La prima volta che mi sono imbattuta nella foto di un patch tattoo non lo avevo mica capito che era un tattoo… d’istinto, nel quotidiano scrolling su instagram alla ricerca dell’illuminazione divina, ho pensato “jasoooo ma questo si è fatto cucire una patch addosso”. Poi ho letto la caption del post e… diamine, era un tatuaggio. La cosa è stata poi archiviata nel cassetto mentale del “poi ci torno”, fino a che non mi sono messa a navigare nelle reti più disparate dell’internet per capirci qualcosa di più. Ma niente. Hey dico davvero, niente di niente. Tante foto, tante Pinterest ideassss, uno scarnissimo articolo su “un tale” di nome Duda e fin, nulla più. Scatta così l’ossessione e gira che ti rigira mi imbatto nel profilo IG di Marta, alias Gardenia Ink. Tatuatrice sarda specializzata in patch tattoo. Caso vuole che sia pure guest da Ink Inside, lo studio veronese dove mi tatuo io. Bingo.

Ma voi i patch tattoo li avevate mai visti?

In men che non si dica mi sono messa in contatto con Marta per saperne di più. Lei, che del mestiere è “nuova”, ha intrapreso il percorso di tatuatrice 3 anni fa assolutamente per caso. Amante dell’arte, del disegno e della pittura, ha ricevuto la prima macchinetta per tattoo in regalo, ma prima di usarla beh, un po’ di tempo è passato. A volte la linea sottile tra passione e professione non è facile da oltrepassare. E invece, ovviamente, lo ha fatto. La formazione accademica prima, i tirocini negli studi di tatuatori poi. E la sua carriera ha preso ufficialmente lo start, ma senza mai interrompere la continua fame di formazione e miglioramento. Ed è proprio così che si è avvicinata al mondo del patch tattoo, finché non ha preso un volo per Barcellona ed è andata ad imparare la tecnica direttamente da Duda (il tale di cui sopra, appunto), nome d’arte di Eduardo Lozano.

Duda è un tatuatore braziliano e 25 anni fa portò la tecnica del patch tattoo in Europa. Non si sa con esattezza dove sia nata e come, ma di certo lui è considerato un’istituzione e proprio per questo sono andata dritta dritta a Barcellona per imparare. Lo contattai su Instagram, gli chiesi di poter fare un seminario da lui e mi rispose di sì. Fu emozionante. Oltretutto il suo studio si trova all’interno del concessionario Harley Davidson di Barcellona, è molto particolare! Il seminario fu molto intenso, la tecnica per fare i patch tattoo è piuttosto complicata e molto simile a quella del cucito. Ogni linea viene tirata proprio come se fosse un filo. Si parte dall’esterno, con le “cuciture” che si giocano tutte su un gioco di ombre e sfumature, per poi passare ai colori. È importantissimo lavorare sulla tridimensionalità del disegno. Considera che se oggi per fare un tatuaggio di circa 8/10 cm di diametro ci vogliono tre ore e mezza, durante il seminario ci mettevo tre giorni per terminarlo. La mia fortuna è stata saper cucire, quello mi ha aiutato moltissimo a capire il processo. E, beh, Duda è stato un maestro fantastico. Abbiamo stretto un rapporto bellissimo e ovviamente non potevo non farmi tatuare da lui in convention. Il mio percorso con lui non finisce qui, ogni tanto ci sentiamo, mi dà qualche feedback e consiglio e, soprattutto, mi aspetta per continuare a migliorare insieme.

Può piacere o meno, ma la cosa certa qui è che per fare un patch tattoo ci vuole davvero una tecnica pazzesca (oltre che una pazienza infinita). La domanda che mi sorge spontanea però è… quanto popolari sono i patch tattoo?

Il patch tattoo ha acquistato popolarità, almeno in Italia, negli ultimi anni. In Brasile lo sono da moltissimo tempo, in Spagna pure, al punto che la gente non lo reputa più una novità. Per noi invece lo sono, la gente è molto incuriosita e sempre più persone si stanno avvicinando a questo stile quando scelgono il tatuaggio. Quando ho iniziato a farli io le persone erano incuriosite, ma non lo sceglievano. Ora che è piuttosto sdoganato invece la storia è cambiata, mentre lo stesso fenomeno si sta verificando con gli sticker tattoo. Oltretutto, all’inizio ero convinta che questo stile avrebbe conquistato maggiormente un pubblico femminile, ma in realtà non è così. La maggior parte dei clienti che chiede un patch tattoo è maschio. Tra l’altro, non è uno stile applicabile a tutti. Serve una pelle molto chiara, chiarissima, affinché un patch venga bene. Infatti dove vivo io, in Sardegna, non è molto diffuso. Ma io faccio un sacco di guest session in tutta Italia, soprattutto al nord, dove il mercato è, anche per questo, più ricco. Se dovessi fare una previsione, ti direi che tra qualche anno saranno una tendenza sdoganata a tutti gli effetti.

Quali sono i soggetti più popolari dei patch tattoo? Qualunque cosa può diventare un patch?

 

La maggior parte delle richieste arriva dal mondo dei cartoon, ma semplicemente perché sono i soggetti più diffusi, quelli che la gente vede circolare di più. Qualunque cosa, però, può diventare un patch tattoo e il mio obiettivo è proprio quello di iniziare a tatuare altri soggetti con questo stile.

Se siete curiosi di “vederne” di più, fatevi un giro sul profilo Instagram di Marta (https://www.instagram.com/gardenia_ink_/). E se vi è venuta voglia, controllate le sue prossime date di guesting 😉