la telecamera panoramica a 540°. Attenzione, non è un errore e non stiamo parlando della solita retrocamera: grazie alla visuale sotto alla carrozzeria in una sorta di trasparenza virtuale, è possibile vedere cosa accade tra le ruote, evitando marciapiedi o ostacoli nascosti.
E per chi proprio non intende porsi limiti c’è il Premium Pro Pack, offerto come optional a 1.500 euro, la ciliegina sulla torta di un’offerta tecnologica già importante: include l’assistenza al parcheggio automatico e da remoto, una funzione che permette alla vettura di muoversi autonomamente negli spazi angusti, gestita comodamente dall’esterno. Ma è il benessere fisico a trarne il massimo beneficio: la funzione massaggio per i sedili anteriori e il supporto gambe estendibile per il passeggero trasformano i lunghi viaggi in grandi sessioni di relax, riducendo lo stress da viaggio ai minimi storici.
Se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, la gamma colori di Omoda 7 SHS-P è stata studiata per sottolineare l’identità di un crossover che vuole essere altresì un oggetto di design. Oltre al Khaki White di serie, con un sovrapprezzo di 700 euro si può attingere a una palette metallizzata che propone il Carbon Crystal Black, un nero profondo e denso; il Moonlight Silver, una tinta argento luminosa, quasi liquida, che esalta ogni nervatura della carrozzeria.
E poi c’è l’Emerald Green, disponibile sulla versione Premium: un verde intenso, ricercato, capace di cambiare sfumatura a seconda dell’inclinazione della luce, che sceglierei senza la minima esitazione. Per i più chicchettoni invece c’è la colorazione opaca Matte Soft Grey, una scelta sofisticata e materica.

Sotto la pelle, la meccanica Super Hybrid Plug-in lavora silenziosa con una logica di efficienza che non dimentica i giusti ritmi. La batteria garantisce un’autonomia in puro elettrico ideale per coprire i tragitti pendolari quotidiani a zero emissioni, ma è quando i due motori lavorano in sinergia che si avverte la vera riserva di potenza per sorpassi in totale sicurezza e – perché no – anche per godersi un po’ la guida.
Entrando un pochino nel tecnico: il sistema Super Hybrid System Plug-in è l’anima che definisce il carattere della Omoda 7 e capirne il funzionamento significa comprendere perché l’auto si guidi con una fluidità così diversa dai sistemi tradizionali. Non dobbiamo immaginarlo come un semplice motore a benzina a cui è stato aggiunto un aiutino elettrico, ma come un ecosistema integrato dove i due motori collaborano in modo quasi simbiotico.
Il fulcro di tutto è la trasmissione dedicata DHT, che a differenza di un cambio automatico classico che deve scalare marce per trovare la spinta, gestisce i flussi di energia in tempo reale. Quando ti muovi in città, l’SHS-P privilegia la modalità elettrica pura: il motore termico resta spento e ti muovi con il silenzio e la coppia istantanea tipica delle auto a batteria.
Se però il carico richiesto aumenta o la carica scende, il sistema passa in modalità Serie: qui il motore a benzina si accende, ma non è collegato direttamente alle ruote, lavora invece come un generatore di bordo, trasformando il carburante in energia per alimentare il motore elettrico che continua a spingere la vettura. Questo garantisce quella linearità di risposta che abbiamo apprezzato nel guidato, eliminando strappi o comportamenti strani.
Quando poi si affrontano percorsi extraurbani o autostradali e si affonda il pedale per un sorpasso, il sistema attiva la modalità Parallelo. In questo scenario il motore termico e quello elettrico uniscono le forze, scaricando a terra tutta la potenza combinata. La particolarità dell’SHS-P è che il motore termico è ottimizzato per lavorare quasi sempre nel suo punto magico di massima efficienza, riducendo gli sprechi e assicurando spinta anche quando la batteria non è al 100%.
In fase di decelerazione il sistema inverte il processo: il motore elettrico diventa una dinamo che recupera l’energia cinetica, ricaricando la batteria mentre rallenti. È un ciclo continuo che permette di ottimizzare ogni goccia di energia, una tecnologia pensata per farti guidare in elettrico il più possibile, mantenendo però la serenità di un serbatoio di benzina pronto a intervenire quando la strada si fa lunga, garantendo una transizione tra le varie modalità così dolce da risultare praticamente impercettibile al conducente.
Il debutto nelle concessionarie italiane della Omoda 7 SHS-P non è solo il lancio di un nuovo modello, ma un passo decisivo in una strategia più ampia che rappresenta la volontà di portare sul mercato europeo una mobilità globale sì, ma profondamente consapevole delle esigenze locali, dove il lusso non è più un privilegio per pochi, ma una possibilità accessibile attraverso scelte intelligenti. Guidandola, si percepisce che questo equilibrio tra design, sostenibilità e tecnologia è frutto di un modo tutto nuovo di intendere l’automobile.
La garanzia di 8 anni o 160.000 chilometri, estesa anche ai componenti del sistema elettrico di trazione, è il biglietto da visita con cui Omoda si presenta a chi ha ancora dubbi sulla validità delle nuove tecnologie.























