Quando sei un atleta fortissimo, hai stile e personalità da vendere, capacità di comunicare, piaci a tutti e magari sei pure bello… Bè, il confine tra campione e icona si fa molto sottile. E si sa, ogni sport ha le proprie icone. Atleti, personaggi in grado non solo di vincere, ma di trasformare uno sport in un fenomeno di massa.
Pensate a Valentino Rossi per le moto o ad Alberto Tomba per lo sci. A David Beckham per il calcio o Katarina Witt nel pattinaggio. Sono stati capaci di incollare milioni di spettatori davanti a una TV, di far appassionare la massa a sport che fino a poco prima non si filava nemmeno di striscio. Alzi la mano chi, di questi tempi, non è diventato un esperto di tennis grazie a Jannik Sinner, tanto per fare un esempio…
Certo, oggi i social aiutano (e forse rendono la cosa un po’ meno poetica, almeno per noi boomer), ma l’effetto è lo stesso di qualche anno fa. Boom di iscrizioni a scuole sportive varie, negozianti che si lustrano gli occhi davanti ad acquisti compulsivi delle più disparate attrezzature. Mogli disperate, fisioterapisti felicissimi. Vi state rivedendo vero?

E a proposito di tennis, oggi faccio un salto indietro di qualche decennio per raccontarvi la storia di uno dei primi atleti influencer (si dice così adesso, no?), uno che ha cambiato le regole di uno sport che prima era un po’ elitario e forse pure bacchettone. Una scintilla capace di innescare una rivoluzione e illuminare il tennis per dieci anni tanto che, dopo di lui, nulla è stato più come prima.
Björn Borg è nato nella fredda Stoccolma nel 1956. Si avvicina fin da giovanissimo all’hockey su ghiaccio che praticherà fino all’età di 10 anni. Poi, complice una racchetta da tennis vinta dal padre ad un torneo di tennis tavolo (giuro che è vero), si appassiona al tennis. A 15 anni, nel 1972, è già nella nazionale svedese di Coppa Davis.
Nel 1973 diventa un professionista e si fa conoscere sfidando campioni del calibro di Iljie Nastase, Adriano Panatta, Stan Smith (esatto, proprio quello delle iconiche sneakers) e Jimmy Connors. Finale a Montecarlo, quarti a Wimbledon, finali a Barcellona e Buenos Aires. E tutto questo al primo anno da pro. Roba da predestinati, insomma.
Il tennis nobile all’epoca era tutto serve-and-volley a rete. E poi arriva lui, che vince i tornei da fondocampo con un top spin esagerato e quell’irrispettoso (per l’epoca) rovescio a due mani, palesemente influenzato dall’esperienza con la mazza da hockey. Fortissimo fisicamente, sempre composto, quasi glaciale in campo, tanto da meritarsi il soprannome di Ice Man o IceBorg per la feroce concentrazione durante le partite. Ma anche Orso, non tanto per il carattere (anche se…), quanto perché è la traduzione svedese del suo cognome.
Freddezza che, però, contrasta con quel suo aspetto così rock/hippy che fa inorridire i puristi e innamorare le donne.
Capelli lunghi biondi tenuti a bada dalla celebre fascia tergisudore in spugna, stilosissimi completi a righe FILA, barba incolta e sguardo magnetico, lo rendevano una vera rock star sul campo. La leggenda narra che anche un certo Andrè Agassi qualche anno dopo si sia ispirato proprio a lui per i suoi famosi look.
Forte e bello, quindi. E pure vincente.
Quattro finali allo US Open, una Coppa Davis, ma ad eleggerlo a leggenda sono state le sei vittorie al Roland Garros (dal 1974 al 1981) e le cinque consecutive a Wimbledon (dal 1976 al 1980). Ha vinto oltre il 40% dei tornei ai quali ha partecipato e ben il 90% dei match di quei tornei. Un’autentica macchina da guerra. Memorabili i match con quel folle di McEnroe, soprattutto la finale sul centrale di Wimbledon del 1980, considerata dagli appassionati una delle più belle partite della storia.
Ma si sa, le scintille prima o poi si spengono. Nel 1981, con la prima sconfitta a Wimbledon proprio per mano di McEnroe, inizia il suo declino. Poco dopo, infatti, viene sconfitto anche agli US Open sempre dall’americano terribile. È una mazzata dalla quale, inspiegabilmente, non si riprenderà più. La sua forza mentale, fino ad allora la sua arma segreta, inizia a mostrare qualche crepa.
Il 1982 lo vede soffrire come mai prima e partecipare al solo Torneo di Monte Carlo, dove verrà sconfitto da Yannick Noah. Altro anno ai box. Decide di partecipare allo stesso torneo l’anno successivo, ma la lunga inattività e le approssimative condizioni fisiche non gli permettono di superare nemmeno il secondo turno. È il suo canto del cigno, decide di ritirarsi. È il 1983 e ha solo 27 anni. Il suo ritiro, per altro già nell’aria, è comunque uno shock per il tennis mondiale (tanto che proprio il suo rivale McEnroe proverà senza successo a fargli cambiare idea). Proverà a rientrare nel circuito nel 1991 con pessimi risultati e nel 1992 smetterà definitivamente.

Come ogni rockstar che si rispetti, anche la sua vita privata è stata alquanto movimentata.
Non sono mancati i matrimoni, ben tre, un paio di divorzi, tentati suicidi (o presunti tali), bancarotte, abusi di droghe e alcool, denunce… Insomma, la celebre freddezza sportiva non si rifletteva fuori dal campo.
Il primo matrimonio è con la collega tennista Mariana Simionescu. È durato dal 1980 al 1984. Qualche tempo dopo, ha una relazione con la modella Jannicke BjorlingIn, dalla quale ha un figlio, Robin. La paternità però non lo rende più responsabile, anzi, e in quegli anni, complice una serata al mitico Studio54 di New York, fa conoscenza con la cocaina.
La dipendenza dalla polverina magica lo accompagnerà per anni, soprattutto verso la fine degli Anni 80, quando a Ibiza incontra Loredana Bertè, che aveva già conosciuto qualche anno prima quando era fidanzata con Adriano Panatta. Feste a base di alcol e droghe sono all’ordine del giorno, tanto che verrà ricoverato per una lavanda gastrica dopo una sospetta overdose di sonniferi. Si sposano nel 1989. Neanche a dirlo, il matrimonio è chiacchierato e a dir poco burrascoso e finisce rovinosamente nel 1992 tra reciproche accuse (dopo che lei aveva tentato il suicidio l’anno prima).
Per non farsi mancare niente, il suo brand di abbigliamento sportivo, fondato qualche anno prima con discreto successo, nel 1989 per colpa di qualche scellerata decisione rischia la bancarotta.
Per il nostro eroe è un’altra mazzata. Si rifugia ancora di più nelle sue dipendenze, che lo porteranno al ricovero d’urgenza dopo l’ennesimo collasso causato dalle droghe nel 1996. In quel letto d’ospedale però capisce che così non può andare avanti (anni dopo confesserà che al suo risveglio trovò il padre al suo capezzale provando un’enorme vergogna per le sue condizioni). È a un punto di non ritorno. Così, decide di darsi una ripulita e riprendere in mano la sua vita.
Nel 2002 arriva il terzo matrimonio. Sposa infatti la bellissima Patricia Ostfeldt, grazie alla quale diventerà padre per la seconda volta con la nascita di Leo, che qualche anno dopo proverà a seguire le orme sportive del padre.

Quindi vissero tutti felici e contenti? Eh no, cari miei, qui i colpi di scena non mancano.
Il matrimonio con Patricia fornisce alla Bertè la motivazione per una bella denuncia (con relativa richiesta danni pari a 5 milioni) per bigamia! Il nostro e Loredana, infatti, non si erano ancora legalmente separati e lei, tra le altre cose, chiede il mantenimento mai versato.
Borg allora pensa di vendere tutti i cimeli sportivi per racimolare un po’ di grana. Per fortuna il buon John McEnroe (proprio lui, l’arcinemico che lo aveva spodestato) e Andrè Agassi si offrono di dargli una mano e lui decide di rinunciare alla malsana idea. Proprio con il vecchio John, nel 2007, diventerà protagonista di un simpatico spot tv per la catena TESCO.
Ebbene, siamo ai giorni nostri. Nel 2025 Borg ha pubblicato un bellissimo libro in cui si racconta a cuore aperto intitolato Battiti. Un’autobiografia (ed. Rizzoli) nel quale racconta anche la sua battaglia contro un aggressivo cancro alla prostata diagnosticato nel 2023. Ma siamo sicuri che anche questa volta il vecchio Bjorn la sfangherà, vero?
Happy birthday, Orso!












