ISLE OF MAN – Siamo sul set dell’action movie basato sulla corsa più pericolosa del mondo. Da qui in poi leggete sereni e non temete, perché tutto andrà a posto, anche se l’inizio non lo suggerirebbe. Via, fatemi cominciare.

Insomma, vedo Ian Lougher in pit-lane al Tourist Trophy, nella gara a due ruote più prestigiosa e pericolosa del mondo, e ho un sussulto. Perché lui, il grande “Lucky” Lougher, gallese, ora 64enne, il solo ai bei tempi capace di battere Steve Hislop su una 250 cc due tempi, mi compare davanti con lo sguardo vitreo – e pazienza, può capitare – ma, quel che più mi preoccupa, ha le trecce e le tette.

Sì, una seconda manco lieve, e delle treccette annodate dietro, più scoraggianti di una sacchettata di bromuro o dell’urlo di un caporale di giornata. Cavolo, con lui sono stato pure a cena a Gubbio e conosco bene la moglie Asa, gran donna, e mi chiedo costernato chissà come l’avrà presa… Sto sognando? Ne coltivo altri, di sogni, nella vita, ma questo allora è un incubo. Il Valdobbiadene e il salame del Team Delmo di ieri sera, alla tenda del pilota Francesco Curinga, penso in diretta. Colpa sua e punto loro? E invece no. È tutto vero.

Sono e sto per portarvi sul set hollywoodiano del tanto annunciato film sul TT, megaproduzione di MGM Amazon e di Brad Pitt, con la regia di Reid Carolin e il titolo non sorprendentemente creativo di Isle of Man. In sintesi, Ian Lougher non è la drag queen più veloce del mondo, ma solo la controfigura della coprotagonista, l’attrice irlandese Eve Hewson, meglio nota per essere la figlia di Bono degli U2 e che era nel film Il ponte delle spie con Tom Hanks e This must be the Place, di Paolo Sorrentino. Ian Lougher è lei, infatti sono vestiti tale e quale. La tipa la facevo più alta, ma non insisto, perché di me potrebbe dire la stessa cosa.

Quanto al (presunto) sex symbol Channing Tatum, il protagonista, se ne sta a fondo griglia in pit-lane, a chiacchierare col centauro irlandese (questo è vero, però) Brian McCormack, un madonnone di due metri, rispetto al quale non sfigura. Da fermo, ovviamente. Channing Tatum appare un gran bambolotto guanciottone, semplicemente
perfetto, e altrettanto perfettamente nel personaggio e comunque in parte come pilota.

Insomma, il film kolossal su TT ha una caratteristica: dicevano che sarebbe stato segretato, perimetrato, proibito, e invece niente, tutto il contrario. Se vuoi nascondere una cosa, mostrala, come diceva Edgar Allan Poe nel racconto La lettera rubata, e così la troupe e le star se ne vanno in giro tra la gente come se niente fosse e quasi nessuno se ne accorge. Però quando comincio a scattare foto lasciando intendere che ho capito, un energumeno mi guarda e dall’espressione mi fa arguire che se la smetto di spararmi immagini rubate, magari è meglio. Va bene. Ma che importa, qui avete tutto.

Ian Lougher con e senza trecce. La star Channing Tatum con e senza casco. E quindi la figlia di Bono degli U2 vestita da Lougher, anzi, il contrario, e pure vestita da donna, per fare pendant col mio caro Ian, in verità in verità vi dico sempre felicemente sposato con Asa, santa donna. Ma c’è dell’altro. Ben altro. Il budget iniziale parla di sei milioni di
dollari, che per una produzione hollywoodiana non è proprio il massimo, comunque, dai, magari basta e avanza per fare qualcosa di buono.

E allora, già che ci sono, prendo la grande decisione. Quale? Semplice. Partecipare al film. E mica scherzo. Come? Nel bel mezzo della prima settimana del TT, all’ora prefissata mi faccio trovare alla cosiddetta winner enclosure e ovviamente non è mica un’idea solo mia. Seee, saremo tremila. C’è da girare una scena di massa, insomma, quella che prevede il trionfo finale dell’attrice che poi sarebbe la figlia di Bono, la quale si presenta bella pronta e si mette in un angolo, mentre l’addetto alla scena – non certo il regista che manco si spreca per robetta così – comincia a catechizzarci su come ci dobbiamo comportare. Okay, solita storia, come ai concerti di Jovanotti in spiaggia. Su le mani e siate felici.

Zero ingaggio e nessun cestino, ma pazienza, l’Arte vuole questo e altro.

Piuttosto, qualche particolare colpisce, anzi, salta all’occhio l’assenza di dettagli un tantino irrinunciabili, ma, cosa vuoi, quando c’è la sospensione dell’incredulità, abbiam tutto. Per esempio, la co-protagonista Eve Hewson esulta sulla sua motina verde, (SPOILER) come se avesse appena vinto la gara e infatti nella trama l’ha vinta ma non ha un capello scomposto, che dico, manco una goccia di sudore, un minimo difetto… Tutto algido e perfetto, dopo centinaia di chilometri a più di 200 all’ora di media nella corsa più demanding del Pianeta Terra. Boh.

Poi un’occhiata alla moto e la cosa peggiora, perché le gomme paiono quasi vergini e sul cupolino non resta attaccato neanche un moschino, quando correndo se ne beccano miliardi. E pure il casco, mentre tutti esultiamo a comando, come al gol di Tardelli contro la Germania in Spagna 82, appare fresco da motosalone. Va be’, dai è andata pure questa. E ancora manca il più. Incontrare Brad Pitt. Ma l’attesa non è lunga e non va delusa.

Chi l’avrebbe mai detto? Da decenni il motorsport cerca un attore di riferimento e ora ci sono le prove che l’investitura ha un senso e soprattutto un autorevole quanto meritevole destinatario. Brad Pitt sbarca da un aereo privato presso l’aeroposto di Ronaldsway la mattina di lunedì 2 giugno e il primo pomeriggio è già al paddock del Tourist Trophy, per assistere alle riprese del film. In completo celeste casual, che addosso a un altro sembrerebbe un inno ai puffi e invece messo da lui esalta tutta la Bradpittezza che ha, malgrado i 62 anni suonati, come meglio non si potrebbe.

Pitt, attore premio Oscar, produttore e considerato tra gli uomini più belli del Pianeta, grazie a questa applaudita uscita a tutti gli effetti diventa la risposta cinematografica del terzo millennio a Steve McQueen, perché nel giro di tre anni, oltre a essere protagonista del film F1 – che ha incassato in tutto il mondo oltre 600 milioni di dollari -, e del suo annunciato sequel, è appunto anche coproduttore dell’action movie dedicato alla corsa motociclistica più in & out del mondo.

Gara che tra l’altro lo stesso Steve McQueen amava molto. E questo è appunto un prodotto, tra gli altri, dalla società Plan B Entertainment di Brad Pitt. Il film fa parte del pacchetto più ampio acquisito da Amazon MGM Studios, che include anche una docuserie complementare girata durante le gare del TT del 2024.

Paul Phillips, responsabile del settore motorsport presso il Dipartimento per le Imprese, aggiunge: «Il TT ha una storia straordinaria da raccontare, e ciò che la rende così autentica è che le riprese iniziano durante l’evento stesso, catturando l’ambiente reale, con la vera atmosfera e sullo sfondo dell’Isola di Man».

Brad Pitt torreggia sul paddock e sembra poco più di un metro e ottanta, che fanno almeno quindici centimetri in più di Paul Newman, per dire. È simpatico, rilassato, sorride, non eccede né è tirchio di modi easy. Piuttosto, per una volta sorprende che attorno a lui si polarizzino le nere, flessuose e di pellevestite Monster Girls, che per una volta rinunciano al ruolo di fatalissime e inarrivabili dark lady di turno, per comportarsi come delle normalissime e sdilinquite morte di Brad, sognando un selfie che mai arriverà.

Ma torniamo a lui. Brad Pitt medesimo, oltre a parlare con lo stesso TT boss Phillips, visita il paddock e si è intrattiene a lungo con le star dell’evento a cominciare da John McGuinness, senza trascurare Michael Dunlop, Davey Todd e Dean Harrison. Lo stesso Pitt guardandosi attorno non fa che ripetere la frase “very cool!”, a testimonianza del fatto che il suo non è un interesse puramente commerciale e che per lui il motorsport rappresenta ormai un inatteso passo in avanti globale per la sua carriera di uomo di cinema.

Anche perché nel frattempo l’attrice Kerry Condon ha finalmente rivelato a che punto è la produzione del sequel di F1 con lo stesso Brad Pitt. L’attrice ha anche spiegato perché i fan potrebbero dover avere pazienza, durante un’intervista con ScreenRant. L’attrice stessa ha confermato che ci sono progressi dietro le quinte per il sequel, tuttavia, ha avvertito che il pubblico dovrebbe aspettarsi un’attesa più lunga prima dell’uscita del seguito del grande successo da botteghino.

Brad Pitt ha interpretato Sonny Hayes, un pilota veterano che torna in Formula 1 al fianco di Damson Idris. Non a caso, il finale del film ha lasciato aperte diverse trame per un eventuale seguito. E adesso lo stesso Brad Pitt è diventato centrale all’interno degli action movie delle due e delle quattro ruote, sia come attore nei panni di un pilota che in veste di produttore, proprio come lo stesso McQueen ai tempi della sua Solar Production.

Chiaro, l’attore nativo dell’Oklahoma non vanta la stessa vita, l’eguale classe in sella e al volante dello stesso McQueen, tuttavia qui e ora i suoi progetti e le sue interpretazioni hanno ormai nel Motorsport un centro di gravità del tutto inatteso, fino a pochi anni fa e, comunque vada, il suo contributo a promuovere il richiamo della F.1 e dello stesso TT a livello globale non può che essere considerato innegabile quanto positivo.

Il discorso potrebbe anche chiudersi così, per ora, ma poi capitano ancora un paio di cose che ritengo cosa buona e giusta raccontare, qui e ora. La prima. La tenda del team finto, cioè di quello vero del film e farlocco rispetto a quelli che corrono, mostra delle bellissime superbike BMW gialle e nere, mille di cilindrata.

Qui ci trovo tre tipi al lavoro facendo una specie di danza, come se dovessero mettere da un momento all’altro le mani sulle moto ma non sanno da dove cominciare… Mi sembrano due seri, così gli chiedo cosa stiano preparando e uno di loro mi fa: «Ci hanno detto che dobbiamo truccare le moto, aggiungendo dei moscerini e non è facile…». Okay. Invece, che so, dire a Ian Lougher o a James Hellier, ovvero due tra le prestigiose controfigure, di salire in sella a fare un giro del Mountain, per raccattare mosquitos non sarebbe più semplice? Eh, ma Hollywood segue logiche sue, mica funziona così, penso quasi per riflesso condizionato.

Ma via, ho ancora una cosa da fare: anche se è rischiosa, il gioco vale la candela, a costo di farmi perculare dalle security, se mi beccano… Con malcelata soddisfazione, intrufolandomi nel dietro le quinte del film sul TT, nel cuore del Making of, prova e riprova, riesco a fotografare la famigerata parrucca da donna dello stuntman Ian Lougher. Che alla fin fine è una innocente cuffia di stoffa nera, con delle trecce morbide in fondo. Non vedo l’ora di vederlo, ’sto film.

Dal paddock del TT e da questa strana Hollywood sul Mare d’Irlanda, è tutto. A voi studio.

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