LA SVIZZERA CHE NON TI ASPETTAVI

Dopo aver goduto del caldo abbraccio delle sue atmosfere pigre e ovattate siamo pronti a strapparci quest’inverno di dosso con vigore e ritrovata energia.

Serve fare ordine, anche in risposta ad un caos che si manifesta tutto intorno. In un mondo che ciclicamente mostra il suo lato oscuro, è necessario trovare l’antidoto per contrastare l’aggravata sensazione di incertezza e instabilità. Un viaggio può aiutare, magari verso una meta che ci insegni a sincronizzare il nostro battito su frequenze diverse dalla confusione che regna sovrana e da un insopportabile eccesso di stimoli, permettendoci di recuperare le sensazioni avvolgenti di una scoperta lenta, ma non per questo meno intensa. Tutto troppo “quadrato”? Non direi… Anche perché, a volte, non c’è niente di più inaspettato della razionalità.

NON SOLO VETTE

 

La puntina sulla mappa cade nella vicina Svizzera, ma non aspettatevi vette imponenti, percorsi in quota e le ben conosciute cartoline alpine elvetiche. Lontani dai più noti cliché, si parte per un territorio “ai margini”, dall’identità forte, dove le sopraffini arti meccaniche convivono con radicate tradizioni bucoliche. Il tutto in uno scenario che ruota intorno allo scorrere del tempo, qui vissuto come vero e proprio culto, al centro dell’artigianalità e del rapporto con la natura. Un tempo che qui, paradossalmente, pare rallentare, scandendo un ritmo inedito a cui connettersi. 

Dritti all’estremità occidentale del Paese, ci si lascia alle spalle le atmosfere signorili del vivace centro di Losanna, città simbolo di cultura e sport, affacciata sulle acque del Lac Léman, più comunemente conosciuto come Lago di Ginevra. Aubonne si intravede lassù, adagiata sulle prime colline alle spalle del lago. Bastano pochi minuti di salita per ritrovarsi catapultati in un’atmosfera medievale ancora viva. Le case si stringono l’una all’altra, le arcate in pietra si susseguono, mentre il castello, eretto alla fine del XII secolo, sorveglia tutto dall’alto con la sua torre slanciata. Sparpagliate nel centro e nei dintorni, le cantine raccontano un’altra forma di pazienza antica: quella della vigna, che obbedisce ai ritmi delle stagioni e restituisce alcuni dei vini più rinomati dell’intero Canton Vaud.

SEGUENDO IL FIUME

 

Fuori dal borgo, il fiume omonimo traccia il suo percorso nella vallata. Seguirlo porta all’Arboretum , un grande parco botanico che raccoglie centinaia di specie arboree da ogni angolo del pianeta. Adiacente al parco, un elegante edificio rustico ospita Le Musée du Bois, il Museo del Legno, dove centinaia di attrezzi e strumenti, collocati in una suggestiva esposizione, testimoniano una relazione millenaria tra l’uomo e la materia. 

I boschi lasciano poi spazio a colline morbide mentre i paesaggi si allargano. Si entra nel Parco del Giura Vodese, un mondo lontano dai classici panorami svizzeri, eppure altrettanto potenti. Salendo verso il Col du Marchairuz, la vegetazione si dirada progressivamente e compaiono gli ampi pascoli circoscritti dai muretti a secco. Sulla sommità, a quasi 1500 metri, vale la pena concedersi una passeggiata lungo il Sentier du Sapin à Siméon, un breve anello panoramico con viste che si estendono fino alle acque del Lac Léman. Un respiro lungo, necessario, accompagnato dai battiti lenti di un cuore che si sta già rigenerando.

Dall’altro versante del colle, la valle di Joux si rivela tutta d’un colpo. Il lago omonimo giace quieto nell’abbraccio del massiccio del Giura, dominato dalla vetta del Monte Tendre, a 1679 metri. Scendendo verso la vallata, il profilo inconfondibile del Dent de Vaulion si staglia all’orizzonte come un punto esclamativo nel paesaggio.

LA MECCANICA DEL TEMPO

 

E poi arriva Le Chenit, cittadina composta dalle frazioni di Le Brassus, Le Sentier e L’Orient. Qui la misura del tempo si fa letterale, meccanica, divenendo vera e propria arte. Questo è il cuore dell’orologeria d’alta gamma svizzera, un luogo in cui la precisione non è un valore astratto ma una vocazione tramandata di generazione in generazione, divenuta tratto identitario di un’intera comunità. 

Le Brassus è legata al nome di Audemars Piguet, manifattura fondata nel 1875 e ancora oggi attiva nella creazione di segnatempo iconici. Il Musée Atelier Audemars Piguet  è un’esperienza a sé: l’edificio a spirale di vetro immerso nel paesaggio è già un manifesto prima ancora di varcarne la soglia. All’interno, dai primi modelli storici ai laboratori dove gli artigiani lavorano movimenti e complicazioni con tecnica sopraffina, si ha dimostrazione di come misurare il tempo sia una delle imprese più ambiziose che l’essere umano abbia mai intrapreso. Nel centro di Le Sentier, l’Espace Horloger de la Vallée de Joux  completa il racconto con un’esposizione altamente interattiva, con collezioni, strumenti e documenti che ripercorrono la lunga tradizione meccanica della regione.

Com’è possibile che un’arte così raffinata sia fiorita in una valle apparentemente solitaria? La risposta, forse, sta proprio in quell’isolamento capace di regolarizzare i battiti e amplificare i sensi, di trasmettere il valore del tempo attraverso l’ingegno, la pazienza e la precisione di cui necessita l’arte con cui lo si misura.

I 1600 KM CHE NON TI ASPETTI

 

Il versante meridionale del lago di Joux accompagna il tratto successivo, con la sua superficie placida che riflette il cielo. Buona parte del percorso che si attraversa corre lungo il Grand Tour of Switzerland, itinerario turistico di circa 1600 chilometri, nato per raccontare la Svizzera in tutta la sua varietà paesaggistica, culturale e storica. Nel borgo di L’Abbaye serve l’imprevedibilità di una deviazione casuale per regalarsi qualche centinaio di metri lungo la splendida Petite-Corniche: un’ultima incantevole vista sul lago dal punto di vista privilegiato di una stretta strada residenziale.

Risalire il Dent de Vaulion è una divagazione outdoor relativamente breve e a portata di chiunque. Dal parcheggio si sale a piedi in pochi minuti fino alla cima, dove il panorama a 360 gradi supera ogni aspettativa, offrendo nei giorni più limpidi anche la sagoma del Monte Bianco.

Il tempo per un attimo si dilata e forse, finalmente, ne percepiamo il suo vero ritmo.

La valle riprende il suo corso guidata dal corso del fiume Orbe, il quale nel suo lento fluire ha dato vita alle meravigliose grotte di Vallorbe . Ci sono voluti millenni a scavare questo mondo sotterraneo e il risultato lascia sbalorditi. Un percorso guidato di circa un chilometro porta attraverso sale dalle atmosfere fiabesche, tra stalattiti e stalagmiti dalle forme scenografiche e vasche naturali di acqua cristallina. 

TERME E CARILLON

 

Il lago di Neuchâtel fa la sua comparsa all’orizzonte, mentre sulla sua riva meridionale appare Yverdon-les-Bains. La città deve la sua fama alle sorgenti termali benefiche, conosciute già in epoca romana. Nel cuore della città si erge il castello del XIII secolo, sede del Musée d’Yverdon et Région , con collezioni che spaziano dall’archeologia all’arte sacra, dai reperti romani alle ceramiche e agli strumenti musicali antichi.  Ma la sorpresa più originale è la Maison d’Ailleurs, nata dall’ossessione collezionistica di Pierre Versins e interamente dedicata alla letteratura fantastica e alla fantascienza. 

Uno spazio culturale atipico, di grande respiro, capace di sorprendere anche i visitatori più smaliziati.

Lasciato alle spalle il lago, una serie di tornanti porta rapidamente intorno ai mille metri di Sainte-Croix, capitale mondiale dei carillon. Un luogo dove l’arte meccanica si colora di altre sfumature, in cui generazioni di artigiani hanno trasformato legno, metallo e ingranaggi donando loro vera e propria vita. L’Atelier de mécanique ancienne du Dr. Wyss  è un luogo magico, un’officina-museo che il dottor Jürg Wyss ha costruito nel corso di una vita, raccogliendo documenti, strumenti e macchinari utilizzati per la fabbricazione dei carillon. Vederli ancora funzionanti, nei loro infiniti movimenti, precisi e regolari, emoziona in modo inaspettato. Dall’altra parte della strada, il MuMAPS  completa il racconto con carillon e automi, macchine da scrivere e grammofoni, tutti prodotti da un’industria locale che ha saputo imprimere il proprio nome nella storia artigiana della regione.

E ALL’IMPROVVISO, LA FATA VERDE

 

Il viaggio procede lungo tratti mai banali, incuneati nella vegetazione fitta. Il piccolo fiume Buttes scorre silenzioso a margine della carreggiata prima di confluire nell’Areuse, nei pressi di Val-de-Travers, cittadina che dà il nome alla vallata. Il paesaggio si fa più aspro, alternando prati aperti e foreste di faggio a gole sovrastate da pareti calcaree imponenti.

È in quest’area che il binomio “genio e sregolatezza” prende sorprendentemente vita abbinando la tradizione meccanica a quella della produzione dell’assenzio, celebre distillato a base di artemisia, conosciuto da queste parti come la “fata verde”. La sua produzione risale alla fine del XVIII secolo, quando il medico francese Pierre Ordinaire, in fuga dalla Rivoluzione, portò nella valle la ricetta originaria. Nato per scopi medicinali, il distillato divenne presto popolare, e nel XIX secolo la sua fama esplose in tutta Europa. Le controversie sul suo alto contenuto alcolico e sulla sua presunta tossicità scatenarono una campagna di demonizzazione che si concluse con il divieto di produzione, rimasto in vigore per quasi un secolo, fino al 2005. Oggi l’assenzio è tornato a essere prodotto con orgoglio in tutta la regione secondo un rigoroso disciplinare che ne ha recuperato i valori originali. 

Nel cuore di Mötiers, la Maison de l’Absinthe celebra questa parabola straordinaria in un edificio che per quasi cent’anni, ironicamente, fu il tribunale in cui venivano giudicati i produttori “abusivi”. Le sale, piacevolmente allestite e arricchite da contenuti multimediali, raccontano non solo la storia dell’assenzio ma anche il profondo legame che la valle aveva – e ha ancora oggi – con questo distillato. Non sorprende infatti osservare come nei ristoranti e nelle trattorie di paese, a fine pasto, compaia sui tavoli la tradizionale “fontana”, da condividere amabilmente con gli altri commensali

L’ARCHITETTURA DEL VENTO E DELL’ACQUA

 

Si continua salendo verso quella meraviglia paesaggistica che è il Creux du Van, un anfiteatro naturale di proporzioni impressionanti letteralmente (come dice il suo nome) “scavato dal vento”. Ci si affaccia su pareti rocciose che sprofondano nella valle sottostante per circa 160 metri, spingendo lo sguardo fino alle sponde del lago di Neuchâtel. Spettinati dalle correnti naturali che volteggiano in questo luogo non si può che accogliere con favore il sobbalzo delle pulsazioni davanti ad una vista così vertiginosa.

La natura in questa valle non conosce misura. 

Tornati sulla Cantonale 10, si raggiunge presto l’imbocco del percorso pedonale che si addentra nella gola dall’Areuse. Un’escursione emozionante tra ponti di pietra, passerelle e scale, con il fiume che scorre impetuoso sotto i piedi e la roccia che si stringe verso il cielo. In alternativa, dal Creux du Van si può scegliere di scendere direttamente verso il lago lungo una strada di grande suggestione, dapprima stretta tra la vegetazione, poi aperta in modo spettacolare sui morbidi declivi che circondano le acque, tra prati ampi e sparuti gruppi di case.

NEUCHÂTEL: TRA MEDIOEVO E MURALES

 

Neuchâtel si presenta come una città in cui tradizione e modernità convivono con un’eleganza tutta svizzera. Vivace, curata, mai banale. Vale la pena fermarsi per una notte o più, anche per ragioni pratiche: il pernottamento dà infatti diritto alla Tourist Card, che garantisce accesso illimitato ai mezzi pubblici, ingressi in tutto il cantone e gite in battello sul lago. 

Il cuore medievale della città è il castello, fortezza originaria del X secolo e oggi centro amministrativo del cantone. Gli interni sono visitabili da aprile a settembre, ma i bastioni regalano in ogni stagione una vista splendida sui tetti e sul lago. Accanto sorge la Collegiata, capolavoro del gotico del XII secolo, con i suoi raffinati dettagli architettonici e le vetrate istoriate. Passeggiando per il centro si percepisce chiaro l’eco della Belle Époque, quando Neuchâtel brillava di mondanità e una pulsante vita culturale, attirando artisti e viaggiatori da tutta Europa. Le facciate dei palazzi fin de siècle, i caffè storici e gli hotel raffinati raccontano quella stagione con grande eloquenza e il percorso urbano interattivo Neuchâtel à la Belle Époque e la traccia da seguire per scoprire la città sotto questa lente.

Tappa imperdibile è il Musée d’Art et d’Histoire , che accoglie con una scalinata interna monumentale e ospita collezioni di dipinti, sculture e oggetti d’arte applicata dal Medioevo al XIX secolo, oltre a mostre temporanee di grande qualità. Ma soprattutto qui si ha la possibilità di osservare i leggendari automi di Jaquet-Droz, creati con infinita cura e pazienza nel XVIII secolo dal maestro orologiaio Pierre Jaquet-Droz: disegnano, suonano, scrivono, animati da ingranaggi tanto delicati quanto geniali. Sono forse il punto più alto di tutto il viaggio, il momento in cui si palesa chiaramente come ingegno e razionalità, a braccetto con un tempo mai nevrotico, siano in grado di infondere vitalità e regalare stupore.

La città offre anche un volto più contemporaneo, leggibile nei murales che animano alcune vie del centro storico e i dintorni del quartiere universitario. Una realtà che racconta come Neuchâtel sappia custodire il passato e reinventarsi allo stesso tempo, senza che le due cose si contraddicano.

LA CITTÀ NATA DAL FUOCO

 

Resta da affrontare la tappa conclusiva. Si lascia il lago, si sale di quota e si arriva alle porte di La Chaux-de-Fonds, città patrimonio mondiale UNESCO. Esplorarla significa vivere un’esperienza che mette insieme storia industriale, arte meccanica e paesaggio urbano in modo del tutto unico. La città infatti fu ricostruita dopo il grande incendio del 1794 secondo un piano razionale pensato per ottimizzare luce, spazio e circolazione dei lavoratori tra abitazioni e laboratori. Una città come un complesso meccanismo, che pulsa vitale e precisa in funzione della sua artigianalità, dove gli elementi si muovono perfettamente in sintonia tra loro.

L’Espace de l’Urbanisme Horloger  ne ripercorre la storia introducendo i principi progettuali del centro. Poco distante, il Musée International d’Horlogerie  raccoglie antichi segnatempo e complicazioni meccaniche di straordinaria raffinatezza.

E poi c’è Le Corbusier, nato proprio qui, che a La Chaux-de-Fonds progettò alcuni edifici emblematici anticipando principi modernisti destinati a influenzare l’architettura e l’urbanistica del XX secolo intero. Qui si trovano alcune delle sue prime, iconiche opere, tra cui Villa Fallet, costruita nel 1906 e progettata dall’architetto a soli 17 anni, e la meravigliosa Maison Blanche, edificata nel 1912 per i suoi genitori e oggi aperta al pubblico dopo un curato restauro. L’opera più nota e scenograficamente elaborata rimane però la Villa Turque, costruita nel 1916 per un ricco industriale dell’orologeria, l’ultima che Le Corbusier realizzò nella sua città natale prima di trasferirsi definitivamente a Parigi e adottare il celebre pseudonimo.

Ciascun luogo detta i propri tempi e quest’angolo di Svizzera si è dimostrato particolarmente esemplare nel dimostrare come l’essere umano debba sempre provare a percepirne il ritmo, provando ad ascoltarlo, misurarlo se necessario, ma soprattutto assimilarlo, senza mai opporre il proprio. 

Da questa ritrovata sintonia nasce la magia di un viaggio che non si limita a scorrere ma entra nel profondo, restituendo quella quiete di cui forse abbiamo sempre più bisogno.

DOVE SOGGIORNARE 

 

HOTEL DES HORLOGERS

www.hoteldeshorlogers.com

Struttura d’eccellenza, moderna e di grande eleganza, collocata nella frazione di Le Brassus e affacciata sulla rilassante foresta di Risoud. Il ristorante offre un’esperienza straordinaria, con un menù stagionale e materie prime lavorate finemente, mentre la SPA by Alpeor regala percorsi di benessere e trattamenti rigeneranti.

 

YPARC HOTEL

yparc-hotel.ch

Hotel dal taglio business con camere confortevoli dall’arredamento minimal. Il ristorante Le Forum offre un menù vario e di assoluta qualità.

 

LODGE GLARDONS

www.lodgeglardons.ch

Un soggiorno indimenticabile sulle sponde del lago di Neuchâtel, appena fuori il centro della città. Il lodge permette di scegliere tra due appartamenti di dimensioni differenti e la splendida cabin dal taglio più rustico e cozy, a pochi passi dalla riva.

INFO GENERALI

Per tutte le informazioni sulla destinazione consultare i siti ufficiali:

www.switzerland.com

www.myvaud.ch

www.j3l.ch/neuchatel

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