Due settimane, due contendenti e una MINI John Cooper Works Cabrio, la più stilosa della gamma JCW. Ce la siamo contesa e l’abbiamo messa alla prova in ogni situazione, a modo nostro. Dalla città alle vette innevate di Sestriere, abbiamo fatto cantare i 231 cavalli della “piccola” MINI in tutte le sue modalità.

Dici MINI e parli di un’icona di stile: stile di vita, stile di guida. Un mondo a parte. E se dici “John Cooper Works”, beh, agli appassionati del Brand, ma non solo, prudono le mani: muscoli e sportività, dettagli ancora più esclusivi e una vocazione fun ancora più marcata sono i tratti distintivi che caratterizzano le vetture JCW, sigla che trasforma la MINI da piccante a piccantissima. In 60 anni di storia, MINI è cambiata in altezza e dimensioni, in tecnologia e in prestazioni. Ciò che non cambia, però, è quello stile british Anni ’60, tanto inconfondibile quanto intramontabile. Insomma, la MINI è un evergreen, e su questo non si discute.

Ma facciamo un passo indietro: tutti sapete perché la versione JCW si chiama così, vero?

UN TRIBUTO A JOHN COOPER

Beh, se così non fosse, ve lo raccontiamo noi in breve. John Cooper è stato un pionieristico costruttore di auto da corsa, dotato di uno spiccato senso di riconoscimento per quelle auto dotate di una certa predisposizione racing. Beh, negli anni che furono Cooper intravide una “scintilla” anche nella MINI: nacque così la sfida, nella quale in pochi credettero, di far transitare la piccola utilitaria britannica sotto la bandiera a scacchi. Un’intuizione geniale. Correva l’anno 1946 quando Charles Cooper e il figlio John fondarono la Cooper Car Company e, contro ogni pronostico, nel 1961 fu proprio John a portare l’impresa MINI a compimento, creando scalpore nel mondo delle competizioni grazie a una collezione di successi motivati dall’estrema agilità e maneggevolezza della vettura; passo corto, sbalzo ridottissimo e carreggiata pronunciata vincevano sulle competitor più blasonate. 

Come dicevamo, le “chiavi” della MINI JCW ce le siamo dovute contendere, perché la guida della piccola cabrio è assai divertente e nessuno dei due poteva resistere seduto nel sedile avvolgente del passeggero per troppo tempo.

Eh sì, la John Cooper Works è una di quelle auto che non si limitano a scarrozzarti dal punto “A” al punto “B”; il bello sta nel mezzo, tra la partenza e l’arrivo, e più il tragitto è suggestivo meglio è.

Per questo abbiamo deciso di organizzare una sorta di “fuga dalla città”, un pretesto più che valido per litigarci il volante della MINI. Destinazione, le vette innevate di Sestriere, mille curve da divorare in modalità sport, e panorami che tolgono il fiato. Li abbiamo lasciati scorrere a rallentatore, con un filo di gas in modalità green e con la capotte abbassata. E infine sì, siamo riusciti anche ad alternarci diligentemente alla guida (più o meno), tra l’autostrada, in modalità mid, che punta i confini francesi e la tortuosa SS24.

Per raccontarvela, però, abbiamo deciso di splittare i nostri punti di vista. 

MINI JOHN COOPER WORKS IN PILLOLE

Motore

4 Cilindri - 1.998 cc


TwinPowerTurbo

Trazione

Due ruote motrici

Serbatoio / consumi

Capacità serbatoio: 40 l


Consumi: 6.4 - 6.2 l/100 km

Potenza

170 Kw - 231 CV


320 Nm coppia

Trasmissione

Cambio automatico sportivo (8 rapporti)

Prezzo chiavi in mano


da 40.650 euro


VOLANTE IN PELLE JCW

Rivestito in elegante pelle traforata con cuciture a contrasto rosse, il volante sportivo John Cooper Works permette di controllare le funzioni più frequenti. Gli appoggi sagomati per i pollici offrono una presa perfetta per affrontare le curve sportivamente e rimanere saldamente in traiettoria.

CAMBIO RINNOVATO

I modelli John Cooper Works sono dotati di un cambio automatico Steptronic a 8 marce con palette al volante. Assicura un’accelerazione potente con una progressione graduale e ridotti cambi di regime tra i rapporti.

Mattia Negrini

Alessandro Gueli & Gilda Dota