Chi tra i lettori di Wheelz è un vero appassionato di musica? Non parlo necessariamente di un espertone, un conoscitore di ogni data d’uscita di album, elenco alfabetico di artisti, correnti e sottocorrenti musicali. Intendo piuttosto chi ha bisogno della musica nella propria vita, chi sceglie quotidianamente la propria colonna sonora, mettendo su un determinato disco o selezionando una certa radio.
Qualcuno potrebbe obiettare che non esiste persona che non ami la musica e che, in un modo o nell’altro, tutti noi abbiamo il nostro artista preferito o il genere che ci fa battere di più il cuore. In realtà, però, non è proprio così: esistono persone a disagio nell’ascoltare musica: se non provano addirittura fastidio, la reputano inutile, non subiscono alcun effetto positivo. Potrei anche farvi un esempio famoso: il papà della psicoanalisi Sigmund Freud, che amava definirsi “totalmente privo di sensibilità musicale, giustificando la propria incapacità di apprezzare la musica con una scarsa predisposizione fisiologica e, soprattutto, con la difficoltà a utilizzare per la musica un approccio razionalistico o analitico”.

Ad ogni modo, io invece son qui per parlare a chi, come me, ha bisogno di musica ogni giorno. E con voi vorrei tornare lì. All’attimo preciso in cui la miccia si accende. E, allora, proviamo a pensarci insieme: qual è stata la vostra scintilla musicale?
Un disco trovato per caso. Una canzone ascoltata di notte in cuffia. Un concerto visto troppo giovani per capire davvero cosa stesse succedendo. Eppure, qualcosa cambia. Il tempo che sembra fermarsi mentre una voce, una chitarra o un ritornello riescono a dire esattamente quello che non sapevamo esprimere. Vi sfido a raccontarmi il vostro primo ricordo musicale “cosciente”, quello che davvero vi ha fatto perdere la testa.
Ho provato a ragionarci anch’io e, non so come mai, la mia mente mi porta ad un pomeriggio del 1994. Io che esco da scuola, 10 anni e fuori ad aspettarmi c’è mio papà in auto. Salgo, la radio è accesa. Mentre stiamo chiacchierando della mia giornata scolastica parte una canzone che per qualche alchemico motivo cattura completamente la mia attenzione. Il ritmo è ossessivo, l’atmosfera è cupa un pò come la giornata uggiosa fuori dai finestrini e la voce della cantante è davvero particolare. Dolores O’Riordan, i Cranberries con Zombie.
Non passeranno moltissimi anni, un paio o al massimo tre, prima di metter su la prima band dell’oratorio, alle scuole medie: da quel momento la musica è entrata in circolo e non ne è mai più uscita. La mia scintilla è stata la voce di Dolores, il riff ripetitivo e martellante che crea una tensione continua lungo tutto il pezzo. Il ritmo battente: la sua forza sta nella ripetizione e nel peso emotivo.
Una scintilla così è scoppiata più volte nella storia del rock: ogni band, ogni artista che amiamo ha vissuto un momento, è stato attraversato da un’intuizione che ha portato alla nascita della sua storia artistica. E allora io vorrei ripercorrere con voi alcune di queste legendary sparks!
LA CUCINA DI LARRY MULLEN
Il 20 Settembre del 1976 un quattordicenne aspirante batterista, Larry Mullen, appende un breve annuncio sulla bacheca scolastica della sua high school a Dublino.
“AAA cercasi nuovi elementi per dar vita ad una rock band”.
Dopo una manciata di giorni, sei ragazzi di presentano a casa sua per “l’audizione”. La casa di Larry non ha certo una sala prove, la zona più spaziosa è la cucina e lì i ragazzi iniziano a tirar fuori le loro (primordiali) doti artistiche. Alcune ragazze si affacciano alla finestra di casa Mullen: la leggenda narra che lui sia uscito puntando una canna dell’acqua contro di loro per farle allontanare.
I ragazzi improvvisano brani dei Rolling Stones, Led Zeppelin, Chuck Berry. Larry è gasatissimo, si sente già il leader di questa nascente formazione, sono tutti nella sua cucina e lui detta le regole del gioco. Poi scatta la scintilla: Paul David Hewson, 16 anni, arrivato fino a lì in moto, prende in mano il microfono e inizia a cantare.
Larry Mullen dirà: “Bono ha iniziato a cantare e con un paio di brani ha cancellato per sempre la possibilità che io potessi essere il leader del gruppo”.
Erano nati gli U2.
JOHNNY ROTTEN & IL SOFFIONE DELLA DOCCIA
Londra 1975. C’è un negozio che detta moda. Si chiama SEX ed è gestito da una coppia molto cool: lei si chiama Vivienne Westwood, lui Malcom McLaren. Vendono abiti sadomaso, maglie strappate o con scritte provocanti, catene, borchie, spille da balia.
Malcom aveva già intuito che il modo migliore per aumentare il giro d’affari, ma anche per veicolare questa nuova corrente rivoluzionaria di cui Vivienne era pioniera, sarebbe stato quello di mettere su una band e associarla al loro stile. Lui avrebbe fatto loro da manager.
La band viene fondata, ma manca un cantante convincente: tutti i membri del gruppo, a dire il vero, sono autodidatti e nemmeno troppo bravi. Un giorno, da SEX si presenta un tizio con i capelli verdi, ingellati a mo’ di riccio, i denti marci e una t-shirt con su scritto “I Hate Pink Floyd”.
Nel giro di poche ore Malcom McLaren presenta John Lydon, presto Rotten, a Steve Jones e Glen Matlock, e chiede a John “Ti piacerebbe fare il cantante?”. John non aveva mai cantato in vita sua, ma accetta la sfida. Prende il soffione di una doccia, dal jukebox del negozio seleziona I’m Eighteen di Alice Cooper e, immaginando di essere su un palco, fa il suo provino.
In quell’istante Malcolm McLaren capisce di aver trovato il frontman dei Sex Pistols.
IL BATTERISTA GIUSTO
Nel 1990 i Nirvana stanno correndo a tutta velocità verso un’esplosione mondiale. Erano già usciti con Bleach, il loro album d’esordio. Tutto prometteva grandi cose, ma mancava qualcosa. Mancava il giusto batterista.
Kurt Cobain e Krist Novoselic ne avevano già cambiati un pò, ma nessuno era risultato potente come avrebbero voluto. Un giorno, a San Francisco, suonano gli Scream: sono una punk band con un giovane batterista di 21 anni mica male. Su invito del leader dei Melvins, Kurt Cobain va al concerto e per la prima volta vede in azione Dave Grohl. Passano pochi minuti e Kurt dirà: “Questo è il batterista di cui abbiamo bisogno”.
Pochissimo tempo dopo Dave Grohl verrà contattato dai Nirvana, si chiuderanno in uno studio di registrazione per una suonata insieme e subito nell’aria scoppia la giusta tensione: “Abbiamo capito in due minuti che era il batterista giusto. Picchiava forte. Era davvero dinamico. Era brillante, caldo, vitale”. Pochi mesi dopo l’ingresso di Grohl nella formazione i Nirvana firmano un contratto con una major, poi pubblicano NEVERMIND. E si ritrovano sul tetto del mondo.

Questo è il bello della musica: non sai mai quando arriverà la scintilla.
Può esplodere in una cucina di Dublino, davanti al soffione di una doccia in un negozio punk di Londra o durante un concerto rumoroso in un piccolo club americano. Oppure, può accadere in una macchina parcheggiata fuori da scuola, in un pomeriggio qualsiasi del 1994, mentre fuori piove.
La cosa incredibile è che, nel momento in cui succede, quasi mai ci rendiamo conto di quanto quell’attimo cambierà tutto il resto. Un disco, una voce, una band, un riff. Da lì in avanti iniziamo a vestirci in un certo modo, a cercare persone simili a noi, a costruire ricordi attorno alle canzoni. A volte persino una vita intera.
Ogni artista che amiamo è partito da un attimo.
Ma anche ogni ascoltatore.
E mentre state leggendo queste righe, chissà quante piccole scintille sono pronte a scoppiare.










