Giornata speciale, moto speciale: ci siamo concessi una breve fuga dall’ordinario e lo abbiamo fatto in sella alla Suzuki Katana, tra curve, scenari suggestivi e location ispirate. Il pretesto? Lo stile e il carattere della 1000 di Hamamatsu.

 

In un qualunque giorno d’autunno, ordinario ma speciale al tempo stesso: c’è frenesia nell’aria, già dalla mattina presto. Tutti al lavoro, in coda tra le tangenziali oppure accalcati in metropolitana. È il moto perpetuo dal lunedì al venerdì. Lo è quasi per tutti e spesso lo è anche per noi. Beh, oggi non andrà così: l’ordinario può attendere, anzi, gli voltiamo le spalle; anche gli impegni, la redazione, le notifiche sullo smartphone possono aspettare. Il sole splende e noi abbiamo deciso di concederci una giornata speciale anche perché nel garage ci sono 150 cv ad attenderci, “figli” legittimi del quattro cilindri Suzuki, il 1000 cc K5 adottato dalla Katana di nuova generazione.

Sì, il pretesto per voltare le spalle all’ordinario è proprio lei, ossia l’erede della 1.174 cc presentata nell’81 e “forgiata” dal designer Hans Muth: fuori dal suo tempo, inconsueta, eclettica; oggi quello stile “superquadro” piace e parecchio, dalle linee che definiscono la scocca al faro, passando per l’iconico “becco” anteriore. Non a caso Suzuki l’ha reinterpretato in chiave moderna, grazie alla matita dell’italiano Rodolfo Frascoli (l’autore del prototipo), mixando i connotati riconoscibili della Katana originale con dettagli moderni.

Ad esempio, il cupolino spigoloso, la livrea in grigio con dettagli rossi (la 1000 è disponibile anche in nero) e il faro la ricordano molto da vicino ma quest’ultimo utilizza la tecnolgia led. Sotto il profilo tecnico invece, nuova e vecchia generazione condividono ben poco, come è ovvio che sia: la sostanza celata dall’abito vintage risponde al nome di GSX-S1000, vale a dire la naked sportiva di Hamamatsu, rispetto alla quale la Katana differisce nella posizione di guida. Il manubrio è più largo, la sella è più alta di 15 mm; più sottile invece il serbatoio che passa da 17 a 12 litri.

La strumentazione invece è esclusiva per questo modello, e se la grafica ricorda vagamente quella analogica degli Anni ’80, le info disponibili in digitale sono al passo con i tempi e includono tra l’altro i dati relativi ai consumi, l’indicatore della marcia inserita, quello sul voltaggio della batteria e il setting del controllo di trazione. Ecco, a tal proposito, il traction control regolabile e totalmente escludibile rappresenta l’unica “chicca” elettronica settabile sulla Katana. La “mappa” è una e una soltanto ma poco importa perché la riposta del gas del 4 cilindri, rispetto alla naked, è stata addolcita.

A decidere è il polso destro: alle aperture leggere il 1.000 risponde in modo civile e lineare, e lo fa a comiciare da regimi piuttosto bassi, al punto che si può procedere in sesta marcia a velocità da passeggio senza riscontrare il minimo capriccio. Al contrario, quando il gas lo si ruota con decisione la Katana gonfia i muscoli e schizza in avanti fino al “taglio” dell’elettronica. Lo scarico tuona e l’aspirazione sembra ringhiare, e con le marcie più corte bisogna lottare per tenere a terra la ruota anteriore quando si esclude il controllo di trazione. Insomma, il 1.000 si conferma essere un motore bello “incazzoso”, e nel corso di questa nostra giornata speciale ne abbiamo approfittato più volte.

Con la Katana ci siamo mossi per la Brianza, sui colli che disegnano un susseguirsi di curve a due passi da Milano, impostati in sella con il busto leggermente proteso in avanti ad agguantare l’ampio manubrio, in un misto stretto con qualche concessione alle medie velocità che ha messo in luce le doti dinamiche di questa modern classic. Eh sì, in apparenza la “Katanona” sembrerebbe essere impacciata nei rapidi cambi di direzione e invece così non è. Anche in inserimento si è dimostrata svelta e reattiva, un “tac” e ci si ritrova in piega. Certo che la taratura standard delle sospensioni è sostenuta, ma va detto che le strade che abbiamo percorso non sono note per il fondo inappuntabile.

Al contrario, quando l’asfalto è ben levigato tutto funziona  puntino e ad ogni modo ci si può sempre “giocare” un po’ sopra, agendo sulle regolazioni. Mentre ci pensiamo, rimiriamo la Città che si muove in lontananza. Siamo a Montevecchia, il “picco” dei colli Briantei. La Katana è parcheggiata in bella mostra e la luce di un tramonto d’autunno si riflette su quel grigio metallizzato. Ok, basta romanticherie, davanti a noi c’è ancora tutta una serata e non sarà per nulla ordinaria, anzi.

Milano è nel mirino ma ciò che ci attende non è la chiassosa movida dei Navigli. Siamo a caccia di luoghi motociclistici e di scenari adatti allo stile della Katana, tra luci, suggestioni e location ispirate. Sarà una lunga nottata e una perfetta conclusione di questa nostra giornata fuori dall’ordinario.

(IN FOTO, KD HOUSE A MILANO. LA SOSTA PERFETTA PER UN HAMBURGER SPECIALE E PER UNA SERATA ALTRETTANTO SPECIALE)

ECCOLA LA PROTAGONISTA DI QUESTA NOSTRA FUGA DALL’ORDINARIO. LA KATANA COSTA 13.690 EURO