Sulla prima pagina del quotidiano britannico The Guardian domina la mappa d’Europa colorata di tutte le sfumature dei colori caldi, dal giallo limone ai toni scurissimi del viola, fino al nero. La conosciamo bene. Anche il titolo suona come una maledizione: The New Normal? È questa la normalità, presente e futura, delle nostre estati? Il che pone una riflessione seria su dove debba puntare l’ago della bussola quando si tratta di andare in vacanza. Forse ha poco senso puntare verso Sud, se l’abbronzatura diventa una cottura in friggitrice ad aria e il mare è caldo come una zuppa di alghe.
Meglio, decisamente, puntare verso temperature più umane, tra un anticiclone africano e l’altro, se non altro per tirare il fiato. L’idea per questa e le prossime estati roventi? Un Grand Tour al contrario, dall’Italia al Nord Europa. Per immergersi nella frescura e nella poesia meccanica, fra musei e luoghi dell’anima. Respirando l’emozione che le scrollate sui display e i social non sanno trasmettere. Una personale epopea dal Po al traguardo dell’Isola di Man per il Manx Grand Prix e il Classic TT, il Tourist Trophy d’epoca, dal 19 al 28 agosto.

Dici Po e pensi a Torino, che è il luogo ideale per scaldare le gomme. Qui è ancora possibile incontrare quell’elegante, vecchia signora che è l’automobile italiana. Al Museo Nazionale dell’Automobile la narrazione è già compiuta: non c’è bisogno di forzare il tono, perché tutto è già storia. È uno spazio che non espone oggetti, ma cultura, sentimento condiviso.
Oltretutto quest’estate brillano due mostre niente male, “I nemici del Drake” sui vincenti garagisti inglesi disprezzati da Ferrari; e “Vespa. Icona italiana”, con 14 fra i modelli più rari in occasione dell’80° compleanno dello scooter per antonomasia. Una salita sul tetto del Lingotto, ora giardino pensile, conclude la prima tappa con un tocco di languore.
Non so voi, ma a me la Svizzera mette disagio. Bucato il Monte Bianco, si può bordeggiarla fino a Mulhouse, in Alsazia. Tra una coppa di Champagne e una terrina di foie gras, l’Assoluto si assapora al Musée National de l’Automobile – Collection Schlumpf. Qui è esposta la più prestigiosa rassegna del marchio, con oltre 100 Bugatti conservate e restaurate. Poco lontano a Molsheim, nella sede storica del Musée de la Chartreuse, la Fondazione Bugatti racconta la storia familiare e aziendale di Ettore Bugatti. Preparate i fazzoletti… Il confine è dietro l’angolo e nel nostro Grand Tour meccanico, la Germania non entra in scena: la occupa.
Monaco di Baviera, «la più settentrionale delle città italiane», è un passaggio obbligato e il BMW Museum insieme al BMW Welt mettono in scena la tecnologia come arte contemporanea. Nel vero senso della parola: in agosto sono esposte 20 celebri Art Cars commissionate nei decenni ad altrettanti artisti internazionali. Se invece con BMW avevate già dato, da Molsheim si può assaggiare la storia puntando direttamente su Stoccarda.
Il Mercedes-Benz Museum e il Porsche Museum sono due interpretazioni incompatibili della stessa idea. Da una parte l’automobile come destino universale, dall’altra come ossessione personale. E già questo basterebbe a giustificare il viaggio.
Rasa al suolo nell’ultima guerra, Stoccarda non è granché come città. Meglio dormire nel Glemseck Hotel all’interno dell’ex circuito della Solitude, che tra gli anni Trenta e il 1965 ha ospitato Gran premi di auto e moto. Oggi l’ex rettilineo è il teatro della gara di accelerazione Glemseck 101, quest’anno dal 4 al 6 settembre. Della Solitude restano il piccolo edificio della direzione di gara e una rete di strade ancora riconoscibili da chi sa leggere la geografia con occhi da pilota. Il bosco che scende verso la Mahdental, le curve veloci immerse nel verde, la suggestione che quelle colline siano rimaste sospese in un’epoca in cui la velocità massima su strada era ancora una forma accettabile di destino. Come fu per Bernd Rosemeyer.
Oggi sulla autobahn A5 Darmstadt-Francoforte nessuno fa caso a una stele dietro un’area di sosta, invisibile per chi passa in macchina. D’altra parte, negli anni delle «frecce d’argento» di Hitler, quel lungo rettilineo non era fatto per guardare il panorama. Il 28 gennaio 1938 Rudolf Caracciola vi stabilì il record a 432,7 km/h su Mercedes.
Bernd Rosemeyer decise di rispondere il giorno stesso al volante della Auto Union aerodinamica, ma una raffica laterale di vento fece volare la vettura da record fuori strada. Rosemeyer morì sul colpo a 28 anni. Parcheggiate e dedicate un pensiero a lui e agli uomini temerari di quei tempi sovrumani.

A proposito di Quattro Anelli, l’Audi Forum di Neckarsulm riporta tutto su un piano più tecnologico.
Tanta modernità e poca poesia nel centro esperienziale di oltre diecimila metri quadri. C’è anche qualche NSU storica, ma se volete ripercorrere la storia della moto tedesca meglio puntare sul vicino Deutsches Zweirad und NSU Museum nel centro storico.
A questo punto, si pone il secondo momento sliding doors dopo quello di Molsheim. Se il Grand Tour prevede anche la Svezia con il World of Volvo e il Saab Car Museum, a 75 km di distanza nella regione del Västra Götaland, fermarsi a Wolfsburg è inevitabile. Più che una città, è una conseguenza della Volkswagen. L’Autostadt non è propriamente un museo, né un parco tematico nel senso consueto del termine. È piuttosto una dichiarazione urbanistica: l’automobile come sistema completo, dalla produzione alla consegna al cliente, dalla tecnologia alla rappresentazione fredda ed efficiente. Passerelle sospese collegano padiglioni che sembrano più architetture sperimentali che showroom. Laghi artificiali riflettono edifici di vetro e acciaio con una precisione grafica. E intorno, a pochi metri, si percepisce la presenza reale della VW in piena crisi.
Altra tappa ad Amburgo con i suoi canali portuali, per visitare il piccolo Prototyp Museum. È una collezione privata con circa 50 fra pezzi unici e rarità, come la celebre Porsche Typ 64 “Berlino-Roma” del 1939, i prototipi storici del Maggiolino e la monoposto Jordan 191 con cui Michael Schumacher debuttò in Formula 1.
Se invece dopo Neckarsulm siete soddisfatti della sublime cucina tedesca e avete i giorni contati, la decisa virata verso l’Olanda prevede la tappa imprescindibile all’Inferno Verde del Nurburgring per girare pista al volante della propria auto (o in moto), nelle giornate libere Touristenfahrten. È un’esperienza da fare e raccontare almeno una volta nella vita. Evitate di strafare: siete pur sempre in viaggio.
Non è male neppure concedersi un bagno di storia alla Eau Rouge nelle “Public Driving Experience” di Spa-Francorchamps, visto che le Ardenne sono quasi di strada. Una volta sbarcati dal traghetto Rotterdam-Harwich, via decisi verso il National Motorcycle Museum di Birmingham.
A questo punto, il Grand Tour ha già smesso di essere un itinerario per diventare liturgia, in un pellegrinaggio nel metallo e nella memoria. Bruciato nel 2003 e ricostruito, il museo è una cattedrale della devozione meccanica, con oltre mille motociclette perfettamente restaurate a raccontare più di un secolo di gloria britannica. Si cammina tra file ordinate di BSA, Norton e Triumph come dentro un sacrario laico della tradizione.
È un luogo che celebra l’idea di moto come oggetto di stile e di cultura popolare, di mito e lavoro quotidiano. Una pausa che profuma di olio e nostalgia, prima di rimettere la rotta verso Heysham, a nord di Liverpool. L’Isola di Man attende con la sua magia fuori dal tempo, con il Classic TT e il Manx GP. Qui le leggende da museo corrono ancora.
















