Sono le 19.45 di una pigra domenica d’agosto.

Fa ancora troppo caldo per uscire in moto, anche all’ora dell’aperitivo. Quindi decido di buttarmi sul divano. Dalla finestra filtra una luce bellissima, tipica della golden hour. Un raggio di sole si posa sul videoregistratore: dev’essere un segno del destino. L’atmosfera è quasi mistica, mi ispira birra e buona musica. 

Frugo nel mio cassettone magico e tiro fuori un VHS. È la registrazione di un concerto, ma non un concerto qualsiasi: è Live at Wembley ’86 dei Queen, registrato a Londra il 12 luglio 1986. Forse uno dei più grandi concerti di sempre. Ho sempre apprezzato i Queen, ma vedere quel concerto, anche se su una banale videocassetta, mi sconvolge ogni volta. La carica del pubblico, la voce di Freddie, i virtuosismi di Brian May… ancora oggi il brivido è sempre lo stesso. Sembra che le emozioni buchino il video.

Chissà perché, ho sempre pensato che quel concerto fosse l’ultimo dei Queen al completo, forse perché era talmente definitivo che immaginavo fosse la chiusura ideale del cerchio. Comunque ok, bella la videocassetta, ma per comodità decido di scaricarmi la tracklist sullo smartphone, che se mi beccano in giro con un videoregistratore in mano potrebbero anche pensar male. Digito quindi “ultimo concerto dei Queen” sulla stringa di ricerca e… sorpresa.

Scopro che la loro ultima esibizione dal vivo non è il Live at Wembley, bensì un altro concerto che ebbe luogo qualche giorno dopo appena fuori Londra, a Knebworth Park, nell’Hertfordshire. 

Era il 9 agosto 1986 e, questo sì, sarebbe stato l’ultima apparizione di Freddie Mercury su un palco insieme alla band. Un anno dopo nel 1987, infatti, arrivò la diagnosi di HIV, il flagello di quegli anni, che se lo sarebbe portato via nel 1991.

Non so se Freddie sapesse già di essere malato, ma penso che in qualche maniera lo sentisse, che il Tristo Mietitore lo avesse in qualche modo “avvisato”. Che volesse regalarci, e regalarsi, un ultimo grande ballo. Quel concerto sarebbe stato il suo canto del cigno e ci avrebbe consegnato una delle migliori performance dal vivo della band. La voce di Freddie era perfetta come sempre, la band non sbagliava una nota. E quella sera, davanti a 120.000 spettatori, i Queen avrebbero toccato veramente le corde dell’anima.

Il concerto faceva parte del Magic Tour, iniziato a Stoccolma a maggio del 1986 per promuovere l’album A Kind of Magic. Andò sold out in tutta Europa, con performance leggendarie come il Live at Wembley, appunto, ma anche con altri live storici come quello di Budapest, in cui una band rock si esibiva per la prima volta oltre la cortina di ferro. 

La scaletta era sempre la stessa, Freddie & co. cantavano tutto il meglio della loro discografia in un ottovolante di stili ed emozioni. Pochi come loro avevano la rara capacità di farci ridere, piangere, ballare, sospirare, tutto in un’unica, indimenticabile apparizione. 

Il rock travolgente di One Vision e Tie lasciava spazio al pop di A kind of Magic e al crescendo travolgente di Under Pressure. L’ipnotico giro di basso di Another One Bites the Dust anticipava la solenne Who Wants to Live Forever, per ballare poi sulle note di I Want To Break Free e sulle sonorità glam di Brighton Rock. 

Nemmeno il tempo di tirare il fiato e via con Now I’m Here e Love of My Life, che anticipano il momento cover. Baby I don’t Care, Hello Mary Lou (strepitosa versione), Tutti Frutti e Gimme Some Lovin’, suonate con lo stile istrionico e irriverente della band, capace di coinvolgere il pubblico come poche altre.

Ma è dopo le cover che arriva il pezzo forte. La struggente Bohemian Rhapsody, forse il punto artistico più alto della band. Non è una canzone, è una vera e propria opera. La sintesi del genio di Freddie Mercury. Poesia, musica lirica, classica, rock, metal. Un vero e proprio capolavoro. E poi beh, la voce di Freddie l’ha resa immortale.

Il concerto continua con i grandi classici, senza soluzione di continuità. Radio GaGa, We Will Rock You, Friends Will Be Friends. Il pubblico è in visibilio. Ormai è parte integrante dello spettacolo. Freddy gira il microfono verso i fan che cantano le note di We Are The Champions e God Save The Queen a squarciagola. Si gode quell’ultimo immenso abbraccio da parte di quel pubblico che lo ha sempre amato e continua ad amarlo ancora oggi, anche e soprattutto nelle sue imperfezioni e contraddizioni.

Il concerto è finito, le luci si spengono. Freddie e i Queen ancora non lo sapevano, ma quello era il loro ultimo, prezioso regalo a tutti noi.

Non so quale sia il modo più appropriato per celebrare una ricorrenza come questa, ma penso che aprire un’altra birra, mettersi le cuffie e premere il tasto play sia sempre una buona idea…

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