Sarà la luce che inizia a farsi flebile e velata, saranno i colori caldi e accesi della natura che contrastano l’aria sempre più frizzante e incisiva… l’autunno non si scrollerà mai di dosso quest’aura malinconicamente introspettiva. Ci si guarda indietro per cominciare a tirar le somme sull’anno che scivola via, ci si scruta dentro per trovare indizi sulle future strade da intraprendere. E quest’ultime non possono prescindere dall’essere in sintonia con ciò che realmente ci fa sentire in equilibrio. Una ricerca dagli esiti incerti, a volte sorprendenti, che si focalizza intensamente sulle radici del nostro star bene.
Come spesso accade, quando nascono degli interrogativi si possono trovare risposte viaggiando. Serve una destinazione capace di unire bellezza e semplicità, ricca di sostanza e carattere, per un ritorno alle origini che incarni la vera essenza del benessere.
E in questo le terre piemontesi di Langhe e Roero sono maestre. Benedette da colline fertili e scenografiche, offrono quel contesto capace di dar vita ad una sorprendente eleganza “rustica”, che scorre come sangue nelle vene nelle nobili fortificazioni del passato così come nel lavoro duro e sincero che ha plasmato la fortuna di questi rilievi. In mezzo, una dimensione antica e un tempo sospeso, i cui battiti rallentati ci ricordano il valore della pazienza e dell’attesa. Tutte tracce ben radicate che germogliano in un’esperienza dalle mille sfumature.

Il viaggio prende vita da Alba, perfettamente collocata sul confine tra i due territori e comodo campobase per un’esplorazione senza fretta.
Il fascino di questo luogo parte da lontano. La città medievale e le sue evoluzioni successive sono letteralmente cresciute sopra i resti di quella romana e le preziose tracce di quell’epoca giacciono silenziose nel sottosuolo, che per duemila anni ha “protetto” questo incredibile patrimonio. Scoprirlo è oggi possibile attraverso i suggestivi percorsi di Alba Sotterranea, che conducono sotto strade e palazzi in un’esperienza davvero unica. Sul sito ufficiale si trova il calendario delle visite guidate: a ciascuna data corrisponde un itinerario differente che tocca tre dei circa trenta siti che compongono il percorso archeologico. Si passa dal foro al teatro, dal tempio alla chiesa paleocristiana, osservando resti di domus private, strade e mura. La visita si conclude nelle oltre venti sale del Museo Civico Archeologico e di Scienze Naturali Federico Eusebio, perfetta chiosa di questo viaggio nel tempo.
Tornati in superficie, Alba mostra fiera il suo volto medievale, che trova nelle celebri torri che punteggiano lo skyline la sua massima espressione. La leggenda parla della presenza un tempo di oltre cento torri. La storia dice che probabilmente erano la metà, tutte edificate con lo scopo di manifestare il potere delle famiglie committenti. Tra le meglio conservate spiccano la Torre Astesiano, la Torre Sineo e la Torre Bonino, tutte risalenti al XII secolo.
A dominare le architetture civili e religiose sono i mattoni e i coppi rossastri tipici di questo territorio, evidenti nella facciata neogotica del maestoso duomo di San Lorenzo. L’edificio si è evoluto nei secoli attraverso numerosi rifacimenti, incarnendo stili e sfumature di epoche differenti. Il coro ligneo, finemente decorato con intarsi, appare come l’indiscusso capolavoro del complesso. Non meno interessante la chiesa di San Domenico, oggi usata principalmente per eventi culturali. L’edificio poggia anch’esso su resti romani e i numerosi interventi di restauro hanno fatto emergere tracce e affreschi che riportano la lancetta ai fasti del Medioevo.
La passeggiata si fa lenta e con lo sguardo all’insù, per cogliere i tanti dettagli di scorci e facciate dei palazzi, tra logge e finestre, cantonali di pietra e terrazzi ottocenteschi. Si incomincia ad assorbire la visione di una cittadina che in tempi più recenti ha saputo emergere grazie alla tenacia di figure del calibro di Giacomo Morra (che per primo comprese e valorizzò il tartufo bianco locale) e di Michele Ferrero (che con la sua Nutella ha letteralmente preso il mondo per la gola). Scavando nell’autenticità delle proprie radici non solo hanno trovato la chiave del proprio successo personale, ma hanno dato uno slancio vitale a tutto il territorio.
E a proposito di radici, Alba vive anche nelle parole di Beppe Fenoglio: la sua casa natale e i luoghi da lui raccontati diventano tappe di un viaggio nel volto più autentico di questa città e dei suoi dintorni, oltre a rappresentare una delle pagine più poetiche nella memoria della Resistenza, a cui lo scrittore prese parte. Un percorso che si può approfondire visitando il Centro Studi Beppe Fenoglio, a pochi passi dal duomo.
Un inizio intenso, in una città in cui il buon vivere è un valore non solo per chi ci abita ma anche per chi decide di esplorarla nel profondo.

Un paio di colpi di acceleratore e come d’incanto gli scenari cittadini lasciano immediatamente spazio alle prime colline dominate dalle ipnotiche geometrie dei filari.
Il primo “anello” lo si compie a nord di Alba, nel cuore del Roero. La specificità di questo territorio sta nella composizione del terreno, più leggera e sabbiosa, a differenza della compattezza argillosa tipica delle Langhe. Ciò influisce anche nella conformazione dei suoi rilievi, che nel Roero sono più morbidi e contraddistinti dallo scenario spettacolare delle Rocche.
La Zero DSR che mi accompagna vive in quest’ambiente un autentico idillio. Frizzante nell’ondeggiare tra curve e saliscendi, sibila silenziosa tra i pendii coltivati e i primi centri storici che si incrociano lungo la strada. Si entra “in punta di piedi” negli stretti vicoli medievali, senza violarne le atmosfere raccolte. Ogni piccola sosta contemplativa a lato strada lascia spazio immediato a suoni e profumi. Dulcis in fundo, in questo contesto l’autonomia supera ampiamente i duecentotrenta chilometri, rimandando la ricarica alla prossima notte in hotel.
Volati subito in cresta, si delinea il profilo inconfondibile di Barbaresco, il cui piccolo centro è costellato da ristoranti e wine-bar e culmina sotto l’imponente Torre medievale da cui si gode (previo biglietto) una vista incantevole sui dintorni. Neive, uno dei borghi più belli d’Italia, accoglie con le sue case di mattoni a vista e i vicoli spesso adornati da vegetazione e fiori.
Raggiunta Castagnole delle Lanze, ci si inoltra tra i viali lastricati fino alla bella piazza Marconi sulla quale si affaccia la chiesa barocca di San Pietro in Vincoli. Alle sue spalle, la torre nel piccolo Parco delle Rimembranze celebra la figura del Conte Ballada di Saint Robert, amante della montagna e pioniere negli studi scientifici e naturalistici di fine Ottocento. Il nome potrebbe non far scattare alcuna molla ma basti pensare che fu artefice (insieme al fratello Giacinto, a Quintino Sella e a Giovanni Barracco) della nascita del CAI.
Da qui il paesaggio si allarga tra vigneti e boschetti, con i crinali che disegnano profili che alleggeriscono l’animo. Ogni chilometro percorso apre una nuova finestra sulla storia di questi luoghi, come avviene nel caso del Castello di Govone, residenza sabauda che domina l’omonimo borgo dall’alto della collina. Inserito nella lista dei Siti Patrimonio UNESCO insieme alle altre dimore reali piemontesi, colpisce per l’architettura barocca e gli interni raffinati. Preziosi gli arredi d’epoca, così come le sale affrescate dai fratelli Beaumont, pittori di corte Savoia, e gli stucchi dorati che caratterizzano il Salone d’Onore. Non meno eleganti sono le sale cinesi, dove le delicate carte che ricoprono le pareti provenienti dalla Cina, raccontano il gusto esotico dell’Ottocento. I giardini all’italiana, che dal castello si aprono verso il panorama delle colline circostanti, completano l’affascinante visita.

L’itinerario incontra San Damiano d’Asti, che conserva ancora l’impianto urbano a scacchiera medievale, e Cisterna d’Asti, al confine naturale tra Roero e Monferrato. Il suo castello, sede del Museo Arti e Mestieri di un Tempo, racconta le radici della vita contadina e artigiana di secoli fa, basata su una quotidianità semplice, umile, mossa dalla fatica e dalla passione per la propria attività. Una dimensione lontana, un sistema di valori che – se recuperati – ha il potere di allietare e alleggerire la vorace frenesia della modernità.
Canale, cuore pulsante del Roero, celebra la produzione agricola locale nello storico Mercato Ortifrutticolo, il principale di tutto il Piemonte, con oltre quattrocento coltivatori che espongono i loro prodotti. Nell’Enoteca Regionale del Roero invece è il vino a prendersi la scena. Ospitato negli spazi dell’ex Asilo Infantile Regina Margherita, racconta l’identità enologica del territorio e permette di degustare i grandi protagonisti della zona: il Roero Rosso DOCG, elegante e avvolgente, ottenuto da uve Nebbiolo che sulle sabbie del Roero sviluppano profumi più delicati e tannini più setosi rispetto al Barolo e al Barbaresco, e il Roero Arneis DOCG, bianco fresco e aromatico, con note fruttate e floreali che ben interpretano la leggerezza del terreno sabbioso.
La Zero procede la sua marcia silenziosa sulle strade agili che si inoltrano nello spettacolare territorio delle Rocche. L’unicità di questo scenario nasce da un intenso fenomeno geologico che ha creato una vera e propria spaccatura nella terra, dando vita a profondi canyon, calanchi e particolari formazioni. Raccontare e preservare questi luoghi è compito dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero, che riunisce in una sorta di museo a cielo aperto i comuni che si affacciano su questa faglia. Il piccolo centro di Santo Stefano offre uno dei punti panoramici più significativi, insieme a Montaldo Roero e Monteu Roero, ma per apprezzare al meglio questo spettacolo naturale bisogna scendere dalla moto e immergersi nei Sentieri delle Rocche, una rete capillare di percorsi che conducono negli hotspot più spettacolari, attraverso escursioni guidate a piedi o in mountain-bike.

Galvanizzati dal susseguirsi di strade mai banali si imboccano vie secondarie sull’onda dell’entusiasmo e del piacere di guida. Raggiunto il centro di Bra, ultima tappa di questo primo anello, il viaggio nel Roero trova una sintesi perfetta tra eleganza urbana e tradizione gastronomica.
Città dalla doppia anima – aristocratica e popolare – Bra si esplora a piedi una volta raggiunte le porte del suo centro storico. Partendo da piazza XX Settembre si sale lungo il pedonale Corso Cottolengo, che sovrasta il sottostante Corso Garibaldi interamente porticato. Si superano la Casa natale del santo e la chiesa della Santissima Trinità prima di sbucare in piazza Caduti per la Libertà. Vi si affacciano antiche abitazioni dai balconi fioriti ed edifici di pregio come Palazzo Garrone, Palazzo Mathis, oggi spazio culturale, e il vicino Palazzo Traversa, sede del Museo Civico di Archeologia Storia e Arte.
La chiesa di Santa Chiara, poco distante, è il gioiello barocco di Bra, capolavoro di equilibrio e leggerezza firmato da Bernardo Antonio Vittone nel Settecento. La sua facciata sobria nasconde un interno sorprendente, dove la luce filtra dall’alto e gioca con le curve della pianta quadrilobata, ampliando gli spazi e creando un effetto di movimento continuo. Le colonne bianche, i motivi dorati e gli affreschi delicati si fondono in un insieme armonioso che esalta la spiritualità del luogo.
C’è il bello e c’è anche il buono. Bra è casa dell’Associazione Slow Food, che ha trasformato la città in un punto di riferimento per la cultura del cibo buono, pulito e giusto. Ne è un esempio la rassegna biennale Cheese dedicata ai formaggi, divenuta oggi uno dei più importanti eventi a livello internazionale.
Il secondo anello parte sempre da Alba, intersecando strade che volteggiano tra gli scenari delle Langhe, celebri in tutto il mondo. Il susseguirsi di tutta questa bellezza trasmette un generale senso di conforto mentre ogni sosta aggiunge un tassello in più nel nostro ambizioso viaggio all’origine del viver bene. I filari di viti intensificano le loro trame e se ne resta ipnotizzati. Diano d’Alba con il suo belvedere è solo il primo dei tanti palcoscenici che si incontrano. Poco distante il profilo del Castello di Grinzane Cavour si prende la scena, arroccato in splendida posizione panoramica. È sede dell’Enoteca Regionale Piemontese Cavour e del Museo delle Langhe, esposizione etnografica e di cultura contadina. Qui, nel mese di novembre, si tiene anche la prestigiosa Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, appuntamento clou all’interno dell’annuale Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba. Collezionisti e appassionati si contendono i migliori esemplari devolvendo il ricavato a scopi benefici e unendo così il lusso e l’eccellenza gastronomica al valore della solidarietà.

La Zero disegna traiettorie armoniose in un perenne stato di grazia, valorizzando al massimo il piacere di guida, mentre nei pressi di Serralunga d’Alba il paesaggio delle Langhe assume una forza scenografica unica, dominata dall’inconfondibile profilo del suo castello trecentesco. Slanciato e austero, con le sue torri che si innalzano come sentinelle, fu costruito come residenza fortificata e oggi è visitabile unicamente con una guida. All’interno, sale sobrie ma ricche di fascino raccontano la vita feudale, mentre dalle finestre più alte si apre una veduta eccezionale. Il borgo, raccolto a mo’ di spirale ai piedi del maniero, amplifica le atmosfere medievali che si respirano percorrendo con un “filo di elettricità” gli stretti viali che lo attraversano.
Scendendo da Serralunga, la strada si snoda tra colline sempre più ampie e panorami che si aprono come quinte teatrali fino a Roddino, dove le case in pietra si affacciano su vallate punteggiate di noccioli e vigneti. Pochi chilometri più avanti, Monforte d’Alba accoglie con un intreccio di vicoli in salita che culminano nella piazza Antica Chiesa, oggi trasformata in un anfiteatro naturale.

Una manciata di chilometri porta dritti nel cuore di Barolo, comune simbolo del celebre vino. Il castello, perfettamente restaurato, ospita il WiMu – Museo del Vino, uno spazio multimediale che racconta in modo originale la storia, la cultura e il mito del vino e il suo rapporto così radicato nelle tradizioni locali e nel suo rapporto con l’uomo. Nelle antiche cantine del castello ha sede inoltre l’Enoteca Regionale del Barolo, che rappresenta gli undici comuni in cui questo vino è prodotto.
Qualunque strada si decida di prendere per salire a La Morra, borgo più alto di tutte le Langhe, saprà ricompensare occhi, animo… e moto! Ultima tappa di questo secondo anello, rappresenta anche la degna conclusione di questo viaggio. Una “vetta” di piacere che dalla sua piazza panoramica ispira forse le risposte che andavamo cercando. Come questi luoghi hanno saputo fiorire senza mai perdere di vista la propria identità e le proprie origini, anche noi dovremmo custodire il legame con ciò che ci definisce per continuare a riconoscere e coltivare ciò che davvero ci dona gioia e senso di appartenenza.
E ORA UN PO’ DI INFORMAZIONI UTILI…
Punto di partenza per conoscere il territorio è il sito dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero. Dalle località alle esperienze, dalle tematiche di visita agli eventi, c’è tutto il necessario per pianificare il proprio viaggio.
Hotel I castelli
Viale Torino 14, 12051 Alba (CN)
Inaugurato nel 1996, nel corso degli anni ha avuto continue innovazioni e ammodernamenti per seguire le mutate esigenze della clientela e rispondere alle mutate esigenze della clientela.
Situato a 800 metri da Piazza Duomo, il salotto della citta’, è in posizione strategica per visitare le Langhe e il Roero.


Ristorante L'Inedito Vigin Mudest
Via Vernazza 11, 12051 Alba (CN)
Nel Centro Storico di Alba, il ristorante “Vigin Mudest” (diminutivo di Luigi Isnardi) vanta un’ineguagliabile tradizione culinaria in un ambiente accogliente, a gestione familiare. Ai suoi tavoli si può assaporare una buona cucina depositaria di ricette della tradizione, godendo dell’ospitalità piemontese davanti a una buona bottiglia di vino rosso.
www.lineditoviginmudest.it
Osteria Dell'Enoteca del Roero
Via Roma 57, 12043 Canale (CN)
Giovane, fresca, informale, turistica, l’Osteria dell’Enoteca è la versione “in jeans e t-shirt” del ristorante All’Enoteca dello Chef Davide Palluda. Proponendo vini e prodotti tipici del Roero, l’Osteria ostenta la sua stretta relazione con il territorio. Nel grazioso cortiletto disegnato da Paolo Pejrone, si vivono le atmosfere del centro storico di Canale.


Enoclub Ristorante
Piazza Michele Ferrero 4, 12051 Alba (CN)
Aperto dal 1991, oggi è guidato degli chef Luca Boffa e Marco Serra e propone una cucina che fonde sapientemente tradizione e innovazione. All’Enoclub, ogni piatto è un omaggio alla cultura culinaria e ai prodotti delle Langhe, in un ambiente che unisce radici e raffinatezza.
Agriturismo Schiavenza
Via Mazzini 4, 12050 Serralunga d’Alba CN
L’agriturismo Schiavenza si trova nel cuore di Serralunga d’Alba, ai piedi del maestoso castello, proprio dietro la chiesa parrocchiale. L’ingresso dal giardino vi condurrà a un piccolo terrazzo da cui portete godere di un caratteristico panorama di Langa: un mare di vigneti e qualche paesino arroccato qua e là.


























