Con una voce come la sua, la gente pensa che tutto sia stato facile. Aveva un dono, è stato baciato dalla fortuna. In fondo, se l’è solo giocata male.
D’altronde, di cosa poteva lamentarsi uno che aveva un’estensione vocale di tre ottave, che ha venduto milioni di dischi ed era il frontman di una delle band di maggior successo degli ultimi 25 anni. Una moglie bellissima, sei figli che lo adoravano… Insomma, la vita dei sogni. Almeno da fuori.
Chester Bennington se n’è andato il 20 luglio 2017, lasciando un senso di vuoto quasi inspiegabile per quelli che non conoscono la sua storia. Storia che io, adesso, voglio raccontarvi. Forse, poi, capirete meglio. Quella voce, soprattutto quando cantava disperata e tagliente come la lama di un coltello, era il suo modo di urlare al mondo i propri demoni e quelli dei molti che, dal pubblico, vi si riconoscevano. Tanti non sanno che la vita l’ha messo davanti a prove che la maggior parte delle persone nemmeno immagina.

Troppo da sopportare per chiunque, figuriamoci per un bambino, per di più così sensibile. A soli 11 anni, forse per cercare di sfuggire proprio a quei demoni, inizia a fare uso di stupefacenti. Prima droghe leggere, poi lsd, anfetamine, eroina, in un vortice nero senza fine. L’adolescenza scorre così, passando da una scuola all’altra, seguendo la madre. Le droghe come conforto a quella vita senza più radici. Nel 1995 riesce finalmente a diplomarsi e un anno dopo diventa padre per la prima volta. Da una fugace relazione giovanile con Elka Brand nasce Jamie. L’ennesimo terremoto, per un ragazzo così giovane.
Per sbarcare il lunario Chester comincia a lavorare da Burger King ed è qui che conosce Samantha Marie Olit, la donna che sposerà lo stesso anno e che, nel 2002, diventerà madre del suo secondo figlio, Draven Sebastian. La loro storia durerà tre anni, prima della folgorazione per Talinda Bentely, una modella di Playboy. La sposa il 31 dicembre 2005. Sembra il classico colpo di testa da rockstar, invece Talinda sarà la donna della sua vita. Nel 2006 nascerà Tyler Lee, primo figlio della coppia, seguito nel 2011 dalle gemelle Lily e Lila. Nel frattempo, adottano anche Isaiah, figlio della prima compagna Elka Brand. Chester sembra aver finalmente trovato il suo posto nel mondo. I demoni che lo accompagnano da sempre sembra abbiano smesso di urlare.
E poi c’è la musica, la sua inossidabile ancora di salvezza.
Il suo sogno di diventare una rockstar si è finalmente realizzato. Dopo le prime esperienze con i Sean Dowdell and his Friends? fonda nel 1993 a Phoenix, proprio assieme a Sean Dowdell, i Grey Daze, una band rock-grunge con la quale inciderà un paio di buoni dischi e raggiungerà un discreto successo, soprattutto in Arizona.
Nel 1998, però, risponde alla ricerca di un cantante da parte degli Xero, una band di Los Angeles fondata da Mike Shinoda, un talentuoso rapper polistrumentista. Sostiene un provino al telefono e, sentita la sua voce, viene ingaggiato in tempo zero. Si trasferisce a Los Angeles, nel 1999, la band cambia nome in Hybrid Theory e pubblicano un EP con lo stesso nome. Il disco viene subito notato dalla Warner Bros, che li mette sotto contratto alla velocità della luce. Poco dopo la band cambia ancora nome e il 24 ottobre del 2000 esce il primo album che, trainato da singoli come Crawling, One Step Closer e In the End, sarà il disco nu metal di maggior successo della storia, con 27 milioni di copie vendute.
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Quell’album si intitola proprio Hybrid Theory. Loro sono i Linkin Park.
Il sodalizio tra Mike Shinoda e Chester fa storia. Diversi, ma perfettamente compatibili. Amici, prima che colleghi. Uno estroverso e vivace, istinto puro. L’altro più riflessivo e razionale. Ed è proprio da questa diversità che nasce una delle forme di ibridazione più potenti della musica dei Duemila. Shinoda arriva dall’hip hop, dalla cultura del beat e del flow controllato, ma è in grado di spaziare anche dal metal al rap senza soluzione di continuità. Chester porta con sé il mondo opposto: il rock viscerale, la disperazione latente della generazione X, la voce graffiata, la capacità di trasformare fragilità e rabbia in pura energia. Due linguaggi lontani che, invece di scontrarsi, trovano un equilibrio sorprendente.

Nei Linkin Park l’ibrido non è solo un genere musicale: è un dialogo continuo tra controllo e istinto, tra parola e urlo.
È questa tensione a definire il suono della band e a rendere la loro musica qualcosa di nuovo, capace di parlare a un pubblico e a generazioni diversi. I Linkin Park diventano una delle band più importanti al mondo. Pubblicano una decina di album, tra i quali Meteora, Minutes to Midnight, A Thousand Suns, e l’ultimo One More Light. Nel frattempo, collaborano con artisti del calibro di Jay-Z (memorabile la versione Numb/Encore con quest’ultimo) e Steve Aoki. I singoli spaccano le classifiche, i tour ottengono un successo planetario, i Linkin Park sono richiestissimi anche dal mondo del cinema, che se li contende per le colonne sonore.
Chester riesce persino nel sogno di diventare frontman degli Stone Temple Pilots, la sua band preferita da ragazzo e da sempre fonte di ispirazione, al posto di Scott Weiland. Ci riuscirà per un paio d’anni prima di abbandonare il gruppo per dedicarsi anima e corpo ai Linkin Park. Va tutto a gonfie o almeno così sembra.
Perché i vecchi demoni sono solo silenziati, non sconfitti. Chester non si nasconde, parla a cuore aperto delle dipendenze che ogni tanto tornano a farsi sentire prepotenti. Cerca di combatterle e trova un altro scopo nella vita, aiutare le persone. Lo fa fondando Music for Relief nel 2004, a seguito del devastante tsunami nell’oceano Indiano. Oltre alle dipendenze, però, Chester affronta anche un’altra guerra silenziosa, contro un nemico subdolo.

Combatte contro la depressione, un male bastardo che ti consuma da dentro un po’ alla volta.
Chester ha un grande amico. Si chiama Chris Cornell, altra voce incredibile e ispirazione musicale durante la sua adolescenza. La connessione tra i due è immediata. Condividono spesso il palco, sentirli cantare a due voci Hunger Strike dei Temple of The Dog o Crawling dei Linkin Park è uno spettacolo unico. Quella connessione così intima, però, probabilmente è dovuta anche alle storie parallele dei due artisti. Oltre alla musica, infatti, condividono le stesse problematiche di dipendenze e depressione. Il 18 maggio del 2017 Chris non ce la fa più. Dopo un concerto dei Soundgarden, decide di suicidarsi.

È un colpo duro per chiunque sia cresciuto con quella voce graffiante di sottofondo, ma è un colpo impossibile da superare per Chester, che vedeva in Chris un amico, un confidente, una fonte di ispirazione. Non si riprenderà più. Il 20 luglio dello stesso anno, nel giorno del compleanno di Chris Cornell, prende la stessa decisione dell’amico e la fa finita, lasciando negli amici, nella famiglia e nel cuore dei suoi fan un vuoto immenso.

Chester però ha lasciato anche un enorme eredità a tutti noi. Grazie alla musica, alle sue parole e grazie anche a Talinda, che ha deciso di portare avanti la lotta del marito contro le malattie mentali e le dipendenze fondando la 320 Changes Direction. E grazie ai Linkin Park, che in un ultimo grande omaggio a loro amico scomparso organizzarono il concerto Linkin Park & Friends: Celebrate Life in Honor of Chester Bennington. L’evento si svolse all’Hollywood Bowl di Los Angeles e vi parteciparono Korn, System Of a Down, Avenged Sevenfold, Steve Aoki… Venne celebrato anche in occasione di concerti da altri artisti, da Jared Leto a Chris Martin, fino a Jay-Z.
Dopo un comprensibile periodo di inattività, i Linkin Park sono tornati. Secondo Mike Shinoda era giusto continuare l’opera iniziata con Chester. Un nuovo album, un nuovo tour e soprattutto una nuova voce solista, quella della bravissima Emily Armstrong, che ha avuto il merito di non copiare lo stile di Chester, osando nel portare una ventata di novità nel gruppo, pur mantenendo lo spirito di sempre.

A dire il vero, la scelta di Emily ha scatenato anche qualche polemica da parte dello zoccolo duro dei fan di Linkin Park, che non le perdonano la frequentazione di Scientology e alcuni dubbi legami passati. Chissà se il buon Chester avrebbe approvato la scelta. Io penso di sì. In fondo, lui stesso aveva visto che a volte è proprio un passato difficile a farci diventare persone migliori.
Perché Chester Bennington era e sarà sempre l’amico con quella rara capacità di farti guardare oltre, quello che con un sorriso, un gesto, a volte con una semplice battuta (nel suo caso una canzone) riesce a farti star bene, aiutandoti a superare un momento di difficoltà. La vita non gli ha sempre sorriso, ma lui ha sempre cercato di sorriderle di rimando.
Happy Birthday, indimenticabile Chester!













