Ci sono posti in cui arrivi senza aspettarti troppo e dopo qualche ora capisci che non vuoi più andare via. Il Soulhands Festival è esattamente così. Arrivi a Rimini pensando a un canonico weekend di mare e ti ritrovi dentro a qualcosa che è molto più di un evento. Il primo aspetto che noti è il movimento. Tavole ovunque, gente che gira, shaper di skate e surf, market di artigianato… Il tutto, manco a dirlo, in spiaggia!
Il surfskate e la longboard sono il centro di tutto, ma non in termini di “competizione pura”. Si tratta più di una lingua comune. Anche se non hai mai sperimentato né l’una né l’altro, capisci subito cosa sta succedendo. E infatti, dopo poco, ti viene voglia di provarci.

White Zu: quando la strada diventa onda
A un certo punto ti avvicini alla struttura centrale e capisci davvero il senso del festival. L’onda artificiale di White Zu non è solo scenografica. È il punto in cui il surfskate cambia livello. Qui si tengono le session più intense, le linee più pulite e il contest che cattura tutti.
Vedi rider che disegnano curve come se fossero in acqua, flow continuo, carving che sembra naturale anche sull’asfalto. E intorno, gente ferma a guardare. Perché è impossibile passare oltre senza fermarsi. Non è solo gara. È spettacolo, ma nel modo giusto.
Fronte mare: stile, ritmo e dancing board
Poi ti sposti verso la pedana vista mare e cambia tutto. Qui il ritmo si abbassa, ma l’intensità no. Il contest di dancing board è un’altra cosa: meno velocità, più stile. Movimenti fluidi, quasi coreografici, tavole che scorrono lente mentre il corpo segue la musica.
È uno di quei momenti in cui capisci quanto questo mondo sia più ampio di quello che pensavi. Non è solo spingere forte. È trovare il proprio modo di stare sulla tavola. E il mare, lì davanti, chiude il cerchio.

Tra una session e l’altra: quello che succede intorno
Il bello è che non devi scegliere.
Puoi passare dalla tavola a un workshop, da un giro tra gli stand a una pausa al sole, senza mai uscire davvero dall’atmosfera. Ci sono artigiani, tavole fatte a mano, oggetti che raccontano storie. Gente che non è lì per vendere, ma per condividere quello che fa. E poi la musica, sempre presente, ma mai invadente. Ti accompagna mentre ti muovi, mentre parli, mentre ti fermi.
Succede sempre, a un certo punto. Magari dopo aver provato un’attività per la prima volta, o dopo aver guardato qualcuno fare una linea perfetta. Ti rendi conto che non sei lì solo per vedere qualcosa, ma perché vuoi farne parte. E non importa se sei all’inizio o se hai già esperienza. Il Soulhands funziona proprio perché lascia spazio a tutti.
Se poi sei già parte della comunità surf e surfskate italiana, troverai tutti lì. Questo è uno degli scenari migliori in tutta la penisola per vivere lo spirito che contraddistingue questi sport.
Come arrivarci (senza complicarti la vita)
Raggiungere il Soulhands Festival è più semplice di quanto pensi ed è anche questo il bello: puoi decidere all’ultimo.
Se arrivi in treno, la soluzione più comoda è scendere alla stazione di Rimini. Da lì, in meno di 15 minuti, sei già in spiaggia: puoi prendere un bus locale verso la zona mare (fermate 70/71). Oppure salire su un treno locale e scendere alla fermata Rimini Torre Pedrera.
Se vieni in macchina, l’uscita dell’autostrada è Rimini Sud. Da lì segui le indicazioni per il lungomare. Il consiglio è semplice: non cercare parcheggio attaccato alla spiaggia. Lascia l’auto un po’ più indietro e fai gli ultimi minuti a piedi o in bici, così entri già nel mood giusto.
Se invece vuoi fare le cose per bene fino in fondo, portati la tavola e muoviti direttamente così. A Rimini è tutto abbastanza vicino e arrivare al festival surfando sull’asfalto ha tutto un altro sapore…













