Nella vita, normalmente, si nasce una volta sola. Tutto ciò che succede dopo è crescita, sono step evolutivi.

Poi, ogni tanto, qualcuno ha la fortuna di poterlo fare due volte. Si chiama Emiliano Malagoli, è sempre stato un pilota. E nella vita numero due, nonostante una gamba in meno, si sente molto, ma molto più completo.

I pioppi della bassa pavese stanno facendo ben più del loro dovere e il piazzale del Tazio Nuvolari sembra una distesa di neve, tanti sono i piumini che lo ricoprono. Le gomme delle BMW si scaldano, momentaneamente placide, sotto le termocoperte, mentre i serbatoi vengono riempiti di benza dalle mani esperte del team Di.Di. C’è un tavolaccio di legno stretto tra i furgoni parcheggiati e l’ingresso dei box. Tutt’intorno, radunati per il briefing dall’Uomo che Corre, ci sono quelli che, proprio come lui, hanno deciso di non fermarsi.

Passo indietro. È il 2011. Un incidente stradale in moto porta via a Emiliano la gamba destra e, con quella, anche una buona fetta di sicurezza, abitudini e dignità. In un attimo cambia tutto: il presente e anche la prospettiva. Ma da quella che ha tutte le carte in regola per essere definita una tragedia, qualcos’altro arriva, proprio come la classica lucina in fondo al tunnel.

“L’incidente mi ha tolto un lavoro e alcune passioni. Però mi ha dato modo di nascere nuovamente e dare valore alla vita ogni santa mattina. Ho scoperto un Emiliano che non conoscevo”. Così, la data dell’incidente diventa un tatuaggio sulla nuca, assumendo un valore decisamente simbolico: un po’ come a dire “ok, è tutto alle spalle”. Emiliano scopre come vivere diversamente, spinto da un impulso fino a quel momento sconosciuto. “Ho imparato a non focalizzarmi sui problemi, ma sulle soluzioni. E questo mi ha permesso di rendere la mia seconda vita quella che avrei sempre voluto vivere”.

Fatto sta che in tempi record ritorna a correre in pista e non si ferma più. A un anno dall’incidente, durante una gara di Endurance al Mugello, conosce Chiara Valentini, campionessa europea 2006 rientrata alle corse dopo quattro anni di stop a seguito di un brutto infortunio. Le loro esperienze unite e l’idea di condividere la loro passione con altre persone nella stessa situazione diventano la scintilla perfetta per creare qualcosa di unico. E così, nel gennaio 2013 nasce Di.Di. – Diversamente Disabili Onlus, la prima associazione italiana ad impegnarsi nell’avvicinare (o riavvicinare) al mondo delle due ruote persone con disabilità.

Se dovessimo riassumere la filosofia alla base dell’associazione in una frase, suonerebbe più o meno così: tornare in sella alla moto per ritornare in sella alla vita. “E se ha funzionato con me, può funzionare anche con gli altri”, dice Malagoli. Pensate all’effetto terapeutico di un giro in moto e riproporzionate il tutto in scala.

L’idea di Emiliano e Chiara è tanto semplice, quanto efficace: utilizzare il mezzo moto per riappropriarsi della propria passione, della fiducia in sé stessi e negli altri, dell’autostima e, in ultima analisi, della propria libertà. “Prima dell’incidente per me la moto era passione, certo, ma sostanzialmente era un pezzo di ferro. Oggi il suo significato è totalmente diverso. È il mezzo che rende felici gli altri. E se gli altri sono felici, io sono felice. Credo che sia una forma di egoismo anche questa, egoismo della miglior specie, però: far felici gli altri per essere felice a mia volta”.

Ma qual è stata la molla che ha spinto Emiliano ad andare oltre il proprio recupero, i propri obiettivi e i successi personali, per dedicare le sue energie ad altre persone? “Per tanti anni della mia vita, la prima vita, mi sono focalizzato esclusivamente su me stesso in modo piuttosto egoistico, lo ripeto. Oltretutto, non ero mai felice di ciò che ottenevo. Era appagamento momentaneo, non felicità… Quando mi sono risvegliato ho giurato a Dio che per ringraziarlo sarei cambiato e avrei dedicato questa seconda vita ad aiutare gli altri a raggiungere i loro obiettivi. Ora non lo faccio più per ringraziarlo: è diventato il mio scopo. Ho trovato il mio posto nel mondo”.

Per Malagoli Di.Di non è solo un’associazione. Non è una federazione e non è un lavoro. È un figlio e, proprio come si fa con i figli, va presa per mano ogni giorno per farla crescere sana e forte. Ed è esattamente quello che succede. In 13 anni di attività l’associazione mette in piedi la Scuola Guida Di.Di. per offrire a tutti gli amanti delle due ruote disabili, dai neofiti agli esperti, corsi di guida sicura in pista e paddock riconosciuti dalla Federazione Motociclistica Italiana.

Nel 2014 dà il via al Progetto Patenti AS per seguire e supportare chi desidera conseguire la patente speciale per le due ruote. Entra nelle scuole portando percorsi formativi gratuiti di Educazione Stradale. Diversamente Disabili organizza anche eventi come il Di.Di. Day, una giornata dedicata al divertimento, all’adrenalina e alla voglia di credere nei propri sogni che offre la possibilità di scoprire (o riscoprire), oltre alla moto, attività legate alle auto da corsa, ai kart e al fuoristrada.

E in tutto questo percorso, c’è un partner che, dal 2019 ad oggi, ha avuto un ruolo fondamentale. Emiliano, scherzando solo fino a un certo punto, lo chiama “mamma BMW”. Il gruppo, attraverso il progetto di responsabilità sociale di impresa SpecialMente, supporta e sostiene Diversamente Disabili nell’organizzazione dei corsi, delle gare e dei campionati. “Ci fornisce i mezzi per le nostre attività e ci rende molto più credibili di fronte a chi ancora non ci conosce. Senza Bmw non potremmo realizzare ciò che stiamo realizzando”.

Poi ci sono le gare, quelle che Emiliano non ha mai smesso di amare. Nel 2013, infatti, nasce anche il Team Di.Di. Diversamente Disabili che ha la finalità di offrire a tutti i motociclisti con disabilità l’opportunità di misurarsi a livello agonistico. In questi anni il team ha accolto più di 100 piloti e organizza ben 2 campionati: uno italiano, l’OCTO Cup, riconosciuto da Federazione Motociclistica Italiana con il supporto del Comitato Italiano Paralimpico, e uno europeo, l’European Handy Bridgestone Cup, riconosciuto da Federazione Motociclistica Europea.

Infine, ci sono gli obiettivi personali e, anche in questo caso, c’è il supporto di BMW: “Diventare campione di motociclismo paralimpico italiano ed europeo, soprattutto Europeo ammetto, è stata una soddisfazione immensa. Non tanto per il traguardo in sé, quanto per il percorso che ho dovuto affrontare per raggiungere un obiettivo del genere: sacrifici, allenamenti, determinazione… La vittoria più significativa che ricordi? A Le Mans nel 2022, anno in cui ho conquistato il campionato, la pole position, giro veloce e vittoria in gara 1 e giro veloce e vittoria gara 2. Se dovessi descrivere il weekend perfetto, eccolo: vincere davanti a mia figlia, a mia moglie e a mio padre… con mia madre che mi tifava dal cielo”.

E poi c’è il futuro, nel quale Malagoli vede l’America: “Il sogno è portare con Di.Di. una gara negli Stati Uniti, considerando che da poco anche oltreoceano è nato il motociclismo paralimpico. Sarebbe un’emozione incredibile per tutti i piloti europei e rappresenterebbe uno sviluppo significativo del nostro movimento. La difficoltà maggiore è economica, ma c’è la soluzione: trovare sponsor che possano permettere tutto ciò”.

E per chi crede ancora alla parola impossibile, c’è dell’altro. All’inizio di questa storia abbiamo definito Emiliano l’Uomo che Corre, ricordate? Ebbene, non era casuale. Nel 2020 esce il libro Continua a correre. Un’incredibile storia vera (ed. Paesi), scritto a quattro mani con la cantante Annalisa Minetti. E, anche in questo caso, il titolo è tutt’altro che casuale. “Ho fatto podismo fino a 14 anni. Uno gli aspetti peggiori quando ho subito l’amputazione della gamba (e l’altra era molto danneggiata) è stato non poter più correre. I medici mi avevano detto che non sarebbe mai più stato possibile correre oltre i 5, massimo 10 chilometri nella mia situazione fisica. Ma, bé, sono stati proprio loro con questa affermazione a motivarmi ancora di più. Quando qualcuno ti dice che qualcosa è impossibile si basa sulle proprie potenzialità, non su quelle altrui”.

Così Emiliano diventa il primo atleta italiano portatore di protesi a terminare la maratona di New York nel 2019 e poi quella di Berlino nel 2022. “Il fatto che nelle paralimpiadi non si corrano la maratona o la mezza maratona vuol dire che, effettivamente, si tratta di un’impresa piuttosto complicata. Dimostrare di farcela, oltre alla soddisfazione personale, ha significato mostrare agli altri che se riesco io, ce la possono fare anche loro. Il prossimo passo? La terza maratona a Londra nel 2027”.

Pilota, maratoneta, ma anche motivatore, mental e life coach. La seconda vita di Malagoli sembra essere un esempio di come i limiti esistano solo quando siamo noi a porceli. “Nella maggior parte dei casi quello che serve è una maggior consapevolezza delle proprie possibilità. Cerco sempre di far capire alle persone che dentro hanno risorse che nemmeno loro sanno di avere: bisogna solo avere il coraggio di aprire queste scatole, che spesso sono chiuse da molto tempo. Le convinzioni limitanti sono parte del 70-80% delle persone. Io cerco di scardinare queste convinzioni. Spesso ciò che ci spaventa e ci blocca non è il buio, ma la luce che potremmo emanare”. 

Privacy Preference Center