Il mio concetto di wild non assomiglia alla Dakar, né a uno sterrato in Patagonia. È una sveglia alle 5:30, un casco e una strada che alle 6:00 di mattina è ancora tutta mia.
Ognuno ha il proprio modo di essere wild. C’è chi lo cerca lontano, chi lo insegue sui circuiti, chi pianifica spedizioni intercontinentali. Io, che forse sono troppo pigro e/o poco coraggioso per queste cose, l’ho trovato a pochi km da casa, in sella da solo, con una luce addosso che non esiste in nessun altro momento della giornata.
L’early morning ride è questo: uscire all’alba, in solitaria, con le ore contate e nessuno in giro. Può sembrare una fuga, ma non lo è. È una scelta precisa, ripetuta ogni volta che ne ho l’occasione e ogni volta mi ripeto che ne vale proprio la pena.

Il rito della vigilia
A dirla tutta, il bello inizia già la sera prima. Moto, casco e attrezzatura sono pronti. Il percorso è già nella testa o sul telefono (se non lo conosco a memoria). Perché con le ore contate non puoi permetterti di perdere venti minuti al mattino a cercare i guanti o a decidere dove andare.
E poi, tutti i motociclisti lo sanno: pianificare il giro è già metà del piacere. Quella mezz’ora sul divano la sera prima, a scorrere la mappa, a ragionare su quale strada prendere in base alla moto che userai, alla distanza che puoi fare, a quel posto che hai in testa da settimane, inizia già a farti godere ore prima di partire [nota: io uso Liberty Rider e se sei di Milano puoi trovare i miei roadbook per qualche spunto!].
Poi certo, una volta in sella arriva il bello e nonostante l’itinerario pianificato, resto aperto.
Come nella vita. Se un angolo mi attira, se una deviazione ha quella faccia lì, mi fermo. Ma non si parte mai a caso, soprattutto se hai un orario da rispettare e delle brioches da portare a casa…

Quattro buoni motivi per mettere la sveglia alle 5:30
La luce. C’è una particolare condizione che dura circa quaranta minuti, appena prima e appena dopo l’alba, in cui ogni paesaggio sembra dipinto. Una luce laterale, morbida, unica. Ricordo un mattino sul Lago Maggiore: ero uscito con il buio, faceva freddo abbastanza da svegliarmi completamente. Scendo per le viuzze di un paese sul lago e appena fatta una curva: wow! Davanti a me il lago, con il sole che sorgeva dall’altra parte e il riflesso dei suoi raggi sulla superficie leggermente increspata dal vento. Nessun altro in giro. Mi fermo, spengo il motore. Resto qualche secondo a guardare il mondo che si sveglia. Quella roba lì non la vedi, se esci alle undici.
I moscerini. Sì, anche la sera c’è una bella luce. Ma in primavera e in estate esci con la faccia pulita e torni che sembri una moquette. I moscerini all’alba non ci sono ancora, stanno dormendo pure loro. Piccola cosa, ma se hai mai aperto la visiera per un secondo sulla statale in luglio alle 19:00, sai esattamente di cosa parlo.
Le strade vuote. Meno traffico non significa solo meno stress. Significa che puoi finalmente guidare. Curve che di pomeriggio affronti in coda dietro a un furgone, al mattino presto le percorri come se fossero solo tue. Girare con meno macchine intorno significa viaggiare con meno rischi. E, paradossalmente, fai anche più strada nello stesso lasso di tempo.
Nessun compromesso. Torni a casa e hai ancora tutta la giornata davanti. Non hai sottratto niente a nessuno. Rientri, posi il casco e apri il sacchetto delle brioches. In cucina ci sono moglie e figlia in pigiama, gli occhi ancora mezzi chiusi e il profumo del caffè salito da poco nella moka. E tu hai già visto sorgere il sole, hai già guidato, hai già vissuto — e ora sei lì, presente, con la giornata ancora intera davanti a tutti.

Il raggio dipende dalla moto
Non c’è una moto giusta per l’early morning ride. C’è la moto che hai quel mattino e quella scelta, fatta la sera prima, cambia tutto. Con la Vespa o il cinquantino, il vincolo delle tre ore ti porta vicino, alla scoperta di paesi o vecchi quartieri che hai attraversato mille volte, ma che alle 6:00 sembrano un’altra città. Strade che di solito salti perché “non portano da nessuna parte in particolare” e che invece, senza fretta e senza traffico, diventano belli.
Hai presente quel ragazzo/ragazza che di notte sembra un 9, ma la mattina lo rivedi ed è un 3? Qui è il contrario: l’alba rende belli anche posti modesti… Con una moto più performante, invece, il raggio si allarga. Puoi puntare verso il lago, le colline, il mare, le montagne. Ma il principio non cambia: non è la distanza che conta, è vedere posti con occhi e luce che solo l’alba ti può dare.
Istruzioni minime
La sera prima: scegli la moto, prepara i vestiti, studia il giro. Poi vai a dormire sereno e svegliati all’ultimo secondo utile.
La mattina: esci, guida, resta aperto agli imprevisti. Tieni d’occhio l’orologio solo per il ritorno. E compra le brioches prima di rientrare. Le brioches sono fondamentali.
Funziona se sei a Milano, a Roma, a Udine o a Siracusa. Funziona con una Vespa del 1982 o con una naked moderna. L’unica cosa che non funziona, è rimandarlo.










