Ci sono persone specializzate nel far succedere cose che gli altri non pensano possibili. Gli alfieri del “te l’avevo detto” che, mentre gli altri criticano o ostacolano, si rimboccano le maniche e fanno magie. Il patron di Kimera Automobili Luca Betti è uno di questi. Bravo in tante cose, nella sua vita ha saputo mischiare imprenditoria, motori e persino televisione.

L’ultima avventura è la più ambiziosa: entrare nell’arena ormai discretamente affollata dei restomod, volendone uscire costruttore di automobili. Raggiungendo quindi uno status che va ben oltre quello di artigiano della qualità. Il tutto con una scommessa che sembra weird, ma non lo è: donare modernità ad una regina del Gruppo B.

Betti, piede pesante e amore per il bello

Luca Betti è uno di quelli che difficilmente si annoiano. Classe 1978, nasce a Cuneo in una famiglia dove di benzina se ne respirava parecchia. Figlio d’arte, con un padre che correva (e vinceva) con macchine che si chiamavano Ascona, Kadett, 911, Stratos, 037, Delta e così via. Scontato l’approdo al mondo delle auto anche per il giovane Luca, ma prima che sia compiuto il tempo, Betti si dedica con successo ad altro. Sempre col pallino della competizione, che si trattasse di nuoto, sci, basket, pallavolo o pallanuoto.

Archiviati diploma e laurea si darà al motorsport, oltre 15 anni di vittorie importanti e campionati vissuti dagli abitacoli di vetture schierate da team ufficiali o comunque di rilievo. Senza che diventasse un’ossessione.

Nonostante l’impegno a tempo pieno da pilota professionista, avvia infatti diverse attività imprenditoriali. È stato anche protagonista, come ambassador e testimonial, di alcune importanti campagne pubblicitarie e ha partecipato a diverse trasmissioni televisive. È stato anche creatore e fondatore della startup comevado.com.

Non puoi correre per sempre

Come in quasi tutte le famiglie dove il patriarca eccelle in una disciplina minimamente pericolosa, le nuove generazioni vengono spinte a fare altro. Ed è così che il giovane Betti inizia a correre con solo il padre dalla sua parte, auto-finanziandosi il debutto nelle corse.

I risultati sono buoni, non passa quindi molto tempo prima che qualcun altro paghi per farlo gareggiare. Nel 1998 approda nel vivaio della squadra corse di Fiat Auto, dove in un paio di stagioni diventa pilota ufficiale. Non una squadra qualsiasi, bensì quella in cui erano confluiti tecnici e ingegneri della disciolta Squadra Corse Lancia. Da lì è tutto in crescendo, sempre competitivo e forte di ingaggi importanti con altre case come Renault e Honda.

Si arriva al 2007, quando la crisi finanziaria mondiale inizia a mordere. Surreale che la crisi dei mutui in America incida sui programmi di motorsport delle case. Invece succede. E anche Honda taglia il suo, lasciando Luca senza sedile (e facendo altri gesti eclatanti, come vendere il team di F1 a Ross Brawn nel 2009 per un dollaro). I più avrebbero tirato i remi in barca in attesa di tempi miglior. Betti invece segue il suo mantra Keeping My Road e lancia la sua scuderia.

Dall’acronimo del motto a Kimera il passo è breve, così come è breve il tempo che ci mette a raggiungere i primi risultati. Sfiora persino, da team principal e pilota, il Campionato Italiano Rally nel 2011 e da manager arriva a gestire il Junior Team del governo di Abu Dhabi, più alcune attività sportive di Red Bull nei Rally. Pedal to the metal, no matter what.

Kimera, risorgere da una donor car

Nel retrocranio di Betti, nonostante il successo, c’è però un altro sogno da realizzare. L’idea che può sembrare weird, e invece è smart. Ovvero far rinascere, tecnicamente riveduta e corretta, una regina dei rally degli anni Ottanta: la 037, costruita dalla Lancia per competere nel Gruppo B del Campionato del Mondo.

La vettura, guidata da piloti del calibro di Markku Alén, Attilio Bettega e Walter Röhrl (oltre che dal papà di Luca, Andrea), che ha regalato alla Lancia il titolo mondiale costruttori nel 1983. L’ultima trazione posteriore ad aver vinto il WRC. Rivoluzionaria per l’epoca, con un telaio tubolare in acciaio, sospensioni indipendenti su tutte le ruote e un motore 2.0 litri sovralimentato da 205 cavalli.

La sua agilità e la sua potenza la rendevano un’arma formidabile sui terreni di gara più impegnativi. L’idea di Luca è semplice, ma brillante. Partendo dalla stessa base dell’epoca (la scocca della Beta Montecarlo) ha riportato in vita una 037 esteticamente molto vicina all’originale, ma che in realtà è un nuovo animale mitologico.

A partire dal motore da 505 cavalli progettato dalla Italtecnica, un cuore furioso capace di sublimare l’architettura meccanica aggiornata ai giorni nostri. Una vettura progettata da tecnici capaci, ma per la quale in tante scelte e soluzioni tecniche c’è anche lo zampino dello stesso Betti, uno di quelli con l’approccio molto hands-on e che di auto al limite ne ha portate tante e può quindi dire la sua.

Per clienti raffinati, prima che nostalgici

Un progetto del genere si fa notare subito e quando viene presentato nel 2021 si ritaglia immediatamente un posto nella cronologia internet dei facoltosi appassionati del mondo dei restomod, che riescono a vedere nella EVO37 quel guizzo in più che la concorrenza forse non aveva.

Gli ordini per i 37 esemplari previsti iniziano a piovere, nonostante il prezzo impegnativo di oltre 700mila euro. Che possono diventare anche il doppio stando a qualche compravendita che c’è già stata negli Stati Uniti per la smania di averne una, saltando la lista d’attesa.

Non solo la smania di qualche eccentrico, però. La EVO37 e il lavoro del team di Luca Betti hanno ricevuto l’endorsement di tante figure che avevano respirato l’aria, gloriosa, dell’illustre progenitrice. Gente del calibro di Cesare Florio, Miki Biasion e l’ingegner Claudio Lombardi. Uno per l’altro, grandi protagonisti della epica stagione della Squadra Corse Lancia. O meglio, quella che negli anni 80 fu la Squadra Lancia Martini Racing.

È già, perché a volte non sono soltanto la lamiera e la meccanica a fare le leggende. Qualche volta nel cuore rimangono appigliati anche elementi più soft come una livrea. Ad esempio, quella blu, rossa e azzurra della Martini, che ha ispirato anche Kimera, tanto da riproporne una rivisitazione al lancio della EVO37.

Luca Betti insieme all’ingegner Claudio Lombardi

EVO38, rispettosamente fuori dagli schemi

Ma la EVO37 non nasce per essere l’atto unico di Luca Betti come costruttore di automobili. È, in realtà, solo il primo passo di un processo creativo ben lontano dall’essersi esaurito, un passaggio in una carriera che lo ha visto pilota, team manager, restauratore e oggi – appunto – costruttore.

Proprio in questi giorni è andato in scena il secondo atto di Kimera Automobili, ovvero la presentazione del secondo progetto al Salone di Ginevra. È la EVO38, sorella assolutamente riconoscibile della 037, ma con qualcosa al tempo stesso più folle e affascinante.

La trazione integrale (la cui ripartizione può comunque essere modificata dal pilota per ritornare al tutto-dietro), che per la 037 originaria non fu necessaria per raggiungere le glorie iridate e con cui Kimera risponde ad una eterna domanda dei nostalgici dei Rally che furono e dei successi di Lancia: come sarebbe andata se un bolide del genere avesse giocato ad armi pari con le Audi Quattro? Cosa ci sarebbe stato in più dopo quel mondiale del 1983?

La storia non si fa con i se, una certezza però ce l’abbiamo. La EVO38 chiude un loop immaginario e lo fa in grande stile, complice anche un generoso arricchimento del motore che porta la cavalleria a quota 600. In realtà i loop che questa vettura chiude sono due: si tratta infatti di un omaggio alla SE038 Mazinga, un’evoluzione della 037 pensata dagli ingegneri di Lancia che però non vide mai la strada a vantaggio di un’altra macchina dalla vita travagliata: la Delta S4.

Weird al quadrato, se così si può dire, ma nel senso più figo del termine. Non stupisce, quindi, che ad un Salone di Ginevra 2024 un po’ pallidino e senza novità, la EVO38 nello stand di Kimera abbia avuto un ritorno di interesse stratosferico, che difficilmente un piccolo costruttore di questo tipo può ottenere ad una kermesse pensata per essere il megafono delle grandi case.

Verso la prossima Kimera

Non si ferma mai Luca Betti. Mentre il pubblico si sta ancora innamorando della EVO38 – appena nata – lui e il suo team hanno già in vista la prossima perla. Per ora c’è solo un nome in codice, K39, che per Betti vorrà essere l’ulteriore e definitiva consacrazione di Kimera Automobili come piccola grande engeneering factory.

Sempre all’insegna del passato, ma proiettato alla prossima chicane, perché se nasci pilota difficilmente ti scrolli questa cosa di dosso in tutto quello che fai. La K39 sarà poi la più “Betti” di tutte, un progetto nuovo figlio di più di 30 anni nel motorsport, ma senza il continuo confronto con “quella prima” che caratterizza EVO37, EVO38 e in generale tutti i restomod che partono da qualcosa di agee.