C’è un posto laggiù nel Montana che si chiama Big Sky, Grande Cielo. Per un soffio, considerando le distanze da quelle parti, non confina con il punto più a nord-ovest dello Yellowstone National Park. Big Sky non è la tipica, pettinatissima cittadina americana in stile Desperate Housewives: a dirla tutta, non è nemmeno riconosciuta come cittadina. Conta poco più di 2.000 anime, le case sembrano quasi tutte saloon del Vecchio West e in giro ci sono solo pick-up mastodontici e ​​mezzi simbolo della trucking culture americana come i Kenworth o i Peterbilt. Big Sky non è un luogo famoso.

E allora perché ve ne sto parlando, vi chiederete voi… Perché qualche tempo fa mi sono imbattuta quasi per caso in una realtà decisamente singolare, ma sarebbe più corretto definirla proprio “selvaggia”, che sta di casa proprio a Big Sky. Per farvi capire a cosa mi riferisco, ecco la lista degli ingredienti.

Prendete un’area pianeggiante coperta da una consistente coltre di neve. Aggiungete un tracciato fatto di dislivelli, contropendenze, salti e tricks vari. Ora prendete un cowboy con il suo cavallo e uno skier (o uno snowboarder, a vostro gusto). Metteteci anche un pizzico di motoslitte volanti, di giochi pirotecnici, di hot tub a cielo aperto e un mood a metà tra il rodeo e un afterski di quelli impegnativi… Shakerate il tutto con cura e otterrete qualcosa che assomiglia molto al Big Sky Skijoring Show. E insomma, quale miglior occasione della Weird Issue per parlarvi di una chicca del genere, così surreale, colorata, adrenalinica e divertente da risultare quasi ipnotica.

Archiviamo subito le cose serie: Big Sky Skijoring Association è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2018 per promuovere lo skijoring, ovvero la combinazione tra equitazione e sci, nel Montana. La sua missione è diffondere la cultura (qui molto, ma molto Western) e il fascino di uno sport decisamente sui generis, offrendo uno spettacolo assurdo e indimenticabile al pubblico.

E, possiamo garantirvelo, lo Show è incredibile davvero: diteci che vi è già capitato di vedere un cavallo lanciato al galoppo senza freni sulla neve che traina grazie a una fune un tizio con gli sci ai piedi che salta di qua e di là tra il pubblico in visibilio.

Che poi, volendo essere precisi, lo skijoring mica è nato qui. Sapete chi si dilettava già qualche secolo fa nel farsi trainare sugli sci da un quadrupede di taglia extralarge? Gli scandinavi. E lo facevano con le renne.

Certo è, però, che non si trattava di uno sport estremo e competitivo riconosciuto. In tal senso, le skijoring competitions di cui vi sto parlando sono un prodotto del tutto americano che inizia a guadagnare terreno verso la fine della seconda guerra mondiale negli Stati Uniti occidentali, in particolare a Steamboat Spring, per poi diffondersi a buona parte delle città ai piedi delle Montagne Rocciose.

Oggi anche Loggia Rossa, sempre qui nel Montana, Driggs in Idaho e Pagosa Springs in Colorado possono vantare eventi dedicati e seguitissimi. Praticamente una sorta di versione invernale del rodeo con altrettante stelle e strisce, qualche toro in meno, e più o meno la stessa dose di pericolo.

So cosa state per dirmi: di quella volta in cui eravate a St. Moritz e sul lago ghiacciato c’erano i cavalli che trainavano gli skiers lungo i 2.700 metri di percorso ovale durante i White Turf Racing Days… Vero, avete ragione, ma si tratta di un altro sport.

Innanzitutto il percorso, seppur velocissimo, è su fondo piano. Inoltre, a Sankt è lo skier a condurre il cavallo grazie a redini particolari. Nello skijoring americano, invece, abbiamo un team “a tre teste” – cavallo, cowboy e un pazzo su sci o tavola trainato – che a velocità folle e in perfetta sintonia devono superare all’unisono ostacoli, salite, discese e jump sul percorso.

In altri termini, ciò comporta che il cavallo si trova a lavorare con il doppio del peso e la trazione della fune. Il cowboy deve riflettere come se guidasse un bilico, ma alla velocità della luce. E lo skier… Bè, lo skier deve fidarsi ciecamente della sua squadra, interpretare al meglio gli ostacoli e, sostanzialmente, cercare di sopravvivere.

Ma come si gioca a skijoring? Sei le classi che possono partecipare: Open è la più tosta, quella in cui gareggiano i concorrenti più qualificati con i cavalli più veloci e abili. Sport e Novice accolgono rispettivamente il livello intermedio e i principianti. C’è la classe Snowboard e la Junior fino ai 12 anni di età. Ma la più interessante è la Switch-a-Roo in cui i membri del team devono scambiarsi di posto tra il sabato e la domenica. Per intenderci, se sabato usi sci o snow, domenica dovrai montare, e viceversa. Na robetta così proprio.

E le funi? Innanzitutto non sono consentite maniglie o altri appigli sulle corde (non vorrai mica semplificare troppo la sfida). Devono avere un diametro specifico, una lunghezza massima di 10 metri ed essere fissate al pomello o sul retro della sella. Dopodiché si passa all’azione e, da qui in poi, è tutta competizione che scorre nelle vene.

Ne volete un po’ anche voi, placidamente seduti sul vostro divano? Date un’occhiata a QUESTO VIDEO. Lo scorso anno nella finale della classe Open, la squadra composta da Colin Cook sugli sci e da Richard Webber III in sella a Serge To Paradise ha portato a termine una gara fenomenale superando banchi, salti e fiamme just in time per vedersi passare sulla testa il freerider e campione dei Winter X Games Willie Elam mentre completava un backflip in motoslitta a una decina di metri d’altezza.

Poi ti chiedi perché l’evento attiri ogni anno più di 150 tra le migliori squadre del Nord America e oltre 5.000 spettatori assolutamente intergenerazionali. Ci sono cowboy e cowgirl, sciatori, freeriders, motociclisti cazzuti, celebrità e famiglie: tutti sono parte integrante dell’evento e contribuiscono a creare un’atmosfera magica, un accogliente focolare dove godersi cibo, bevande e mercatini tipici che, a un certo punto, si infiamma di entusiasmo e adrenalina multicolor.

Cosa dite? Come arrivarci? Riteniamoci fortunati: Big Sky è la località di montagna più collegata del paese, con oltre 35 voli diretti che collegano più di 25 città statunitensi. L’aeroporto più vicino è il Bozeman Yellowstone International Airport, dal quale Big Sky dista giusto un’ora di strada panoramica attraverso la Foresta Nazionale di Gallatin – a sud di Bozeman. Fateci sapere su che volo sarete, magari ci vediamo!

Best in the West Showdown è un mini-docu sull’edizione 2023 prodotto da EBS in collaborazione con Mountain Outlaw.

Photo credits: Josh King / Mark LaRowe Photography / Andy Austin – Photographer / @bozefoto