42 minuti a 160-200 bpm.

“Cosa cavolo vuol dire?”, mi chiederete voi. Adesso ve lo spiego. Sono i battiti al minuto di una buona corsa. 42 minuti a quel ritmo sono circa 8 km, per un corridore medio. “Ok, bene, bravo, ma a noi?”. Un attimo, che prendo fiato e ci arrivo.

160-200 bpm sono anche i beat di un tipo particolare di musica, quella che più si addice alla malsana voglia di allenamento che mi è venuta oggi. Quella musica che la spari in cuffia e ti fa venire voglia di correre che nemmeno la mamma con la ciabatta in mano. 

Il sound è quello che ha squarciato il sipario perbenista e patinato del pop di fine Anni 70. Tre accordi in croce. Zero effetti, zero ghirigori. Solo chitarra, basso, batteria e voce sparati ad un ritmo, per l’epoca, infernale. È il ritmo del punk.

E questa è la storia di uno degli album simbolo di quel movimento musicale. Una vera pietra miliare. 

42 folgoranti minuti di musica alla vecchia maniera. Il tempo di una corsa, appunto.

Era il 1976 e quattro amici decidono di incidere un album che cambierà per sempre la storia della musica. In realtà, i ragazzi suonano insieme già da un paio d’anni. La band nasce nel Queens, a New York, e inizia a farsi un nome nei club della Grande Mela, in particolare al CBGB’s nel Lower East Side. 

Joey, Dee Dee, Mark, Tommy. Capelli lunghi, giubbotti in pelle, jeans strappati, scarpe da ginnastica consumate. Sembrano quasi una squadra in divisa. E per cementare ancora di più quello spirito di appartenenza, si danno pure lo stesso cognome: Ramones.

Ma torniamo all’album. Tutto è ridotto all’essenziale. Niente a che vedere con il glam e la disco music che imperversavano in quegli anni. Dal nome del disco, Ramones appunto, al budget per registrarlo (appena 7000 dollari), fino alla copertina dello stesso, che diventerà poi una delle più iconiche e riconoscibili della storia del rock: una foto dei nostri eroi in divisa d’ordinanza, appoggiati allo scalcinato muro del CBGB’s e immortalati dall’obiettivo di Roberta Bayley, che nei decenni successivi sarà riconosciuta come la fotografa più iconica della scena punk del periodo.

Anche la registrazione è così basic che più basic non si può. Un po’ come i primi lavori di Beatles e Cream: chitarra su un canale, basso sull’altro e batteria su entrambi. Prodotto da Craig Leon e registrato al Plaza Sound Studios, in soli 17 giorni e senza sovra incisioni. Insomma, istinto puro. 14 tracce, brani corti (il più lungo è di appena 2 min e 35), testi asciutti e veloci, sparati quasi senza soluzione di continuità.

L’album esce il 23 aprile del 1976. I temi spaziano dalla droga alla prostituzione giovanile, dalla morte al surf, dai fumetti ai film horror, passando per l’amore romantico e la guerra, la violenza e i problemi adolescenziali. Tutti cantati e suonati senza particolare tecnica, ma con un ritmo e un’ironia sconosciuti all’epoca, un escamotage che permetteva loro di “giocare” su temi tanto seri.

Non so se sia il loro migliore album, ma sicuramente è il manifesto della loro musica e fonte d’ispirazione per band del calibro di Sex Pistols e Clash, che di lì a poco faranno il loro ingresso nella cruda storia del punk. Su le cuffie ragazzi, adesso si balla!

Blitzkrieg pop e il celebre inizio “Hey! Ho! Lets’ go” è un richiamo umoristico al tentativo di sbarco americano sulle spiagge di Cuba nel 1961 (la celebre Baia dei Porci).

Beat on the brat. L’ispirazione di scriverla venne a Dee Dee quando vide una mamma rincorrere il figlio con una mazza da baseball (a pensarci bene potrei essere stato io quel bambino!).

Judy is a punk, invece, esplora il tema della morte. Narra infatti la storia e il decesso di due fan della band, Judy e Jackie. Purtroppo, la canzone fu tristemente profetica, in quanto le ragazze morirono in seguito ad un incidente aereo qualche tempo dopo.

I Wanna be your girlfriend è la prima canzone d’amore della band. Vira al pop punk, ha un ritmo leggermente più lento ed è perfetta per riprendere fiato durante la corsa.

Chain Saw è liberamente tratta dal terrificante personaggio di Leatherface e dal film Non aprite quella porta del 1974. L’inizio, con quella motosega di sottofondo, è decisamente disturbante, ideale per farvi aumentare il passo!

Now i wanna sniff some glue. Qui il tema è la droga. O meglio, l’abitudine di alcuni ragazzini del Queens di sniffare la colla per passare il tempo e ammazzare la noia. 

In I don’t wanna go down to basement, il brano più lungo dell’album, sono la paura e il disagio a farla da padrone. In quel “papà, non voglio scendere nel seminterrato, c’è qualcosa là sotto” e l’atmosfera cupa, ci sono tutti i nostri incubi giovanili.

Loudmouth è il tipico brano da Ramones: ironico, veloce e diretto. Parla di una persona chiacchierona, fastidiosa. Uno scassapalle, in pratica.

Havana Affair è nientemeno che il lato B di Blitzkrieg pop! Stesso ritmo incalzate, stessa ironia, anzi forse di più. Parla, infatti, di un raccoglitore di banane che si improvvisa spia per la CIA. Gli esiti potete immaginarli, con quel personaggio che mi ricorda tanto Peter Sellers in Hollywood Party.

Listen to my heart, nonostante il ritmo tipicamente punk, è un’intima riflessione sui sentimenti e sul modo (in questo caso sbagliato) di affrontare una relazione, ma anche di imparare dai propri errori e di essere più smart. 

53rd & 3rd affronta un tema delicatissimo. Scritta da Dee Dee, parla di prostituzione omosessuale maschile, in particolare di quei ragazzi che si vendevano, appunto, all’incrocio tra la 53esima e la terza strada per comprarsi l’eroina. Sembra che il testo, purtroppo, sia autoriferito e che Dee Dee si sia prostituito per comprarsi quella droga che alla fine, nel 2002, se l’è portato via.

Let’s Dance è una cover in stile punk di un pezzo di Chris Montez del 1962. Nessun significato particolare, se non divertirsi e, appunto, ballare!

I dont’t wanna walk around with you è forse uno dei miei pezzi preferiti, velocissimo e diretto. Il significato è semplice, “non mi va di stare con te, di passare il mio tempo con te e non devo nemmeno rendertene conto”. Fine. Un personalissimo inno all’indipendenza!

L’album si chiude con la divertentissima Today your love, tommorow the world. Una perfetta parodia delle mire espansionistiche e dei deliri di onnipotenza del governo americano dell’epoca. A pensarci bene, potrebbe essere stata scritta stamattina, praticamente.

Bene Wheelerz, i miei 42 minuti di allenamento sono finiti, per oggi ho dato!

Adesso it’s time to birretta fresca. Hey! Ho! Let’s go!

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