Una destinazione, mille esperienze. Un territorio, mille sfaccettature. 

 

Difficile per me immaginare un viaggio monotematico. Le destinazioni, così come il modo di viverle, nella mia testa non prendono mai un’unica e sola forma. Quando penso a un luogo, comincio sempre dalle sfumature: dalle transizioni, dalle pieghe meno evidenti, da “quel che sta in mezzo”, ancora oggi colpevolmente trascurato, sacrificato sull’altare delle esperienze rassicuranti, da consumare in un solo sorso, giusto il tempo di catturare il prossimo reel.

Ogni territorio, anche il più celebrato, non è soltanto la somma delle sue punte di diamante. È un organismo complesso, stratificato, che chiede di essere attraversato e compreso, scavando tra le righe, inoltrandosi anche dove il luccichio sembra attenuarsi e osservandolo dalle più inedite prospettive.

Il viaggio si fa così ibrido, nello sguardo quanto nel ritmo, da sincronizzare non solo egoisticamente al battito del proprio cuore, ma anche alle pulsazioni del contesto che ci circonda.

 

Ma ibrido è anche un modello virtuoso per le destinazioni stesse: un modo intelligente di unire forze e risorse diverse per un obiettivo comune. Non solo attrarre più visitatori, bensì educarli. Insegnare loro a guardare oltre l’icona, a non fermarsi alla vuota idolatria “dell’esserci stato”. In tempi di overtourism e di emozioni standardizzate, l’antico motto de “l’unione fa la forza” suona meno come un cliché e più come una strategia necessaria, oltre che un’ottima terapia.

 

DOVE PUNTARE LA BUSSOLA

Esistono territori che questo lo hanno compreso con sorprendente anticipo. Hanno scelto di mettere in rete le proprie identità, sfruttando le rispettive luci riflesse per generare valore condiviso. È il caso della vasta provincia di Cuneo – la “Provincia Granda”, così come viene chiamata – un mosaico territoriale che dal fascino magnetico di Langhe, Roero e Monferrato giunge alla maestosità delle montagne e delle sette valli che si diramano dal suo capoluogo.

Da questa visione nasce l’Associazione WOW (Wonderful Outdoor World), un’alleanza concreta tra l’Azienda Turistica Locale del Cuneese e l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, focalizzata sulla promozione del turismo all’aria aperta. Identità profondamente diverse, ciascuna con il proprio pubblico e le proprie eccellenze, che scelgono di non arroccarsi, ma di collaborare. Un gesto tanto semplice quanto rivoluzionario: superare i confini amministrativi e mentali per costruire un racconto corale, capace di restituire complessità invece che slogan.

Tutto questo mi piace. Molto. Ecco perché, sospinto da forze “elettriche”, mi spingo lungo traiettorie meno ovvie nella fascia pianeggiante pedemontana che fa da trait d’union tra le celebri colline e le severe vette alpine. È in quello spazio di mezzo, in quell’ibridazione geografica e culturale, che spesso si nasconde la sorpresa più autentica. E forse, la forma più contemporanea di viaggio.

 

IL PUNTO DI PARTENZA

Stabiliamo il campo base al Resort La Sirenetta , nella campagna fuori il centro di Savigliano. Un’oasi di natura, benessere e ospitalità sostenibile, situata nel cuore della pianura e circondata da terreni agricoli. Il parco ha nel piccolo lago artificiale il suo cuore paesaggistico, dove è possibile praticare sport acquatici, pesca o semplicemente godersi il paesaggio. 

L’offerta ricettiva combina glamping e cottage galleggianti, coniugando comfort e immersione nella natura, strizzando l’occhio alle tradizioni nordiche grazie al centro benessere Frozen Natural Spa. Non mancano ovviamente i sapori tradizionali del Piemonte, che trovano spazio nel menù del ristorante a due passi dal lago.

Una linea retta di asfalto separa Savigliano da Saluzzo, ai lati della quale scorrono filari di frutteti e campi coltivati a perdita d’occhio mentre il Monviso emerge aguzzo proprio dritto davanti al cupolino. Capitale di un prestigioso marchesato dal XV al XVI secolo, Saluzzo vanta un centro storico di impronta medievale fatto di labirintiche viuzze acciottolate e nobili palazzi.

A dominare la città è la Castiglia, antica fortezza dei marchesi che si erge su una collina come un custode silenzioso del borgo. Al suo interno ospita il Museo della Civiltà Cavalleresca e il Museo della Memoria Carceraria, in onore delle due principali funzioni svolte in passato dall’edificio. Camminando tra le strade strette verso la parte alta, la luce cambia, le prospettive si aprono e ogni angolo sembra suggerire un episodio di storia da decifrare: dal Museo Civico ospitato a Casa Cavassa, raffinato esempio di Rinascimento piemontese, alla casa natale di Silvio Pellico, figura di spicco del Risorgimento italiano, fino alla maestosa cattedrale gotica di Santa Maria Assunta.

La scoperta passa poi irrimediabilmente anche dal gusto. Lungo un antico viale pedonale, situato sotto portici ombrosi, il Ristorante Le 4 Stagioni d’Italia  è una pausa che riflette l’eleganza composta della città. Gli ambienti, ricavati in un palazzo del Seicento, alternano sale intime con volte in mattoni a vista e spazi più ariosi affacciati sulla corte interna.

D’estate la terrazza immersa nel verde diventa un naturale prolungamento della sala, mentre cantina e caveau regalano due ambienti privati dalla forte suggestione. L’atmosfera è curata, ma non formale, con un equilibrio riuscito tra memoria architettonica e comfort contemporaneo. Il menù parla di tradizione, di sapori ritrovati, valorizzati e anche reinterpretati, con massima attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime.

SALUZZO E I SUOI CAVALIERI

L’assenza di rumore accompagna con garbo il mio girovagare per le strade aggrovigliate di Saluzzo mentre imbocco una secondaria in costa che lascia spazio a respiri sempre più profondi. La vegetazione accompagna la vista fino alle porte di un’altra meraviglia proveniente dal nobile passato di queste terre. Parte dei beni tutelati dal FAI, il Castello della Manta è un complesso architettonico che conserva un impianto originario trecentesco, la cui visita è imprescindibile per chi comprendere la cultura cortese dell’epoca.

La visita guidata al castello è un’esperienza che gradualmente svela la sua ricchezza: si entra dal mastio e si percorrono gli ambienti fino alla stupefacente Sala baronale, decorata da un ciclo di affreschi anonimi tra i più importanti della pittura tardogotica in Europa. Figure di principi, dame e cavalieri si stagliano in una corte immaginaria, dove il codice d’onore e la raffinatezza dei gesti raccontano un mondo poetico attraverso simboli, stemmi e iconografie complesse.

Si prosegue con il cortile interno, testimone delle trasformazioni architettoniche nel corso dei secoli, alle sale che conservano dettagli di volte, caminetti e scorci panoramici sulla campagna circostante.

LA COLLETTA DI ROSSANA

Si guida costantemente ai piedi dei primi colli che anticipano la montagna, lungo strade provinciali mai eccessivamente trafficate. Scorrono piccoli paesi di provincia che restituiscono la vera dimensione di questa provincia dalle mille sfumature. Raggiunto l’imbocco della Val Varaita e superato l’omonimo torrente, è il momento di concedersi una divagazione squisitamente motociclistica.

Deviando sulla 46, si sale alla Colletta di Rossana, territorio presidiato da motociclisti e ciclisti local, completamente avvolto dal verde della vegetazione e capace di regalare qualche chilometro di guida fluida e ondeggiante. Una piccola nota da segnare e tener lì: prima della salita se si prosegue sulla provinciale 8 si arriva a Sampeyre e da lì proseguendo si sale fino al celebre Colle dell’Agnello, uno dei più spettacolari (e alti) valici alpini.

 

PONTI DEL DIAVOLO E CASTELMAGNO

Dronero è la prossima tappa, porta d’ingresso della Val Maira e naturale ponte tra le antiche radici occitane e la cultura piemontese. Elementi che si miscelano e si ibridano dando vita ad un contesto dall’identità unica. L’Espaci Occitan tiene viva l’eredità culturale delle valli alpine attraverso il Museo Sòn de Lenga, un percorso multimediale che guida alla scoperta della lingua e delle tradizioni occitane. 

E sempre a proposito di ponti, a Dronero è celebre quelle del Diavolo, imponente testimonianza architettoniche medievale, con tre arcate non allineate che offrono un punto panoramico unico sul cuore del borgo e sulle montagne circostanti.

 

Tempo di divagare ancora, con la gioia della sibilante cavalcatura. Si esce da Dronero puntando dritti verso Montemale, borgo che sfiora i mille metri di quota e regala una salita (e conseguente discesa) lungo una stretta ma godibilissima strada dove non mancano neppure una manciata di tornanti. Lungo l’ascesa si apre il breve viale alberato che conduce al Santuario della Madonna di Ripoli, luogo di devozione profondamente radicato nella storia e nella tradizione locale.

Conclusa la “scollinata”, ci si trova all’imbocco del Valle Maira, un’altra sfumatura della grande tavolozza che è la provincia di Cuneo. Le montagne qui incombono, ma decido di spingere le ruote solo qualche chilometro più in alto, nel piccolo borgo di Pradleves. Il colpo d’occhio è quello di una comunità che ha saputo mantenere vive le proprie radici senza per questo isolarsi dalle vicine influenze della pianura. Questa è anche la zona dove nasce uno dei formaggi più celebri della zona: il Castelmagno.

Una sosta negli spazi della Cooperativa La Poiana permette di entrare in contatto con una realtà dalla lunga storia alle spalle, che lavora per e con il territorio per promuovere e proteggere tutti i prodotti della valle, di cui il Castelmagno è il più noto rappresentante. Si passeggia osservando il lavoro quotidiano nei locali del caseificio.

Al viaggiatore disattento le nobili colline delle Langhe potrebbero sembrare “lontane” ma non è così. Ascoltando con attenzione le storie famigliari di una tradizione che si conserva con passione, si riesce a trovare il vero legame che unisce tutti i diversi territori della Provincia Granda. A questo non importa a che ora si visita il bar/bottega dell’azienda: una merenda rustica sarà inevitabile quanto irresistibile.

SETA E ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

Tornati in pianura, ai margini del borgo di Caraglio, il Filatoio Rosso si erge come una delle testimonianze più antiche e affascinanti dell’archeologia industriale europea: un complesso nato tra il 1676 e il 1678 per volontà di Giò Girolamo Galleani, imprenditore che importò in Piemonte tecnologie d’avanguardia per la lavorazione della seta, integrando in un unico edificio sia la trattura dei bozzoli sia la torcitura del filo.

È l’unica delle cosiddette “Fabbriche Magnifiche” che componevano questo rinomato polo tessile ad essere sopravvissuta. Il Filatoio è stato recuperato nei primi anni Duemila, divenendo sede di mostre e ospitando il permanente Museo del Setificio Piemontese, che racconta con rigore e immediatezza l’intera filiera dell’organzino, il pregiato filato serico piemontese apprezzato e esportato in tutta Europa.

La visita si svolge attraverso tour guidati in cui si ammirano fedeli ricostruzioni dei macchinari originali disposti negli spazi autentici della fabbrica, permettendo di comprendere non solo i passaggi tecnici, ma anche il contesto economico e sociale che per secoli ha legato queste mura alla vita delle comunità circostanti.

VERSO CUNEO E I SUOI SALOTTI

È tempo di raggiungere il capoluogo di questa vasta provincia, Cuneo, città dal carattere distinto. Nata alla fine del XII secolo al vertice di un altopiano triangolare delimitato dal torrente Gesso e il fiume Stura (da qui il nome Cuneo), ha saputo rilanciarsi turisticamente grazie a un importante lavoro di recupero del centro storico e a una visione orientata alla sostenibilità, guadagnandosi meritatamente il titolo di Capitale Verde del Piemonte per l’abbondanza di spazi aperti, piste ciclabili e connessioni con la natura circostante. Il meglio lo si vive esplorandola a piedi, partendo da Piazza Galimberti, “salotto” cittadino circondato da eleganti palazzi neoclassici e intitolato all’eroe della Resistenza piemontese Duccio Galimberti.

Si prosegue lungo Via Roma, antica contrada Maestra diventata oggi completamente pedonale, costellata di negozi, caffè e palazzi storici. Un attento lavoro di restauro ha riportato alla luce antiche facciate decorate da affreschi, stemmi nobiliari, quadranti solari e trompe-l’œil medievali, restituendo al centro storico una dimensione cromatica e narrativa che per secoli era rimasta nascosta sotto intonaci più recenti.

LO STURA E FOSSANO 

Seguendo il corso dello Stura verso nord, si incrocia infine la storica cittadina di Fossano. Fondata nel 1236, vede nel castello dei Principi d’Acaja il suo simbolo. Una maestosa fortezza trasformata nel Rinascimento in residenza nobiliare dai Savoia. Oggi il castello accoglie al suo interno la Biblioteca Civica con un patrimonio librario di oltre 150.000 volumi e l’Archivio Storico Comunale, che conserva documenti fondamentali per comprendere le origini e le trasformazioni della città fin dal XIII secolo.

La visita guidata si snoda attraverso labirintici corridoi e ambienti di grande fascino, come la Sala delle Grottesche con i suoi affreschi tardo-manieristi. Nel cortile interno e nelle sale al pianterreno, il castello continua a essere spazio di cultura e aggregazione, ospitando mostre ed eventi mentre la salita alla torre panoramica, da cui si può ammirare una vista sorprendente sul centro storico ne è la migliore conclusione.

Tra le pieghe inattese di questa provincia ho trovato il collante ideale tra le sue tante anime, che si fondono e si mescolano, mai in competizione. Tutte artefici allo stesso modo di un racconto intenso e corale, dall’impagabile valore aggiunto.

 

INFO UTILI

Tutte le informazioni sulla destinazione sul sito ufficiale dell’Azienda Turistica Locale del Cuneese. Per scoprire invece tutte le attività e le esperienze promosse dall’Associazione WOW il sito di riferimento è wowoutdoor.it.

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