Se agosto è il mese in cui tutto è rovente – dall’asfalto delle autostrade assaltate dagli impavidi dei bollini neri, alle suole delle infradito dimenticate oltre l’ondivago raggio d’azione dell’ombrellone – allora questa Gold Issue di Wheelz non poteva che iniziare con una storia altrettanto calda.

Avrei potuto usare il termine “scottante” nella sua accezione più termometrica, ma sono certa, visti i tempi e i notiziari, che avrebbe aperto nelle vostre menti pensanti la finestra sbagliata. Invece, se in questo contesto leggete Volkswagen, voglio che il vostro cervello metta in cantiere dopamina, che lungo la schiena parta un brivido estetico e che la memoria corra dritta alla decade – scegliete voi quale delle cinque in base alla vostra data di nascita – in cui, grazie alla sigla GTI, avete scoperto cos’è e quanto può essere evocativo un acronimo.

Quest’anno la più amata, iconica, adrenalinica e sì, anche democratica delle hot hatch, la Golf GTI, compie i suoi primi 50 anni. E come tradizionalmente accade alla maggior parte degli esponenti della Gen X, si è concessa un regalo importante, di quelli in grado di tenere alla larga la crisi di mezz’età: una sé stessa tutta nuova.

 

Si chiama Golf GTI 50 Edition. Ma prima di parlarvi di lei, voglio raccontarvi una storia…

IL PROGETTO CLANDESTINO

Mi piace pensare ad Alfons Löwenberg come a un ingegnere fuori dai cliché. Uno di quelli che, quando si mette una certa idea in testa ed è convinto che proprio quell’intuizione cambierà lo status quo, è disposto a mettere in gioco il tutto e per tutto pur di capire se ci ha visto giusto oppure no. L’ingegner Löwenberg lavora in Volkswagen come addetto alla sperimentazione. È dotato di un certo estro creativo, non teme le sfide ed è perfettamente consapevole che il marchio sia ad uno di quei punti della storia in cui è auspicabile un plot twist.

Sul tema “auto del popolo” Volkswagen se l’è cavata egregiamente per oltre trent’anni, ma la polvere, a posarsi, è più veloce di quanto si possa pensare… Soprattutto nel 1972, quando il mondo dell’automotive inizia a girare a un ritmo decisamente serrato rispetto al passato.

Insomma, fondamentalmente l’idea dell’ingegner Löwenberg è realizzare versioni sportive derivate dai modelli serie. Sì sì, lo so che oggi appare un po’ come la scoperta dell’acqua calda, ma qui siamo agli inizi degli Anni 70, la mission resta costruire auto accessibili & indistruttibili e l’immaginario collettivo è ancora ben lontano dall’edonismo automobilistico del decennio successivo.

Löwenberg crede fortemente nel progetto e fa tutto davvero per bene. Lo presenta formalmente ai propri dirigenti (io lo immagino emozionato “alla tedesca”, con un lato della bocca piegato in un sorrisetto malcelato) i quali, un po’ meno formalmente e con una risata ben più sarcastica, lo snobbano alla grande. C’è chi avrebbe distolto l’attenzione dalla faccenda, incassando il colpo e mettendosi a pensare alle prossime vacanze sul Garda o in Riviera Romagnola. Ma non fu il caso di Alfons Löwenberg che, sempre più determinato ad andare a fondo della questione, decide che il fai da te vale per tre e coinvolge in modo del tutto informale (leggi: segreto) un gruppo di quattro colleghi nello sviluppo dell’idea.

Il team ufficioso (ri-leggi: segreto) si mette a lavorare clandestinamente e rigorosamente fuori dall’orario lavorativo sulla sportivizzazione di una Scirocco, lanciata sul mercato nel ’74, che viene irrigidita e ribassata a dovere. Il motore è un 1.5 da 100 cavalli. Si può fare di meglio, ma come inizio non è niente male. Peccato che il board, una volta fatta uscire la creatura allo scoperto, la ritenga decisamente troppo dispendiosa per la produzione. Epic fail.

GTI: GRAN-TURISMO-INIEZIONE

A questo punto della storia però entra in gioco un altro personaggio, Ernst Fiala, ingegnere austriaco e development director Volkswagen in quegli anni. Fiala tiene amabilmente d’occhio il lavoro del secret-nonpiùsecret-team che nei mesi successivi all’esperimento Scirocco ha continuato a sviluppare una serie di accorgimenti per rendere tutto il progetto più sostenibile.

E finalmente arriva il colpo di scena che auspicavamo qualche riga sopra: Ernst Fiala mette la bolla papale all’operazione richiedendo ufficialmente al team di Löwenberg una versione sportiva della Golf. La prima GTI farà il suo debutto come concept car sotto le luci dei padiglioni fieristici della Messe Frankfurt al 46° Salone di Francoforte, che si tenne dall’11 al 21 settembre 1975.

A fine anno, in tre mesi, gli esemplari ordinati ammontavano a 50mila. Il che portò a due conseguenze dirette: innanzitutto Volkswagen accantonò l’idea della serie limitata a 5.000 esemplari per passare a una più saggia produzione di serie. E, in seconda battuta, Löwenberg e Fiala festeggiarono prenotando insieme le vacanze sul Garda (o in Riviera Romagnola). Ma questa è un’altra storia, e anche assai romanzata… Comunque, nell’83, quando la Golf GTI Mk1 fu ritirata dal mercato per lasciare il posto alla Mk2, Volkswagen ne aveva vendute più di 461mila.

LA POZIONE MAGICA

Ma il team di Löwenberg cosa cavolo ci mise nella ricetta segreta della prima GTI, tanto da riuscire a renderla un oggetto del desiderio così totale e trasversale? Bè, se ci pensate, ogni elemento della formula era studiato per colpire al cuore una categoria diversa di aspirante “pilota della porta accanto”. Innanzitutto, l’estetica. La vedevi con la coda dell’occhio passare davanti al bar del paese e SAPEVI che era lei.

Il profilino rosso che disegnava la calandra rappresentava la linea di demarcazione tra chi aveva carattere e chi avrebbe voluto averne di più. Gli elementi “furbi”, come i passaruota marcati che la allargavano otticamente o l’assetto ribassato, facevano correre la fantasia al mondo dei rally che in quegli anni stava vivendo la sua età dell’oro coinvolgento un pubblico insospettabilmente ampio. E poi c’erano i tocchi di stile pensati per chi voleva distinguersi per gusto, abitudini e status, tipo gli interni in tessuto tartan e il pomello del cambio a forma di pallina da golf. E niente, buca in uno.

Ma non era mica tutto qui. Perché la Golf GTI Mk1 aveva le carte perfettamente in regola anche per conquistare chi cercava una versione (molto) più divertente da guidare della macchina per tutti i giorni. In appena 810 kg di peso, la prima GTI concentrava un 4 cilindri 1.6 aspirato con iniezione meccanica Bosch K‑Jetronic che sviluppava 110 cavalli, un cambio manuale a quattro velocità sincronizzate veloce e preciso, uno sterzo decisamente diretto e una consistente dose di adrenalina per chi sapeva spingere la sua trazione anteriore fin dove era capace di arrivare.

C’È CHI FESTEGGIA E CHI CELEBRA DAVVERO

Scrivendo, mi viene in mente il celebre inizio del racconto dell’anziana Rose Dawson nel film Titanic: “Sono passati 84 anni…”. Invece, di anni qui ne sono passati solo 50. Le generazioni di Golf GTI che hanno calcato le scene lungo cinque decenni di storia sono state otto in totale, crescendo progressivamente su tutti i fronti: cilindrata, potenza, tecnologia a bordo, design… Eppure, c’è un aspetto che continua ad accomunarle tutte: l’ambizione, nel senso migliore del termine.

Chi investe su una Golf GTI, nel ’76 come oggi, investe su un’emozione, sul piacere di guida. Sull’essere speciali pur restando perfettamente nei ranghi della quotidianità. E ambire al brivido anche senza aver mai sfiorato i cordoli di un circuito, in fondo è ancora lecito.

 

Forse è anche per questo che la Edition 50, creata per celebrare questo mezzo secolo, questo compleanno così tondo della Golf GTI, ne è anche la versione più veloce e potente mai concepita.

In questo caso si dice il peccatore, la sottoscritta, ma non il peccato. Vi basti sapere che alla guida di questi 325 cavalli (la Clubsport ne ha 300 e la GTI base 265) e 420 Nm di coppia magistralmente erogati dal motore 2.0 TSI Turbo benzina – col suo sound gorgogliante e metallico che esce come una voce profonda e decisa dal doppio scarico – avrei trascorso ben più della giornata concessami.

Due dati, solo per impressionarvi: la Edition 50 mette a segno uno 0-100 km/h in 5,3 secondi, per una velocità massima di 270 km/h. Nella versione completa di pacchetto Performance è stata messa alla prova sui 20,8 km del Nürburgring e il cronometro ha dichiarato il tempo di 7’46”125, ovvero 5 secondi in meno rispetto al record della Golf GTI Clubsport.

 

È una versione celebrativa, certo, ma di quelle destinate a definire un prima e un dopo anche in termini di prestazioni.

 

E dal fascino del Nürburgring viene anche un’altra chicca, la modalità di guida Special, che mette in gioco le impostazioni specifiche studiate dagli ingegneri Volkswagen per la massima performance sul circuito più sognato di Germania. La Edition 50, inoltre, è dotata di cambio DSG a sette marce e vanta sospensioni adattive DCC di serie.

Esteticamente parlando, manco a dirlo (e per fortuna) è aggressiva, ma non urlata: trasmette un’immediata sensazione di potenza grazie a una serie di dettagli come la linea rossa che sottolinea la calandra, i fari LED Matrix IQ.LIGHT, le prese d’aria marcate, i cerchi in lega da 19” e lo spoiler posteriore con il badge “Edition 50”. Ma riesce comunque a mantenere intatto il teutonico e solido rigore Golf.

Dettagli che per chi opta per il “Performance Pack” si fanno ancora più estremi: peso totale alleggerito di 25 kg grazie agli pneumatici semi-slick Potenza Race di Bridgestone, concepiti appositamente e montati su cerchi forgiati Warmenau sempre da 19” e allo scarico R-Performance con terminali in titanio. Abbiamo poi una taratura specifica delle sospensioni e un assetto ancora più ribassato (0,5 cm in più rispetto agli 1,5 cm della versione originale).

Negli interni le citazioni si fanno decisamente distintive: i sedili sportivi, avvolgenti, ma non estremi, richiamano il tartan che caratterizzava la Mk1 del ’76. Il rosso GTI si ritrova nelle cuciture decorative dei sedili, nelle cinture, nei dettagli luminosi e nella gomma della pedaliera in alluminio, che parla la tipica lingua del racing.

Per il resto Golf GTI 50 Edition ha tutto ciò che una Golf può offrire a livello di spazi, comfort, infotainment e tecnologia di bordo. Con la differenza che qui di schermi effetto IMAX, sistemi che guidano al posto tuo e ADAS invasivi, proprio non si sente la mancanza.

Quanto costa? GTI Edition 50 parte da 54.700 euro. Se volete davvero divertirvi, mettetela sulla bilancia delle sportive premium… Ma prima ancora, mettetevi al volante e godetevi il risultato straordinario di questi 50 anni di storia.

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