Quando in Italia si parla di corse motociclistiche, l’immaginario collettivo vola subito ai cordoli perfetti e alle vie di fuga sterminate della MotoGP o della Superbike. Eppure, esiste un mondo parallelo, più vero e viscerale, dove i riferimenti per le staccate sono i tombini, i marciapiedi e i muretti a secco delle case. È il mondo delle road races, un universo dove la partecipazione di un pilota italiano, specialmente al leggendario Tourist Trophy dell’Isola di Man, è vissuta un po’ come un evento eccezionale.
Tra i pionieri moderni di questa spedizione azzurra c’è Andrea Majola, un pilota che ha saputo trasformare un’ossessione in una solidissima realtà agonistica. In vista dell’imminente partecipazione al TT 2026 lo abbiamo messo sotto torchio in una lunga e appassionata chiacchierata in cui Andrea ci ha aperto le porte del suo mondo, raccontandoci senza filtri la sua storia, le vittorie, i momenti bui e, soprattutto, i grandiosi progetti sportivi legati al suo nuovo team e al mezzo da paura scelto per questa stagione: la Paton S1-R.

La scintilla: una cronoscalata e le videocassette in soffitta
La fiamma per le corse su strada non si accende per caso. Andrea ci racconta che il “colpevole” di questa sua immensa passione è il papà, grande appassionato di moto. Tutto è iniziato nei primi anni 2000, quando suo padre fece quello che Andrea definisce simpaticamente un errore: lo portò a vedere dal vivo la cronoscalata Ciliano-Ospedaletti. All’epoca i piloti provavano ancora a strada aperta, memorizzando il tracciato facendo su e giù tra le automobili.
“Quando vidi passare una di quelle moto mi ricordo un brivido un po’ strano. Guardai mio papà e gli dissi: guarda che io prima o poi farò quelle robe lì. Lui mi rispose: sì, va bene, aspetta e spera”. Da quel momento l’idea di correre su strada lo ha letteralmente rapito. La scoperta vera e propria dell’Isola di Man è avvenuta poco dopo, in un’epoca in cui Internet non era il contenitore onnipresente di oggi. Furono delle vecchie videocassette, che Andrea tuttora custodisce gelosamente in soffitta, a fargli scoprire quella gara leggendaria che “sembrava venisse da un altro pianeta”. Da lì, la strada era tracciata: il TT era diventato l’unico, grande obiettivo da inseguire.

Le prime volte sull’Isola e la malattia del gradino più alto
Il sogno prende forma nel 2019, l’anno in cui Andrea mette finalmente piede sull’Isola di Man per il weekend dei newcomers. Majola ci confida che l’impatto emotivo è stato assolutamente devastante. Quando ha visto l’Isola dall’alto, dal finestrino dell’aereo, l’emozione è stata così forte da farlo scoppiare a piangere, sopraffatto da quella che definisce “la cosa più bella del mondo”. Una volta a terra, ha dovuto affrontare i classici giri di ricognizione in auto con gli istruttori veterani, assorbendo ogni singola nozione prima di essere definitivamente arruolato per la gara.
Il duro lavoro e la determinazione nata negli occhi sognanti di un ragazzino hanno dato i loro frutti e al Manx Grand Prix del 2023 conquista un fantastico secondo posto. Ed è proprio quel podio ad aver cambiato tutto. Andrea ci racconta che salire sul secondo gradino è stato bellissimo, ma guardare il gradino più alto, a soli 40 centimetri di distanza, ha scatenato in lui una vera e propria “dipendenza totale”. Un’ossessione agonistica che lo ha portato, l’anno successivo, a vincere clamorosamente il Manx GP.

Il passaggio al Tourist Trophy, non tutto rose e fiori
Forte del trionfo al Manx, nel 2025 c’è stato il grande salto ufficiale al Tourist Trophy, ma non è stata una favola a lieto fine. La pressione più grande non è arrivata dalla gara contro il cronometro, ma da un contesto tecnico e umano complesso che ha generato tensioni altissime sotto la tenda della squadra e pesanti attriti con i referenti del team. La situazione era così complicata che Andrea ha dovuto separarsi dalla squadra a metà evento, trovando asilo e ospitalità sotto la tenda del team di Ian Lougher.
Come se non bastasse, una settimana di pioggia incessante ha azzerato il tempo per le prove, distruggendo mentalmente i piloti. Nonostante questo scenario più che negativo, Andrea è riuscito a portare a casa un decimo e un undicesimo posto di immenso valore, confermando la sua tenacia d’acciaio.

La rivoluzione 2026: la classe Sportbike, la Paton e il Majo Road Racing Team
Consapevole che per dominare l’Isola serve il pieno controllo del proprio destino, per il 2026 Andrea ha deciso di fare all-in su un progetto totalmente nuovo e gestito in prima persona. Certo, scenderà in pista anche nella categoria Supersport, passo fondamentale per accumulare chilometri preziosi e tenere i riflessi affilati, ma il vero obiettivo, la categoria su cui si concentrano tutte le risorse, è la Sportbike.
Per dare l’assalto a questa classe tanto competitiva, la scelta del mezzo non poteva che ricadere su un’icona dell’ingegneria italiana: la Paton S1-R, una moto che Andrea conosce bene, perfetta per il Mountain Circuit perché unisce l’agilità e la leggerezza necessarie per le sezioni guidate alla straordinaria stabilità indispensabile per affrontare a gas spalancato gli impegnativi rettilinei del tracciato.
Ma il vero scudo di Andrea per questa stagione sarà la sua nuova struttura, il Majo Road Racing Team by EA. Dopo l’amara esperienza del passato, avere un proprio team significa poter curare ogni minimo dettaglio meccanico e logistico in totale serenità, circondandosi solo di professionisti fidati che remano tutti nella stessa direzione.

Il motore fuori dalla pista: Sponsorizza Passioni by Escort Advisor
Mettere in piedi una struttura del genere per competere in un evento titanico come il Tourist Trophy richiede uno sforzo economico e organizzativo enorme. In questo contesto il supporto dei partner diventa vitale, ma non si tratta solo di loghi sulle carene. Si tratta di fiducia reciproca.
A questo proposito, Andrea ha voluto citare con estremo orgoglio un punto fermo della sua avventura: “La stagione 2026 segna il terzo anno consecutivo di collaborazione con Sponsorizza Passioni il programma di Escort Advisor che supporta le passioni sportive di atleti italiani”. Avere al proprio fianco, per il terzo anno di fila, un progetto così solido e innovativo permette al Majo Road Racing Team by EA di concentrarsi esclusivamente sulla prestazione pura. È un supporto concreto che si traduce in tranquillità mentale per il pilota, un elemento che tra i muretti e i salti dell’Isola di Man fa decisamente la differenza.

Gli ostacoli: burocrazia, invidia, haters
Oltre ai 60 chilometri e alle innumerevoli e insidiose curve del tracciato, Andrea deve quotidianamente destreggiarsi anche tra ostacoli puramente culturali. La burocrazia italiana non aiuta e a differenza dell’ambiente internazionale, dove Andrea si sente a casa e trova sempre grande disponibilità scambiando consigli con tantissimi piloti stranieri, nel quotidiano si scontra con un’Italia in cui regna un clima meno sereno.
Ci confida che tra molti connazionali ci sono “gelosia e invidia”. Alcuni piloti italiani evitano di parlargli pur di non dover chiedere consigli a chi, al momento, ha maggiore visibilità. Un’eccezione meravigliosa è stata la recente trasferta alla North West 200 con Maurizio Bottalico: tra i due è nata una bella amicizia, tanto che Andrea si è preso cura dei bambini di Maurizio nel paddock.
Il sogno di Majola sarebbe quello di fare fronte comune con altri piloti, creando un Team Italia tra i pochi temerari che affrontano queste gare, invece di farsi la guerra. Un altro muro è il pregiudizio del pubblico. Le road races scatenano sempre un grande dibattito sulla pericolosità e il pubblico è diviso: o le si ama, o le si odia.
“O aboliamo tutto o non aboliamo niente”, riflette Andrea. “Se guardiamo i circuiti Red Bull o tutti gli sport estremi potremmo parlarne per settimane. Non diamo noia a nessuno su un’isola nel Mare del Nord, è sport puro e io firmo e controfirmo pur di esserci”.
Sentirsi a casa e guardare al futuro
Alla North West 200 del 2026 il pilota spezzino ha nuovamente confermato la sua feroce determinazione sul velocissimo Triangle Circuit in Irlanda del Nord e, nonostante un fastidioso problema fisico al braccio che lo ha condizionato fin dall’inizio del weekend, ha stretto i denti chiudendo la prima gara con un undicesimo posto assoluto. Ma la vera bomba l’ha sganciata in gara 2, riuscendo a spingersi fino a un eccellente nono posto.
E ora è la volta del Tourist Trophy, dell’Isola di Man, il luogo dove Andrea è davvero felice. Rispetto alla North West 200, dove si parte in gruppo e si sfruttano le scie a velocità folli, al TT si è soli contro il cronometro. Ed è proprio lì, entrando in punta di piedi nel paddock e rispettando le tradizioni, i luoghi, i veterani, che Andrea ha trovato la sua dimensione ideale, condividendo anche sui social questa realtà in maniera genuina e mai artefatta.
Il conto alla rovescia per le prime prove libere è iniziato e sulle nostre pagine social seguiremo Andrea live direttamente dal paddock per raccontare l’atmosfera, i risultati, le emozioni. Con il Majo Road Racing Team by EA schierato, Sponsorizza Passioni by Escort Advisor sulle carene e la Paton S1-R pronta a urlare sul Mountain, l’Italia delle road races è in ottime mani: quelle della granitica motivazione del Majo.
E noi siamo pronti a goderci lo spettacolo!







